Università “La Sapienza” Dipartimento di Sociologia e Comunicazione Dottorato in Scienze della Comunicazione e delle Relazioni Pubbliche




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2.2 La progettazione universale


Tale concetto trova la sua origine in architettura e nel design, dove i progettisti ne applicano i vari principi per realizzare prodotti che sono concepiti all'origine per essere usati da tutti gli individui, compresi quelli con disabilità.

La progettazione universale consiste quindi in un approccio integrato che, se da un lato non può trascurare specifiche e linee guida, dall’altro va ben oltre l'aspetto tecnico/normativo legato ai requisiti globalmente validi.

I principi che ispirano la progettazione universale sono:

l’equità d'uso;

la flessibilità d’uso;

l’uso semplice ed intuitivo, indipendentemente dall'esperienza dell'utente, dalle sue competenze linguistiche e dalla sua capacità di concentrazione;

-l’informazione accessibile;

-la tolleranza agli errori;

-lo sforzo fisico minimo;

-lo spazio per l'uso adatto a qualsiasi utente, senza limiti per la capacità di movimento, la postura e la dimensione del corpo.


La pianificazione a priori delle necessità dei diversi utenti evita di effettuare interventi a posteriori sulle strutture esistenti per abbattere le barriere che sono di ostacolo alla fruizione da parte di qualche sotto-insieme della popolazione, una pratica costosa che generalmente dà luogo a soluzioni inadeguate ed esteticamente disastrose. Tra l'altro la progettazione che tiene conto anche delle necessità degli utenti marginali si riflette in un miglioramento generale dell'utilizzo per tutti14.
Le regole centrali della progettazione universale sono state estese ed applicate nello sviluppo di molti prodotti, nei mezzi di trasporto, negli edifici pubblici e privati e nonché nella realizzazione di sistemi elettronici e siti web.


3. Accessibilità e tecnologie abilitanti

3.1 Gli sforzi normativi per l’accessibilità web


La rivoluzione nel contesto dell’information technology è stata accompagnata, almeno negli ultimi anni, da un interesse crescente per lo sviluppo di ausili hardware e software che permettessero di coniugare disabilità e accesso all’informazione. Tale aspetto è stato anche supportato a livello normativo: una tappa fondamentale, in questo senso è l’adozione nel 1994, da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, di una risoluzione intitolata “Norme standard per la parità di opportunità per i disabili”15. Tale risoluzione, pur senza costituire un vincolo legale, ha rappresentato un forte impulso per l’adozione di politiche indirizzate ad ottenere l’uguaglianza di diritti ed opportunità per le persone disabili.
Alla risoluzione sono seguiti tutta una serie di interventi legislativi ad hoc, tesi a regolamentare situazioni specifiche:

-negli USA nel 1998 il presidente Clinton ha firmato un emendamento al Rehabilitation Act, rafforzandone la section 508, e imponendo che le Agenzie federali garantissero l’accesso ai siti web e alle intranet pubbliche da parte degli utenti disabili16;

-il 12 maggio 2002 la Commissione Europea ha redatto un documento dal titolo “Verso un’Europa senza ostacoli per i disabili”, diretto soprattutto al Consiglio e al Parlamento Europeo, in cui si ribadisce la necessità da parte della società di adattarsi alle specifiche esigenze dei disabili stessi, al fine di garantirgli un equo e possibile inserimento nel contesto socio-lavorativo17;

-l’iniziativa, espressa nel piano d’azione e-Europe 2002 e rafforzata nel successivo e-Europe 2005, di integrare tutti, in particolare disabili e anziani, nella società dell’informazione;

-la Comunicazione eAccessibility della Commissione Europea al Consiglio, al Parlamento Europeo, al Comitato Economico e Sociale e al Comitato delle Regioni, del 13 settembre 2005, con l’obiettivo di stimolare i singoli Stati Membri ad adottare iniziative di sensibilizzazione e di utilizzo effettivo per rendere i benefici tecnologici disponibili ed accessibili al maggior numero di cittadini18;

- a livello italiano, dopo le circolari della Funzione Pubblica e dell’AIPA del 2001, si è giunti, con la legge 4/2004, al riconoscimento, sancito dalla Costituzione, “del diritto di ogni persona ad accedere a tutte le fonti di informazione e ai relativi servizi, ivi compresi quelli che si articolano attraverso gli strumenti informatici e telematici”.­­ Tale legge intende tutelare particolarmente “il diritto di accesso ai servizi informatici e telematici della pubblica amministrazione e ai servizi di pubblica utilità da parte delle persone disabili”.



3.2 Il World Wide Web Consortium e la Web Accessibility Initiative


Nel 1994 Tim Berners-Lee, l’inventore del web, fonda il World Wide Web Consortium (W3C), l’organismo che oggi si occupa di elaborare tutte le specifiche che sono alla base del web, per incentivare uno sviluppo ottimale della Rete. Con il passare degli anni, l’impatto del web sulla vita delle persone appare sempre più evidente: su internet si trova l’informazione quotidiana, si possono seguire delle lezioni, si può cercare lavoro, si può lavorare a distanza, si possono ottenere certificati e documenti. Grazie alla Rete si può entrare in possesso di libri, relazioni, discorsi. Un’opportunità per tutti, ma ancora di più per le persone disabili.
Per rispondere alle esigenze di quanti si vedevano tagliati fuori da questo insieme di opportunità, nel 1997 il W3C dà vita alla Web Accessibility Initiative (WAI), riunendo, in gruppi di lavoro intorno al tema dell’accessibilità, i maggiori esperti mondiali di internet. Poiché l’accessibilità è un problema complesso, il WAI ha deciso di affrontarlo a cinque diversi livelli di studio con altrettanti gruppi di lavoro: il primo si occupa di studiare come le tecnologie web possano supportare l’accessibilità; il secondo sviluppa le linee guida per l’accessibilità; il terzo si interessa degli strumenti per valutare l’accessibilità dei siti e di quelli per modificarli in modo da renderli accessibili; il quarto realizza materiale didattico per diffondere la cultura dell’accessibilità; e il quinto coordina le attività degli altri e li mette in contatto con i laboratori di ricerca e sviluppo. Dietro l'idea della WAI c’è il progetto ambizioso di rendere universalmente accessibile la potenza di internet. Si pensa ad un nuovo modo di concepire lo sviluppo delle pagine web ispirato ai principi di Progettazione Universale, per permettere anche agli utenti disabili di accedere ai contenuti dei siti web.

Nel maggio 1999 viene pubblicata la Web Content Accessibility Guidelines 1.0, 14 linee guida che analizzano i problemi di accessibilità per i siti web proponendo soluzioni correttive.

Le raccomandazioni prendono in considerazione tutti quegli aspetti che possono rendere la navigazione di un sito un’impresa impossibile per un utente. Durante la progettazione gli sviluppatori devono infatti considerare le possibili diverse condizioni in cui si trova ad operare l’utente. E se è vero che ci sono diverse situazioni da considerare, ogni scelta di design accessibile porta però, contemporaneamente, dei benefici non solo a molti gruppi di disabili, ma anche all'intera comunità del web. La Web Content Accessibility Guidelines 1.0 è ancora oggi il documento più importante per chi intende abbattere le barriere nei siti web19.

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