Piero Cantoni Novus Ordo Missae e Fede Cattolica




старонка13/18
Дата канвертавання24.04.2016
Памер0.72 Mb.
1   ...   10   11   12   13   14   15   16   17   18

APPENDICE




Documenti del magistero che costituiscono

il contesto remoto del novus ordo missae

A. natura sacrificale della messa


a) Documenti immediatamente precedenti il Vaticano II


1. L'augusto Sacrificio dell'altare non è .(...) una pura e semplice commemorazione della passione e morte di Gesù Cristo, ma è un vero e proprio sacrificio, nel quale, immolandosi incruentemente, il Sommo Sacerdote fa ciò che fece una volta sulla Croce offrendo al Padre tutto se stesso, vittima graditissima.

(Pio XII, Lettera enc. Mediator Dei, 20 nov. 1947: Insegnamenti pontifici, vol. 8: La Liturgia [Roma 19592] n. 552)

2. Sulla Croce (...) Egli offrì a Dio tutto se stesso e le sue sofferenze, e l'immolazione della vittima fu compiuta per mezzo di una morte cruenta liberamente subita; sull'altare, invece, a causa dello stato glorioso della sua umana natura, «la morte non ha più dominio su di Lui» (Cfr. san Tommaso, Somma teologica III, q. 22, a. 4) e quindi non è possibile l'effusione del sangue; ma la divina sapienza ha trovato il modo mirabile di rendere manifesto il sacrificio del nostro Redentore con segni esteriori che sono simboli di morte. Giacché, per mezzo della transustanziazione del pane in corpo e del vino in sangue di Cristo, come si ha realmente presente il suo corpo così si ha il suo sangue; le specie eucaristiche poi, sotto le quali è presente simboleggiano la cruenta separazione del corpo dal sangue. Così il memoriale della sua morte reale sul Calvario si ripete in ogni sacrificio dell'altare, perché per mezzo di simboli distinti si significa e dimostra che Gesù Cristo è in stato di vittima.

(Ibid., n. 554)



b) Concilio Vaticano II


3. Il nostro Salvatore nell'ultima Cena, la notte in cui fu tradito, istituì il Sacrificio eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue, onde perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il Sacrificio della Croce, e per affidare così alla sua diletta Sposa, la Chiesa, il memoriale della sua morte e della sua risurrezione: sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l'anima viene ricolma di grazia e ci è dato il pegno della gloria futura.

(Sacrosanctum concilium, n. 47: EV 1, 87)

4. Ogni volta che il sacrificio della croce (...) viene celebrato sull'altare, si effettua l'opera della nostra redenzione.

(Lumen gentium, n. 3: EV 1, 286; cfr. anche Presbyterorum ordinis, n. 13 e Sacrosanctum concilium, n. 2)

5. (I presbiteri) nel sacrificio della messa rendono presente e applicano (cfr. Concilio di Trento), fino alla venuta del Signore (cfr. 1 Cor 11, 26), l'unico sacrificio del nuovo testamento, il sacrificio cioè di Cristo, che una volta per tutte si offre al Padre quale vittima immacolata (cfr. Ebr 9, 11-28).

(Lumen gentium, n. 28: EV 1, 354)

6. ... Questo sacrificio (il sacrificio di Cristo) ... per mano dei presbiteri e in nome di tutta la chiesa, viene offerto nell'eucarestia in modo incruento e sacramentale, fino al giorno della venuta del Signore (cfr. 1 Cor 11, 26).

(Presbyterorum ordinis, n. 2: EV 1, 1247)

7. (Necessità della predicazione della parola da parte dei presbiteri)... questo vale soprattutto nel caso della liturgia della parola nella celebrazione della messa, in cui si realizza un'unità inscindibile fra l'annuncio della morte e resurrezione del Signore, la risposta del popolo che ascolta e l'oblazione stessa con la quale Cristo ha confermato nel suo sangue la nuova alleanza; a questa oblazione si uniscono i fedeli sia con i loro voti sia con la ricezione del sacramento.

(Presbyterorum ordinis, n. 4: EV 1, 1251)

8. (I presbiteri amministrano i sacramenti)... e soprattutto con la celebrazione della messa offrono sacramentalmente il sacrificio di Cristo.

... I presbiteri insegnano ai, fedeli a offrire la divina vittima a Dio Padre nel sacrificio della messa...

La casa di preghiera – (...) in cui la presenza del Figlio di Dio nostro Salvatore, che si è offerto per noi sull'altare del sacrificio, viene venerata a sostegno e consolazione dei fedeli – ...

(Ibid. 1252-1256)


c) Documenti postconciliari

9. Giova ricordare quello che è come la sintesi e l'apice di questa dottrina, che cioè nel mistero eucaristico è rappresentato in modo mirabile il Sacrificio della Croce una volta per sempre consumato sul Calvario; vi si richiama perennemente alla memoria e ne viene applicata la virtù salutifera in remissione dei peccati che si commettono quotidianamente.

(Paolo VI, Lettera enc. Mysterium fidei, 3 sett. 1965: EV 2, 415)

10. ... Il Signore s'immola in modo incruento nel Sacrificio della Messa che rappresenta il Sacrificio della Croce, applicandone la virtù salutifera, nel momento in cui, per le parole della consacrazione comincia ad essere sacramentalmente presente, come spirituale alimento dei fedeli, sotto le specie del pane e del vino.

(Ibid. 421)

11. ... La Chiesa, fungendo in unione con Cristo da sacerdote e da vittima, offre tutta intera il Sacrificio della Messa e tutta intera vi è offerta. Questa mirabile dottrina, già insegnata dai Padri (cfr. sant'Agostino, De civitate Dei X, 6: PL 41, 284), recentemente esposta dal Nostro predecessore Pio XII di f.m. (cfr. Mediator Dei: La Liturgia, n. 570), ultimamente espressa dal Concilio Vaticano II nella Cost. De Ecclesia, a proposito del popolo di Dio (cfr. Lumen gentium, n. 11), Noi desideriamo ardentemente che sia sempre più spiegata e più profondamente inculcata nell'animo dei fedeli, salva però, com'è giusto, la distinzione, non solo di grado, ma anche di natura, che passa tra il sacerdozio dei fedeli e quello gerarchico (cfr. Lumen gentium, n. 10).

(Ibid. 419)

12. ... La Chiesa, nel Sacrificio che offre, ha imparato ad offrire sé medesima come sacrificio universale, applicando per la salute del mondo intero l'unica ed infinita virtù redentrice del Sacrificio della Croce.

(Ibid. 420)

13. I fedeli, quando venerano Cristo presente nel Sacramento, ricordino che questa presenza deriva dal Sacrificio e tende alla Comunione, sacramentale e spirituale insieme.

(Sacra Congr. dei Riti, Istr. Eucharisticum mysterium, 25 maggio 1967, n. 50: EV 2, 1350; Rituale Rom., De sacra Communione et de cultu mysterii eucharistici extra Missam, n. 80, ed. typ. Vat. 1973, p. 36)

14. ... La messa, o cena del Signore, è contemporaneamente e inseparabilmente:

— sacrificio in cui si perpetua il sacrificio della croce;

— memoriale della morte e della resurrezione del Signore che disse «Fate questo in memoria di me» (Le 22, 19);

— sacro convito in cui, per mezzo della comunione del corpo e del sangue del Signore, il popolo di Dio partecipa ai beni del sacrificio pasquale, rinnova il nuovo patto fatto una volta per sempre nel sangue di Cristo da Dio con gli uomini, e nella fede e nella speranza prefigura e anticipa il convito escatologico nel regno del Padre, annunziando la morte del Signore «fino al suo ritorno».

(Istr. Eucharisticum mysterium: EV 2, 1296)

15. Nella Messa (...) il sacrificio e il sacro convito appartengono allo stesso mistero al punto da essere legati l'uno all'altro da strettissimo vincolo. Infatti il Signore nello stesso sacrificio della messa si immola quando «comincia ad essere sacramentalmente presente, come spirituale alimento dei fedeli, sotto le specie del pane e del vino» (Mysterium fidei).

