Note sulle conoscenze distributive degli Anfibi Urodeli del genere Triturus (Rafinesque, 1815) nelle Marche




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Pagina di copertina

Titolo del manoscritto:



Note sulle conoscenze distributive degli Anfibi Urodeli del genere Triturus (Rafinesque, 1815) nelle Marche
Autore di riferimento:

David Fiacchini



via Brancasecca, 11 - 60010 Ostra Vetere (AN)

Tel. e fax: 071/965365 E-mail: dr.fiacchini@libero.it
Data di invio: 29/11/2004

Numero di pagine del testo principale: 6 (3 pagine fronte/retro)

Numero di figure: 4

Numero di tabelle: 3
Note sulle conoscenze distributive degli Anfibi Urodeli del genere Triturus (Rafinesque, 1815) nelle Marche
David Fiacchini (1), Vincenzo Di Martino (2) & Nazareno Polini (3)
(1) via Brancasecca, 11 - 60010 Ostra Vetere (AN) - E-mail: dr.fiacchini@libero.it

(2) Centro di Educazione Ambientale “Renzo Videsott” Riserva Naturale Montagna di Torricchio, c/o Università di Camerino - Dipartimento di Botanica ed Ecologia, Via Pontoni, 5 - 62032 Camerino MC - E-mail: cea.torricchio@unicam.it



(3) via Vallescura, 47- 63010 Capodarco di Fermo (AP) - E-mail: neno.polini@libero.it
Riassunto. Nelle Marche solo in questi ultimi anni alcune ricerche erpetologiche di campo, realizzate per lo più da volontari, hanno tracciato un primo quadro conoscitivo sufficientemente attendibile circa la presenza e la distribuzione di Anfibi e Rettili sia a livello provinciale che su scala locale.

Con questo contributo gli autori presentano la situazione attuale delle conoscenze distributive riguardanti le 4 specie del genere Triturus (T. alpestris, T. carnifex, T. italicus e T. vulgaris) presenti nella regione Marche, arricchendo le informazioni bibliografiche con alcuni dati inediti frutto di osservazioni personali effettuate nel biennio 2003-2004.

Vengono infine riportate alcune note ecologiche e le relative mappe corologiche semplificate che riassumono i dati di presenza e distribuzione sino ad oggi riscontrati a livello regionale.

Parole chiave. Marche, genere Triturus, note ecologiche, mappe di distribuzione


Abstract. The actual distribution knowledge regarding the four species of the genus Triturus (T. alpestris, T. carnifex, T. italicus e T. vulgaris) in the Marche region are presented.

The authors have considered both bibliographical and personal unpublished data collected during 2003-2004.

Ecological notes and distribution map are reported.

Keywords. Marche region, genus Triturus, ecological notes, distribution map.




INTRODUZIONE

Le conoscenze in campo erpetologico nella regione Marche risultano essere a tutt’oggi ancora deficitarie e solamente da qualche anno a questa parte si è avuto un incremento nelle indagini sulla presenza e sulla distribuzione nel territorio di Anfibi e Rettili. Ciò si deve per gran parte all’attività di ricerca svolta a titolo personale e volontaristico da alcuni ristretti gruppi di appassionati, i cui lavori principali hanno recentemente portato anche alla pubblicazione di atlanti provinciali (Poggiani & Dionisi, 2002; Fiacchini, 2003).

Consultando l’esigua bibliografia a nostra disposizione qualche informazione sugli Anfibi marchigiani, a cavallo tra 1850 e 1915, si trova nelle collezioni del Paolucci (1915), giunte a noi in uno stato di conservazione pessimo e notevolmente ridotte nel numero di reperti (Piazzini, 1996), alcuni dei quali peraltro provenienti da fuori regione (Umbria, Sardegna, Veneto). Successivamente altre scarne notizie si hanno nei report erpetologici di Silvio Bruno (1973 e 1979), mentre negli ultimi anni del XX° secolo si segnalano il pregevole lavoro di Vanni et al. per la porzione pedemontana centro-settentrionale delle Marche (1994) e la raccolta di segnalazioni coordinata dalla Societas Herpetologica Italica e culminata con la pubblicazione dell’Atlante provvisorio degli Anfibi e dei Rettili italiani (SHI, 1996).

Sulla base delle conoscenze attuali, a livello regionale sono presenti 16 specie di Anfibi autoctoni (Fiacchini, 2003; Fiacchini, 2004 a), mentre i taxa ascrivibili al genere Triturus sono 4.

