Stato e nazione




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STATO E NAZIONE

Dal locale al globale: una questione di identità

Percorsi di integrazione tra storia, tradizione e musica
LINEE DI METODO E DI LAVORO
L’attività si è posta come obiettivo primario quello di far conoscere i vari popoli per favorire il rispetto e la tutela delle identità e i processi di integrazione valorizzando i vari sistemi culturali che li contraddistinguono.

Questa attività di educazione alla cittadinanza sottotitolata "Nazioni e Inni" ha coinvolto nel lavoro intedisciplinare ( Storia, italiano, Cittadinanza e costituzione, musica) le classi delle scuole medie e delle primarie di primo grado. I ragazzi hanno affrontato lo studio a 360 gradi dello STATO: a partire dalla formazione degli stati nazionali dal 1600, alla creazione degli apparati burocratici ed amministrativi; hanno analizzato e localizzato attraverso la geografia le forme di governo attuali sia a livello nazionale, che europeo e mondiale. E' stato poi affrontato un percorso di letture e approfondimenti relativi ai "COSTRUTTORI DI POPOLI", cioè a quei grandi personaggi della storia che hanno realizzato l'unità nazionale (Carlo Magno, gli eroi risorgimentali) o hanno anticipato l'idea d'Europa (San Benedetto).

L’idea di Stato e di identità si esplica attraverso il riconoscimento di valori, tradizioni ed usi riconosciuti all’interno di una comunità e dei gruppi sociali. Gli studenti sono stati guidati in un percorso che a partire proprio dai canti popolari e dall’analisi delle tradizioni (canti popolari ad esempio…) è arrivato fino alla definizione di POPOLO, STATO e NAZIONE, rappresentata nel proprio inno nazionale.

Gli studenti delle scuole secondarie e primarie sono stati coinvolti in lavori di gruppo sia riguardarti l'analisi delle varie realtà statali e nazionali, hanno appreso le strutture e le varie forme di governo, legando ed identificando l'idea di Nazione e di unione delle nazioni (UE) attraverso percorsi musicali legati allo studio degli inni nazionali.

L'analisi musicale degli inni nazionali, ha consentito di notare e approfondire le affinità culturali tra stati europei ed extraeuropei, affrontando il tema del colonialismo (confronto tra inni africani autoctoni ed inni africani europizzanti).
Questa fase progettuale si è posta come obiettivi:
- Conoscere la storia e l'importanza delle istituzioni statali, i fondamenti dello stato democratico e le basi della Costituzione Italiana.

- riconoscere nella sua evoluzione storica l'importanza dello stato e delle istituzioni che lo governano, sviluppando una coscienza partecipativa, riconoscendone valori fondativi e norme, comprendendo l'importanza e il valore dell'essere "CITTADINI"

- Scoprire e partecipare attraverso l'espressione musicale, coinvolgente degli inni nazionali il senso di appartenenza ad una determinata nazione e il rispetto e la dignità degli altri paesi.
Al progetto hanno collaborato gli insegnanti delle scuole secondarie di Primo Grado e le maestre delle primarie dell'istituto Rosmini. I ragazzi delle scuole medie, dopo aver affrontato l'argomento e prodotto materiali ed approfondimenti nelle diverse discipline, hanno organizzato un laboratorio rivolto alle elementari in cui gli alunni più piccoli hanno potuto ascoltare e apprendere il percorso tra "inni e nazioni" ed essere coinvolti in un'attività di role play in cui dovevano simulare l'appartenenza ai diversi stati riconoscendone il proprio inno nazionale. L'attività di gruppo è servita tout court per migliorare il team working e le dinamiche relazionali, il senso della responsabilità verso i compagni e il comportamento in generale.
Le fasi del lavoro:
1) Lavoro in classe, contenuti affrontati:


  • Che cos’è lo stato

  • Forme di stato e di governo

  • Divisione dei poteri

  • Gli organi dello Stato




  • Come nasce una legge: - decreti legge e decreti legislativi

  • Il presidente della Repubblica

  • Il Governo e la magistratura

  • La Corte costituzionale




  • Cosa sono le costituzioni

  • Storia delle costituzioni

  • Lo Statuto Albertino del 1848

  • I contenuti fondamentali della Costituzione italiana

2) Analisi di testi: quando si costituisce l’identità di un popolo in nazione

L’esempio delle vite di grandi personaggi della storia

Analisi delle tradizioni popolari quali elemento distintivo e caratterizzante della loro identità


3) Analisi musicale degli inni nazionali. Studio della loro origine storica.