(Ibid. 1297)

16. La celebrazione eucaristica, che si compie nella messa, è azione non solo del Cristo, ma anche della Chiesa. In essa infatti il Cristo, perpetuando nei secoli in modo incruento il sacrificio compiuto sulla croce, mediante il ministero dei sacerdoti, si offre al Padre per la salvezza del mondo. E la chiesa, sposa e ministra di Cristo, adempiendo con lui all'ufficio di sacerdote e di vittima, lo offre al Padre e insieme offre tutta se stessa con lui.

(Ibid. 1298)

17. Questo Sacrificio, come la stessa passione di Cristo, sebbene sia offerto per tutti, non ha effetto se non in coloro che si uniscono alla passione di Cristo con la fede e la carità... Ad essi tuttavia giova più o meno secondo la misura della loro devozione.

(Ibid. 1312)

18. La messa è e rimane la memoria dell'ultima Cena di Cristo, nella quale il Signore, tramutando il pane e il vino nel suo Corpo e nel suo Sangue, istituì il Sacrificio del Nuovo Testamento, e volle che, mediante la virtù del suo sacerdozio, conferita agli Apostoli, fosse rinnovato nella sua identità, solo offerto in modo diverso, in modo cioè incruento e sacramentale, in perenne memoria di Lui, fino al suo ritorno.

(Paolo VI, Allocuz. nell'udienza generale del 19 novembre 1969: AAS 61, 1969, p. 779)

19. Tutta la tradizione della Chiesa insegna che i fedeli, per mezzo della Comunione sacramentale, si inseriscono in modo più perfetto nella celebrazione eucaristica. In tal modo infatti partecipano pienamente al Sacrificio eucaristico, cioè non soltanto con la fede e la preghiera, né si uniscono a Cristo, offerto sull'altare, soltanto spiritualmente, ma anche ricevono lui stesso sacramentalmente, così da attingere frutti più abbondanti da questo santo Sacrificio.

(Sacra Congr. per il Culto Div., Istr. Sacramentali Communione, 29 giugno 1970: EV 3, 2629)

20. Questo Sacrificio non è semplicemente un rito commemorativo di un sacrificio passato. Infatti in esso Cristo, per mezzo del ministero dei sacerdoti, perpetua nel corso dei secoli in modo incruento il Sacrificio della Croce e nutre i fedeli di se stesso, pane di vita, affinché, riempiti dell'amore di Dio e del prossimo, diventino un popolo sempre più accetto a Dio.

(Sacra Congr. per il Clero, Direttorio catechistico generale, 11 aprile 1971, n. 58: EV 4, 540)

21. Non è l'uomo che celebra l'Eucarestia, ma lo stesso Cristo; infatti per il ministero dei sacerdoti egli offre se stesso nel sacrificio della Messa. L'azione sacramentale è, innanzi tutto, azione di Cristo, del quale i ministri della Chiesa sono come strumenti.

(Ibid. 534)

22. L'Ordine configura in modo particolare a Cristo mediatore alcuni membri del popolo di Dio, conferendo loro il potere sacro... di fare le veci di Cristo nell'offrire il sacrificio della Messa e nel presiedere il banchetto eucaristico.

(Ibid. 537)

23. A questo sacrificio di rendimento di grazie, di propiziazione, di impetrazione e di lode i fedeli partecipano con maggiore pienezza, quando non solo offrono al Padre con tutto il cuore, in unione con il sacerdote, la sacra vittima e, in essa, loro stessi, ma ricevono pure la stessa vittima nel sacramento.

(Istr. Eucharisticum mysterium: EV 2, 1300)

24. ... Gesù morì egli stesso per i nostri peccati, e risuscitò per la nostra giustificazione. Per questo, nella notte in cui fu tradito e diede inizio alla sua passione salvatrice, istituì il Sacrificio della nuova alleanza nel suo sangue, per la remissione dei peccati...

(Rituale Rom., Rito della penitenza, introd. n. 1 CEI, Roma 1974, p. 14)

25. Nel Sacrificio della Messa viene ripresentata la passione di Cristo; il suo Corpo dato per noi e il suo Sangue per noi sparso in remissione dei peccati, nuovamente vengono offerti dalla Chiesa a Dio per la salvezza del mondo intero. Nell'Eucaristia infatti Cristo è presente e viene offerto come «sacrificio di riconciliazione», e perché il suo santo Spirito «ci riunisca in un solo corpo».

(Ibid. n. 2, pp. 14-15)

26. Il sacramento del corpo e del sangue di Cristo, dato alla chiesa per costituirla, per la sua stessa natura comporta:

— il potere ministeriale conferito da Cristo ai suoi Apostoli e ai loro successori, i vescovi con i presbiteri, per attualizzare sacramentalmente il suo atto sacerdotale con cui si è offerto una volta per sempre al Padre nello Spirito Santo e si è dato ai suoi fedeli affinché siano uno con lui...

(Segr. per l'unità dei cristiani, Istr. In quibus rerum circumstantiis, 1 giugno 1972: EV 4, 1627)

27. ... Il sacramento dell'eucaristia non è soltanto un convito fraterno, ma è, ad un tempo, il memoriale che rende presente ed «attualizza» il sacrificio del Cristo e la sua offerta mediante la chiesa...

(Sacra Congr. per la Dottr. della Fede, Dichiaraz. Inter insigniores, 15 ott. 1976: EV 6, 2129)

28. L'eucarestia è soprattutto un sacrificio (...).

... In virtù della consacrazione, le specie dei pane e del vino, ripresentano (cfr. Concilio di Trento), in modo sacramentale e incruento, il sacrificio cruento propiziatorio offerto da lui in croce al Padre per la salvezza del mondo.

(Giovanni Paolo Il, Lettera enc. Dominicae Cenae, 24 febb. 1980: EV 7, 190.195)

29. ... Questa celebrazione eucaristica non fa numero con il Sacrificio della Croce; non vi si aggiunge e non lo moltiplica. La Messa e la Croce non sono che lo stesso e unico Sacrificio (cfr. Lettera Dominicae Cenae, n. 9).

E tuttavia la frazione eucaristica del pane ha una funzione essenziale, quella di metterci a disposizione l'offerta primordiale della Croce. La rende attuale oggi per la nostra generazione. Rendendo veramente presenti il Corpo e il Sangue di Cristo sotto la specie del pane e del vino, essa rende – nello stesso tempo – attuale e accessibile, alla nostra generazione, il Sacrificio della Croce, che resta, nella sua unicità, il perno della storia della salvezza, l'articolazione essenziale tra il tempo e l'eternità. L'Eucaristia è così, nella Chiesa, l'istituzione sacramentale che in ogni periodo serve da «collegamento» al sacrificio della Croce, che offre una presenza insieme reale e operante, in modo che esso possa manifestare in ogni epoca la sua potenza di salvezza e di risurrezione. Grazie alla successione apostolica e alle ordinazioni, Cristo ha dato alle parole con cui ha istituito l'Eucaristia, unite all'azione del suo Spirito, forza e potenza fino al tempo del suo ritorno. È Lui che le pronunzia per bocca del sacerdote che consacra; è Lui che così ci fa partecipi alla frazione del pane del suo unico Sacrificio.

(Giovanni Paolo II, Messaggio televisivo al Congresso Eucaristico di Lourdes, 21 luglio 1981: La traccia 7, 1981, pp. 468-469)

30. Il sacramento più grande è la santissima Eucaristia, nella quale lo stesso Cristo Signore è contenuto, offerto e ricevuto e per mezzo della quale vive e cresce continuamente la Chiesa. Il sacrificio eucaristico, memoriale della morte e della resurrezione del Signore, in cui è perpetuato nei secoli il Sacrificio della Croce, è il culmine e la fonte di tutto il culto e la vita cristiana, mediante il quale è significata e fatta l'unità del popolo di Dio ed è perfezionata l'edificazione del corpo di Cristo...

(Codex Iuris Canonici auctoritate loannis Pauli PP. II promulgatus, Libreria Editrice Vaticana, Roma 1983, Can. 897)

31. La celebrazione eucaristica è azione dello stesso Cristo e della Chiesa in cui Cristo Signore, per il ministero dei sacerdoti, offre se stesso, sostanzialmente presente sotto le specie del pane e del vino, a Dio Padre e si dona ai fedeli, associati nella sua offerta, come cibo spirituale.

