Le specie del genere "butia" di Sergio Quercellini Roma




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LE SPECIE DEL GENERE “BUTIA” di Sergio Quercellini - Roma
Il genere Butia, per quanto recentemente è stato pubblicato, comprende dieci specie.Una ulteriore specie (leptospatha) è considerata da taluno nel genere Syagrus , da altri nel genere Butia.Relativamente alla Butia stolonifera, definizione introdotta da O. Beccari nel 1916, non è chiaro oggi a quale specie facesse riferimento ed è considerata pertanto una definizione incerta . Il genere Butia presenta una parentela stretta con il genere Syagrus ,entrambi fanno parte della sottotribù Butiinae della tribù Cocoeae.

Il nome generico Butia deriva da una deformazione portoghese di una parola india che significa spinoso e fa riferimento alla presenza di corte spine ai lati del picciolo di alcune specie. I fiori sono unisessuali e sono disposti in gruppi di tre, con due fiori maschili ai lati ed uno femminile al centro. L’endocarpo ha tre pori, il seme ha l’endosperma omogeneo e la prima foglia che spunta è semplice. Si tratta di un genere diffuso nella fascia subtropicale del Sud America, in particolare Brasile meridionale, Paraguay, Argentina settentrionale, Uruguay.

Le specie del genere Butia che si possono incontrare nei giardini e nei parchi italiani, si riducono invariabilmente ad una sola: la Butia capitata. Raramente qualche Butia eriospatha e niente più. Ho pensato che potrebbe essere interessante avere una panoramica delle caratteristiche delle varie specie così da poter eliminare alcune difficoltà nel loro riconoscimento. Pertanto nel tentativo, anche se limitato ed incompleto, di ovviare a queste difficoltà, ho approntato, basandomi sulla pubblicazione “Field Guide to the Palms of the Americas” di A. Henderson, G. Galeano, R. Bernal, una tabella sintetica di comparazione che spero possa essere di aiuto a non commettere grossolani errori.





Forma del frutto

Dimensioni del frutto

Colore del frutto

Picciolo fogliare

Tronco

Guaina del peduncolo dell’infiorescenza

BUTIA CAPITATA


Ovoidale

Lung.1,8-2,5cm

Larg.1,2-2,2cm



Giallastro o arancio-bruno

Spine grossolane

sui margini



Aereo

1-6 m.


Quasi liscia

o con leggere scanalature superficiali



BUTIA YATAY


Ovoidale allungato

Lung.3-4,2cm

Larg.1,5-2,2cm



Giallastro

Spine grossolane

sui margini



Aereo

8-10 m.


Scanalature superficiali

BUTIA ERIOSPATHA


Globoso

Diam.1,7-1,9cm

Giallastro

Spine grossolane

sui margini



Aereo

3-6 m.


Coperta con

tomento denso

e bruno


BUTIA ARCHERI


Ellissoidale

Lung.1,8-2cm

Bruno

Senza spine

Margini fibrosi



Sotterraneo,talvolta emerge fino ad 1 m.

Quasi liscia

BUTIA CAMPICOLA


Ovoidale

Lung.1,5-2cm

Larg.1cm


Bruno

Senza spine

Margini fibrosi



Sotterraneo

Coperta con un tomento bruno

BUTIA MICROSPADIX


Ovoidale

Lung.2cm

Larg.1cm


Brunastro

Senza spine

Margini fibrosi



Sotterraneo

Coperta con un denso tomento bruno

BUTIA PARAGUAYENSIS

Ovoidale

Lung.2-4cm

Larg.1-2,5cm



Giallastro

Spine grossolane

sui margini



Sotterraneo o corto , talvolta però emerge anche fino a 3 m.

Liscia, senza scanalature

BUTIA PURPURASCENS


Ovoidale

Lung.2,3-2,9cm

Larg.1-1,3cm



Rosso porpora o brunastro

Senza spine

Margini fibrosi



Aereo

1-4 m.



