Piero Cantoni Novus Ordo Missae e Fede Cattolica




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È ovvio che la Chiesa deve essere assolutamente infallibile quando dichiara che una proposizione (speculativa o pratica) è contenuta nel deposito della Rivelazione. Ma non si può pensare che l'infallibilità si riduca a questo. La Chiesa deve essere infallibile anche in tutte quelle provvidenze che sono atte a condurre alla Rivelazione o ad allontanare gli ostacoli che ne impediscono o offuscano l'accesso. Cosa servirebbe avere a disposizione il nutrimento con cui soccorrere degli affamati se non si fosse in grado di salvaguardare la distribuzione?

La Chiesa è maestra riguardo al vero rivelato a cui si deve aderire, vero speculativo e pratico (fede e costumi). Ma la Chiesa è anche guida a cui ci si deve poter affidare per vivere concretamente la fede e i costumi insegnati da Dio.

Riguardo a questo potere canonico i teologi hanno sempre distinto le leggi universali e le leggi particolari. Journet dal canto suo parla di «misure di interesse generale» e «misure di interesse particolare». Il riconoscimento di infallibilità per queste «misure di interesse generale» è sempre stato unanime nella Chiesa. Troppo stretto è il legame che intrattengono la santità e indefettibilità della Chiesa. «La Chiesa – dice Gregorio XVI – che è la colonna e il sostegno della verità e che manifestamente riceve di continuo dallo Spirito Santo l'insegnamento di ogni verità, non può comandare, né concedere, né permettere una cosa che sia a detrimento della salute delle anime, e che torni a disprezzo o a danno di un sacramento istituito da Gesù Cristo»138. Evidentemente queste misure non sono infallibili esattamente nello stesso modo di una dichiarazione secondo cui tale dottrina è rivelata da Dio (definizione dogmatica). In questo caso abbiamo qualcosa di strettamente irreformabile (anche se l'enunciazione – rispettando rigorosamente l'identità di senso – può essere perfezionata). La Rivelazione infatti si è chiusa con la morte dell'ultimo degli Apostoli. Una legge invece, che ordina una materia contingente è sempre riformabile, in quanto le ragioni che l'hanno resa opportuna in un contesto, possono non valere più in un contesto mutato. L'infallibilità allora sarà assoluta «radicalmente». Cioè i presupposti dogmatici della legge (per scoprire i quali è necessaria spesso l'esplorazione di un vasto contesto) saranno certamente veri. La dottrina riflessivamente contenuta nella legge deve essere vera, perché, anche se lo scopo della legge non è direttamente, quello di promulgare la dottrina rivelata, tuttavia si muove nell'ambito della dottrina rivelata e ne dipende.

«La Chiesa – dice Melchiorre Cano – quando stabilisce in materie gravi e concernenti la formazione di costumi cristiani leggi riguardanti il popolo intero, non può mai ordinare niente di contrario al Vangelo o alla ragione naturale (...) come non può definire vizioso ciò che è onesto, né onesto ciò che è vizioso, così non può, promulgando le sue leggi, approvare qualcosa contraria al Vangelo o alla ragione. Se, mediante un giudizio espresso o stabilendo una legge, approvasse ciò che è disonesto o riprovasse ciò che è onesto, un errore di tale natura non solo sarebbe una peste e un disastro per i fedeli, ma in questo caso la Chiesa si opporrebbe in un certo modo alla fede, che approva ogni virtù e condanna ogni vizio. Inoltre, poiché Cristo ci ha ordinato di obbedire alle leggi della Chiesa dicendo: "fate tutto quello che vi diranno..." e: "Chi ascolta voi ascolta me ...", se la Chiesa sbagliasse sarebbe Lui l'autore dei nostri errori»139. San Roberto Bellarmino dice che è impossibile che il Papa possa sbagliare «nei precetti indirizzati a tutta la Chiesa» e concernenti «le cose necessarie alla salvezza, o per sé buone o cattive». Non potrebbe mai succedere, per esempio, che il Papa «si sbagli prescrivendo qualcosa di contrario alla salvezza, come la necessità della circoncisione e la osservanza del sabato, o proibendo qualcosa di necessario alla salvezza, come il battesimo o l'eucaristia»140. Le testimonianze si potrebbero moltiplicare.

Bisogna osservare come Cano, mentre afferma senza reticenza la dottrina sull'infallibilità delle leggi universali, dice anche che non intende approvarle tutte e che ne conosce alcune mancanti di prudenza e di misura. Così i teologi posteriori – come Suarez e Giovanni di S. Tommaso – sono giunti a distinguere la sostanza delle leggi ecclesiastiche dalla loro prudenza (cioè dall'applicazione, circostanze, rigore, opportunità, molteplicità e altre componenti più legate a fattori contingenti) ed hanno affermato che le leggi ecclesiastiche sono infallibili nella loro sostanza. Journet precisa questo concetto dicendo che è nel loro fondamento, nel loro principio, nella loro radice che sono infallibili in modo assoluto.

Il discorso riguardo alla prudenzialità si fa necessariamente più complesso e più sfumato. Anche qui dobbiamo ammettere un'assistenza divina, assistenza divina che deve garantire questo risultato minimale: che non possano causare positivamente il male. La ragione è in stretta coerenza con quanto detto: una legge talmente inopportuna da essere positiva fonte di perversione sarebbe incompatibile con la santità della Chiesa e le promesse di Cristo, e a nulla varrebbe una sua eventuale, astratta, correttezza dottrinale. L'assistenza è promessa alla Chiesa non per risolvere i problemi degli apologeti del futuro, ma per garantire la sua missione nella quotidiana concretezza della vita («Io sarò con voi tutti i giorni...» Mt. 28, 20).