MATERIALI E METODI


Per analizzare la diffusione a livello regionale delle quattro specie di tritoni presenti nelle Marche sono stati consultati e valutati criticamente i dati pregressi ed attuali disponibili nella bibliografia nota agli autori. Si segnalano in particolare i lavori di: De Bosis & Paolucci, 1867; Paolucci, 1915; Tortonese, 1942; Bruno, 1973 e 1979; Biondi, 1982; Bucci-Innocenti et al., 1983; Casini & Santolini, 1988; Fermanelli & Perna, 1990; Furlani, 1990; Santolini, 1991; Zanetti, 1993; Capula & Luiselli, 1993; Marconi & Scalia, 1993; Vanni et al., 1994; SHI, 1996; Associazione Argonauta, 1999; Fiacchini, 1999; Brencio & Tavolini, 2000; Angelini, 2001; Pandolfi & Macchia, 2001; Foglia et al., 2001; Di Martino, 2002; Fiacchini et al., 2002a e 2002b; Poggiani & Dionisi, 2002; Fiacchini, 2003; Pellegrini, 2003; Fiacchini & Foglia, 2003; Di Martino et al., 2004; Fiacchini, 2004a; Fiacchini, 2004b; Fiacchini et al., 2004. Ai fini del presente lavoro sono stati considerati “storici” i dati bibliografici antecedenti il 1995 e “recenti” quelli successivi a tale anno.

A questi dati vanno inoltre aggiunte le segnalazioni di presenza raccolte direttamente dagli autori nel corso di ricerche di campo svolte nel biennio 2003-2004 e tutt’ora in corso, condotte in alcuni siti di interesse erpetologico ritenuti meritevoli di attenzione, come l’area dell’Alpe della Luna per il settore pesarese, la fascia pedemontana per l’anconetano, il gruppo del M.te San Vicino per il maceratese, il comprensorio dei Sibillini ed i S.I.C. di Monte Ceresa e Montefalcone Appennino per l’ascolano.

Per ciascuna specie è stata elaborata una cartina di distribuzione regionale basandosi sul reticolo chilometrico UTM con maglie di 10 km di lato, per un totale di 130 celle. Per la lettura dei dati riportati nelle cartine si rimanda alla relativa legenda.

RISULTATI


Quattro le specie di tritoni presenti nelle Marche (Tab. I): Triturus alpestris, T. carnifex, T. italicus e T. vulgaris. Per ciascuna di esse è stata operata un’analisi critica relativamente alle segnalazioni bibliografiche “storiche”, mentre vengono messi in evidenza in particolare i nuovi record che ricadono in aree di rilevanza erpetologica.

Triturus alpestris apuanus (Bonaparte, 1839)

I dati a disposizione indicano la presenza “storica” di questo urodelo in due quadranti a cavallo tra Marche-Toscana (Alpe della Luna, Vanni et al., 1994) e Marche-Umbria (dintorni di Norcia, Zanetti, 1993, segnalazione “dubbia”), in siti ricadenti poco al di fuori del confine regionale e comunque in ambienti ecologicamente contigui. Recentemente nella zona dell’Alpe della Luna è stata rilevata un'altra stazione situata entro i confini regionali (Fagnani, com. pers.), mentre nel gruppo dei M.ti Sibillini non è stato ancora rinvenuto.


Il Tritone alpestre risulta essere presente in due celle UTM (1,5%), in un range altitudinale che va dai 900 ai 1260 m s.l.m. (Tab. II, Fig. 1).

Triturus carnifex (Laurenti, 1768)

Un discreto numero di dati “storici” riguardanti la provincia di Pesaro-Urbino sono riportati nel lavoro di Vanni et al. (1994), mentre nell’anconetano Bruno (1973) lo indicava per la Selva di Castelfidardo. Nel maceratese è stato segnalato per l’Abbadia di Fiastra e Tassinete di Cingoli (Bruno, 1973), per le zone umide di Colfiorito (Papini & Papini, 1972) e Montelago (Marconi & Scalia, 1993), per i Piani di Castelluccio (Bruno, 1973; Zanetti, 1993), per le alte valli del Potenza e dell’Esino (SHI, 1996). Nell’ascolano dall’esame della bibliografia non risultano dati “storici”.

Recenti ricerche condotte dagli autori (Di Martino 2002, Di Martino et al., 2004, Fiacchini 2004b, Fiacchini et al. 2004; Polini, 2004, com. pers.) hanno permesso di definire con maggiore precisione l’areale di distribuzione della specie nella regione, anche se occorre tenere conto della “copertura” ancora parziale di diverse unità di rilevamento delle Marche centro-meridionali.