Un paragone tra inni: inni europei ed inni africani

Da questo si è riscontrato che gli inni di alcuni paesi dell’Africa sono simili a quelli europei dei paesi che li avevano colonizzati pertanto viene introdotto il tema del colonialismo, dello sfruttamento dei paesi del terzo mondo e delle attuali condizioni di miseria.
All’interno del nostro paese si ritrovano differenze: anche le culture locali rappresentano delle identità che vanno tutelate da qui nasce un lavoro di analisi, sempre attraverso la musica: i canti popolari
(In calce al documento portiamo alcuni esempi di schede di analisi)
4) Verifica delle conoscenze acquisite attraverso la valutazione delle competenze: interrogazione orale presentata ai compagni e all’insegnante anche attraverso una presentazione Power Point elaborata personalmente ( in allegato).
5) Rielaborazione delle esperienze e riproposizione: lavoro di gruppo per la realizzazione dei cartelloni di analisi dei testi musicali e delle strutture di governo dello Stato.
6) Condivisione delle esperienze: attività di presentazione e role-Play con gli studenti della scuola primaria
7) Produzione e diffusione del video INNI e NAZIONI ( di cui si allega uno stralcio a titolo esemplificativo)


L’ uva fogarina

1- Esempio schede analisi testi e musiche



  • GENERE: popolare, feste laiche




  • PAESE D’ ORIGINE: Italia, Emilia-Romagna




  • AUTORE: Scansani Vasco “ cachi” di Quartieri (Re)




  • LINGUA dialetto romagnese




  • STRUTTURA ritornello, una quartina, un otetto, due

quartine, ritornello

  • TEMI vendemmia, festa, compagnia, amore, educazione, esempio, rapporti



  • SIGNIFICATO questa canzone presenta una scena, la vendemmia, perché un tempo fare il vino era un modo per stare in compagnia, lavorare divertendosi. Era un’occasione per rafforzare le conoscenze che spesso si trasformavano in amicizie o amori, ma anche creare nuovi legami. Affronta il tema del lavoro in gruppo, della solidarietà , perché spesso accorrevano tanti ad aiutare una famiglia in quel momento bello ma faticoso. Anche i bambini ne prendevano parte e imparavano dall’esempio dei grandi a “vivere”. In questo modo si tramandavano le tradizioni. Questa canzone è un classico esempio di unità tra lavoro, famiglia, amici, amore e festa. Però c’è anche un po’ di tristezza perché quando tramonta il sole arriva la fine di tutto, ma la canzone finisce in modo positivo. Ci fa capire che tutto ha una fine su questa terra ma non per questo non dobbiamo provare ad essere felici già qui, giorno per giorno.


QUEL MAZZOLIN DEI FORI


  • GENERE feste popolari




  • PAESE D’ ORIGINE Italia, Lombardia




  • AUTORE anonimo




  • DATA 1904




  • LINGUA dialetto lombardo




  • STRUTTURA formato da sei quartine




  • TEMI TRATTATI: amore, tradimento, disperazione




  • SIGNIFICATO parla di una donna innamorata che si fidava del fidanzato, ha dato tutta se stessa, ma viene tradita, rimane sola si dispera e piange per tutta la vita.


O CAMPAGNOLA BELLA


  • GENERE popolare




  • PAESE D’ ORIGINE Italia, Abruzzo




  • AUTORE anonimo




  • LINGUA italiano




  • STRUTTURA quartina, ritornello, quartina, ritornello, quartina, ritornello




  • SIGNIFICATO è il valore della campagnola bella onorata dall’ Abruzzo quando entra nelle città, lavora, quindi per loro è una “ Vergine”.


Deus ti salvet Maria. Popolare.

1-sardo

1-italiano

Deus ti salvet, Maria,
chi ses de grassias piena;
de grassias ses sa vena ei sa currente.


