Università “La Sapienza” Dipartimento di Sociologia e Comunicazione Dottorato in Scienze della Comunicazione e delle Relazioni Pubbliche




старонка1/38
Дата канвертавання20.04.2016
Памер0.87 Mb.
  1   2   3   4   5   6   7   8   9   ...   38





Università “La Sapienza”

Dipartimento di Sociologia e Comunicazione

Dottorato in Scienze della Comunicazione e delle Relazioni Pubbliche

XVIII ciclo

Raggruppamento Disciplinare SPS/08

Tesi di dottorato


L’accesso all’informazione e la comunicazione scientifica: luci e ombre delle nuove tecnologie

Anno Accademico 2006-2007



Dottorando:




Laura Massoli

Tutor:

Prof.ssa Franca Faccioli

Prof. Alberto Marinelli





PARTE PRIMA 11

NUOVE TECNOLOGIE E ACCESSO ALL’INFORMAZIONE 11

1. L’accesso all’informazione: prime riflessioni sul tema 11

2. Accesso e accessibilità 12

2.1 Il concetto di utenza debole 18

2.2 La progettazione universale 21

3. Accessibilità e tecnologie abilitanti 23

3.1 Gli sforzi normativi per l’accessibilità web 23

3.2 Il World Wide Web Consortium e la Web Accessibility Initiative 24

3.3 Oltre la rete 26

4. L’accesso alle nuove tecnologie e la società dell’informazione: il contesto europeo 28

4.1 Accesso e Pubblica Amministrazione italiana 32



5. Il rapporto tra accessibilità ed usabilità 36

5.1 Le linee guida internazionali del W3C: una ricognizione sull’accessibilità e l’usabilità web 39

5.1.1 Le WCAG 1.O 39

5.1.2 Le WCAG 2.0 40

5.2 La section 508 e le Web usability Guidelines 41

5.3 Il caso italiano 42

5.4. Verso un approccio integrato 43

5.5 L’usable accessibility 45

6. Accesso universale e alfabetizzazione sociale: la vera soglia delle nuove tecnologie della comunicazione 47

6.1 Accesso e sfera pubblica 51

6.2 Accesso e partecipazione: le tecnologie come strumento o come contenuto? 54

6.3 e-Government e e-democracy: le convergenze 57

6.4 L’esperienza italiana alla partecipazione digitale 63

6.4.1 Le città digitali 63

6.4.2. Lo sviluppo dell’ eGovernemt per l’amministrazione locale 71

6.4.3. La seconda fase del piano e-Government 73

COMUNICARE LA SCIENZA: TRA SCHOLARLY COMMUNICATION E PUBLIC ENGAGEMENT IN SCIENCE 76

1. Origini e storia della comunicazione scientifica: un primo inquadramento 76

1.1 Crisi del modello classico di comunicazione scientifica 79

1.2 “Restituire la scienza agli scienziati” 80

1.3 Opportunità e problemi di un passaggio open access: il ruolo delle nuove tecnologie 84

2. La comunicazione pubblica della scienza 87

2.1 Verso l’era post-accademica della scienza 88

2.2 L’opinione pubblica internazionale 92

2.2.1 La scienza è difficile? Interesse ed atteggiamento dei non esperti 94

2.3 Il ruolo dei media 98

3. Modelli e percorsi di comunicazione pubblica della scienza: le questioni in agenda 104

3.1 Dal Public Understanding of Science al Public Engagement with Science and Technology 108

3.2 Il contributo delle teorie socio-cognitive al superamento del modello informazionale della comunicazione pubblica della scienza 113

