Università “La Sapienza” Dipartimento di Sociologia e Comunicazione Dottorato in Scienze della Comunicazione e delle Relazioni Pubbliche




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PARTE PRIMA

NUOVE TECNOLOGIE E ACCESSO ALL’INFORMAZIONE

il potere del web è la sua universalità…..l’accesso di ognuno indipendentemente dalle sue disabilità è un aspetto essenziale”



Tim Barners-Lee


1. L’accesso all’informazione: prime riflessioni sul tema


In questi ultimi 20 anni l’informatica e la telematica hanno letteralmente rivoluzionato il modo di comunicare. L’ultimo decennio è stato poi caratterizzato dalla grande diffusione di internet e della rete come strumento di diffusione e di interazione aperto a tutti e capace di abbattere barriere temporali e spaziali, garantendo scambi di informazione in tempo reale, tra persone da un capo all’altro del mondo.

Ma, al di là di un’analisi superficiale, analizzando il fenomeno internet in maniera più completa, si scopre che molte delle sue potenzialità rimangono ancora inespresse. Per ragioni e cause diverse non tutti riescono infatti ad usufruirne. Può bastare una connessione lenta, un browser datato, la necessità di tecnologie assistive o ancora, la mancanza di skills specifiche ed il “mito” dell’accesso universale si infrange miseramente.

La società odierna si caratterizza per essere una società dell’informazione basata sugli strumenti dell’information technology; questo significa che sempre più attività e forme di partecipazione saranno mediate da strumenti informatici.

In questo contesto alcuni autori tracciano due situazioni agli antipodi: da un lato si evidenzia l’aumento delle limitazioni, con una conseguente crescita dell’emarginazione sociale e conseguente perdita di autonomia, da un altro invece, all’opposto si mette in luce che un accesso allargato alle nuove tecnologie potrebbe garantire un contributo significativo per aumentare le attività, i servizi fruibili e le forme di partecipazione e di interazione da parte della collettività3.

I tentativi di valutare gli effetti di internet sulla vita pubblica, delineano così l’alternarsi di distinte prospettive di analisi, quella dei cyber-enthusiast, difensori di un’autonomia assoluta delle reti e dei soggetti partecipanti, e quella dei cyber-skeptic, che ribadiscono invece la loro distanza nei confronti delle possibilità offerte dalle nuove tecnologie.

Tale analisi, prendendo spunto da queste considerazioni, si focalizza, a cominciare dal web che rappresenta la tecnologia e il modello peculiare di accesso universale all’informazione, sul concetto stesso di accessibilità. Oggi, per certi aspetti, si va verso una riduzione semantica del termine accessibilità e, in un eccesso di tecnicismo, si rischia di confondere un insieme di norme e regole (che riguardano oltretutto precipuamente il web) con il diritto di accesso universale all’informazione.




2. Accesso e accessibilità


Il concetto di accessibilità appare dunque ampio e complesso ed è semmai il risultato di un modo diverso di pensare e progettare i contenuti e i servizi, rendendoli effettivamente disponibili ed utilizzabili da tutti. In questo senso l’aspetto tecnologico (certamente importante) e però un mezzo, anzi un ausilio e mai un fine.

Per dare una definizione completa di accessibilità è necessario partire da un concetto ad essa vicino, quello di accesso. Il termine “accesso universale”, universal access ha origine in un contesto che non è legato al “pubblico interesse”, ma a strategie industriali. Il capo della compagnia americana telefonica AT&T coniò infatti tale termine con l’idea di voler diffondere il servizio telefonico, e quindi il suo uso, in maniera universale.

Tale digressione storica serve per capire come l’idea di accesso universale sia, nei diversi periodi, comunque strettamente connessa con le dinamiche e le innovazioni tecnologiche dell’epoca, dalla linea telefonica con il sistema Bell promossa dal visionario capo della AT&T, Theodore Vail all’inizio del secolo scorso, alle nuove tecnologie della comunicazione dei tempi odierni.

Oggi sono essenzialmente quattro i nuovi drivers che connotano e caratterizzano tecnologicamente il concetto di accesso: la digitalizzazione dei servizi, la capacità di informazione che può essere gestita attraverso le nuove tecnologie digitali, enormemente più ampia che in passato, la convergenza dei servizi e la loro ubiquità, ossia il poterli fruire in maniera indipendente dalla loro reale localizzazione.

Tutti questi aspetti sembrano, almeno potenzialmente garantire un accesso ai servizi e alle informazioni, sempre più facilitato e a “misura di utente”, semplificando infatti diverse problematiche legate allo spazio, al tempo, all’immagazzinamento limitato e alla gestione separata.

Dal punto di vista del fruitore, si può dire in generale che poter accedere e condividere un’informazione o un servizio4 ha conseguenze in termini di:

-efficienza, per la razionalizzazione di costi monetari e non monetari (per esempio la possibilità di disporre di informazioni in tempo reale o in maniera più semplice attraverso il web può portare a risparmi economici in molti settori: dall’agricoltura alla sanità);

-efficacia, ossia la qualità del prodotto-servizio (per esempio i miglioramenti nel sistema della salute attraverso la telemedicina);

-capacità di acquisire nuovi contatti (per esempio, la possibilità di utilizzare la rete internet crea un nuovo mercato di utenti);

-equità, ossia la distribuzione degli eventuali benefits al sistema sociale (per esempio alle aree remote, così come ai disabili o alle minoranze).