Dio ti saluta, Maria,
che sei piena di grazia;
di grazie sei la sorgente e la corrente.


2-sardo

2-italiano

Su Deus Onnipotente
cun tecus est'istadu;
pro chi t'hat preservadu immaculada.


Il Dio Onnipotente
con te e' stato;
percio' ti ha preservato immacolata.


3-sardo

3-italiano

Beneitta e laudada
supra tottus gloriosa,
ses mamma, fiza e isposa de su Segnore.


Benedetta e lodata
sopra tutti gloriosa
sei mamma, figlia e sposa del Signore.


4-sardo

4-italiano

Beneittu su fiore,
fruttu de su sinu;
Gesus, fiore Divinu, Segnore nostru.


Benedetto il fiore,
frutto del seno;
Gesu' fiore Divino Signore nostro.


5-sardo

5-italiano

Pregade a fizu bostru
pro nois peccadoris,
chi tottu sos errores nos perdonet.


Prega tuo figlio
per noi peccatori,
che tutti gli errori ci perdoni.


6-sardo

6-italiano

Ei sas grassias nos donet,
in vida e in sa morte,
ei sa dizzosa sorte, in Paradisu.


E ci dia grazie,
nella vita e nella morte,
e una buona sorte, in Paradiso.



DEUS TI SALVIT MARIA


  • GENERE religiosa







  • AUTORE anonimo




  • LINGUA sardo




  • STRUTTURA formata da sei quartine




  • TEMI Dio,figura di Maria (mamma, figlia, sposa), domanda, Grazia, peccato e peccatori, morte, Paradiso,




  • SIGNIFICATO è una preghiera, ci ricorda il gesto di Maria verso Dio e verso gli uomini. Si apre con il saluto di Dio a Maria, ciò ci ricorda che anche Dio la ringrazia per aver accettato la sua proposta. Ricorda a noi che siamo peccatori e che per chiedere una Grazia ricorriamo a Lei. A Maria domandiamo anche che chieda a suo figlio di perdonarci e di preservarci dal peccato. Nell’ultima parte si domanda soprattutto che chieda a Gesù protezione e benedizione in vita e grazia nella morte, ciò il Paradiso.

Non potho reposare. Parole di Salvatore Sini (prima meta' del '900)

1-sardo

1-italiano

Non potho reposare amore e coro
pensende a tie soe donzi momentu.
No istes in tristura prenda e oro
né in dispiacere o pessamentu.
T'assicuro ch'a tie solu bramo,
ca t'amo forte t'amo, t'amo, t'amo.


Non posso riposare, amore e cuore,
sto pensando a te ogni momento.
Non essere triste gioiello d'oro,
né in dispiacere o in pensiero.
Ti assicuro che bramo solo te,
che t'amo forte t'amo, t'amo, t'amo.


2-sardo

2-italiano

Amore meu prenda de istimare
s'affettu meu a tie solu est dau;
s'are iuttu sas alas a bolare,
milli bortas a s'ora ippo bolau;
pro benner nessi pro ti saludare,
s'attera cosa non a t'abbissare.


Amore mio, gioiello da stimare,
il mio affetto a te solo e' dato;
se avessi avuto le ali per volare,
mille volte all'ora avrei volato;
per venire almeno a salutarti,
o solamente per vederti.


3-sardo

3-italiano

Si m'esseret possibile d'anghelu
d'ispiritu invisibile piccabo
sas formas; che furabo dae chelu
su sole e sos isteddos e formabo
unu mundu bellissimu pro tene,
pro poder dispensare cada bene.


Se mi fosse possibile d'angelo
di spirito invisibile prenderei
le forme; ruberei dal cielo
il sole e le stelle e formerei
un mondo bellissimo per te,
per poter dispensare ogni bene.