(Ibid. Can. 899, 1)

32. Ogni volta che ci raduniamo per partecipare all'Eucaristia, sappiamo che ci parleranno i testi ispirati della Sacra Scrittura, i brani scelti dall'Antico e dal Nuovo Testamento; che le nostre labbra pronunceranno le parole della preghiera liturgica di adorazione, di ringraziamento, di propiziazione, di impetrazione. Tuttavia, al di sopra di tutto ciò, parla la Croce invisibile del Calvario e il sacrificio offerto su di essa. Le parole della transustanziazione si riferiscono direttamente a quel Sacrificio e non soltanto lo evocano nella memoria, ma lo ripetono di nuovo, lo compiono di nuovo, in modo incruento, sotto le specie del pane e del vino...

(Giovanni Paolo II, omelia del 23 febb. 1980: La parola di Giovanni Paolo II 2-3, 1980, p. 23)

33. Sulla «mensa dominica» si rinnova l'oblazione sacrificale con cui. Cristo ci ha redenti. Partecipandovi, i cristiani di tutti i tempi e di tutti i luoghi sanno di impegnarsi a condurre un'esistenza immolata, grazie alla quale potranno giungere, nell'ultimo compimento, al mattino pasquale della risurrezione.

(Idem, Ai vescovi italiani durante la celebrazione giubilare, 15 aprile 1983: La traccia 4, 1983, p. 369)

34. Il Tridentino, poi, interpretando le affermazioni degli apostoli, della lettera agli Ebrei e di tutta la Chiesa primitiva, afferma e spiega che la Eucaristia è «presenza sacrificale» di Cristo nel tempo, è cioè la rinnovazione del Sacrificio della Croce.

(Idem, Alle religiose di Milano e della Lombardia, 20 maggio 1983: La traccia 5, 1983, p. 495)

35. ... La celebrazione dell'Eucaristia viene spesso intesa semplicemente come un atto della comunità locale radunata per commemorare l'ultima cena del Signore mediante la frazione del pane. Sarebbe quindi più un convito fraterno, nel quale la comunità si ritrova e si esprime, che non la rinnovazione sacramentale del sacrificio di Cristo, la cui efficacia salvifica si estende a tutti gli uomini, presenti o assenti, sia vivi che defunti.

(S. Congr. per la Dottr. della Fede, lettera Sacerdotium ministeriale del 6 agosto 1983: Osservatore Romano 9 sett. 1983)
B. presenza reale

a) Documenti immediatamente precedenti il Vaticano II

36. Né mancano coloro che sostengono che la dottrina della transustanziazione, in quanto fondata su di un concetto antiquato di sostanza, deve essere corretta in modo da ridurre la presenza reale di Cristo nell'Eucarestia ad un certo simbolismo, per cui le specie consacrate non sarebbero altro che segni efficaci della presenza spirituale di Cristo e della sua intima unione con i membri fedeli del Corpo mistico.

(Pio XII, Lettera enc. Humani generis, 12 agosto 1950: FdC 429)
b) Concilio Vaticano II

37. Per celebrare un'opera così grande (il suo mistero pasquale), Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, e in modo speciale nelle azioni liturgiche.

È presente nel sacrificio della Messa sia nella persona del ministro, «Egli che, offertosi una volta sulla croce, offre ancora se stesso per il ministero dei sacerdoti», sia soprattutto sotto le specie eucaristiche.

È presente con la sua virtù nei sacramenti, di modo che quando battezza, è Cristo stesso che battezza.

È presente nella sua parola, giacché è Lui che parla quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura.

È presente infine quando la Chiesa prega e loda, Lui che ha promesso: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, là sono io, in mezzo a loro» (Mt 18, 20).

(Sacrosanctum Concilium, n. 7: EV 1, 9)

38. Nella persona dei Vescovi, ai quali assistono i sacerdoti, è presente in mezzo ai credenti il Signore Gesù Cristo, Pontefice Sommo. Sedendo infatti alla destra di Dio Padre non cessa di essere presente alla comunità dei suoi pontefici...



(Lumen gentium, n. 21: EV 1, 334)

39. L'attività missionaria... con la parola e la predicazione, con la celebrazione dei sacramenti, di cui centro e vertice è la SS. Eucaristia, rende presente quel Cristo, che della salvezza è l'autore.

(Ad gentes, n. 9: EV 1, 1109)

40. Un pegno di questa speranza e un viatico per il cammino il Signore lo ha lasciato ai suoi in quel sacramento della fede nel quale gli alimenti naturali coltivati dall'uomo vengono tramutati (convertuntur) nel corpo e nel sangue glorioso di lui, come banchetto di comunione fraterna e pregustazione del convito del cielo.

(Gaudium et spes, n. 38: EV 1, 1438)

41. La casa di preghiera – (...) in cui la presenza del Figlio di Dio nostro salvatore, che si è offerto per noi sull'altare del sacrificio, viene venerata a sostegno e consolazione dei fedeli – dev'essere nitida e adatta alla preghiera e alle sacre funzioni. In essa i pastori e i fedeli sono invitati a rispondere con riconoscenza al dono di colui che di continuo infonde la vita divina, mediante la sua umanità, nelle membra del suo corpo.



(Presbyterorum ordinis, n. 5: EV 1, 1256)

42. I presbiteri abbiano inoltre a cuore, se vogliono compiere con fedeltà il proprio ministero, il dialogo quotidiano con Cristo Signore andandolo a visitare nel tabernacolo e praticando il culto personale della sacra eucaristia.

(Presbyterorum ordinis, n. 18: EV 1, 1306)
c) Documenti contemporanei o posteriori al Vaticano II

43. Cristo è presente alla sua Chiesa che prega, essendo Egli colui che «prega per noi, prega in noi ed è pregato da noi: prega per noi come nostro Sacerdote, prega in noi come nostro Capo; è pregato da noi come nostro Dio» (sant'Agostino, in Ps. 85, 1); è Lui stesso che ha promesso: «Dove sono due o tre riuniti in nome mio, là sono io in mezzo a loro» (Mt 18, 20).

Cristo è presente alla sua Chiesa che esercita le opere di misericordia, non solo perché quando facciamo un po' di bene a uno dei suoi più umili fratelli, lo facciamo allo stesso Cristo, ma anche perché è Cristo stesso che fa queste opere per mezzo della sua Chiesa, soccorrendo sempre con divina carità gli uomini.

Cristo è presente alla sua Chiesa pellegrina anelante al porto della vita eterna, giacché Egli abita nei nostri cuori mediante la fede, e in essi diffonde la carità con l'azione dello Spirito Santo da Lui donatoci.

In altro modo, ma verissimo anch'esso, Egli è presente alla sua Chiesa che predica, essendo il Vangelo che essa annunzia Parola di Dio, che viene annunziata in nome e per autorità di Cristo Verbo di Dio incarnato e con la sua assistenza, perché sia «un solo gregge sicuro in virtù di un solo pastore» (sant'Agostino, Contra Litt. Petiliani, III, 10, 11). Cristo è presente alla sua Chiesa che regge e governa il popolo di Dio, poiché la sacra potestà deriva da Cristo e Cristo «pastore dei pastori» assiste i pastori che la esercitano, secondo la promessa fatta agli Apostoli.

Inoltre in modo ancora più sublime Cristo è presente alla sua Chiesa, che in suo nome celebra il sacrificio della Messa e amministra i Sacramenti... Nessuno poi ignora che i Sacramenti sono azioni di Cristo, il quale li amministra per mezzo degli uomini...

Ma ben altro è il modo, veramente sublime, con cui Cristo è presente alla sua Chiesa nel Sacramento dell'Eucaristia, che perciò è tra gli altri Sacramenti «più soave per devozione, più bello per l'intelligenza, più santo per il contenuto»; contiene infatti lo stesso Cristo ed è quasi la perfezione della vita spirituale e il fine di tutti i Sacramenti.

Tale presenza si dice reale non per esclusione, quasi che le altre non siano reali, ma per antonomasia, perché è anche corporale e sostanziale, e in forza di essa Cristo, Uomo-Dio, tutto intero si fa presente.

Malamente dunque qualcuno spiegherebbe questa forma di presenza, immaginando il corpo di Cristo glorioso di natura «pneumatica» onnipresente; oppure riducendola ai limiti di un simbolismo, come se questo augustissimo sacramento in niente altro consistesse che in un segno efficace «della spirituale presenza di Cristo e della sua intima congiunzione con i fedeli membri del Corpo Mistico».