3.3 I pubblici della comunicazione scientifica 116

3. 4 La scienza “condivisa” 118

3.5 La nuova arena scientifica 123

4. Lo sforzo europeo per la comunicazione scientifica 126

PARTE TERZA 131

SCIENZA IN RETE: UN’ANALISI DEI SITI WEB DEGLI ENTI PUBBLICI DI RICERCA EUROPEI 131

1.L’opportunità del web per le amministrazioni pubbliche 131

2. Un’analisi dei siti web degli enti di ricerca europei: obiettivi generali 133

2.1 La struttura della ricerca 134

3. La presentazione della propria identità istituzionale 139

3.1 Colore e layout istituzionali 143

4. Creare una relazione con i propri pubblici: ruoli e spazi dei comunicatori scientifici 145

4.1 La gestione del sito: il responsabile redazionale e il webmaster 147

4.2 Dalla parte degli utenti 149

5. La caratterizzazione scientifica 150

5.1 Autorevolezza 151

5.2 Trasparenza scientifica 154

5.3 La credibilità scientifica 158

5.4 I referenti scientifici 159

6. Servizi agli utenti 162

7. Il network della ricerca 166

7.1 Partnership 169

8. Usabilità e accessibilità in rete 170

9. Il rating degli enti di ricerca europei digitali 174

10. Alcuni spunti di riflessione 179

CONCLUSIONI 181

ALLEGATO 1: Griglia di rilevazione per l’analisi dei siti 186

BIBLIOGRAFIA 194

SITI WEB DI RIFERIMENTO 204


INTRODUZIONE
Questa tesi di dottorato propone un’analisi del binomio comunicazione scientifica e nuove tecnologie.

Lo sviluppo digitale ha giocato e sta giocando un ruolo chiave nell’affermazione di un nuovo modello di comunicazione pubblica incentrato su un ampliamento dell’accesso all’informazione e su una partecipazione allargata nello spazio pubblico.

I sistemi istituzionali, a livello europeo e non solo nazionale, sono stati diffusamente toccati dai grandi cambiamenti tecnologici che hanno anche proposto nuovi modelli di interazione con i propri utenti. La comunicazione pubblica è divenuta cioè sia volano di uno sviluppo tecnologico, finalizzato ad una maggiore qualità dell’informazione e della relazione con gli utenti, sia luogo di sperimentazione in cui tali modelli e strumenti innovativi hanno tentato e tentano di coniugarsi in esperienze di partecipazione e di inclusione. In questo ambito, l’elemento tecnologico non è un semplice fattore aggiuntivo ma un carattere qualificativo e peculiare del processo di cambiamento pubblico in atto.
All’interno del contesto istituzionale, il settore sul quale questa analisi si sofferma specificamente è quello della comunicazione pubblica della scienza. E’ indubbio infatti che il grande sviluppo della rete abbia fortemente cambiato, sia il modo di fare informazione che lo stesso modello organizzativo alla base dell’approccio scientifico.

Innumerevoli casi, a livello europeo ed internazionale, mostrano come le questioni scientifico-tecnologiche non possono più venire affrontate e trattate nel chiuso di un ufficio o di un laboratorio, a Bruxelles, come a Roma. Il discorso scientifico non è più semplicemente questione tra addetti ai lavori (gli scienziati) o tra decisori politici (i policy makers). La partecipazione pubblica è ormai una costante ed una necessità riconosciuta. Serve però l’istaurarsi di un dialogo virtuoso tra tutti questi attori, senza confondere ruoli e competenze, ma basandosi sulla massima apertura e comprensibilità reciproca. Due aspetti divengono a questo punto strategici per il buon esito di tale relazione comunicativa e ciascuno di questi sarà approfondito nella trattazione successiva.

In primo luogo, l’utilizzo delle nuove tecnologie della comunicazione che possono garantire nuove potenzialità, in termini di accesso e inclusione digitale, rafforzando quindi tale modello comunicativo. In secondo luogo, la funzione degli enti pubblici di ricerca, quali attori comunicativi all’interno di questa relazione, anche in virtù del riconoscimento diffuso, da parte dell’opinione pubblica, del loro ruolo di garanti del fatto scientifico. Approfondire quindi se e come tali istituzioni scientifiche pubbliche si servono della rete (in particolare del proprio sito internet) per informare, comunicare, stabilire una interazione con i propri pubblici, è l’obiettivo della parte più empirica di questo lavoro.
Nella prima parte della tesi si analizza il contributo che le nuove tecnologie della comunicazione possono potenzialmente dare in termini di “garanzia di accesso all’informazione per la collettività”.