Non potho reposare

  • GENERE: lode alla donna amata




  • PAESE D’ ORIGINE: Italia, Sardegna




  • AUTORE: Salvatore Sini




  • DATA: prima metà del ‘900




  • LINGUA dialetto sardo




  • STRUTTURA è costituita da tre sestine




  • TEMI donna amata, amore, bene, azioni d’amore, tormento d’amore, ansia della perdita




  • SIGNIFICATO Salvatore scrive questa lode per attirare la sua donna amata ad amarlo. Quindi contiene tutte le similitudini d’ amore. Esorta la donna di non dimenticaro. Quindi ci fa capire che è una canzone d’amore della lontananza, tipica situazione che i fidanzati sardi spesso devono affrontare quando si trovano ad allontanarsi dalla Sardegna per lavoro o servizio militare. Allora i giovani si disperano, questo è un “grido” di disperazione e di esortazione all’amore. L’amato è disposto a tutto, come fanno capire i versi, per non perderla. I testimoni che ho sentito e hanno descritto questo canto parlano del testo come di una poesia e preghiera, infatti il popolo sardo la considera così: Dopo l’Ave Maria è la più conosciuta, cantata e amata: offre un’immagine chiara della forza di volontà di questo popolo che spesso vive “separati” dai propri cari, ma la canzone, la tradizione, li unisce e dà spesso la forza di andare avanti. Questo è un esempio di come le tradizioni siano importanti perché un popolo non perda la propria identità.

LUNTANE, CCHIÙ LUNTANE


Tradizione Abruzzo
Pe cantà sta chiarità
ncore me sente tremà!
Tutte stu ciele stellate, tutte stu mare
Che me fa sugnà.
Ma pe ‘tte sole, pe ‘tte esce dall’anima me,
mezz’a stu ciele, stu mare, nu cantemente che nze po
tenè.

Luntane, cchiù luntane de li luntane stelle,


luce la luce cchiù belle
che me fa ncore cantà.
Luntane cchiù…

Marinà, s’ha da vugà tra tutta sta chiarità,


cante la vele a lu vente, nu cante granne che luntane và:
tu la si ddove vò i’ st’aneme pe’ ne’ murì
bella paranze. Luntane ‘nghe sti suspire tu i’ da menì.

Luntane...


Luntane, cchiù luntane


  • GENERE: popolare




  • PAESE D’ ORIGINE: Italia, Abruzzo




  • AUTORE: anonimo




  • LINGUA dialetto abruzzese







  • SIGNIFICATO Per cantare questo chiarore, in cuore mi sento tremare! Tutto questo cielo stellato, tutto questo mare che mi fa sognare. Ma per te solo, per te esce dall’anima mia, in mezzo a questo cielo, a questo mare, un canto che non si può trattenere. Lontano, più lontano delle lontane stelle, riluce la luce più bella che mi fa ancora cantare. Lontano… Marinaio, si deve remare tra tutto questo chiarore, canta la vela al vento un canto grande che lontano va. Tu lo sai, bella barca, dove vuole andare quest’anima per non morire… Lontano con questi sospiri tu devi venire. Lontano…

INNI NAZIONALI : ITALIA, SPAGNA E INGHILTERRA
Abbiamo preso in considerazione gli inni nazionali inerenti alle tre lingue che stiamo affrontando nel nostro ciclo di studi.
L'inno di Mameli: Un po' di storia


La poesia Fratelli d'Italia, messa in musica, fu ai tempi delle guerre per l'indipendenza
d'Italia una delle canzoni più in voga fra i combattenti.
Con la proclamazione della Repubblica (1946)
la composizione di Mameli - con alcuni tagli - diviene Inno ufficiale.


Dobbiamo alla città di Genova Il Canto degli Italiani, meglio conosciuto come Inno di Mameli. Scritto nell'autunno del 1847 dall'allora ventenne studente e patriota Goffredo Mameli, musicato poco dopo a Torino da un altro genovese, Michele Novaro, il Canto degli Italiani nacque in quel clima di fervore patriottico che già preludeva alla guerra contro l'Austria. L'immediatezza dei versi e l'impeto della melodia ne fecero il più amato canto dell'unificazione, non solo durante la stagione risorgimentale, ma anche nei decenni successivi. Non a caso Giuseppe Verdi, nel suo Inno delle Nazioni del 1862, affidò proprio al Canto degli Italiani - e non alla Marcia Reale - il compito di simboleggiare la nostra Patria, ponendolo accanto a God Save the Queen e alla Marsigliese. Fu quasi naturale, dunque, che il 12 ottobre 1946 l'Inno di Mameli divenisse l'inno nazionale della Repubblica Italiana.

