Plankthotrix rubescens: il caso di studio del lago di Vico




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Plankthotrix rubescens: il caso di studio del lago di Vico

Fin da quando l’umanità ha compreso l’assoluta importanza dell’acqua per la propria sopravvivenza e sviluppo ha cercato di proteggerne le caratteristiche di salubrità con una serie di norme igienico-sanitarie e in epoche più recenti anche con leggi promulgate con questa finalità.

In Italia, il Decreto legislativo 31/2001 è la legge di riferimento più importante in materia di tutela dell’acqua erogata ad uso umano.

L’articolo 4 afferma: “1. Le acque destinate al consumo umano devono essere salubri e pulite. 2. Al fine di cui al comma 1, le acque destinate al consumo umano: a) non devono contenere microrganismi e parassiti, né altre sostanze, in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana”.

(http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/01031dl.htm).

Il rispetto di questo Decreto è parte fondamentale e condizione minima e necessaria per la tutela della salute.


Inquinamento, eutrofizzazione e Cianobatteri: un problema sempre più rilevante

Il crescente fenomeno dell’eutrofizzazione - riduzione del quantitativo di ossigeno, aumento della clorofilla, dei nutrienti e della biomassa algale - nei corpi idrici utilizzati anche per l’approvvigionamento di acque erogate ad uso umano sta determinando situazioni di alterazioni degli ecosistemi acquatici che minacciano anche la salute delle persone.

Un elemento rappresentativo d’inquinamento e degrado delle acque superficiali è costituito non dalla presenza ma dalle fioriture massive del microorganismo Plankthotrix rubescens, detta comunemente alga rossa per il tipico colore rossastro che esse determinano nelle acque interessate da questo fenomeno.

Questo microrganismo appartiene al phylum dei Cianobatteri, la sua presenza soprattutto nei laghi, nei bacini artificiali e nei fiumi a lento scorrimento ha origine naturale e svolge un ruolo fondamentale in quanto contribuisce alla fissazione dell’azoto atmosferico.

Solitamente sono gli uccelli acquatici che fanno da vettori trasportandone i filamenti da siti già colonizzati.

La sua enorme capacità di sviluppo è legata essenzialmente alla grande disponibilità di composti azotati e in misura minore a quella di fosfati (in particolare gli ortofosfati), composti che perlopiù arrivano nei corpi idrici per dilavamento da aree agricole circostanti trattate con fertilizzanti chimici, da scarichi fognari e altre fonti di inquinamento; anche la temperatura e la luce sono elementi che condizionano lo sviluppo algale.

La presenza di Cianobatteri tossici è stata segnalata nel Nord Europa, in Asia, Africa, Australia, nell’America del Nord, in quella del Sud, e dalla fine degli anni 70, in numero sempre più crescente, in molti invasi e laghi italiani, tra questi il lago di Albano, il lago di Nemi e quello di Vico nella Regione Lazio.

Il crescente inquinamento antropico delle matrici fondamentali per la vita ovvero l’acqua, l’aria e i suoli, in particolare con alterazione dei naturali livelli di azoto e fosforo, è parte determinante dei processi di eutrofizzazione che favoriscono e al tempo stesso sono alimentati dalle fioriture algali massive, durante le quali la loro densità cellulare può raggiungere milioni di cellule per litro e il cui risultato macroscopico è la colorazione di un rosso intenso delle acque coinvolte, mentre il risultato microscopico consiste nella produzione e rilascio di cianotossine-microcistine, sostanze tossiche e cancerogene per l’habitat acquatico e per la salute umana.

Attualmente si conoscono oltre novanta varianti di microcistine prodotte da un numero di specie appartenenti a non più di dieci generi cianobatterici e tutti i lavori scientifici concordano sulla necessità di approfondire studi e indagini per meglio comprendere le loro complesse e ancora in parte sconosciute dinamiche patogene.

Queste microcistine sono prodotte e contenute all’interno delle cellule e vengono rilasciate all’esterno per fenomeni di senescenza e lisi cellulare (e questo può avvenire anche a seguito dei processi di clorazione per la potabilizzazione) contaminando così un’ampia gamma di organismi acquatici e le acque.