(Paolo VI, Lettera enc. Mysterium fidei, 3 sett. 1967: EV 2, 422-424)

44. Il Concilio Tridentino, appoggiato a questa fede della Chiesa, «apertatamente e semplicemente afferma che nell'almo Sacramento della SS. Eucaristia, dopo la consacrazione del pane e del vino, nostro Signore Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo, è contenuto veramente, realmente e sostanzialmente sotto l'apparenza di quelle cose sensibili».

Pertanto il nostro Salvatore nella sua umanità è presente non solo alla destra del Padre, secondo il modo di esistere naturale, ma insieme anche nel Sacramento dell'Eucaristia secondo un modo di esistere che, sebbene sia inesprimibile per noi a parole, tuttavia con la mente illustrata dalla fede, possiamo intendere e dobbiamo fermissimamente credere che è possibile a Dio.

(Ibid. 426)

45. Ora questa voce (della Chiesa)... ci assicura che Cristo non si fa presente in questo sacramento se non per la conversione di tutta la sostanza del pane nel corpo di Cristo e di tutta la sostanza del vino nel suo sangue; conversione singolare e mirabile che la chiesa cattolica chiama giustamente e propriamente transustanziazione (cfr. Concilio di Trento: DS 1642. 1652).

(Ibid. 427)

46. Si istruiscano i fedeli perché conseguano una più profonda comprensione del mistero eucaristico, anche riguardo ai principali modi con cui il Signore stesso è presente alla sua Chiesa nelle celebrazioni liturgiche.

È infatti sempre presente nell'assemblea dei fedeli riuniti nel suo nome (cfr. Mt. 18,20).

È presente pure nella sua parola, perché parla lui stesso mentre nella Chiesa vengono lette le sacre Scritture.

Nel Sacrificio eucaristico poi è presente sia nella persona del ministro; perché «colui che ora offre per mezzo del ministero dei sacerdoti, è il medesimo che allora si offrì sulla croce»; sia e soprattutto, sotto le specie eucaristiche. In quel Sacramento infatti, in modo unico, è presente il Cristo totale e intero, Dio e uomo, sostanzialmente e ininterrottamente. Tale presenza di Cristo sotto le specie «si dice reale, non per esclusione, quasi che le altre non siano reali, ma per antonomasia».

(Sacra Congr. dei Riti, Istr. Eucharisticum mysterium, 25 maggio 1967, n. 9: EV 2, 1309)

47. Nessuno deve dubitare che «tutti i cristiani, secondo l'uso sempre accettato nella chiesa cattolica, rendono, nella venerazione a questo santissimo sacramento, il culto di latria dovuto al vero Dio. Non deve infatti essere meno adorato, per il motivo che fu istituito da Cristo Signore per essere ricevuto» (Tridentino: DS 1643). Giacché anche nel sacramento che è riposto si deve adorare lo stesso Signore, lì presente sostanzialmente per quella trasformazione del pane e del vino che, secondo il concilio di Trento (DS 1642. 1652), molto giustamente è chiamata «transustanziazione».

(Istr. Eucharisticum Mysterium: EV 2, 1301)

48. Noi crediamo che, come il pane e il vino consacrati dal Signore nell'ultima cena sono stati convertiti nel suo corpo e nel suo sangue che di lì a poco sarebbero stati offerti per noi sulla croce, allo stesso modo il pane e il vino consacrati dal sacerdote sono convertiti nel corpo e nel sangue di Cristo glorioso regnante nel cielo; e crediamo che la misteriosa presenza del Signore, sotto quello che continua ad apparire come prima ai nostri sensi, è una presenza vera reale e sostanziale. Pertanto Cristo non può essere presente in questo sacramento se non mediante la conversione nel suo sangue della realtà stessa del vino, mentre rimangono immutate soltanto le proprietà del pane e del vino percepite dai nostri sensi. Tale conversione misteriosa è chiamata dalla chiesa, in maniera assai appropriata, transustanziazione. Ogni spiegazione teologica che tenti di penetrare in qualche modo questo mistero, per essere in accordo con la fede cattolica deve mantenere fermo che nella realtà obiettiva, indipendentemente dal nostro spirito, il pane e il vino han cessato di esistere dopo la consacrazione, sicché da quel momento sono il corpo e il sangue adorabili del signore Gesù ad essere realmente dinanzi a noi sotto le specie sacramentali del pane e del vino, proprio come il Signore ha voluto, per donarsi a noi in nutrimento e per associarci all'unità del suo corpo mistico.

(Paolo VI, Professione di fede a chiusura dell'anno della fede, 30 giugno 1968, nn. 24-25: EV 3, 560)

49. Procuriamo di comprendere qualche cosa di questo mistero, perché, innanzi tutto, dire «sacramento» vuol dire qualche cosa di nascosto. Cioè di nascosto e insieme di manifestato; nascosto nella sua realtà sensibile, ma manifestato per via di qualche segno. Di quale realtà si tratta? si tratta niente meno che di Gesù Cristo. Di lui, proprio di Lui vero e reale, quale ora si trova in cielo, nella gloria del Padre. E per quale segno ci è rappresentato? Un segno che vuole ricordarcelo quale Egli fu all'ultima cena, anzi quale fu nel suo sacrificio della croce, perché anche l'ultima cena fu un segno, una memoria; ma non solo segno, ma segno che contiene la realtà che vuole significare, contiene Gesù, rivestito per noi nell'Eucaristia nei segni del pane e del vino, i quali contengono e sono, mediante un miracolo di trasformazione essenziale, la «transustanziazione», carne e sangue di Cristo, cioè Gesù in stato di vittima, di sacrificio.

(Paolo VI, omelia dell'1 giugno 1972: Insegnamenti di Paolo VI, vol. X, Tipografia Poliglotta Vaticana, Roma 1973, p. 589)

50. Nella celebrazione della Messa sono gradualmente evidenziati i modi principali della presenza di Cristo nella Chiesa. È presente in primo luogo nell'assemblea stessa dei fedeli riuniti in suo nome; è presente nella sua parola, allorché si legge in Chiesa la Scrittura e si fa il commento;

è presente nella persona del ministro;

è presente infine e soprattutto sotto le specie eucaristiche: una presenza, questa, assolutamente unica, perché nel Sacramento dell'Eucaristia vi è il Cristo tutto intero, Dio e uomo, sostanzialmente e ininterrottamente. Proprio per questo la presenza di Cristo sotto le specie consacrate vien chiamata reale: «reale non per esclusione, come se le altre non fossero tali, ma per antonomasia».

(Rituale Rom., De sacra Communione et de cultu mysterii eucharistici extra Missam, n. 6, ed. typ. Vat. 1973, p. 8)

51. Per ragion del segno, è più consono alla natura della sacra celebrazione che nel tabernacolo dell'altare sul quale viene celebrata la Messa non ci sia fin dall'inizio, con le specie consacrate, la presenza eucaristica di Cristo: essa infatti è il frutto della consacrazione e, come tale, deve apparire.

(Ibidem)

52. L'esposizione della SS. Eucaristia, sia con la pisside che con l'ostensorio, porta i fedeli a riconoscere in essa la mirabile presenza di Cristo, e li invita alla comunione di spirito con lui: è quindi un ottimo mezzo per ravvivare il culto a lui dovuto in spirito e verità.

(Ibid., n. 82, p. 38)

53. Il confessore si ricordi che il suo ministero è quello stesso di Cristo, che per salvare gli uomini ha operato nella misericordia la loro redenzione, ed è presente con la sua virtù divina nei sacramenti.

(Rituale Rom., Rito della Penitenza, n. 10, c. CEI, Roma 1974, pp. 22-23)

54. [Cristo] è presente quando si raduna l'assemblea, quando si proclama la parola di Dio, quando la Chiesa supplica e salmeggia.



(Principi e Norme per la liturgia delle Ore, n. 13, promulg. il 1° nov. 1970, Libreria Editrice Vaticana, Roma 1981)

55. L'eucaristia contiene realmente ciò che è il fondamento stesso dell'essere e dell'unità della chiesa: il corpo di Cristo offerto in sacrificio e dato ai fedeli come pane della vita eterna.

