Università “La Sapienza” Dipartimento di Sociologia e Comunicazione Dottorato in Scienze della Comunicazione e delle Relazioni Pubbliche




старонка14/38
Дата канвертавання20.04.2016
Памер0.87 Mb.
1   ...   10   11   12   13   14   15   16   17   ...   38

COMUNICARE LA SCIENZA: TRA SCHOLARLY COMMUNICATION E PUBLIC ENGAGEMENT IN SCIENCE


science is too important to be left only to scientists. Their knowledge and their assessment of risks is only one dimension of the challenge for the society. When science raises profound ethical and social issues, the whole of the society needs to take part in the debate”



Research Councils UK Report

1. Origini e storia della comunicazione scientifica: un primo inquadramento


Le relazioni tra comunicazione e scienza sono assai antiche e legano peculiarmente la pubblicità della conoscenza scientifica alla comunicazione scritta, che ha permesso il consolidarsi ed il diffondersi della scienza stessa.

Non a caso la scienza moderna, la “nuova scienza” di Galileo, è nata e si è sviluppata proprio quando la stampa ha reso possibile un sistema di scrittura più economico105 .


La stampa ha diffuso in modo estremamente rapido la comunicazione scientifica, permettendo a tutti gli scienziati, che magari lavoravano in posti diversi e lontani, di scambiarsi opinioni più rapidamente.

Alle origini della “nuova scienza” (dal cinquecento al settecento), il libro è stato il mezzo utilizzato dai filosofi della natura per divulgare i risultati dei loro studi: Niccolò Copernico, ad esempio, pubblicò nel 1543 il De Revolutionibus Orbium Coelestium attraverso cui rese nota la sua nuova visione della meccanica celeste. Galileo Galilei, pubblicò il Sidereus Nuncius nel 1610, in cui divulgò le sue osservazioni dei cieli effettuate attraverso il cannocchiale. Charles Darwin, nel 1859, pubblicò On the origin of species by means of natural selection, un libro in cui espose la sua teoria dell’evoluzione biologica106.


Gli scienziati hanno quindi considerato sempre di fondamentale importanza la comunicazione dei risultati della propria ricerca, al gruppo dei “pari”, ossia nel contesto stesso della ricerca e dei ricercatori. In questo senso, si parla propriamente di “comunicazione scientifica”, intendendo con tale termine “i vari modi in cui avviene lo scambio di informazioni tra gli studiosi e quindi la produzione e diffusione delle pubblicazioni delle istituzioni di ricerca, la comunicazione informale tra studiosi […], la discussione ai convegni e ai seminari, l’accesso all’informazione attraverso la ricerca in cataloghi di biblioteche, banche dati e in altri strumenti di comunicazione in rete”107.

Con l’affermarsi delle riviste scientifiche, a partire dal settecento, queste si sostituiscono progressivamente al libro, divenendo, nel corso del novecento il principale strumento di comunicazione, all’interno della comunità scientifica108.

Le riviste sono una novità rispetto al libro-monografia. Mentre il libro è un’opera unica, realizzata da un singolo autore, le riviste sono una raccolta di saggi di autori diversi e vengono pubblicate periodicamente. Esse si caratterizzano per una stretta omogeneità di lingua e stile, finalizzata a ridurre le difficoltà comunicative all’interno di una determinata comunità.

Le riviste rappresentano un cambiamento significativo nella storia della comunicazione della scienza in quanto con esse

la comunicazione cessa di essere diretta e diventa comunicazione mediata. I risultati di una ricerca originale vengono pubblicati solo dopo una valutazione preventiva di qualità. Nei primi tempi è il direttore della rivista che decide se un saggio è degno o meno di essere pubblicato. Poi il numero di richieste di pubblicazione sale e sale anche il tasso di specializzazione degli articoli”109 .
Si affermano così le figure degli editors, a cui viene affidata la review, ossia la rivisitazione critica, del testo, per valutarne l’idoneità alla pubblicazione. L’editor è solitamente un peer, un pari dell’autore, per esperienza scientifica. In questo processo, i colleghi scienziati, hanno, quindi, il compito di stabilire se l’articolo merita di essere pubblicato oppure no. Il criterio del peer review si afferma come il più efficace per assegnare attendibilità e valore scientifico alle pubblicazioni, dal momento che, la produzione di conoscenza deve essere accettata all’interno della stessa comunità degli studiosi110.

A legittimare il carattere originale della ricerca interviene inoltre un consiglio scientifico, composto da illustri personalità nel campo di riferimento, che si riunisce più volte all’anno nel comitato scientifico della rivista, il quale ha il compito di selezionare gli articoli sottoposti e di identificare, per essi, i referees più appropriati111.

Con il sistema della peer review cambia drasticamente anche il modo di fare e vivere la scienza per gli scienziati, in quanto la loro carriera diviene sempre più legata al numero di pubblicazioni in peer review e a quante volte le loro pubblicazioni vengono citate negli articoli successivi di altri autori.

To publish or to perish si afferma come la parola d’ordine per ogni ricercatore che vuole farsi conoscere e vuole far carriera, portando anche alla crescita incontrollata delle testate112.

1.1 Crisi del modello classico di comunicazione scientifica


La rivista offre, certamente, grandi vantaggi agli autori: rende pubblici i risultati delle ricerche e li convalida dal punto di vista scientifico. Nonostante ciò, durante il secondo dopoguerra, diviene ormai evidente che essa non è più in grado di tener fede alla caratteristica principale della comunicazione scientifica, ossia la tempestività dell’informazione, la capacità di distribuire, nel modo più veloce possibile, la “notizia scientifica” evitando che il suo valore possa scomparire e diventare obsoleto113 .

Dal momento che i tempi di realizzazione e trasmissione delle riviste cartacee sono spesso molto lunghi, (determinati sia da lentezze editoriali o postali che da esigenze di filtro scientifico), gli studiosi intuirono la necessità di meccanismi di comunicazione più efficaci e veloci. A questa prima problematica se ne aggiunse una seconda, di natura più prettamente economica e cioè legata all’aumento selvaggio e progressivo dei costi delle riviste114.

Gli editori scientifici, dovendo investire per nuove riviste, dirette ad un pubblico sempre più ristretto e specializzato, alzarono i prezzi degli abbonamenti, costringendo le biblioteche a tagli nel numero degli abbonamenti stessi115.

Si creò, da parte di tutti, insoddisfazione verso i periodici come canale di comunicazione: gli autori perché i loro articoli, non arrivando ai lettori o arrivando in ritardo, non avevano l’impatto che avrebbero dovuto avere; gli editori perché penalizzati dagli alti costi di investimento e di gestione dei periodici, le biblioteche perché non più in grado di sostenere le spese per gli abbonamenti, ed i lettori, infine, in quanto non potevano avere accesso alle informazioni di cui avevano bisogno. In tale contesto, la comunità scientifica, vide nelle nuove tecnologie e nella rete internet, l’occasione storica per ripensare su nuove basi il paradigma della comunicazione scientifica e sovvertire i fondamentali del suo mercato116.



1   ...   10   11   12   13   14   15   16   17   ...   38


База данных защищена авторским правом ©shkola.of.by 2016
звярнуцца да адміністрацыі

    Галоўная старонка