Università “La Sapienza” Dipartimento di Sociologia e Comunicazione Dottorato in Scienze della Comunicazione e delle Relazioni Pubbliche




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5.1.2 Le WCAG 2.0


Nella nuova versione delle linee guida, la WCAG 2.0, attualmente in working draft, usabilità ed accessibilità sono presentate in un approccio integrato: nell’’introduzione alle linee guida si fa esplicito riferimento al contributo che tali raccomandazioni possono dare sia ai fini dell’usabilità che dell’accessibilità:

“Le linee guida includono raccomandazioni per rendere i materiali accessibili ed usabili da utenti con le più disparate disabilità”.

A differenza delle WCAG 1.0, le WCAG 2.0 non sono specifiche solo per l’HTML, ma riguardano tutte le tecnologie internet, anche proprietarie, ed intendono quindi applicarsi a tutto il contenuto basato sul web.

In maniera innovativa la nuova versione prevede un’organizzazione in quattro principi – Percepibile, Fruibile, Comprensibile, Durevole - e 19 linee guida; in particolare, al principio 3 “Comprensibile” sono ripresi e analizzati i concetti di semplicità e comprensibilità dei contenuti.

Appare quindi evidente che, nell’analisi dell’accessibilità, un aspetto importante, oltre all’integrità del codice, stia nell’elaborazione di informazioni chiare, facilmente fruibili dagli utenti.

5.2 La section 508 e le Web usability Guidelines


Negli Stati Uniti il documento di riferimento per l’accessibilità è l’articolo 508 del Workforce Rehabilitation Act, che dal giugno 2001 è vincolante per ciascuna Agenzia federale. Le 16 linee guida, raggruppate sotto la section 508, non si riferiscono solo al web e ad internet ma a diversi apparati tecnologici hardware e software (dai chioschi multimediali agli apparecchi televisivi). Esse riprendono solo in parte le WCAG 1.0, presentando oltretutto anche vari elementi di divergenza.
L’aspetto più rilevante comunque, ai fini della relazione usabilità accessibilità, è che nelle linee guida è del tutto assente ogni riferimento “all’uso di un linguaggio più chiaro, semplice e appropriato al contesto”. In questo senso la section 508 si configura quale raccolta di riferimenti e raccomandazioni tecniche, senza però toccare aspetti più user centered come la comprensibilità e la chiarezza espositiva.
Tali punti sono invece considerati nelle Web Usability Guidelines, un elenco di linee guida prodotte dal Dipartimento americano della Salute e i Servizi Umani in collaborazione con il National Cancer Institute. Concepite inizialmente con lo scopo di indirizzare web designers e web managers nell’ambito della realizzazione di siti web su tematiche mediche, le linee guida sono attualmente diventate un riferimento applicabile ad un’ampia varietà di realtà ed istituzioni pubbliche americane.

La rilevanza di tale progetto, ai fini di questa analisi, sta nel fatto che tali linee guida includono un capitolo dedicato all’accessibilità ed in cui, chiaramente, rimandano ai vincoli normativi dell’articolo 508.

Si ripresenta quindi una sinergia di finalità e metodologie, per cui usabilità ed accessibilità vengono considerate come elementi costituenti di una stessa realtà, che pone al centro l’utente e i suoi bisogni, attraverso approcci e modelli sia legati alla stesura di un codice rigoroso e standard, sia ad un’attenzione per la scrittura di contenuti chiari e di modelli di navigazione semplificati.

5.3 Il caso italiano


L’interazione e l’approccio sinergico tra usabilità ed accessibilità è ben evidente fin dalle prime sistematizzazioni normative italiane.

La già citata circolare della Funzione Pubblica del 2001 “Linee guida per l’organizzazione, l’usabilità e l’accessibilità dei siti web delle pubbliche amministrazioni” considera le due problematiche in maniera integrata, ponendole sullo stesso piano.

Il punto più interessante in questo senso è il raccordo esplicito che, nella circolare, viene fatto tra usabilità web e fruibilità dell’informazione, un punto che, come si vedrà, verrà ripreso anche nella più recente “Metodologia per la valutazione dell’accessibilità e dell’usabilità dei siti pubblici da parte delle categorie svantaggiate”.

La circolare AIPA del 2001, che negli intenti è specificamente indirizzata ad individuare “criteri e strumenti per migliorare l’accessibilità dei siti web”, ribadisce di nuovo, nella trattazione operativa, la sinergia tra i due concetti e di conseguenza la loro posizione paritaria, legando da un lato il concetto di usabilità alla comprensibilità (semantica ed organizzativa) della struttura del sito e vincolando dall’altro l’accessibilità a parametri più tecnici.