(Segr. per l'unità dei cristiani, Istr. In quibus rerum circumstantiis, 1 giugno 1972: EV 4, 1627)

56. (Il sacramento dell'eucaristia) è nello stesso tempo sacramento-sacrificio, sacramento-comunione e sacramento-presenza. E benché sia vero che l'eucaristia fu sempre e deve essere tuttora la più profonda rivelazione e celebrazione della fratellanza umana dei discepoli e confessori di Cristo, non può essere trattata soltanto come una «occasione» per manifestare questa fratellanza. Nel celebrare il sacramento del corpo e del sangue del Signore, bisogna rispettare la piena dimensione del mistero divino, il pieno senso di questo segno sacramentale, nel quale Cristo, realmente presente, è ricevuto, «l'anima è ricolmata di grazia e a noi vien dato il pegno della gloria futura».

(Giovanni Paolo II, Lettera enc. Redemptor hominis, 4 marzo 1979: EV 6, 1254)

57. Dalla partecipazione alla santa messa con devozione e spirito di fede, gli alunni siano guidati ad una più sentita devozione verso la ss.ma eucaristia, secondo le indicazioni dell'enciclica Mysterium fidei e dell'istruzione Eucharisticum mysterium. Siano pertanto esortati a rimanere in preghiera, dopo la comunione, per un tempo opportuno e a recarsi durante il giorno alla cappella del seminario per pregare davanti al ss.mo sacramento. In determinati giorni dell'anno poi, si può fare l'esposizione del ss.mo sacramento, secondo le norme stabilite dalla stessa istruzione e quelle date dall'ordinario del luogo. Nella sistemazione della cappella del seminario, il tabernacolo ove si conserva la ss.ma eucaristia, deve essere collocato in modo da favorire la preghiera privata, ed essere facilmente accessibile perché si onori il Signore con frequenza anche con culto privato.

(Sacra Congr. per l'Educazione catt., Istr. In ecclesiasticam futurorum, 3 giugno 1979: EV 6, 1582)

58. ... L'insegnamento del concilio di Trento sulla realtà del sacrificio deve essere professato in tutta la sua fermezza, come anche quello della «presenza reale»; l'aspetto della comunione fraterna, per quanto profondamente compreso, non dovrà portare pregiudizio all'aspetto fondamentale, che è quello del sacrificio del Cristo, fuori del quale il banchetto eucaristico perde il suo senso.

(Sacra Congr. per l'Educazione catt., Lettera The document, 6 gennaio 1980: EV 7, 68)

59. ... Il pane e il vino, presenti all'altare e accompagnati dalla devozione e dai sacrifici spirituali dei partecipanti, sono finalmente consacrati, sì che diventano veramente, realmente e sostanzialmente il corpo dato e il sangue sparso di Cristo stesso.

(Giovanni Paolo II, Lettera enc. Dominicae Cenae, 24 febb. 1980: EV 7, 195)

60. Nell'eucaristia (...), dopo le parole della consacrazione, la realtà profonda (non fenomenica) del pane e del vino è trasformata nel corpo e sangue di Cristo. Questa meravigliosa trasformazione viene chiamata dalla chiesa «transustanziazione». Perciò sotto le apparenze (o realtà fenomenica) del pane e del vino è nascosta, in modo del tutto misterioso, la stessa umanità di Cristo, non soltanto attraverso la sua virtù ma per se stessa (cioè sostanzialmente), congiunta con la sua divina Persona.

(Sacra Congr. per il Clero, Direttorio catechistico generale, 11 aprile 1971: EV 4, 539)

61. ... È necessario conservare tutta la loro forza alle parole del Signore, così come la tradizione unanime della Chiesa, i Padri, i Concili, il Magistero e il senso comune dei fedeli le hanno sempre ricevute e comprese; cioè che il Signore Crocifisso e risuscitato è veramente, realmente e sostanzialmente presente nell'Eucaristia, e lo è fintanto che sussistono le specie del pane e del vino; a Lui è dovuto non solo il più grande rispetto, ma anche il nostro culto e la nostra adorazione (cfr. Lettera Dominicae Cenae, nn. 3, 12).

(Giovanni Paolo II, Messaggio televisivo al Congresso Eucaristico di Lourdes, 21 luglio 1981: La traccia 7, 1981, p. 469)

62. Nel contesto della società agnostica in cui viviamo, dolorosamente edonistica e permissiva, è essenziale approfondire la dottrina riguardante l'augusto mistero dell' Eucaristia in modo da acquistare e mantenere integra la certezza circa la natura e la finalità del Sacramento che si può dire giustamente il centro del messaggio cristiano e della vita della Chiesa. L'Eucaristia è il mistero dei misteri, perciò la sua accettazione significa accogliere totalmente il messaggio di Cristo e della Chiesa, dai preamboli della fede fino alla dottrina della Redenzione, al concetto di sacrificio e di Sacerdozio consacrato, al dogma della «transustanziazione», al valore della legislazione in materia liturgica.

(Giovanni Paolo II, Allocuzione ai pellegrinaggi della diocesi di Milano e Alessandria, 14 nov. 1981: La traccia 10, 1981, p. 680)

63. Presso il Tabernacolo, in cui è conservata la santissima Eucaristia, brilli sempre una lampada speciale, con la quale sia indicata e onorata la presenza di Cristo.



(Codex Iuris Canonici 1983, Can. 940; cfr. anche can. 899, 1: n. 31)

64. Un sacerdote – sia egli il Papa, un Vescovo o un parroco di campagna – nel celebrare l'Eucaristia, un cristiano nel partecipare alla Messa e ricevere il Corpo e il Sangue di Cristo non possono fare a meno di inabissarsi nelle meraviglie di questo sacramento. Sono tante le dimensioni che in esso si possono considerare: è il sacrificio di Cristo che misteriosamente si rinnova; sono il pane e il vino trasformati, transustanziati nel Corpo e nel Sangue del Signore; è la Grazia che viene comunicata mediante questo alimento spirituale all'anima del cristiano...

(Giovanni Paolo II, omelia a Rio de Janeiro, 1 luglio 1980: La parola di Giovanni Paolo II 7, 1980, pp. 31-32)

65. Il dogma eucaristico afferma la presenza vera, reale, sostanziale di Cristo che si offre al Padre come sacrificio a nome nostro e si unisce intimamente a noi nella Comunione. Il Concilio Tridentino; richiamando ed interpretando con autorità definitiva le parole espresse da Gesù sia nel discorso del Pane di Vita (Gv c. 6) sia nell'Ultima Cena, così si esprimeva: ... (Sess. XIII, 3).



(Idem, Alle religiose di Milano e della Lombardia, 20 maggio 1983: La traccia 5, 1983, p. 495)
C. sacerdozio ministeriale e comune

a) Alcuni documenti sul sacerdozio comune dal Concilio di Trento al Vaticano II

66. (Cristo) istituì la nuova Pasqua, cioè se stesso da immolarsi sotto segni visibili da parte della Chiesa mediante i sacerdoti... (novum instituit Pascha, se ipsum ab Ecclesia per sacerdotes sub signis visibilibus immolandum ...).

(Concilio di Trento, XXII sessione, Decreto sul santissimo sacrificio della Messa, cap. I, 1562: FdC 420; DS 1741)

67. La Chiesa è stata insignita da Cristo della dignità del sacerdozio esterno.

(Urbano VIII, Sancta Mater, 5 marzo 1633: S. Tromp [edit.], Litterae encyclicae Pii Papae XII de mystico Jesu Christi Corpore deque nostra in eo cum Christo coniunctione [Pontificia Università Gregoriana, Roma 19634] p. 122)

68. Gesù Cristo, come vuole che le singole membra siano simili a lui, così anche tutto il Corpo della Chiesa. E ciò certamente avviene quando essa, seguendo le vestigia del suo Fondatore, insegna, governa e immola il divin sacrificio.