L’analisi parte da una ricognizione del concetto di accesso, strettamente legato a quello di servizio universale. Tale analisi non può non soffermarsi su un particolare tipo di accesso e di fruizione che è quello che caratterizza gli utenti con diversi tipi di disabilità. Il tema dell’accessibilità viene quindi introdotto proponendo il concetto di utenza debole e analizzando le iniziative internazionali, europee ed italiane che caratterizzano tale ambito. Si propone un concetto di “accessibilità allargata”, che non si fermi ai diversamente abili, ma che, fedele alla filosofia della progettazione universale, riguardi anche gli utenti normo-dotati, i quali possono avere difficoltà di alfabetizzazione informatica o di “comprensione” digitale.

L’utilizzo e la diffusione pervasiva delle nuove tecnologie della comunicazione nel sistema sociale, che influenzano e modificano profondamente anche i sistemi di relazione secondo una “logica di rete”, pongono alla ribalta, accanto alla problematica dell’accesso, altre questioni strategiche:

-il governo della libertà della rete, nel senso di garantire una gestione della virtualità della rete e delle sue potenzialità, per renderla utilizzabile, fruibile ed utile per tutti1. Si intravede in tale ambito un ruolo importante per le istituzioni pubbliche, a garanzia della rete come “bene pubblico” e dell’universalità nell’uso2;

-la proposta di servizi digitali realmente utili per gli utenti e rispondenti ai loro bisogni. Sembra infatti sbagliato supporre che l’accesso alle nuove tecnologie si diffonda semplicemente per il fatto che esistano le strutture adatte per farlo. Il nodo focale è invece l’individuazione di ciò che potrebbe essere effettivamente utile anche per chi attualmente non accede ai servizi;

-il superamento dell’approccio tradizionale infrastruttura-formazione-abilitazione, aspetto quest’ultimo estremamente legato al precedente, per cui le tecnologie sono viste come tecniche, technicalities, riservate a gruppi ristretti, e senza percepirne le potenzialità applicative. Gli investimenti, gli sforzi formativi vanno impostati non solamente sull’apprendimento dell’interfaccia infrastrutturale, ma più che mai, sulla costruzione di un sistema di bisogni fruibili meglio attraverso la rete tecnologica a disposizione.


Lo sforzo che si intende perseguire in questo lavoro è quello di inquadrare tale questione non semplicemente all’interno di un contesto tecnico, in cui la risoluzione del problema è legata all’introduzione di strumenti tecnologicamente più avanzati. Il digital divide, il divario tra gli haves e gli have nots, è prima di tutto un problema sociale, anzi di bisogni sociali, poiché, allo stato attuale, nella maggior parte dei Paesi industrializzati, ai massicci investimenti fatti in tecnologia, non sono corrisposti un’articolazione dei servizi offerti ed un utilizzo altrettanto significativi. Si propone quindi una panoramica, a partire dal livello europeo per poi passare nello specifico di quello italiano, delle iniziative, normative e non, intraprese per favorire questa politica di inclusione e partecipazione digitale che sempre più sta spostando il proprio fuoco dalla mera disamina tecnica della fornitura di uno strumento tecnologico alla creazione di un progetto più complesso di accesso digitale.

La seconda parte della tesi è dedicata agli aspetti della comunicazione pubblica della scienza. Se la comunicazione scientifica tra pari è stata il contesto in cui lo sviluppo tecnologico ha permesso e dato il via ad un innovativo processo di collaborazione, l’ambito della comunicazione della scienza al grande pubblico è stato invece tradizionalmente sempre poco valutato e il sapere scientifico è rimasto una questione per pochi, isolata e distaccata dal contesto sociale. Tradizionalmente infatti, al di fuori del contesto accademico e del gruppo dei pari, la comunicazione pubblica della scienza è stata considerata di minore importanza, quasi un’attività non consona al lavoro dello scienziato. Ma nell’era che Ziman definisce “post accademica della scienza”, votata alla convergenza totale, questa struttura non poteva durare a lungo: sempre più lo scienziato e l’istituzione scientifica sono chiamati oggi a confrontarsi e dar conto delle loro attività, delle finalità e delle possibili ripercussioni del discorso scientifico sul sistema sociale, politico e culturale. Infatti le decisioni che riguardano il lavoro degli scienziati non vengono più prese all’interno della sola comunità scientifica, ma sono sempre più il risultato di una complessa negoziazione con molteplici soggetti sociali, quali sistema politico, imprese, associazioni, gruppi di interesse e media, rendendo quindi necessario che la scienza, come sistema, prenda coscienza della valenza e della strategia del suo ruolo pubblico.