I due approcci appaiono così complementari e raccolti in un percorso comune, in cui metodologie diverse confluiscono in un modello unico, finalizzato al miglioramento dell’interazione tra il cittadino (non solo disabile) e la rete.

La complementarietà trai due approcci è riscontrabile anche nel Regolamento di attuazione della legge Stanca, approvato in via definitiva con DPR, nel marzo 2005. Il Regolamento, nello stabilire i criteri e i principi operativi e organizzativi generali per l’accessibilità, individua due filoni: da un lato “l’accessibilità al contenuto del servizio”, dall’altro “la fruibilità delle informazioni offerte”.

Il concetto di fruibilità, come si evince dalla definizione riportata nello stesso Regolamento, richiama gli aspetti di facilità e semplicità d’uso, di efficienza, efficacia e soddisfazione e può essere letto in sostanziale affinità con quello di usabilità.
La disputa sull’accessibilità come prerequisito dell’usabilità (o viceversa) perde, in tale contesto, ogni logica, in quanto il fuoco si sposta sull’analisi della “qualità della comunicazione web”. Tale modello implica il tenere conto “dell’esistenza di diverse tipologie di utenti, tra cui quindi quelli con disabilità” e “dell’esigenze reali degli utenti, anche disabili, in relazione al contesto d’uso”42.

5.4. Verso un approccio integrato


Nell’analisi delle interrelazioni tra usabilità ed accessibilità è emersa in maniera evidente una sovrapposizione tra gli obiettivi e i campi di applicazione che interessano le due discipline. In particolare tale consonanza appare netta nei casi in cui il fuoco sia incentrato sui contenuti e sull’informazione da veicolare e quindi interessi, più che gli aspetti tecnici, gli elementi cognitivi dell’interazione dell’utente con il sito web.
Prendendo in esame le metodologie adottate nell’analisi/valutazione dell’usabilità e dell’accessibilità, emergono invece, almeno nella prassi corrente, dei punti di parziale distinzione.

L’usabilità di un sito, intesa come la “condizione ottimale d’interfaccia tra questo e chi ne fruisce”43, prevede infatti lo studio e l’analisi dell’interazione tra l’utente e il sito web, in un determinato contesto d’uso.

Secondo tale approccio l’usabilità va vista come una proprietà dell’interazione e non del prodotto44, ossia non come un dato univoco e definitivo una volta per tutte, ma che si modifica in base agli utenti specifici e all’ambito (il contesto) in cui il sito viene fruito. Si comprende quindi come non sia facile categorizzare delle regole unitarie e complessive che da sole bastino ad aiutare i progettisti nella creazione di siti e di contenuti web usabili.

Il ruolo dell’utente, come elemento variabile, con una complessità di attese, bisogni, aspettative e contesti di utilizzo diviene quindi centrale in ogni metodologia valutativa dell’usabilità.

Quello che si suggerisce è dunque un approccio nuovo nei confronti degli utenti, che vengono posti in primo piano, al centro dell’attenzione: “non deve essere il fruitore a sforzarsi di imparare a navigare o a cercare una data informazione/servizio, ma deve essere l’obiettivo di chi progetta il web quello di incontrare le attese dei propri utenti”45.
Analizzando invece l’accessibilità, questa è stata tradizionalmente considerata, anche per gli approcci normativo-regolativi precedentemente illustrati, come il superamento di un test automatico, effettuato da appositi software, quale, per esempio il notissimo Bobby-WebXACT46.

Così la validazione automatica, tramite un software che controlli il codice, si è affermata come metodologia predominante per la valutazione dell’accessibilità.

In effetti questo approccio riduzionista fa sì che molto spesso si limiti a considerare “concluso” il lavoro (e raggiunta l’accessibilità) non appena il software segnala che i controlli automatici sulla pagina sono stati superati, non considerando per esempio che lo stesso software, nel fornire i “risultati automatici”, ricorda di integrarli con altri controlli non effettuabili automaticamente.

Tale approccio metodologico sembra quindi assai discordante con quello appena tracciato relativo all’usabilità, non solo perché trascura il ruolo specifico dell’utente e delle sue implicite variabilità, ma anche perché tende a proporre un modello assai prescrittivo ed univoco.

In sintesi potremmo dire che “l’usabilità definisce scenari e vi lavora con maggiore precisione (..). L’accessibilità invece arriva a rimuovere alcune barriere, ma non sempre a produrre l’esperienza migliore in ogni situazione; e non punta sulle verifiche empiriche”, come invece è peculiare dell’usabilità, “ma sulle linee guida”.47

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