(Pio XII, Lettera enc. Mystici Corporis, 29 giugno 1943: Insegnamenti pontifici, vol. 12: La Chiesa [Roma 19611 n. 1046)

69. Gesù Cristo (...) volle che questa mirabile unione, non mai abbastanza lodata, per la quale veniamo congiunti tra di noi e col divino nostro Capo, si manifestasse ai credenti in modo speciale per mezzo del sacrificio eucaristico. In esso infatti i ministri dei Sacramenti non solo rappresentano il Salvatore nostro, ma anche tutto il Corpo mistico e i singoli fedeli; in esso i fedeli, uniti al sacerdote nei voti e nelle preghiere comuni, per le mani dello stesso sacerdote offrono all'Eterno Padre, quale ostia gratissima di lode e di propiziazione pei bisogni di tutta la Chiesa, l'Agnello immacolato, dalla voce del solo sacerdote reso presente sull'altare. E come il divin Redentore, morendo in Croce, offrì all'Eterno Padre se stesso quale Capo di tutto il genere umano, così «in questa oblazione pura», non offre quale Capo della Chiesa soltanto se stesso, ma in se stesso offre anche le sue mistiche membra, poiché egli nel suo Cuore amantissimo tutte le racchiude, anche se deboli e inferme.

(Ibid., 1083)

70. ... Si deve (...) affermare che anche i fedeli offrono la vittima divina, sotto un diverso aspetto. Lo dichiararono apertamente già alcuni nostri Predecessori e Dottori della Chiesa. «Non soltanto, – così Innocenzo III di immortale memoria – offrono i sacerdoti, ma anche tutti i fedeli: poiché ciò che in particolare si compie per ministero dei sacerdoti, si compie universalmente per voto dei fedeli». E ci piace citare almeno uno dei molti testi di San Roberto Bellarmino a questo proposito: «Il Sacrificio – egli dice – è offerto principalmente in persona di Cristo. Perciò l'oblazione che segue alla consacrazione attesta che tutta la Chiesa consente nella oblazione fatta da Cristo e offre insieme con Lui».

(Pio XII, Lettera enc. Mediator Dei, 20 nov. 1947: Insegnamenti pontifici, vol. 8: La Liturgia [Roma 19592] n. 565)

71. Per non far nascere errori pericolosi in questo importantissimo argomento, è necessario precisare con esattezza il significato del termine «offerta». L'immolazione incruenta per mezzo della quale, dopo che sono state pronunziate le parole della consacrazione, Cristo è presente sull'altare nello stato di vittima, è compiuta dal solo sacerdote in quanto rappresenta la persona di Cristo e non in quanto rappresenta la persona dei fedeli. Ponendo però sull'altare la vittima divina, il sacerdote la presenta a Dio Padre come oblazione a gloria della Santissima Trinità e per il bene di tutte le anime. A questa oblazione propriamente detta i fedeli partecipano nel modo loro consentito e per un duplice motivo; perché, cioè, essi offrono il Sacrificio non soltanto per le mani del sacerdote, ma, in certo modo, anche insieme con lui, e con questa partecipazione anche l'offerta fatta dal popolo si riferisce al culto liturgico.

(Ibid., 569)

72. Che i fedeli offrano il sacrificio per mezzo del sacerdote è chiaro dal fatto che il ministro dell'altare agisce in persona di Cristo in quanto Capo, che offre a nome di tutte le membra; per cui a buon diritto si dice che tutta la Chiesa, per mezzo di Cristo, compie l'oblazione della vittima.

(Ibid., 570)

73. Ogni volta (...) che il sacerdote ripete ciò che fece il Divin Redentore nell'ultima cena, il sacrificio è realmente consumato, ed esso ha sempre e dovunque, necessariamente e per la sua intrinseca natura, una funzione pubblica e sociale, in quanto l'offerente agisce a nome di Cristo e dei cristiani, dei quali il Divin Redentore è il Capo, e l'offre a Dio per la Santa Chiesa Cattolica e per i vivi e i defunti. E ciò si verifica certamente sia che vi assistano i fedeli – che Noi desideriamo e raccomandiamo che siano presenti numerosissimi e ferventissimi – sia che non vi assistano, non essendo in nessun modo richiesto che il popolo ratifichi ciò che fa il sacro ministro.

Sebbene, dunque, da quel che è stato detto risulti chiaramente che il Santo Sacrificio della Messa è offerto validamente a nome di Cristo e della Chiesa, né è privo dei suoi frutti sociali, anche se è celebrato senza l'assistenza di alcun inserviente, tuttavia, per la dignità di questo mistero, vogliamo e insistiamo – come sempre volle la Madre Chiesa – che nessun sacerdote si accosti all'altare se non c'è chi gli serva e gli risponda, come prescrive il can. 813.

(Ibid., 571-572)


b) Concilio Vaticano II

74. ... I fedeli (...) partecipino all'azione sacra (...) offrendo l'ostia immacolata, non soltanto per le mani del sacerdote, ma insieme con lui, imparino ad offrire se stessi...

(Sacrosanctum Concilium, n. 48: EV 1, 84)

75. (I fedeli) Partecipando al sacrificio eucaristico, fonte e apice di tutta la vita cristiana, offrono a Dio la vittima divina e se stessi con essa (Mediator Dei); così tutti, sia con l'oblazione che con la santa comunione, compiono la propria parte nella azione liturgica, non però indistintamente, ma chi in un modo e chi in un altro.

(Lumen gentium, n. 11: EV 1, 313)

76. ... È attraverso il ministero dei presbiteri che il sacrificio spirituale dei fedeli viene reso perfetto perché viene unito al sacrificio di Cristo, unico mediatore; questo sacrificio, infatti, per mano dei presbiteri e in nome di tutta la chiesa, viene offerto nell'eucarestia in modo incruento e sacramentale, fino al giorno della venuta del Signore.

(Presbyterorum ordinis, n. 2: EV 1, 1247)

77. ... I presbiteri insegnano ai fedeli a offrire la divina vittima a Dio Padre nel sacrificio della messa, e a fare, in unione con questa vittima, l'offerta della propria vita.

(Ibid., n. 5, 1254)

78. Il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale o gerarchico, quantunque differiscano essenzialmente e non solo di grado (licet essentia et non gradu tantum differant), sono tuttavia ordinati l'uno all'altro, poiché l'uno e l'altro, ognuno a suo proprio modo, partecipano all'unico sacerdozio di Cristo. Il sacerdote ministeriale, con la potestà sacra di cui è investito, forma e regge il popolo sacerdotale, compie il sacrificio eucaristico in persona di Cristo e lo offre a Dio a nome di tutto il popolo; i fedeli, in virtù del regale loro sacerdozio, concorrono all'oblazione dell'eucarestia, ed esercitano il sacerdozio con la partecipazione ai sacramenti, con la preghiera e il ringraziamento, con la testimonianza di una vita santa, con l'abnegazione e l'operosa carità.

(Lumen gentium, n. 10: EV 1, 312)

79. Se chiunque può battezzare i credenti, è tuttavia potestà esclusiva dei sacerdoti completare l'edificazione del Corpo col sacrificio eucaristico (si quilibet credentes baptizare potest, sacerdotis tamen est aedificationem Corporis sacrificio eucharistico perficere).

(Lumen gentium, n. 17: EV 1, 327)

80. ... Lo stesso Signore, affinché i fedeli fossero uniti in un corpo solo, di cui però «non tutte le membra hanno la stessa funzione» (Rm 12, 4), promosse alcuni di loro come ministri, in modo che nel seno della società dei fedeli avessero il sacro potere dell'ordine per offrire il sacrificio e perdonare i peccati (cfr. Conc. di Trento).

(Presbyterorum ordinis, n. 2: EV 1, 1245)

81. ... Il sacerdozio dei presbiteri, pur presupponendo i sacramenti dell'iniziazione cristiana, viene conferito da quel particolare sacramento per il quale i presbiteri, in virtù della unzione dello Spirito Santo, sono segnati da uno speciale carattere che li configura a Cristo sacerdote, in modo da poter agire in nome e nella persona di Cristo capo.

(Ibid., 1246)
c) Documenti contemporanei e posteriori al Vaticano II

82. Ma c'è un'altra cosa che, essendo assai utile ad illustrare il mistero della chiesa, ci piace aggiungere, cioè la chiesa fungendo in unione con Cristo da sacerdote e da vittima, offre tutta intera il sacrificio della messa e tutta intera vi è offerta. Questa mirabile dottrina, già insegnata dai padri (sant'Agostino, De civitate Dei X, 6) recentemente esposta dal nostro predecessore Pio XII di f.m. (Mediator Dei), ultimamente espressa dal concilio Vaticano II nella costituzione sulla chiesa, a proposito del popolo di Dio (Lumen gentium n. 11), noi ardentemente desideriamo che sia sempre più spiegata e più profondamente inculcata nell'animo dei fedeli, salva però, com'è giusto, la distinzione, non solo di grado, ma anche di natura, che passa tra il sacerdozio dei fedeli e quello gerarchico (LG 10).

