Scale di rilevazione degli atteggiamenti considerazioni del prof. Di franco




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SCALE DI RILEVAZIONE DEGLI ATTEGGIAMENTI

CONSIDERAZIONI DEL PROF. DI FRANCO



(lezione del 30 ottobre 2003)
Per rilevare proprietà di tipo psicologico, atteggiamenti, ci sono una serie di dispositivi appositamente inventati: sono le scale di atteggiamenti. Ce ne sono diverse. Vediamo le più famose:

  1. Scala di Bogardus – è la più antica. Fu pensata da Emory Bogardus nel 1928 come “scala di distanza sociale” rispetto agli stranieri in un contesto come quello degli Stati Uniti caratterizzato da forti conflitti etnici. La scala prevede 7 items (= frasi) ognuno dei quali rappresenta un indicatore di uno stesso concetto ma con gradiente diverso rispetto al concetto medesimo. Gli americano queste frasi le chiamano items ma io preferisco dire “frase” perchè ognuna di esse ha un senso compiuto ed esprime un significato in relazione al tipo di atteggiamento che si intende cogliere. E’ una scala molto “primitiva”, pionieristica. Vediamo ora come funziona. Si parte dal basso cioè dalla frase che esprime la massima “distanza” sociale “Li escluderebbe dal Paese?”: se l’intervistato risponde si l’intervista finisce e si etichetta la risposta data come “razzista”; se l’intervistato risponde no si passa alla frase successiva (quella superiore, caratterizzata da una distanza minore rispetto alla precedente) e così via fino a quando o risponde si o arriva all’inizio della scala (che corrisponde al massimo della tolleranza : “Lo accetterebbe come marito di sua figlia?”). Il punto debole di questa tecnica è che tutte le frasi sono assunte tutte come indicatori dello stesso concetto di “razzismo” e che fra l’una e l’altra ci fosse una graduazione di tipo gerarchico (nel senso che, partendo da quella con minore intensità, una era comprensiva dell’altra e quindi si può passare al livello superiore solo se si accetta quello inferiore) . Noi sappiamo però che questo rapporto univoco tra concetto ed indicatore non esiste perchè un indicatore può rappresentare concetti diversi (così come un concetto può essere rappresentato da più indicatori) e poi, ad esempio, io posso accettare uno straniero come vicino di casa ma essere contrario a concedergli la cittadinanza. Dobbiamo sempre tenere presente che le persone non sono “manuali” e che la coerenza può essere una virtù ma certamente non è qualcosa che contraddistingue l’essere umano. Comunque, con questa tecnica tutte e 7 le frasi vengono somministrate all’intervistato e poi si calcola la media dei valori delle frasi che si accettano.

  2. La scala di Thurstone (o AEI = scala ad intervalli che appaiono uguali) – Questa è una scala articolata in 11 frasi. La caratteristica è che queste frasi sono selezionate da un “monte frasi” costituito da 150 frasi che non vengono date in pasto agli intervistati ma vengono date in valutazione e dei “giudici” cioè a persone selezionate rispetto alla loro competenza (professori universitari, persone impegnate in associazioni) e che sono dunque in grado di valutare ciascuna di queste 150 frasi. Ogni giudice deve analizzare tutte le 150 frasi una per una e doveva dare ad esse una posizione andando da quella che conteneva il livello più basso a quella che conteneva il livello più alto (da 0 a 10) di significatività. Fatta questa prima valutazione delle 150 frasi si procedeva alla scelta delle 11 frasi, una da ciascun “picchetto”: fra tutte le frasi che avevano ottenuto lo stesso punteggio si sceglievano quelle che avevano ottenuto il maggior numero di consensi (cioè si sceglievano le frasi che aveva avuto il maggior numero di consensi rispetto al gradiente più attribuito mentre quelle attorno alle quali non si era creato consenso venivano scartate). Dopo di che si selezionavano le 11 migliori frasi ed erano quelle che venivano usate nella ricerca. Se i giudici sono buoni giudici le 11 frasi dovrebbero essere ordinate secondo intervalli assunti come della stessa ampiezza. Sicuramente la scala di Thurstone è più intersoggettiva rispetto a quella di Bogardus che, da solo, l’ha ideata e costruita. E’ evidente come la predisposizione di una scala Thurstone richieda ampio dispendio di tempo e soldi.

  3. La scala Likert - E’ una scala detta anche “Scala per somma” in quanto il punteggio attribuito ad ogni soggetto è dato dalla somma dei punteggi ottenuti ad ogni singola risposta. Il resto va bene quello che trovate sullo Statera.

Importanti sono le questioni della validità e della affidabilità della misurazione. Vediamole in particolare.



  1. Validità

Del concetto di validità abbiamo già parlato a proposito degli indicatori: un indicatore è valido quando rappresenta il concetto che deve rappresentare. Siccome le scale contengono un insieme di indicatori, se io costruisco una scala che tende a rilevare, ad esempio, l’opinione progressista ed il conservatorismo, quella scala dovrà effettivamente rilevare il progressismo o il conservatorismo; se invece rileva l’acquiescenza (= stato di deferenza che si può provare nei confronti di persone autorevoli) nei soggetti non è più valida perchè rilevo una cosa diversa da quella che io voglio rilevare.