e una figura umana dovesse simboleggiare con l'aspetto d'una seducente giovinezza il Risorgimento d'Italia, che pure ebbe stupendi uomini rappresentativi - Mazzini, Cavour, Garibaldi non si saprebbe quale innalzare e amare meglio che quella di Goffredo Mameli, poeta a quindici anni, guerriero a ventuno, avvolto a ventidue nella morte come nella nuvola luminosa in cui gli antichi favoleggiavano la scomparsa degli eroi.
Stirpe di marinai soldati, figlio d'un comandante di nave da guerra e d'una leggiadra donna che aveva fatto palpitare il cuore giovane di Giuseppe Mazzini, Goffredo è il romanticismo, è il patriottismo, è sopra tutto la poesia che fiorisce sull'azione. Frequenta l'università, prepara i suoi esami di diritto e intanto fiammeggia nel fuoco d'italianità de' suoi compagni, che lo sentono un capo.
Appena giunta a Genova la notizia delle Cinque Giornate parte alla testa d'un manipolo di giovani, si batte nella campagna del '48; s'agita perché non se ne subiscano con rassegnazione le tristi conseguenze militari, mazziniano puro, con la sua Genova impaziente e intollerante verso la Torino monarchica.
E' incerto se correre a Venezia o a Roma.
Si risolve per Roma.
E' di Mameli il telegramma "Venite, Roma, repubblica" in cui si invitava Mazzini a raggiungere la Repubblica Romana.
E' a fianco di Garibaldi, ma vuole prima di tutto trovarsi dove più rischiosamente si combatte.
Ferito a una gamba il 3 giugno in un combattimento nel quale s'era voluto gettare a ogni costo, fu male assistito nell'ospedale dai medici che avrebbero dovuto sollecitamente amputargli la parte offesa e invece tanto tardarono che poi l'operazione non valse più a salvarlo, ed egli spirò il 6 luglio, un mese prima di compiere i ventidue anni, recitando versi in delirio.



Testo di Goffredo Mameli, musica di Michele Novaro


ratelli d'Italia,
l'Italia s'è desta, 
dell'elmo di Scipio
s'è cinta la testa. 
Dov'è la Vittoria? 
Le porga la chioma, 
che schiava di Roma 
Iddio la creò. 
Stringiamoci a coorte, 
siam pronti alla morte. 
Siam pronti alla morte, 
l'Italia chiamò. 
Stringiamoci a coorte, 
siam pronti alla morte. 
Siam pronti alla morte, 
l'Italia chiamò, sì! 

Noi fummo da secoli 


calpesti, derisi, 
perché non siam popoli, 
perché siam divisi. 
Raccolgaci un'unica
bandiera, una speme: 
di fonderci insieme 
già l'ora suonò.
Stringiamoci a coorte, 
siam pronti alla morte. 
Siam pronti alla morte, 
l'Italia chiamò, sì! 

Uniamoci, uniamoci, 


l'unione e l'amore 
rivelano ai popoli 
le vie del Signore. 
Giuriamo far libero 
il suolo natio: 
uniti, per Dio, 
chi vincer ci può?
Stringiamoci a coorte, 
siam pronti alla morte. 
Siam pronti alla morte, 
l'Italia chiamò, sì! 

Dall'Alpe a Sicilia, 
Dovunque è Legnano; 
Ogn'uom di Ferruccio 
Ha il core e la mano; 
I bimbi d'Italia
Si chiaman Balilla; 
Il suon d'ogni squilla 
I Vespri suonò.
Stringiamoci a coorte, 
siam pronti alla morte. 
Siam pronti alla morte, 
l'Italia chiamò, sì! 
 

Son giunchi che piegano 
Le spade vendute;
Già l'Aquila d'Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d'Italia
E il sangue Polacco
Bevé col Cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamoci a coorte, 
siam pronti alla morte. 
Siam pronti alla morte, 
l'Italia chiamò, sì! 


l'elmo di Scipio: L'Italia ha di nuovo sulla testa l'elmo di Scipio (Scipione l'Africano), il generale romano che nel 202 avanti Cristo sconfisse a Zama (attuale Algeria) il cartaginese Annibale. L'Italia è tornata a combattere.