Il cianobatterio Planktothrix rubescens produce numerosi tipi di tossine - eptapeptidi ciclici a basso peso molecolare - dette microcistine a valenza epatotossica, gastroenterica e con possibile azione cancerogena.

In particolare una tossina, la microcistina LR, è stata la prima di cui si è documentata la capacità di determinare gravi patologie per la salute umana e danno alla flora e fauna.

Come riportato da una sempre più corposa letteratura scientifica le microcistine determinano danni istologici a carico del fegato, organo bersaglio principale, dei polmoni e dei reni, e fungono anche da promotori tumorali, ed è stata segnalata inoltre la loro azione come fattori di interferenza endocrina (endocrine disrupt) e genotossica.

Un ben studiato e confermato meccanismo d’azione con cui le microcistine esplicano la loro azione patologica e oncogena è quello mediato dalla attivazione della fosforilasi A e dalla inibizione delle fosfatasi proteiche tipi 1 (PP1) e tipo 2 (PP2).

Gli effetti della microcistina LR sulle persone e gli animali possono così essere riassunti:

epatotossicosi acuta per ingestione diretta;

polmoniti allergiche ed epatotossicosi se respirate, nel corso di attività ricreative e sportive in sistemi idrici contaminati da alghe in fase di fioritura;

promozione di tumori, se ingerite in dosi sub-acute per diverso tempo (in particolare tumori epatici, gastrointestinali, epiteliali).

Questa stessa microcistina è classificata dall’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro-Iarc (International Agency Research on Cancer) come elemento cancerogeno di classe 2b e pertanto secondo il Principio di Precauzione l’unico livello veramente protettivo dovrebbe essere la sua totale assenza nelle acque e negli alimenti.

Le persone possono essere esposte alle tossine attraverso l’ingestione di acqua ad uso potabile contaminata, tramite la balneazione, l’inalazione di aerosol durante attività ricreative in prossimità delle aree di fioritura dell’alga, con l’assunzione di alimenti trattati e realizzati con acque contaminate (la microcistina non è termolabile), durante i trattamenti di emodialisi.

La fauna ittica che vive nei bacini e negli invasi contaminati è anch’essa esposta alle tossine così come gli animali, nel caso vengano abbeverati con acque contaminate dalle microcistine, e le specie vegetali irrigate con le stesse.

La flora e la fauna contaminata da queste microcistine possono divenire così ulteriori vettori di esposizione per le persone in quanto entrano a far parte della catena alimentare.


Il caso del lago di Vico

Il lago di Vico in provincia di Viterbo per la sua bellezza e le particolari e pregiate caratteristiche del suo ecosistema è stato classificato come Sito d’importanza comunitaria- Sic - n. IT6010024 e Zona di protezione speciale - ZPS - n. IT6010057.

Proprio per proteggere questo delicato ecosistema nel 1982 veniva istituita la Riserva naturale regionale del lago di Vico (legge regionale del 28 settembre 1982 n. 47 e successiva legge regionale del 24 dicembre 2008 n. 24) che tra gli svariati compiti avrebbe dovuto anche “ preservare l'equilibrio biologico del lago e l'effettiva potabilità delle sue acque” a tutela del diritto alla salute delle popolazioni che da questo lago attingono acqua ad uso umano.

Questa protezione non sembra essere stata adeguata e sufficiente come dimostrato dal fatto che il lago continua da anni ad essere affetto da un gravissimo processo di eutrofizzazione caratterizzato da una marcata riduzione del quantitativo di ossigeno nelle sue acque e in particolare da frequenti ed importanti fioriture proprio del cianobatterio Plankthotrix rubescens; fioriture che solo di recente si sono un po’ attenuate per la mitezza dei periodi invernali e per una altrettanto lieve riduzione del quantitativo di fosforo presente nei fertilizzanti utilizzati nelle vaste aeree circostanti adibite in particolare alla agricoltura intensiva e chimica del nocciolo.