(Paolo VI, Mysterium fidei, 3 sett. 1965: EV 2, 419)

83. La celebrazione eucaristica, che si compie nella messa, è azione non solo del Cristo, ma anche della chiesa. In essa infatti il Cristo, perpetuando nei secoli in modo incruento il sacrificio compiuto sulla croce, mediante il ministero dei sacerdoti, si offre al Padre per la salvezza del mondo. E la chiesa, sposa e ministra di Cristo, adempiendo con lui all'ufficio di sacerdote e di vittima, lo offre al Padre e insieme offre tutta se stessa con lui. Così la chiesa, specialmente nella grande preghiera eucaristica, insieme con il Cristo, rende grazie al Padre, nello Spirito santo, per tutti i beni che nella creazione e, in modo speciale, nel mistero pasquale, elargisce agli uomini e lo scongiura perché venga il suo regno.

(Istr. Eucharisticum mysterium, n. 3, 25 maggio 1967: EV 2, 1298)

84. Questa struttura essenziale della chiesa, in quanto costituita dal gregge e dai pastori espressamente deputati (cfr. 1 Pt 5, 1-4), è stata sempre e resta normativa secondo la tradizione della chiesa stessa ...

(Sinodo dei vescovi, Documento Ultimis temporibus, 30 nov. 1971: EV 4, 1163)

85. Fra i diversi carismi e servizi un solo ministero sacerdotale del nuovo testamento, che continua l'ufficio di Cristo mediatore, ed è distinto essenzialmente e non solo per grado dal sacerdozio comune di tutti i fedeli (cfr. LG 10), rende perenne l'opera essenziale degli apostoli...

(Ibid., 1164)

86. Il ministero sacerdotale raggiunge il suo culmine nella celebrazione dell'eucaristia, che è la fonte e il centro dell'unità della chiesa. Solo il sacerdote è in grado di agire impersonando il Cristo nel presiedere e nel compiere il convito sacrificale, nel quale il popolo di Dio viene associato all'oblazione di Cristo (cfr. LG 28).

(Ibid., 1166)

87. La permanenza per tutta la vita di questa realtà che imprime un segno, la quale è dottrina di fede e, nella tradizione della chiesa, prende il nome di carattere sacerdotale, serve ad esprimere il fatto che Cristo si è associato irrevocabilmente la chiesa per la salvezza del mondo, e che la chiesa stessa è consacrata a Cristo in modo definitivo, affinché la sua opera abbia compimento.

(Ibid., 1169)

88. Cristo, Capo del suo corpo mistico che è la Chiesa, perché rappresentassero lui in persona nella Chiesa, costituì come ministri del suo sacerdozio gli Apostoli e, per loro tramite, i Vescovi loro successori; e questi a loro volta, comunicarono legittimamente il sacro ministero ricevuto, sebbene in grado subordinato, anche ai Presbiteri. Si instaurò così nella Chiesa la successione apostolica del sacerdozio ministeriale, a gloria di Dio ed a servizio del suo popolo e di tutta la famiglia umana, che a Dio dev'essere diretta.

In forza di questo sacerdozio, i Vescovi e i Presbiteri sono in certo modo segregati in seno al popolo di Dio, non però per essere separati da esso o da qualsiasi uomo, ma perché siano consacrati totalmente all'opera, per la quale il Signore li assume, cioè alla funzione di santificare, di insegnare e di governare, il cui esercizio è precisato in concreto dalla comunione gerarchica.

Questa opera multiforme ha come principio e fondamento l'ininterrotta predicazione del Vangelo, mentre come culmine e sorgente di tutta la vita cristiana ha il sacrificio eucaristico che i sacerdoti, come rappresentanti di Cristo Capo in persona, in nome suo ed in nome delle membra del suo corpo mistico, offrono nello Spirito Santo a Dio Padre; e che è poi integrato nella sacra Cena nella quale i fedeli, partecipando all'unico corpo di Cristo, tutti diventano un corpo solo.

La Chiesa ha cercato di indagare sempre più e meglio sulla natura del sacerdozio ministeriale, che fin dall'età apostolica risulta costantemente conferito mediante un rito sacro (cfr. 1 Tim 4, 14; 2 Tim 1, 6).

Con l'assistenza dello Spirito Santo, essa è così gradatamente arrivata alla chiara persuasione che Dio ha voluto manifestarle che questo rito conferisce ai sacerdoti non soltanto un aumento di grazia per compiere santamente le funzioni ecclesiali, ma imprime anche un sigillo permanente di Cristo, cioè il carattere, in forza del quale, dotati di appropriata potestà derivata dalla suprema potestà di Cristo, sono abilitati a compiere quelle funzioni. La permanenza poi di questo carattere, la cui natura è peraltro diversamente spiegata dai teologi, è stata insegnata dal concilio di Firenze e confermata in due decreti del concilio di Trento. Recentemente essa è stata, altresì, più volte ricordata dal concilio Vaticano II, e la seconda assemblea generale del sinodo dei vescovi giustamente ha rilevato che la permanenza per tutta la vita del carattere sacerdotale dev'essere ammessa dai fedeli, e di essa si deve tener conto per dar un retto giudizio sulla natura del ministero sacerdotale e sulle corrispondenti modalità dei suo esercizio.

(Sacra Congr. per la Dottrina della Fede, Dichiarazione Mysterium Ecclesiae, 24 giugno 1973: EV 4, 2584-2586)

89. Il Concilio Vaticano II, in accordo con la sacra Tradizione e con numerosi documenti del Magistero, ha insegnato: «Se chiunque può battezzare i credenti, è tuttavia potestà esclusiva dei sacerdoti completare l'edificazione del Corpo col Sacrificio eucaristico» (LG 17); e ancora: «Il Signore stesso, affinché i fedeli fossero uniti in un unico corpo, nel quale però le membra non hanno la medesima funzione, costituì alcuni di loro come ministri, perché avessero, in seno alla società dei fedeli, la sacra potestà dell'Ordine per offrire il Sacrificio e rimettere i peccati ».

Parimenti, la seconda assemblea generale del Sinodo dei Vescovi ha a buon diritto affermato che solo il sacerdote, quale rappresentante di Cristo in persona, può presiedere e compiere il convito sacrificale, nel quale il popolo di Dio è associato alla oblazione di Cristo.

(Ibid., 2587)

90. Cristo Signore, Pontefice della nuova ed eterna alleanza, ha voluto associare e conformare al suo sacerdozio perfetto il popolo acquistato col proprio sangue. Egli perciò ha partecipato, come dono, alla Chiesa il suo sacerdozio, e ciò mediante il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale o gerarchico i quali, sebbene differenti per essenza e non solo per grado, sono tuttavia ordinati l'uno all'altro nella comunione ecclesiale.

Il sacerdozio comune dei fedeli, chiamato giustamente anche sacerdozio regale, poiché effettua il congiungimento dei fedeli, in quanto membri del popolo messianico, col loro Re celeste, è conferito nel sacramento del Battesimo. In forza di questo sacramento, a causa del segno inammissibile chiamato carattere, i fedeli incorporati nella Chiesa, sono abilitati al culto della religione cristiana, ed insieme, essendo rigenerati in figli di Dio, sono tenuti a professare pubblicamente la fede, da lui ricevuta attraverso la Chiesa.

Tutti quelli dunque che sono rigenerati nel Battesimo, in virtù del loro regale sacerdozio, concorrono all'offerta dell'Eucaristia, ed esercitano tale sacerdozio col ricevere i Sacramenti, con la preghiera e il ringraziamento, con la testimonianza di una vita santa, con l'abnegazione e la carità operosa.