Le porga la chioma: La Vittoria sarà di Roma, cioè dell'Italia. Nell'antica Roma alle schiave venivano tagliati i capelli. Così la Vittoria dovrà porgere la sua chioma perché sia tagliata, perché la Vittoria è schiava di Roma che sarà appunto vincitrice.

coorte: nell'esercito romano le legioni (cioè l'esercito), era diviso in molte coorti. Stringiamoci a coorte significa quindi restiamo uniti fra noi combattenti che siamo pronti a morire per il nostro ideale.

calpesti: calpestati

Raccolgaci: la lingua di Mameli è la lingua poetica dell'Ottocento. Questo raccolgaci in italiano moderno sarebbe ci raccolga, un congiuntivo esortativo che assimila il pronome diretto. Il significato è: ci deve raccogliere, tenere insieme.

una speme: altra parola letteraria e arcaica. Significa speranza. Non c'è però da stupirsi troppo se Mameli usa queste parole. Nella lingua delle canzonette di musica leggera intorno al 1950, queste parole si trovano ancora.

fonderci insieme: negli anni di Goffredo Mameli l'Italia è ancora divisa in molti staterelli. Il testo dice che è l'ora di fondersi, di raggiungere l'unità nazionale.

per Dio: doppia interpretazione possibile. Per Dio è un francesismo e quindi significa "da Dio": se siamo uniti da Dio, per volere di Dio, nessuno potrà mai vincerci.
Certo è però che in italiano "per Dio" può essere anche una imprecazione, una esclamazione piuttosto forte. Che avrà mai voluto intendere Goffredo Mameli? Siccome aveva Vent'anni ci piace pensare che abbia voluto lui stesso giocare sul doppio senso (in fondo i suoi rapporti con il Vaticano non erano buonissimi, tant'è vero che è morto proprio a Roma dove combatteva per la Repubblica)

Dovunque è Legnano: ogni città italiana è Legnano, il luogo dove nel 1176 i comuni lombardi sconfissero l'Imperatore tedesco Federico Barbarossa

Ferruccio: ogni uomo è come Francesco Ferrucci, l'uomo che nel 1530 difese Firenze dall'imperatore Carlo V.

Balilla: è il soprannome del bambino che con il lancio di una pietra nel 1746 diede inizio alla rivolta di Genova contro gli Austro-piemontesi

I Vespri: Nel 1282 i siciliani si ribellano ai francesi invasori una sera, all'ora del vespro. La rivolta si è poi chiamata la rivolta dei Vespri siciliani

Le spade vendute: i soldati mercenari si piegano come giunchi e l'aquila, simbolo dell'Austria, perde le penne.

Il sangue polacco: L'Austria, alleata con la Russia (il cosacco), ha bevuto il sangue Polacco, ha diviso e smembrato la Polonia. Ma quel sangue bevuto avvelena il cuore degli oppressori




GOD SAVE THE QUEEN

Questo è il titolo del famosissimo inno nazionale britannico, suonato per la prima volta il 28 settembre 1745 a Londra. Salita al trono la regina Vittoria, il testo dell’inno è stato volto al femminile, divenendo da “God save the King” (“Dio salvi il Re”) “ God save the Queen” ( “ Dio salvi la Regina”).

Non è solo l’inno del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, ma anche di tutti gli stati che fanno parte del Commonwealth, un’istituzione che riunisce molte ex-colonie inglese che riconoscono nel Re o nella Regina inglesi il capo dello Stato.

Le strofe di questo inno nazionale  vengono perciò intonate nelle cerimonie ufficiali di nazioni quali l’Australia, Canada, Nuova Zelanda, Bahamas, Isola Figi, Grenada, Giamaica, isole Mauritius .



.

GOD SAVE THE QUEEN

( the British national anthem, about 1745 )



1.

God save our gracious Queen,

Long live our noble Queen,

God save the Queen!

Send her victorious,

Happy and glorious,

Long to reign over us;

God save the Queen!



2.

O Lord our God, arise,

Scatter her enemies

And make them fall;

Confound their politics,

Frustrate their knavish tricks,

On Thee our hopes we fix,

Oh, save us all!