Come già rappresentato in più circostanze e negli ultimi sette anni di documentazione e studio su questa vicenda dall’Associazione italiana medici per l’ambiente - Isde (International Society of Doctors for the Environment - Italia), continuano ad essere forti i motivi di preoccupazione per il rischio sanitario delle popolazioni che vivono nei due Comuni rivieraschi di Caprarola e di Ronciglione poichè i loro acquedotti sono riforniti in misura preponderante da acque captate proprio da questo lago.

Nei due Comuni viterbesi si susseguono da anni ordinanze di non potabilità delle acque che attestano il potenziale rischio per la salute dei cittadini che possono essere esposti, e ormai da lungo periodo, alle sostanze tossiche e cancerogene presenti in esse ovvero: attraverso il loro uso come bevande, preparazioni alimentari, per fini igienico-sanitari e con il consumo di fauna ittica proveniente dal lago e prodotti orto-frutticoli di colture irrigate con acque captate dal lago.

Dall’ archivio di documentazione dell’Isde di Viterbo e dai risultati delle analisi eseguite nel corso del 2013 dall’ArpaLazio- sezione di Viterbo e dall’Istituto superiore di Sanità sulle acque erogate ad uso umano nei due Comuni si evince ancora l’inadeguatezza dei sistemi di potabilizzazione attualmente in uso nel garantire costantemente, completamente ed efficacemente acque che rispondano alle caratteristiche di potabilità e salubrità secondo quanto previsto dal già citato Decreto legislativo 31/2001.

Nel 2010, nel corso dei lavori di un tavolo tecnico ad hoc presso la sede la Provincia di Viterbo convocato sul tema “Attività di contrasto al degrado della qualità delle acque del lago di Vico”, sono stati presentati inoltre dati allarmanti che hanno evidenziato anche la presenza di altre sostanze tossiche e cancerogene, di norma estranee alle acque del lago (mercurio, idrocarburi policiclici aromatici - IPA), e nei suoi sedimenti alte concentrazioni di Arsenico, Cadmio e Nichel, sulla cui presenza e provenienza sempre l’Isde di Viterbo ha più volte chiesto l’avvio di specifiche indagini.

La gravità della situazione di degrado e inquinamento del lago di Vico ha dato origine a indagini della magistratura, a numerosissime interrogazioni di deputati, senatori, europarlamentari e consiglieri regionali.

Il Commissario all'Ambiente dell'Unione Europea è stato costantemente informato del perdurare di questa situazione ed è intervenuto più volte richiamando al rispetto degli obblighi di legge in materia ambientale e sanitaria e delle norme comunitarie anche in vista degli obiettivi di qualità per le acque di superficie da raggiungere entro l’anno 2015 (http://ec.europa.eu/environment/pubs/pdf/factsheets/wfd/it.pdf ) .

L’ Isde di Viterbo insieme al Coordinamento-Isde dell’Alto Lazio è intervenuta costantemente con appelli, segnalazioni ed esposti presso le competenti Istituzioni ed ha promosso convegni scientifici ed incontri di informazione ed ha inoltre elaborato una serie di interventi per avviare una bonifica e un vero risanamento dell’ecosistema del lago di Vico e per la tutela della salute delle popolazioni. Questi interventi, fatte salve le specifiche peculiarità di ogni area territoriale e corpo idrico affetto da questa problematica, possono essere di riferimento generale.

In sintesi:


  • drastica riduzione dell’uso di fitofarmaci in tutta la conca del lago di Vico con progressiva riconversione al biologico di tutte le attuali forme di coltivazioni agricole;

  • controllo e verifica di tutti gli scarichi fognari delle utenze private e pubbliche poste in prossimità del lago;

  • verifica e contrasto della possibile azione di inquinamento esercitata da agenti contaminanti individuati nel sottosuolo del dismesso Magazzino Materiali di Difesa Nbc (nucleare, batteriologico, chimico) di Ronciglione, ubicato anch’esso in prossimità delle sponde del lago e in attesa da anni di bonifica;

  • controllo e repressione delle possibili attività illecite condotte all’interno e in prossimità della Riserva naturale;