(Ibid., 2582-2583)

91. Senza voler toccare le questioni sui ministri dei singoli Sacramenti, stando alla testimonianza della sacra Tradizione e del sacro Magistero, è evidente che i fedeli i quali, senza aver ricevuto l'ordinazione sacerdotale, di proprio arbitrio si arrogassero la funzione di fare l'eucaristia, agirebbero, oltre che in modo gravemente illecito, in modo anche invalido. Ed è evidente che abusi del genere. qualora si siano introdotti, devono essere stroncati dai Pastori della Chiesa.

(Ibid., 2587)

92. ... L'opinione già insinuata dal prof. Küng nel libro La chiesa e secondo la quale l'eucaristia, almeno in casi di necessità, può essere consacrata validamente dai battezzati privi dell'ordine sacerdotale, non può accordarsi con la dottrina dei concili Lateranense IV e Vaticano II.

Sacra Congr. per la Dottrina della Fede, Dichiarazione Sacra Congregatio, . 15 febb. 1975: EV 5, 1092)

93. ... Il sacerdozio ministeriale non è un semplice servizio di carattere pastorale, ma garantisce la continuità delle funzioni affidate dal Cristo ai dodici, e dei poteri relativi ad esse.

(Sacra Congr. per la Dottr. della Fede, Dichiaraz. Inter insigniores, 15 ott. 1976: EV 6, 2129)

94. Il sacerdozio al quale partecipiamo mediante il sacramento dell'ordine, che è stato per sempre «impresso» nelle nostre anime per mezzo di un segno particolare di Dio, cioè il carattere, rimane in esplicita relazione col sacerdozio comune dei fedeli, cioè di tutti i battezzati e, in pari tempo, differisce da esso «essenzialmente, e non solo di grado» (LG 10). In tal modo, acquistano pieno significato le parole dell'autore della lettera agli ebrei sul sacerdote, il quale «preso fra gli uomini, viene costituito per il bene degli uomini» (Ebr 5, 1)...

Il nostro sacerdozio sacramentale, quindi, è sacerdozio «gerarchico» ed insieme «ministeriale». Costituisce un particolare ministero, cioè è «servizio» nei riguardi della comunità dei credenti. Non trae, però, origine da questa comunità, come se fosse essa a «chiamare» o a «delegare». Esso è, invero, dono per questa comunità e proviene da Cristo stesso, dalla pienezza del suo sacerdozio. Tale pienezza trova la sua espressione nel fatto che Cristo, rendendo tutti idonei ad offrire il sacrificio spirituale, chiama alcuni e li abilita ad esser ministri del suo stesso sacrificio sacramentale, l'eucaristia, alla cui oblazione concorrono tutti i fedeli ed in cui vengono inseriti i sacrifici spirituali del popolo di Dio.

(Giovanni Paolo II, Lettera Novo incipiente a tutti i sacerdoti della Chiesa, 8 aprile 1979: EV 6, 1294, 1297)

95. A causa di alcuni usi invalsi qua e là ai nostri giorni, i futuri sacerdoti vengano avvertiti che la chiesa raccomanda vivamente ai sacerdoti la celebrazione quotidiana della santa messa, come atto offerto da Cristo e dalla chiesa per la salvezza di tutto il mondo, anche se non ne sono tenuti per obblighi pastorali o se nessun fedele vi partecipi.

(Sacra Congr. per l'Educazione Cattolica, Istr. In ecclesiasticam futurorum, 3 giugno 1979: EV 6, 1581)

96. I membri del sinodo sono unanimi nel professare la distinzione essenziale tra il sacerdozio ministeriale o sacramentale e il sacerdozio comune dei battezzati, e a voler vigilare sulle conseguenze pratiche che ne derivano.

I membri del sinodo professano con la stessa unanimità il carattere permanente del sacerdozio ministeriale.

(Conclusioni Reconnaissants envers Dieu del sinodo particolare dei vescovi dei Paesi Bassi, 31 genn. 1980: EV 7, 116-117)

97. Il sacerdote offre il santissimo sacrificio «in persona Christi», il che vuol dire di più che «a nome», oppure «nelle veci» di Cristo. «In persona»: cioè nella specifica, sacramentale identificazione col «sommo ed eterno sacerdote», che è l'autore e il principale soggetto di questo suo proprio sacrificio, nel quale in verità non può essere sostituito da nessuno. Solo lui – solo Cristo – poteva e sempre può essere vera ed effettiva «vittima di espiazione per i nostri peccati ... ma anche per quelli di tutto il mondo» (1 Gv 2, 2). Solo il suo sacrificio – e nessun altro – poteva e può avere «capacità di espiazione» (vim propitiatoriam) davanti a Dio, alla Trinità, alla sua trascendente santità. La presa di coscienza di questa realtà getta una certa luce sul carattere e sul significato del sacerdote-celebrante che, compiendo il santissimo sacrificio e agendo «in persona Christi» (sanctissimum immolans sacrificium atque «in persona Christi» agens), viene, in modo sacramentale e insieme ineffabile, introdotto ed inserito in quello strettissimo «sacrum», nel quale egli a sua volta associa spiritualmente tutti i partecipanti all'assemblea eucaristica.

(Giovanni Paolo II, Lettera enc. Dominicae Cenae, 24 febbr. 1980: EV 7, 186)

98. ... Il celebrante è, come ministro di quel sacrificio (eucaristico), l'autentico sacerdote, operante – in virtù del potere specifico della sacra ordinazione – l'atto sacrificale che riporta gli esseri a Dio. Tutti coloro invece che partecipano all'eucaristia, senza sacrificare come lui, offrono con lui, in virtù del sacerdozio comune, i loro propri sacrifici spirituali, rappresentati dal pane e dal vino, sin dal momento della loro presentazione all'altare.

(Ibid., 191)

99. I sacerdoti, avendo ricevuto il Sacramento dell'Ordine, prendono in mezzo a voi il posto del Cristo, Capo della sua Chiesa; il loro ministero sacro è indispensabile per dimostrare che la frazione del pane, da loro realizzata, è un dono ricevuto dal Cristo che supera radicalmente il potere dell'assemblea; è insostituibile per collegare validamente la consacrazione eucaristica al Sacrificio della Croce e alla Cena.

(Giovanni Paolo II, Messaggio televisivo al Congresso Eucaristico di Lourdes, 21 luglio 1981: La traccia 7, 1981, p. 469)

100. Ma il vostro Battesimo fa anche di voi, ad un altro titolo e in un altro senso, «un popolo di sacerdoti»; grazie a questa qualifica, ciascuno di voi è chiamato a presentare se stesso come offerta generosa, accettata dal Padre nel Cristo.

(Ibidem)

101. Il ministro che può fare validamente il sacramento dell'Eucarestia nella persona di Cristo è soltanto il sacerdote ordinato validamente.

(Codex Iuris Canonici, 1983, can. 900, 1)

102. I sacerdoti, ricordandosi sempre che nel mistero del sacrificio eucaristico si esercita continuamente l'opera della nostra redenzione, celebrino frequentemente; anzi è caldamente raccomandata la celebrazione quotidiana che, anche se non si può avere presenza di fedeli, è sempre azione di Cristo e della Chiesa, compiendo la quale i sacerdoti adempiono al loro ufficio principale.



(Ibid., can. 904)

103. Ai soli Vescovi e ai Presbiteri, che essi hanno resi partecipi del ministero ricevuto, è ... riservata la potestà di rinnovare nel mistero eucaristico ciò che Cristo ha fatto nell'ultima Cena. Perché possano svolgere i loro compiti, e specialmente quello così importante di compiere il mistero eucaristico, Cristo Signore contrassegna spiritualmente coloro che chiama all'Episcopato e al Presbiterato con un particolare sigillo chiamato «carattere» anche in documenti solenni del Magistero, e li configura talmente a sé che essi, allorché pronunciano le parole della consacrazione, non agiscono per mandato della comunità ma «"in persona Christi", il che vuol dire di più che "a nome di Cristo" oppure "nelle veci di Cristo"...» (Dominicae Cenae, n. 8).

(S. Congr. per la Dottr. della Fede, Lettera Sacerdotium ministeriale del 6 agosto 1983: Osservatore Romano 9 sett. 1983. Si veda tutta la lettera).


1   ...   10   11   12   13   14   15   16   17   18


База данных защищена авторским правом ©shkola.of.by 2016
звярнуцца да адміністрацыі

    Галоўная старонка