3.

Thy choichest gifts in store

On her be pleased to pour;

Long may she reign;

May she defend  our laws,

And ever give us cause

To sing with heart and voice,

God save the Queen!



 

Dio salvi la regina ( inno nazionale britannico )

 

1.

Dio salvi la nostra graziosa Regina,

lunga vita alla nostra nobile Regina,

Dio salvi la Regina!

Donale la vittoria,

la felicità e la gloria,

possa regnare a lungo su di noi;

Dio salvi la Regina!

2.

O Signore, nostro Dio, sorgi,

disperdi i suoi nemici

e falli cadere;

confondi i loro intrighi,

frustra le loro manovre disoneste,

su di te sono riposte le nostre speranze,

oh, salvaci tutti!



3.

I regali più preziosi che conservi,

sii disposto a riversarli su di lei;

possa regnare a lungo;

possa difendere le nostre leggi

e sempre darci l’occasione

di cantare col cuore e con la voce,

“ Dio salvi la Regina!”

 








.


















 














La Marcha Real (Marcia Reale) è l'inno nazionale della Spagna.

È uno dei rari casi di inno nazionale senza un testo ufficiale: deriva dal fatto che in passato ogni re modificava il testo.

Si tratta di uno degli inni più antichi d'Europa. Viene menzionato per la prima volta nel 1761 nel Libro de Ordenanza de los toques militares de la Infantería Española di Manuel de Espinosa. In questo documento è riportata la partitura con il titolo di Marcha Granadera o Marcha de Granaderos ma l'autore è sconosciuto.

Lo scrittore Hugo Kehrer sostiene che questa opera sia stata composta da Federico il Grande di Prussia ma non cita fonti a sostegno delle sue affermazioni. Alcuni storici sottolineano le similitudini tra la Marcha Real ed alcune arie militari dell'epoca di Carlo V.

Nel 1770 il re Carlo III dichiarò la Marcha de Granaderos marcia d'onore formalizzando quindi l'usanza di utilizzarla nelle occasioni solenni. È stata eletta quindi ad inno nazionale senza nessuna disposizione scritta. Dopo la Rivoluzione gloriosa del settembre del 1868, il generale Prim indisse un concorso nazionale per creare un inno ufficiale ma non si presentò nessuno e quindi si continuò ad utilizzare come inno la Marcha de Granaderos.

La versione attuale fu commissionata al maestro Francisco Grau dopo l'approvazione della Costituzione spagnola del 1978. Nel 2008 è naufragato un tentativo di dare un testo ufficiale all'inno.


Testo


Come l'inno britannico, quello spagnolo non possiede un testo ufficiale. Anticamente ne furono scritti vari usati ufficiosamente e che riscossero grande popolarità. I versi più vecchi, composti da Ventura de la Vega, furono utilizzati a partire dall'anno 1843 :

Versione del testo di Eduardo Marquina (utilizzata ai tempi di Alfonso XIII di Spagna)


Marcha Real, Eduardo Marquina

Gloria, gloria, corona de la Patria,

soberana luz


que es oro en tu Pendón.

Vida, vida, futuro de la Patria,


que en tus ojos es
abierto corazón.

Púrpura y oro: bandera inmortal;


en tus colores, juntas, carne y alma están.

Púrpura y oro: querer y lograr;


Tú eres, bandera, el signo del humano afán.

Gloria, gloria, corona de la Patria,


soberana luz
que es oro en tu Pendón.

Púrpura y oro: bandera inmortal;


en tus colores, juntas, carne y alma están.

Gloria, gloria, corona della Patria

sovrana luce


che è oro nel tuo Stendardo.

Vita, vita, futuro della Patria,


che nei tuoi occhi è
cuore aperto.

Porpora e oro: bandiera immortale;


nei tuoi colori, insieme, carne ed anima stanno.

Porpora e oro: volere e riuscire;


Tu sei, bandiera, il segno dell'umano anelito.

Gloria, gloria, corona della Patria


sovrana luce
che è oro nel tuo Stendardo.

Porpora e oro: bandiera immortale;


nei tuoi colori, insieme, carne e anima stanno.







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