Tuttavia dire che una misura di interesse generale non può essere intrinsecamente cattiva, sia quanto al fondamento, sia quanto alla prudenzialità, non vuol dire che rappresenti sempre quanto di meglio possibile nelle circostanze. Gli scopi fondamentali della Chiesa debbono risultare assicurati, ma le mende possono anche essere relativamente gravi.

Una legge può essere erronea o corretta, buona (tale da assicurare il fine per cui è stata promulgata) o cattiva (tale da ostacolarlo positivamente), ma la sua «prudenzialità» tollera il più o meno. Le fonti della Rivelazione e il Magistero, oltre che le esperienze della storia, non suppongono affatto un'assistenza divina tale da garantire la massima prudenzialità delle misure di interesse generale della Chiesa. Può essere, per esempio, che, rispetto ad una normativa precedente, la legge rappresenti un passo indietro, anche importante. Nulla ci obbliga a credere il contrario. «Come Dio non vien meno nelle cose necessarie, così non abbonda in quelle superflue»141. Anche questo punto, pur con diversità di sottolineature, costituisce dottrina comune142.

Invece le cose cambiano parecchio per le misure di ordine particolare. L'assistenza divina non le garantisce una per una, ma soltanto nell'insieme. Se una deficienza nell'atto singolo è possibile, ciò avviene «per accidens», «singillatim» e non «per sé», «ut in pluribus». Altrimenti ritorneremmo ad attribuire alla Chiesa una deficienza intrinseca. Bisogna però dissipare un equivoco possibile sul termine «di interesse particolare». Esso si riferisce alla materia, di carattere più contingente, non tanto al soggetto da cui emana (autorità particolare) o al fatto che interessa solo una parte della Chiesa. Qui si parla dell'assistenza promessa alla Chiesa universale. Una chiesa particolare gode di questa assistenza solo nella misura in cui agisce in comunione con la Chiesa universale, di cui centro e criterio è Pietro. Una parte della Chiesa, in quanto si contrappone al tutto, non gode di nessuna assistenza. Su di lei le porte dell'Inferno possono prevalere.

L'ambito dell'infallibilità non è ancora finito: l'assistenza divina investe infatti tutto il complesso dell'azione della Chiesa, anche se in modo non univoco ma differenziato. Il principio che comanda la sua gradualità è questo: essa si fa tanto più debole quanto minore è l'impegno e quanto più ci si allontana dai fini propri della Chiesa.

È ovvio che gli atti di quella che potremmo chiamare la «politica» della Chiesa (e la sua diplomazia) non sono garantiti in se stessi. Certamente molto meno degli atti, anche particolari, di interesse direttamente religioso. Anche qui però il fine della Chiesa deve essere raggiungibile: cioè deve essere garantita almeno la sopravvivenza della Chiesa universale. E quello che Journet chiama potere «biologico». L'assistenza è qui minimale: garantisce la vita della Chiesa nella sua consistenza sociologica ed è infallibile quanto a questo effetto. La Chiesa è indefettibile non soltanto quanto alla dottrina rivelata e ai sacramenti, ma anche quanto alla sua realtà sociale e istituzionale. Anche se questo evidentemente non vuol dir nulla sulla sua consistenza quantitativamente considerata: nulla impedisce – di per sé – che subisca forti ridimensionamenti nell'estensione e nei membri143.




potere
canonico




misure atte
a rendere accessibile la Rivelazione

di interesse generale

quanto al fondamento dottrinale:
assistenza assoluta

quanto alla prudenzialità: assistenza tale da garantire l'ottenimento
del fine

di interesse particolare:
assistenza che garantisce
la loro riuscita «ut in pluribus»

misure per assicurare l'esistenza empirica
della Chiesa: assistenza globale che garantisce
per lo meno la sopravvivenza della Chiesa

Il NOM ci fornisce un esempio patente di «misura di interesse generale» o legge universale. Si tratta infatti della regolamentazione della S. Messa, per cui il potere canonico stabilisce le norme concrete per attuare il comando di Cristo: «fate questo in memoria di me».

Universale quanto alla causa finale: il bene comune che intende garantire è quello supremo dell'Eucaristia. Si può dire che non esiste punto più nevralgico e componente più intima del bene comune della Chiesa, se è vero, come è vero, che «la Eucaristia fa la Chiesa».

Legge universale quanto alla causa formale: un rito liturgico è certamente una legge in senso proprio e una legge di carattere permanente.

Universale quanto alla causa efficiente: emana dalla suprema autorità della Chiesa.

Universale quanto alla causa materiale: interessa i fedeli di rito romano (si può dire di tutti i riti latini). È la parte materialmente più cospicua della Chiesa ed è considerata moralmente (per la «potior principalitas» della Chiesa di Roma e la sua conseguente esemplarità) come coincidente con la Chiesa universale144.

Anche ad esso quindi compete quell'assistenza che abbiamo visto essere propria di ogni «misura di interesse generale».

Assistenza assoluta e quindi infallibilità assoluta quanto al fondamento, alla radice dottrinale. Assistenza solo relativa quanto alla prudenzialità: cioè tale da garantire l'ottenimento dello scopo specifico del rito. Infallibilmente dunque, in virtù di questo rito, l'Eucaristia sarà degnamente offerta a Dio come sacrificio e efficacemente distribuita come sacramento. Poiché le disposizioni rituali, anche accessorie, hanno un notevole effetto sulle disposizioni atte a ricevere fruttuosamente le grazie della celebrazione sacramentale, una loro maggiore o minore perfezione riveste una notevolissima importanza, senza giudicare con ciò la validità e l'intrinseca dignità della «substantia sacramenti». In altri termini: se la legge è sostanzialmente «buona» non è detto che sia la migliore possibile. Essa può portare in sé delle mende anche gravi, che impongono una sua sollecita revisione.




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