Ti gli nostrani Tilia cordata Mill e




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Ti gli nostrani (Tilia cordata Mill. e Tilia platyphyllos Scop.)

CARATTERISTICHE

E’ un albero dalla chioma ampia e imponente, che può raggiungere altezze anche di 40m. In natura si ibridano frequentemente, dando origine al cosiddetto tiglio intermedio (Tilia vulgaris Hayne). In tutte e tre le entità la corteccia è dapprima liscia e grigia, poi imbrunisce e si screpola in numerose placche.

DIFFUSIONE

Nelle Marche il tiglio cordato è presente sporadicamente nei boschi misti di latifoglie termofile e mesotermofile (roverella, carpino nero, ornello, aceri, maggiociondolo ecc.) mentre il tiglio platifillo è tipica specie accessoria dei boschi di latifoglie mesofile (faggio, cerro, rovere, castagno, acero di monte, acero riccio, olmo montano ecc.). Nella fascia di transizione tra il Castanetum ed il Fagetum vengono a contatto dando vita all’ibrido sopra citato. Sono entrambi molto usati come alberi ornamentali di viali e giardini. Relativamente alle esigenze climatiche, il tiglio richiede che la temperatura media del mese più freddo non sia inferiore a -3/-4 C, mentre le precipitazioni annue non devono scendere al di sotto di 900-1000 mm. In generale, il tiglio vegeta su terreni di qualsiasi origine, purchè freschi, fertili, profondi e ben drenati; inoltre ha capacità miglioratrice del suolo dato il basso rapporto carbonio/azoto delle foglie; infatti, per la ricchezza in azoto di queste, un temposi raccoglieva la frasca quale pregiata foraggera per il bestiame.
IMPIANTO

Si esegue con semenzali di 1-2 anni, od anche con trapianti, talee e polloni radicati. Il terreno va lavorato in profondità, ad 80-100 cm; inoltre deve essere prevista la possibilità di attingere a fonti di approvvigionamento idrico, per eventuali irrigazioni di soccorso. La densità d' impianto è variabile, in dipendenza delle specie con cui il tiglio va a consociarsi; comunque, le spaziature saranno mediamente fitte (m2-3x3-4), considerando il temperamento mesofilo nei confronti della luce.


COLTIVAZIONE

Può essere governato a ceduo, data la sua elevata capacità pollonifera, o a fustaia; essendo specie accessoria segue di norma il governo prescelto per la specie principale. Il governo ad altofusto è senz' altro più indicato, qualora si vogliano valorizzare fustaie a prevalenza di querce o faggi, e nello stesso tempo sfruttare le caratteristiche di pregio del legname. In questo caso, sarà bene tenere sotto controllo l' emissione di polloni, generalmente abbondante, oltre alle usuali cure per conformare il fusto. Ripuliture e sfollamenti aiutano le piantine nella crescita della fase iniziale; la maturità viene raggiunta intorno ai 50-60 anni.


IMPIEGHI

Il legno è di buona qualità, per cui questa specie merita di essere diffusa, al di là dei giardini e delle alberature, per cui è prevalentemente impiegata. Il colore del legno è bianco, di lucentezza sericea; la lavorabilità è facile, ma è limitata la durabilità. Gli usi più frequenti sono nei lavori ad intarsio e nel tavolame di pregio. Di questa specie si può prevedere la diffusione nella collina marchigiana, su terreni freschi, nella fascia di transizione fra le querce ed i faggi, insieme ad altri alberi sporadici caratteristici di questa associazione, come acero di monte, frassino maggiore, ciliegio selvatico.


AVVERSITA'

Può essere attaccato dalle larve dei lepidotteri Tortrix viridana, Phalera bucephala e Limantria dispar; più frequenti, però, sono i parassiti fungini, come gli ascomiceti Nectria ditissima e Nectria cinnabarina, che provocano la necrosi del legno dei rami, Gnomonia tiliae, che colpisce i giovani germogli e le brattee fiorali. Polyporus squamosus e Polyporus sulphureus, invece, sono basidiomiceti agenti del marciume del legno del tiglio, comuni anche su altre latifoglie forestali.


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