D’altro canto è il pubblico stesso dei non esperti che richiede una maggiore presenza dello scienziato nell’arena pubblica: i dati dell’Eurobarometro Europeans, Science and Technology, 2005 sottolineano come il ricercatore pubblico sia considerato il più adatto a spiegare l’impatto sociale delle scoperte tecnico-scientifiche.

Ci sono, in questo contesto, vari elementi strategici e significativi da considerare. Da un lato il ruolo dei media, per cui un progressivo incremento della copertura mediatica ed un ampliamento dell’offerta dei mezzi a disposizione, hanno certamente concorso a rompere il dualismo scienza società, contribuendo alla nuova complessa interazione che si sta analizzando. I media, non solo hanno svolto il ruolo di agenti di socializzazione aprendo le porte alla divulgazione del discorso scientifico (prodotto dalla fonte scientifica in quanto tale), ma sono anche talvolta intervenuti nella creazione di notizie scientifiche, nel senso di fatti divenuti scientificamente rilevanti sotto l’egida e la copertura mediatica.

Dall’altro vi è l’opinione pubblica, ormai divenuta un attore importante in questo dibattito scientifico, che sempre più richiede, come i recenti fatti di Scanzano o della TAV dimostrano, non solo di essere informata, ma di essere coinvolta. Eppure sussistono grandi criticità nel livello pubblico di informazione e di partecipazione scientifica, particolarmente significative per alcune fasce di popolazione, come i giovani e i non occupati che si rivelano poco interessati, o gli anziani che lamentano invece un divario di tipo più cognitivo. In questo contesto l’utilizzo delle nuove tecnologie, su tutte internet, potrebbe giocare un ruolo motivante per alcuni gruppi o anche facilitatore dell’accesso per altri contribuendo a questo progetto di inclusione e partecipazione sociale. Vari modelli ed esperienze di comunicazione pubblica della scienza, attraverso l’uso delle nuove tecnologie, sono analizzati in questo lavoro, nell’ottica di definire best practices ma anche elementi di criticità. Infatti è fondamentale ribadire che l’innovazione tecnologica, per funzionare e creare valore aggiunto, deve essere inserita in un progetto comunicativo e in un modello organizzativo più ampio.
Infine, nella terza parte di questo lavoro si è voluto coniugare, in un’indagine empirica, la relazione tra comunicazione pubblica della scienza degli enti di ricerca europei, e utilizzo delle nuove tecnologie, con l’obiettivo di comprendere l’approccio comunicativo di queste istituzioni scientifiche (mediato e veicolato attraverso la rete) e di valutare se e come tale scelta possa portare un valore aggiunto in termini di relazionalità con l’utente e di accesso all’informazione.

L’indagine, realizzata attraverso la costruzione di una griglia di indicatori suddivisi in specifici indici settoriali, si è focalizzata sul contesto europeo della ricerca (e non quindi specificamente su quello nazionale italiano), sia perché la tematica dell’accesso digitale è ormai un topic fortemente presente nell’agenda europea, sia perché, per le stesse strutturazioni dell’analisi in termini di creazione di network attraverso la rete internet, un approccio esclusivamente nazionale sarebbe stato riduttivo e poco significativo.



  1   2   3   4   5   6   7   8   9   ...   38


База данных защищена авторским правом ©shkola.of.by 2016
звярнуцца да адміністрацыі

    Галоўная старонка