Si tratta della specie più diffusa a livello regionale: è presente nel 67% delle celle UTM (n=88), in un range altitudinale che va da 1 a 1260 m s.l.m. (Tab. II, Fig. 2).



Triturus italicus (Peracca, 1898)

Questa entità endemica è presente nelle Marche centro-meridionali, con il fiume Esino che attualmente costituisce il limite settentrionale dell’areale di distribuzione: alcuni dati segnalati da Bruno (1973) per l’anconetano ed il maceratese meritano conferma in quanto gli autori hanno rilevato incongruità sia dal punto di vista geografico (toponomastica, altitudine, ecc.) sia relativamente all’effettiva presenza della specie. Per questo motivo tali segnalazioni non sono state considerate nell’elaborazione delle cartine di distribuzione.

I dati “storici” presi in esame riguardano l’area della Gola della Rossa e di Frasassi (Papini & Papini, 1972; Bucci-Innocenti et al., 1983; Lanza, 1983) e Colle San Marco di Ascoli Piceno (Bucci-Innocenti et al., 1983), mentre osservazioni inedite degli autori hanno permesso di individuare nuovi siti riproduttivi in particolare sul gruppo del M.te San Vicino e nella fascia della collina litoranea tra Fermo ed Ascoli Piceno.

Il Tritone italico è presente in 13 celle UTM (10%), in un range altitudinale che va dagli 80 ai 1050 m s.l.m.) (Tab. II, Fig. 3).



Triturus vulgaris meridionalis (Boulenger, 1882)

Il Tritone punteggiato è più frequente nella fascia collinare delle province di Pesaro-Urbino e Ancona. Le segnalazioni “storiche” considerate in questo lavoro riguardano diverse località del pesarese (cfr. Vanni et al., 1994); il comprensorio fabrianese ed un sito ad ovest di Ancona (SHI, 1996); nella Riserva di Torricchio (Bruno, 1979), nei dintorni di Matelica (SHI, 1996), nelle zone umide di Colfiorito (Papini & Papini, 1972) e a Montelago (Marconi & Scalia, 1993) per il maceratese. Per l’ascolano, invece, non vi sono record bibliografici antecedenti al 1995. Successivamente a tale anno la specie è stata rilevata in due quadranti (nei dintorni di Roccafluvione e nei pressi di Montemonaco-Montefortino, banca dati SHI), mentre una nuova stazione è stata individuata in una terza cella UTM nell’ascolano (Di Martino et. al., 2004).

E’ presente nel 43% delle celle UTM (n=57), in un range altitudinale che varia da 1 a 1330 m s.l.m. (Tab.II, Fig. 4).


DISCUSSIONE

Analizzando il quadro complessivo che emerge da questo lavoro, merita particolare attenzione lo status distributivo del Tritone alpestre, l’urodelo meno diffuso a livello regionale: ulteriori indagini nell’alto pesarese e nel settore marchigiano dei Sibillini e dei Monti della Laga, potranno infatti definirne in modo più chiaro la corologia nel versante orientale dell’Appennino centrale.

Gli habitat riproduttivi elettivi dei tritoni marchigiani (tab. III) risultano essere i piccoli biotopi d’acqua dolce stagnante o debolmente corrente, come stagni e pozze di abbeverata (44%), e fontanili (33%); mentre ruscelli, torrenti e fiumi (14%), e laghi (3%) sono per lo più inospitali a causa della presenza di ittiofauna predatrice, quasi sempre immessa per finalità alieutiche. In alcuni casi T. carnifex e, in misura minore, anche T. vulgaris, sono stati osservati in ambienti tutt’altro che ottimali, come pozzetti di ispezione di acquedotti e tombini sottostradali, che spesso si trasformano in vere e proprie “trappole” (p. es: cisterne aperte verso l’alto ed interrate; pozzi a fondo cieco; ecc.).

