Università “La Sapienza” Dipartimento di Sociologia e Comunicazione Dottorato in Scienze della Comunicazione e delle Relazioni Pubbliche




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4.1 Accesso e Pubblica Amministrazione italiana


La Pubblica Amministrazione italiana ha cominciato ad adeguarsi a questo scenario ormai da alcuni anni. Lo ha fatto in una prospettiva sia tecnica che sociale, anche con l’obiettivo di una ridefinizione del concetto di accessibilità dal punto di vista dell’interesse pubblico.

Nel 2000 viene istituito, presso il Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri, un "Comitato di studio interministeriale per il miglioramento dell'accessibilità dei siti web delle pubbliche amministrazioni".

Allo stesso tempo, inizia l'attività di un gruppo di lavoro presso l’Aipa (Autorità per l'Informatica della Pubblica Amministrazione32) sul tema dell'accessibilità del web. Il lavoro di questi due gruppi ha prodotto due importanti circolari.

La prima, del Dipartimento della Funzione Pubblica (Circ., 13 marzo 2001, n. 3/2001) che definisce le "Linee guida per l'organizzazione, l'usabilità e l'accessibilità dei siti web delle pubbliche amministrazioni", ed è rivolta a tutti coloro che all'interno della pubblica amministrazione abbiano responsabilità collegate alla progettazione, realizzazione e manutenzione di sistemi informativi basati sulle tecnologie del web.

Il documento introduce, per la prima volta in Italia in maniera ufficiale, alcuni concetti importanti: da un lato sottolinea come l'utilizzo ottimale delle tecnologie di comunicazione e, in particolare, di internet, costituisca un'esigenza strategica per le pubbliche amministrazioni, dall’altro presenta il web sia quale strumento comunicativo, sia come tecnologia organizzativa, che permette di lavorare insieme ad altri e di condividere informazioni tra uffici, di realizzare pratiche di integrazione tra basi di dati e tra procedure, e forme di collaborazione con soggetti esterni ad una determinata amministrazione.
L’altra circolare, dell'Aipa (n. Aipa/CR/32), del 6 settembre 2001, descrive i "Criteri e strumenti per migliorare l'accessibilità dei siti web e delle applicazioni informatiche a persone disabili". Dopo aver definito i vari tipi di disabilità, che possono richiedere "tecnologie assistive", la circolare afferma che "il grado più elevato di accessibilità si consegue attuando il principio della progettazione universale, secondo il quale ogni attività di elaborazione tecnica deve tenere conto della varietà di esigenze di tutti i potenziali utilizzatori”.

Questo principio, applicato ai sistemi informatici, si traduce nella progettazione di sistemi, prodotti e servizi fruibili da ogni utente, direttamente o in combinazione con tecnologie assistive.


Nel marzo 2003 la “Commissione interministeriale sullo sviluppo e l'impiego delle tecnologie dell'informazione per le categorie deboli” pubblica il Libro Bianco “Tecnologie per la disabilità: una società senza esclusi”, che contiene una serie di raccomandazioni, tradotte in obiettivi e iniziative operative, utili per conseguire quell’accesso sempre più ampio alla società dell’informazione, che la stessa Unione Europea richiede. Infine, nel gennaio del 2004, il Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie emana la legge 4 “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”.

Tra i concetti innovativi della legge c’è quello della centralità dell’utente, in linea con l’approccio della progettazione universale. L’idea è che la maggiore attenzione alle esigenze dei diversamente abili (a cui specificamente la legge si rivolge) fornirà anche risultati importanti per la qualità della fruizione dei servizi digitalizzati da parte di altre categorie di utenti, per esempio gli anziani, ma addirittura di tutta l’utenza.

In un articolo pubblicato sul sito www.pubbliaccesso.gov.it, l'Ing. Celestino Grassi, componente della Segreteria tecnico-scientifica della “Commissione interministeriale permanente per l'impiego delle ICT a favore delle categorie deboli o svantaggiate”, propone una chiave di lettura della legge nell'ottica del rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione:

il filo logico della legge Stanca, la “ratio legis”, può dunque riassumersi nei seguenti termini: la pubblica amministrazione deve erogare servizi e questi saranno sempre più forniti attraverso reti informatiche; detti servizi devono essere resi disponibili al maggior numero di utenti e quindi anche a quel 5% di cittadini italiani portatori di qualche disabilità”33.


Il Regolamento di attuazione, previsto dall’articolo 10 della legge 4/2004, che stabilisce i “criteri e i principi operativi e organizzativi generali per l’accessibilità” è stato approvato in via definitiva nel marzo 2005. Per le pubbliche amministrazioni vi sono alcuni punti particolarmente importanti, evidenziati nel Regolamento:

-la distinzione tra verifica tecnica dell’accessibilità, operata da esperti, e verifica soggettiva, condotta sui singoli servizi tramite l’intervento del soggetto destinatario, anche disabile, sulla scorta di valutazioni empiriche. In questo senso il Regolamento riconosce l’importanza dell’interazione continua con l’utente, per verificare la piena utilizzabilità ed utilità dell’informatizzazione che si sta predisponendo.

-l’autonomia, da parte delle amministrazioni pubbliche, nella verifica dell’accessibilità dei propri siti. Questo aspetto sembra particolarmente importante perché da un lato pone l’accento sulla capacità di ogni singola amministrazione di sviluppare al proprio interno le competenze necessarie, dall’altro caratterizza ogni istituzione con un ruolo costruttivo, non di semplice recepimento normativo.

Un successivo decreto del Ministro e le Tecnologie dell'8 luglio 2005, previsto dall'art. 11 della Legge n. 4/2004, ha stabilito i “Requisiti tecnici e i diversi livelli per l'accessibilità agli strumenti informatici”, in cui, si specificano i vari livelli e le varie verifiche da seguire per l’accessibilità.

Ancora più recentemente, il 1 gennaio 2006, è entrato in vigore il Codice dell’amministrazione digitale che sancisce, “per i cittadini e le imprese, il diritto a richiedere ed ottenere l’uso delle tecnologie

telematiche nelle comunicazioni con le pubbliche amministrazioni”, nonché promuove la “partecipazione democratica elettronica dei cittadini per facilitarne l'esercizio dei diritti politici e civili sia individuali che collettivi”. Il Codice dedica specificamente un articolo alle “Caratteristiche dei siti”, per cui “le pubbliche amministrazioni centrali realizzano siti istituzionali su reti telematiche che rispettano i princìpi di accessibilità, nonché di elevata usabilità e reperibilità, anche da parte delle persone disabili, completezza di informazione, chiarezza di linguaggio, affidabilità, semplicità dì consultazione, qualità, omogeneità ed interoperabilità”34.


Sul versante operativo però, la situazione che emerge non è confortante. L’analisi effettuata nel 200235 su 77 siti della PA (divisi tra ministeri, istituzioni, capoluoghi di regione, regioni e enti pubblici), evidenzia come, pur a fronte di una crescente sensibilità verso le tematiche legate all’accessibilità, molti siti rimangano ancora lacunosi, rimediando magari in una versione accessibile parallela testuale, spesso incompleta, che ha alla fine il solo obiettivo di non disattendere (almeno non totalmente) le norme, senza però garantire un pieno diritto di accesso ai contenuti e ai servizi. Anche la recente indagine RUR-Censis36 sui siti regionali, comunali e provinciali evidenzia come il rispetto delle linee guida, l’attenzione all’usabilità e leggibilità dei contenuti siano pratiche tutt’altro che diffuse.


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