Quasi liscia con leggere scanalature


BUTIA

EXOSPADIX



Ovoidale

Lung.1,2-2,0 cm

Larg.1,2-1,5cm




Porpora

Senza spine Margini fibr. alla base

Sotterraneo

Liscia

BUTIA

MARMORII




Ovoidale

Lung.1,2-2,0cm Larg.1,2-1,5

Porpora

Senza spine Margini lisci alla base

Sotterraneo

Liscia

.

NOTE


====

La Butia exospadix e la Butia marmorii sono state descritte nel 2006 (Palms, vol.50,n°4) da L. Noblick del Montgomery Center di Miami, Florida. Si tratta, in entrambe le specie, di palme estremamente contenute nelle dimensioni, si confondono facilmente nell’erba se questa è un po’ alta. Sono distribuite a cavallo del confine tra Paraguay e Brasile. Le due specie sono molto simili, si distinguono oltre che per la presenza o meno di fibre sui lati alla base del rachide, anche per il numero di segmenti presenti su ciascuna foglia. Nella Butia exospadix il numero dei segmenti è esiguo e questi pochi sono raggruppati alla fine del rachide, mentre nella Butia marmorii sono molto più numerosi ed il rachide è più lungo. Inoltre l’infiorescenza nell’exospadix si proietta al di la delle foglie, è molto più corta e contenuta nella marmorii.


Lo stesso L. Noblick nel 2006 ha considerato nel genere Butia anche il Syagrus leptospatha. Le palme di questa specie sono a tronco sotterraneo e molto limitate nelle dimensioni.
Nelle varie specie la forma del seme ricalca quella del rispettivo frutto. Il seme di maggiori dimensioni è quello della “Butia yatay”: può essere lungo fino ad oltre 4 cm, con le estremità appuntite. In questa specie, nell’ambito di una stessa pianta, la forma dei semi può variare anche in modo significativo. Alcuni semi sono molto più allungati degli altri.
La Butia archeri è definita resistente al fuoco (H. Lorenzi ed altri : “Palmeiras no Brasil”). E’ inoltre a crescita molto lenta ed i semi sono considerati di difficile germinazione. Anche la fruttificazione è moderata.
I frutti della Butia capitata sono commestibili ed hanno un sapore molto gradevole.Da essi si può anche ricavare un vino . Sono commestibili anche i frutti di Butia eriospatha, Butia paraguayensis e di Butia purpurascens.
Nella parte più meridionale del Brasile e in Uruguay è distribuita la varietà odorata (Butia capitata var. odorata) caratterizzata dal frutto con un sapore più dolce ed un profumo più intenso di quello della specie tipica. Per Larry Noblick questa varietà dovrebbe invece essere considerata una specie vera e propria.Rispetto alla specie tipica ha un habitus più compatto e foglie maggiormente arcuate.
La varietà strictior (Butia capitata var. strictior) presenta le foglie più unite, più dritte e più verticali rispetto alla specie tipica.
Relativamente alla Butia paraguayensis, esistono due tipologie di piante: gli esemplari presenti nella parte settentrionale della zona di distribuzione sono a tronco sotterraneo ed erano definiti una volta come Butia arenicola, oggi sinonimo di B. paraguayensis, mentre le piante distribuite nella parte meridionale sono a tronco aereo, fino a 3 m.
Esistono due ibridi intergenerici con la Butia capitata . Il primo, Butia capitata x Syagrus romanzoffiana, , definito come xButiagrus nabonnandi , è un ibrido naturale. Agli inzi del secolo, l’ibridatore francese Nabonnand fece germinare alcuni semi di Butia che provenivano da una zona in cui erano presenti esemplari di Butia capitata e di Syagrus romanzoffiana. Egli vendette successivamente questi ibridi tant’è che, nel 1923, Giorgio Roster era in grado di enumerare sei giardini in Francia ed in Italia dove veniva coltivato questo ibrido. Tra questi era compresa la Villa San Luis a Mentone, che costituiva il vivaio di Nabonnand, e il Giardino dell’Ottone del Roster stesso all’isola d’Elba. Questo ibrido è definito come uno dei più belli ed esteticamente piacevoli: è a crescita rapida ed è anche rustico. Purtroppo, come quasi sempre accade nelle ibridazioni intergeneriche, i semi non sono fertili, il che costituisce un grosso problema per la sua diffusione, anche se nel 1990 il dr. Merrill Wilcox e Charles Raulerson, dell’università di Miami,Florida, hanno pubblicato informazioni su come ibridare la Butia, dando così qualche possibilità ad ibridatori di buona volontà e di notevole pazienza.Tra l’altro sul numero di settembre 2006 di “Palms”, rivista della International Palm Society, compare un interessante articolo a firma di Ed Brown su numerosi tentativi di ibridazione, alcuni conclusi positivamente altri negativamente, tra palme della tribù Cocoeae, nei quali è quasi sempre presente la Butia capitata. Un bellissimo esemplare adulto di xButiagrus nabonnandi si può ammirare presso gli Huntington Gardens di San Marino, California, ed un altro presso il Lakeside Garden di Oakland, California.