A livello regionale occorre inoltre registrare una graduale scomparsa dei cosiddetti “punti d’acqua minori”, come stagni e piccoli acquitrini, che fino a venti-trenta anni fa erano elementi caratteristici di ogni casa contadina e di ogni podere, dove erano presenti oltre ai tritoni numerose altre specie di Anfibi (Hyla intermedia su tutte); in seguito alla trasformazione del paesaggio agricolo marchigiano, cui si è assistito in modo più evidente dal 1970 ad oggi, questi preziosi biotopi d’acqua dolce sono andati progressivamente scomparendo assieme ad altri “elementi-simbolo” dell’agroecosistema (dalle siepi ai filari alberati, dai fossi di confine ai muretti a secco), anche a causa dell’avvento della meccanizzazione e del passaggio dalla “mezzadria” all’agricoltura “industriale” (Orsetti, 2002). Ciò ha causato, in particolare nella fascia collinare e litoranea, una forte contrazione dell’areale distributivo di molte specie di Anfibi legate ad ambienti oggi scomparsi, distrutti o divenuti per lo più inidonei.

In conclusione, questo lavoro vuole essere uno “stimolo” sia per coloro che si occupano di ricerca scientifica nel settore ecologico, sia per gli amministratori degli Enti competenti per la gestione del territorio, al fine di approfondire le conoscenze sulla distribuzione degli Anfibi, sulle loro esigenze ecologiche e sulle possibili strategie di conservazione.



RINGRAZIAMENTI


Questo contributo, presentato sotto forma di poster nella sessione “Faunistica e Atlanti” del V° Congresso Nazionale della SHI svoltosi a Calci di Pisa dal 29 settembre al 3 di ottobre 2004, ha ricevuto il patrocinio non oneroso della Regione Marche, cui va il ringraziamento da parte degli autori.

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Tavole e figure allegate al testo

Tab. I – Distribuzione delle specie del genere Triturus nelle Marche






N° UTM (*)

T. alpestris

T. carnifex


T. italicus

T. vulgaris




celle

%

celle

%

celle

%

celle

%

Pesaro

46

1

2,1%

37

80,4%

- - -

- - -

27

51,9%

Ancona

37

- - -

- - -

30

81,1%

5

13,5%

20

54,0%

Macerata

46

1

2,1%

13

28,2%

2

4,3%

7

15,2%

Ascoli P.

35

- - -

- - -

8

22,8%

6

17,1%

3

8,5%

Marche

130

2

1,5%

88

67,7%

13

10%

57

43,8%

Legenda:


(*) Sono state considerate tutte le celle UTM, di dimensioni 10x10 km, con porzioni (anche minime) di territorio marchigiano.

Il totale dei quadranti delle Marche non corrisponde alla somma aritmetica delle singole celle provinciali: un quadrante UTM può infatti essere compreso nel territorio di due province.

Tab. II – Distribuzione altimetrica delle specie appartenenti al genere Triturus nelle Marche

(valori espressi in metri s.l.m.)



Fascia altimetrica

Specie


1-300

301-600

601-900

901-1200

1201-1500

>1500

Range

T. alpestris




















900-1260

T. carnifex




















1-1260

T. italicus



















80-1050

T. vulgaris



















1-1330

Tab. III – Principali habitat utilizzati come siti riproduttivi dalle specie appartenenti al genere Triturus nelle Marche



Habitat

Specie


Stagni e pozze

Laghi

Fontanili e abbeveratoi

Ruscelli o torrenti

Fiumi

Altri habitat(*)

T. alpestris


50 %

-

50%

-

-

-

T. carnifex


37%

5,5%

29,5%

12,5%

1,5%

14%

T. italicus

56,5%

-

12,5%

18,5%

12,5%

-

T. vulgaris

32,5%

6,5%

39%

9,5%

3%

9,5%

Media

44%

3%

32,75%

10%

4,25%

6%

Legenda:


(*) = Vengono considerati in questa categoria i siti di riproduzione naturali ed artificiali frequentati occasionalmente dai tritoni come, ad esempio, grotte, aree marginali, tombini, pozzi artesiani, cisterne interrate, canali e prese di acquedotti, ecc. .

Fig. 1 - Cartina di distribuzione di Triturus alpestris (base: carta UTM 10x10 km)

Fig. 2 - Cartina di distribuzione di Triturus carnifex (base: carta UTM 10x10 km)

Fig. 3 - Cartina di distribuzione di Triturus italicus (base: carta UTM 10x10 km)

Fig. 4 - Cartina di distribuzione di Triturus vulgaris (base: carta UTM 10x10 km)

Legenda figure 1-4:



= dato “recente” (>1996)

= dato “storico” (<1995)

= dato fuori regione “recente”(>1996)

= dato fuori regione “storico” (<1995)



Nota: le unità di rilevamento a cavallo tra due Province possono contenere un dato “doppio”, poiché una specie può essere stata segnalata in due località ricadenti nella stessa cella UTM ma in territori provinciali differenti.




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