Quest’ultimo punto, ossia la garanzia di equità, attraverso un accesso che tuteli tutte le fasce della popolazione, collega specificamente tale tema con quello dell’accessibilità.
Anche questo può considerarsi alla stregua di un “termine ombrello”.

La più intuitiva accezione di accessibilità riguarda un aspetto fisico: l’accessibilità architettonica. L’accessibilità dei luoghi pubblici (i palazzi comunali, gli uffici, le scuole, le biblioteche, ecc.) ha una rilevanza in termini di concretezza, ma anche in termini simbolici. Negare ad alcune persone l’accesso a una struttura pubblica non ha il semplice significato di esclusione da un luogo, ha anche il significato di esclusione dai servizi erogati in quel luogo. Rispetto a questo tema è doveroso osservare che esistono da anni norme statali che obbligano il pubblico alla progettazione accessibile, se pur spesso rimangono largamente disattese5.

Un’altra valenza dell’accessibilità è quella temporale, che trova i suoi indicatori nelle ore di apertura al pubblico, nelle aperture pomeridiane e festive di alcuni servizi, nella possibilità per l’utenza di individuare agevolmente giorni e ore di riferimento.
Forse meno percepita sembra essere l’accezione burocratica dell’accessibilità: far compilare all’utente un’ingente quantità di moduli, subordinare l’accesso ai servizi ad eccessivi oneri formali, sono espedienti che non aiutano a far sentire l’istituzione pubblica come referente amichevole, ma suggeriscono l’idea di un’istituzione controparte.

Altro aspetto rilevante in un Paese che si è aperto all’Europa, e che ospita un numero crescente di persone extracomunitarie, riguardano l’accessibilità linguistica (la possibilità di fornire l’informazione sui servizi in lingue diverse) e l’accessibilità culturale che comporta maggiore attenzione all’uso dei codici linguistici impiegati nella comunicazione con i cittadini, facilmente comprensibili anche da un’utenza con livello culturale medio/basso.


Una riflessione specifica va sicuramente dedicata all’accessibilità dei supporti utilizzati per la comunicazione: per esempio il “libro” può costituire una barriera per alcune tipologie di utenti quali i non vedenti, gli ipovedenti, persone colpite da forme di spasticità motoria o da patologie neuromuscolari in fase avanzata. Si tratta di difficoltà colmabili con l’uso di altri formati e supporti (stampa in Braille, audio, video, digitale, multimediale) purché si maturi una sensibilità ed una consapevolezza della situazione.
Infine un aspetto dell’accessibilità, che è molto attuale, è quello che potremo chiamare “accessibilità remota”, ossia la possibilità di accedere ad una risorsa informativa a distanza, senza recarsi nel luogo in cui essa è locata e a prescindere dalla piattaforma di erogazione.

In questo specifico contesto “l’accessibilità” è definita come “la capacità dei sistemi informatici, nelle forme e nei limiti consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistive o configurazioni particolari”6.


Il discorso sull’accesso e sull’accessibilità, posto in una dimensione così ampia, dà quindi alcuni spunti da approfondire:

-l’analisi sulle nuove tecnologie e sulle modalità per progettare, rendere accessibili gli strumenti di interazione con l’utenza. Si inserisce in questo contesto il discorso sulla multicanalità, sulla personalizzazione dell’erogazione dell’informazione, sull’usabilità, sulle regole e norme tecniche, sui dispositivi di accesso diversificato, sullo studio e la semplificazione dei contenuti dell’informazione. In tale prospettiva l’accessibilità si qualifica come criterio progettuale ed esecutivo, come giusta prospettiva per uno sviluppo democratico della società e delle tecnologie della comunicazione, garanzia perché i nuovi media non siano degli strumenti di divario (digitale e sociale) ma delle modalità multicanali di accesso e di comunicazione.

Questo aspetto, se pur più squisitamente tecnologico, non va però ridotto alla semplice rispondenza a requisiti tecnici (che pur esistono e garantiscono un primo riferimento utile). L’analisi sulle nuove tecnologie non può infatti prescindere da aspetti intimamente legati all’interazione umana quali appunto la comprensibilità dei testi, la coerenza del sistema di navigazione, la facilità di apprendere il funzionamento dell'interfaccia;

-la riflessione, sul contesto di accesso: come, nella società dell’informazione, è vissuto, se riscontrabile, il divario digitale.


L’accessibilità, da lettura tecnica, diviene qui uno strumento di analisi sociale. Non basta progettare, definire tecniche per rendere informazioni e servizi accessibili: va monitorato infatti, nell’ottica del pubblico interesse, l’effettivo utilizzo dell’informazione e dei servizi digitali.

Un’interessante ricerca americana commissionata dalla Benton Foundation e dal New York State Forum of the Rockefeller Institute of Government dell’ottobre del 2003 fotografa infatti, anche nel contesto tecnologicamente avanzato degli Stati Uniti, una situazione in cui alla spinta (governativa) all’innovazione e alla digitalizzazione dei servizi non corrisponde, da parte degli utenti, un utilizzo altrettanto ricettivo degli stessi. Le difficoltà che gli utilizzatori rilevano nell’interazione con i servizi offerti online sono molteplici: dal livello base della mancanza di una corretta alfabetizzazione alla non comprensibilità linguistica, dall’utilizzo di registri linguistici troppo distanti da quelli dell’utente medio, al basso livello di interattività.

In ogni caso lo studio evidenzia la necessità di monitorare il passaggio al virtuale dei servizi reali, per evitare che la creazione della società dell’informazione porti paradossalmente ad una perdita di democrazia digitale7.

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