La validità è una proprietà che non si può rilevare in maniera diretta: non c’è modo per rilevarla nè per misurarla. Esistono tuttavia criteri diversi per attribuire validità ad una scala:



  1. validazione a vista (o face to face): è il ricercatore che riconosce - in base alle sue esperienze, alle sue conoscenze, alla sua sensibilità - un indicatore come valido. Si tratta, in pratica, di un giudizio che un ricercatore dà su quell’indicatore.

  2. validazione mediante criterio: si può procedere a questo tipo di validazione soltanto se si dispone di un indicatore ritenuto valido per lo stesso concetto: il concetto da convalidare si mette cioè in relazione con l’indicatore già valicato. Il problema sorge da come è stato validato il concetto che oggi riteniamo tale, con quali strumenti: si tratta, naturalmente del criterio di validità a vista quindi la situazione è un po’ bizzarra dal momento che il primo indicatore l’ho validato a vista dunque non vedo perché per il secondo non dovrei fare altrettanto invece che mettendolo in relazione con il primo. Questo problema della validazione per criterio, assomiglia molto al problema dell’intercambiabilità degli indicatori. Alla domanda di fondo non si può rispondere perché noi sappiamo che il fatto che due indicatori siano intercambiabili non vuol dire che siano tutti e due validi dal momento che potrebbero essere intercambiabili anche se fossero tutti e due non validi: l’intercambiabilità non è prova di validità. Possiamo solo dire che se sono intercambiabili posso dire che la mia fiducia circa la validità di questi due indicatori, dopo un controllo di routine per saggiarne l’intercambiabilità, è cresciuta.

  3. Validità per costruzione: è una tecnica molto sofisticata che si caratterizza, rispetto alle altre, per il fatto che occorre fare esplicito riferimento ad una teoria sociologica o psicologica. Nel libro EDS c’è un bell’esempio di validità per costruzione nell’indagine sul “familismo” (cioè su ciò che porta a ritenere che la famiglia e la sfera privata debbano avere rilevanza su tutto il resto; a ritenere la propria famiglia come il centro dei propri interessi). Vediamo che mentre seguendo la via della validazione per criterio costruiamo sul nulla (in quanto il primo indice è validato a vista ed il secondo è validato mettendolo in relazione con il primo) in questo caso abbiamo un criterio esterno, una coerenza fra indicatore ed indice e una teoria sostantiva circa l’oggetto che deve essere rilevato dall’indicatore o dall’indice che sia. Quindi, se c’è concordanza tra ciò che dice la teoria e ciò che dimostra empiricamente l’indicatore si può parlare di validazione per costruzione.




  1. Attendibilità

Il concetto di attendibilità è meno complesso di quello della validità ed ha come referente la variabile, più che l’indicatore. Di solito, intendiamo la validità come “stabilità” dell’esito della rilevazione: noi diciamo che lo strumento è attendibile se registra nello stesso modo una stessa cosa rilevata due volte (esempio della bilancia: se dopo ripetute pesate il peso rilevato è lo stesso diciamo che lo strumento è attendibile). Mente la validità si può solamente stimare in maniera ipotetica, è possibile concepire l’attendibilità come risultato di alcune operazioni. La tecnica del test-ritest consiste appunto nel ripetere due volte la rilevazione. Ora, è ovvio che un conto è fare una prova di attendibilità su uno strumento come la bilancia ed un conto è saggiare l’attendibilità di variabili riproponendo alle stesse persone le stesse domande: occorre far passare almeno un mese affinché queste persone abbiano la possibilità di dimenticare le risposte date in precedenza e poi è complicato dover riprendere contatto con le stesse persone e ricreare anche la medesima “atmosfera”. E’ molto difficile ed è per questo che il test-ritest non si fa di frequente. Di solito si prende una scala, la si divide a metà e propongo alla persona le due metà come fossero cose diverse. Poi si calcola il risultato ottenuto per ogni individuo sommando i punteggi delle due semi-scale. Se la correlazione tra le due semi-scale è alta l’attendibilità è alta e viceversa: questo è vero in quanto è poco probabile che una persona risulti progressista in una metà della scala e conservatore nell’altra metà.

Si può concludere dicendo che:



“La maniera migliore per stimare la validità (che è più importante rispetto all’attendibilità) risponde alla domanda se noi abbiamo effettivamente rilevato ciò che dovevamo rilevare. Questa risposta non può essere data in maniera operativa o tecnica usando una procedura piuttosto che un’altra. Solo quando riusciamo a ricostruire in un insieme ricco e coerente (cioè ad inserire in un ben definito quadro teorico) tutti i piccoli tasselli che siamo riusciti ad individuare possiamo avere fiducia nel fatto che abbiamo controllato. Se alla fine della ricerca tutto ci risulta scollegato e privo di senso, vuol dire che abbiamo commesso degli errori e possiamo averli commessi in punti diversi: possiamo aver sbagliato la definizione del concetto o delle sue dimensioni, possiamo aver commesso degli errori da un punto di vista tecnico, oppure abbiamo sbagliato strada ed occorre fare un’altra ricerca che guardi verso un’altra direzione. Non si può avere mai certezza dei risultati: questa è una variabile che possiamo rilevare solo alla fine.


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