Mi è capitato (febbraio 2006) anche di vederlo elencato in un listino di un importatore europeo di palme ovviamente con la dicitura “prezzo a richiesta”.


Il secondo ibrido intergenerico è tra la Butia capitata e la Jubaea spectabilis e non mi risulta che sia stato definito, come il precedente, con una propria denominazione.Ho potuto osservarne personalmente , nel novembre 2000, un esemplare adulto con un tronco di circa 4 – 5 metri ai Fairchild Tropical Gardens di Miami, Florida. A mio avviso , non è un ibrido entusiasmante, le foglie sono più scomposte rispetto al complesso fogliare di entrambi i genitori e ciò trasmette, a chi guarda questa palma, una poco piacevole sensazione di disordine.A questo proposito desidero aggiungere che nel comune di Frascati, vicino Roma, più precisamente nei giardini comunali , si possono ammirare quattro esemplari ultracentenari di “Jubaea spectabilis”. In realtà tre sono delle classiche “Jubaea spectabilis”, molto alte, possenti ma armoniose, mentre il quarto esemplare, sensibilmente più basso, con le foglie molto scomposte fa pensare in modo deciso ad un ibrido Butia x Jubaea. Chi si trovasse a Roma ed avesse qualche ora a disposizione può visionare questo esemplare singolare, ripeto, presso i giardini comunali di Frascati. Detto per inciso, arrivando a Frascati, nella prima grande piazza che si incontra venendo da Roma, accanto al monumento ai caduti, si può anche osservare una bellissima Chamerops humilis var. arborescens il cui tronco,a circa tre metri, si è diviso in due, a guisa di candelabro ed i due nuovi tronchi sono già cresciuti per oltre un metro.
Ho in collezione,oltre alla Butia capitata, la Butia capitata var. odorata, la Butia eriospatha , la Butia yatay e la Butia paraguayensis. . Hanno dimostrato tutte una buone resistenza al freddo, tuttavia, la capitata ha sopportato punte di –10°C senza riportare alcun danno, mentre yatay e paraguayensis a questa temperatura hanno sofferto molto. Direi che, tra le specie di cui sopra, la paraguayensis è la più sensibile al freddo, in generale la più delicata ed è anche quella a crescita più lenta. A Roma due Butia eriospatha, con un tronco di circa 2 m., sono presenti all’Orto botanico ed una Butia yatay molto alta, è nella striscia di giardino esterno del Ministero di Grazia e Giustizia. Altre sei Butia yatay con tronchi di circa 4 m., si possono ammirare di fronte ad un albergo sul lungomare centrale di Nettuno(LT).

La Butia capitata fruttifica per la prima volta ad otto anni di età(H. Lorenzi). Un bel vantaggio comunque rispetto alla Jubaea spectabilis ,anch’essa cocoea ,se è vero che quest’ultima fruttifica per la prima volta a sessanta anni!


SINONIMIE
-Syagrus archeri = Butia archeri

-Butia arenicola = Butia paraguayensis



-Butia bonnettii = Butia capitata


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