Università “La Sapienza” Dipartimento di Sociologia e Comunicazione Dottorato in Scienze della Comunicazione e delle Relazioni Pubbliche




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3.3 Oltre la rete


In un tale contesto è sì giusto partire dal web, per il bacino di utenza che interessa e per le potenzialità di servizio e informazione che racchiude, ma sarebbe senz’altro riduttivo fermarsi a questo livello di analisi e non indagare come, in un’ottica di diritto di accesso, altre tecnologie della comunicazione possano contribuire a ridurre il cosiddetto digital divide20, proponendo forme e modalità di fruizione alternativa di servizi e contenuti. Si pensi per, esempio, all’utilizzo degli sms per veicolare informazioni di pubblica utilità, una modalità intrapresa oggi con successo da molte amministrazioni pubbliche centrali e locali.

Da un punto di vista di analisi dei nuovi media tale fenomeno si può far rientrare nella definizione fidleriana di “mediamorfosi”, ossia il “processo di trasformazione mediale frutto della complessa interazione di bisogni percepiti dai soggetti, pressioni economico-politiche e innovazioni sociali e tecnologiche”21. In una prospettiva che guardi sia agli aspetti della multicanalità che a quelli della personalizzazione dei modelli di comunicazione, tale fenomeno può invece essere letto come il tentativo di diversificare ed aumentare le modalità di erogazione di informazione grazie all’ausilio della tecnologia22.

Non si parla quindi semplicemente di tecnologie assistive, ma più in generale di media di accesso alternativi come PDA, palmari e cellulari.
L'evoluzione della tecnologia ha aumentato infatti gli strumenti e le possibilità di connessione: oggi un utente potrebbe connettersi al web dall'ufficio usando un computer, da casa usando la televisione e dalla stazione usando un PDA connesso al suo cellulare. L'interesse per il problema dell'accessibilità nasce da due degli attuali limiti di questi sistemi ovvero la banda limitata e gli schermi di dimensioni ridotte. Tali limiti avvicinano molto la navigazione attraverso un dispositivo wireless alla navigazione di un disabile.

Tutti questi dispositivi di accesso presentano quindi molte problematiche analoghe a quelle delle tecnologie per i disabili, e cioè “avere la possibilità di accedere alle informazioni indipendentemente dal device utilizzato”23 .

Il fuoco è dunque non sulla presentazione delle informazioni, che sarà influenzata dal tipo di dispositivo, ma sul mantenimento di contenuti e funzionalità identici a prescindere dal mezzo di accesso. A questo proposito Roberto Scano dell'IWA – International Webmasters Association - afferma che:

"oggi, che tutte le statistiche prevedono per i prossimi anni un sorpasso dei cellulari e dei PDA rispetto al classico computer, è estremamente importante saper affrontare i primi problemi che si troverà di fronte chiunque intenda sviluppare piattaforme web raggiungibili da qualunque terminale”. La formattazione dei documenti dovrà tenere conto delle capacità del terminale che accede all'informazione: la diversa risoluzione, il minor numero di colori, la differente frequenza del display, la minor potenza di calcolo, la velocità di navigazione ecc.

Sono nati molti progetti e iniziative per l'identificazione di linguaggi e metodologie per lo sviluppo di siti che soddisfino il requisito di essere accessibili in many places, many different applications and different platforms" 24.
Rispetto alla definizione data in precedenza, il termine accessibilità assume così un significato ancora più ampio: permettere l'accesso a tutti gli utenti da tutti i possibili dispositivi, indipendentemente dalle caratteristiche dello strumento, dal metodo di connessione e dal posto da cui ci si connette25.


4. L’accesso alle nuove tecnologie e la società dell’informazione: il contesto europeo


L’Unione Europea ha da tempo evidenziato, accanto ai vantaggi di una società dell’informazione, anche le barriere che lo sviluppo di internet e delle nuove tecnologie possono creare per particolari gruppi di utenti.

Anche se si può far risalire alla metà degli anni ottanta l’inizio di una politica europea sulla società dell’informazione attraverso la promozione di attività di ricerca e sviluppo nel settore dell’ICT e la liberalizzazione delle telecomunicazioni, è nel 1993 all’interno del Libro Bianco su Crescita, Competitività, Occupazione, che viene utilizzata per la prima volta l’espressione “società dell’informazione”, con riferimenti ad obiettivi tuttora validi, come la liberalizzazione dei settori oggetto di monopolio e la definizione di standard e norme comuni per le telecomunicazioni26.

L’adozione del Primo piano di azione per la società dell’informazione dell’UE, “Verso la società dell’informazione in Europa”, avviene nel 1994. Uno degli obiettivi primari era l’integrazione della nuova dimensione della società dell’informazione in tutte le politiche comunitarie attinenti.
Nel 1996 la Commissione adotta il Libro Verde Living and working in the information society: people first, che affronta le problematiche sociali poste dall’ICT, sottolineando la centralità della dimensione umana. Alla fine del documento, fra le politiche pubbliche da seguire indica:

Accrescere la democrazia e la giustizia sociale assicurando che il potenziale dell’ICT - nel fornire rilevanti e aggiornate informazioni per gli argomenti di interesse comune e nel permettere ai cittadini di partecipare nel processo decisionale pubblico - sia pienamente supportato dai governi, con il coinvolgimento di organizzazioni non governative.