  • abbandono immediato della captazione di acqua dal lago di Vico e contestuale reperimento di fonti alternative di approvvigionamento idrico per i cittadini, le scuole, gli esercizi pubblici e le industrie alimentari di Caprarola e Ronciglione;

  • ricerca immediata di fonti idriche definitive ed alternative a quelle lacustri (costruzione di nuovi pozzi e potenziamento della captazione da quelli già esistenti da dotare di dearsenificatori);

  • immediata installazione di impianti pilota per lo studio di una potabilizzazione extralacustre veramente efficace delle acque in relazione alle loro criticità e ricerca di nuove falde di captazione;

  • costante monitoraggio, almeno con frequenza mensile, di tutte le sostanze tossiche e cancerogene che possono contaminare le acque destinate a consumo umano, la fauna e la flora lacustre;

  • biomonitoraggio per sostanze inquinanti della fauna lacustre, della flora lacustre e i prodotti orto-frutticoli coltivati nelle aree prossime al lago;

  • informazione ampia e diffusa ai cittadini, negli studi medici, nelle scuole, negli ambulatori della Asl e presso l’ospedale di Ronciglione;

  • inizio immediato di un monitoraggio di lungo periodo relativo allo stato di salute delle persone e in particolare dei bambini;

  • screening gratuiti per le popolazioni esposte al cosiddetto “ effetto cocktail” determinato dall’esposizione contemporanea a più cancerogeni e sostanze tossiche presenti nelle acque del lago, in particolare: arsenico, metalli pesanti, pesticidi e microcistine algali.


Conclusioni

Per ridurre ed ostacolare fenomeni di inquinamento e degrado come quelli del lago di Vico è necessario prima di tutto un profondo ripensamento in tutti i settori dell’economia.

La logica dominante di sfruttamento ed inquinamento delle risorse del pianeta, a servizio di una economica cieca e priva di etica, deve essere abbandonata e sconfitta attraverso il riconoscimento del primato e del rispetto di quella rete della vita che comprende la biosfera e tutte le specie viventi e di cui l’acqua salubre e pulita è un nodo di importanza cruciale e insostituibile.

Un ruolo di grande rilevanza spetta quindi anche al settore agricolo che deve essere tra i principali protagonisti nella difesa dei beni comuni: acqua, territorio, paesaggio, salute e diritto al lavoro.

I millenari saperi della tradizione agricola devono tornare protagonisti assoluti anche attraverso una sempre maggiore estensione delle coltivazioni biologiche e biodinamiche e riducendo così, con convinzione e celerità, l’utilizzo di fertilizzanti e pesticidi di sintesi chimica dannosi per la salute e l’ambiente.

E’ l’acqua che ha permesso la vita sul pianeta Terra e che ancora permette la vita di tutte le specie. Essa deve essere salubre e non deve essere trasformata in una minaccia perché inquinata e contenente miscele di sostante tossiche e cancerogene.

Essa è una risorsa non illimitata che va protetta con il risparmio e la razionalizzazione della sua distribuzione, con la salvaguardia e il risanamento degli ecosistemi e dei bacini idrici utilizzati per approvvigionamento di acque potabili, con il miglioramento del sistema degli acquedotti, del trattamento delle acque reflue e con il loro riciclo, e con concrete politiche di tutela e risanamento ambientale e una convinta lotta ad ogni forma di inquinamento.

E’ necessario inoltre che le vigenti leggi in materia di salubrità delle acque siano applicate con rigore e in senso sempre maggiormente cautelativo per una concreta protezione di salute e ambiente.

dottoressa Antonella Litta

medico di medicina generale, specialista in reumatologia, referente dell'Associazione italiana medici per l'ambiente (International Society of Doctors for the Environment - Italia).



e-mail: isde.viterbo@gmail.com

Per approfondire:

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  • Bruno M., Messineo V., Mattei D., Melchiorre S., Dinamica di specie algali tossiche nei laghi di Albano e Nemi. Roma, Istituto Superiore di Sanità; (Rapporti ISTISAN 04/32).

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