Venire incontro alle persone con esigenze particolari, molte delle quali possono essere aiutate per migliorare la qualità della vita e soddisfare le loro necessità, come pure per consentire loro di dare il proprio contributo alla società, con l'aiuto dell’ICT” 27.

Per l’esigenza di un coordinamento più stretto delle politiche dei singoli Stati di questo settore, il Presidente della Commissione Romano Prodi, al vertice europeo di Helsinki del 10-11 dicembre 1999, ha presentato eEurope - An Information Society for All, una iniziativa tesa ad estendere a tutti i Paesi membri le opportunità offerte dalla società dell’informazione28.


Anche nei piani eEurope troviamo inoltre forti riferimenti all’accessibilità.

eEurope 2002 sancisce tra i suoi obiettivi la disponibilità per tutti di un collegamento online e lo sforzo perché il processo di digitalizzazione non crei emarginazione ma coesione sociale. Tali finalità vengono tradotte includendo, tra le azioni prioritarie, la “eparticipation per i disabili”, ossia il tentativo di garantire anche ad essi l’accesso alla società dell’informazione attraverso nuove norme in materia di accessibilità e siti web pubblici accessibili per tutti.

Il Consiglio dell’Unione Europea, nel dicembre 2002, pubblica la Risoluzione eAccessibility for people with disabilities, che invita gli Stati Membri e la Commissione stessa a continuare nell’azione di abbattimento delle barriere di accesso, attraverso la promozione di campagne di informazione e progetti tecnologici e l’adozione delle linee guida WAI nei siti della PA29.



eEurope 2005 considera tra i suoi obiettivi la “garanzia per tutti i cittadini di partecipare alla società dell’informazione globale”. Si propone quindi di migliorare la partecipazione sociale, offrire nuove opportunità per tutti ed elevare il livello delle competenze. L’accento è posto sull’utente e sulla necessità di garantire un accesso il quanto più allargato possibile.
In tempi ancora più recenti la problematica “accessibilità” è stata diffusamente monitorata nel contesto europeo. Durante la propria Presidenza europea del 2005, il governo inglese ha promosso uno studio eAccessibility of the Public sector services in the European Union, che combina un’analisi di 436 siti pubblici europei con un survey rivolto ai policy advisers sulle strategie e le politiche avviate in ogni Paese in merito all’accessibilità30. Secondo lo studio, solo il 3% dei siti pubblici è conforme ai requisiti minimi di accessibilità, a fronte di un 15% della popolazione europea con qualche forma di disabilità.

Se lo studio inglese si concentra sulle tematiche più squisitamente tecniche relative all’accessibilità, arrivando ad individuare good practices e a stilare una lista di raccomandazioni da seguire in ambito europeo, la recentissima Conferenza Ministeria di Riga del giugno 2006, ICT for an inclusive society, promossa dalla Presidenza austriaca del Consiglio Europeo e dalla Commissione Europea, affronta il tema dell’accesso alle tecnologie in modo più ampio, concentrandosi anche su aspetti quali il digital divide, l’alfabetizzazione tecnologica e l’usabilità.

La Dichiarazione Ministeriale, nel ribadire che le ICT rappresentano un fattore di crescita del PIL e della produttività e contribuiscono a migliorare la qualità della vita e la partecipazione sociale, sottolinea che occorre una particolare attenzione affinché ne venga agevolato l’accesso da parte di disabili, di anziani, di persone con bassa scolarizzazione e di disoccupati, in quanto si rileva per queste categorie un utilizzo ridotto di internet e un quindi un rischio di divario digitale ed emarginazione tecnologica. In questo senso le politiche di eInclusion richiedono non semplicemente un maggiore accesso alla Rete ed un’alfabetizzazione tecnologica più elevata, ma si preoccupano che l’utilizzo delle ICT sia finalizzato ad ottenere una più ampia inclusione sociale.

Specificamente in relazione alla eAccessibility e all'usabilità, la dichiarazione invita a:

-integrare le direttive di eAccessibility nella legislazione dell’Unione Europea, facendo uso di strumenti quali l’adesione volontaria delle industrie e l’introduzione di norme e monitorando regolarmente i progressi nell’applicazione di tali direttive;

-tenere conto delle necessità dei disabili nella revisione di direttive concernenti le tecnologie ICT, rafforzando l’attuale quadro normativo e istituendo una commissione di rappresentanti dei Paesi membri che ne coordinino l’evoluzione;

-disporre, entro la fine del 2007, di un quadro chiaro delle politiche e degli standard adottati dai vari paesi nell’acquisizioni pubbliche di beni e servizi ICT;

-facilitare l’accessibilità e l’usabilità dei prodotti e dei servizi ICT per tutti tramite lo sviluppo di contenuti digitali accessibili e fruibili da qualsiasi piattaforma, utilizzando tecnologie assistive interoperabili e promuovendo l’applicazione del design for all31.



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