La giornata mondiale dei pappagalli al rainforest cafe



Дата22.04.2016
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PsittaScene

Vol.11 N.3 Agosto 1999



LA GIORNATA MONDIALE DEI PAPPAGALLI

AL RAINFOREST CAFE
Dopo mesi di preparativi siamo finalmente arrivati al 5 Agosto la “Giornata mondiale dei pappagalli” e l'inizio di quello che abbiamo chiamato con un poco di ambizione, il “Mese mondiale dei pappagalli”. Abbiamo parlato degli obiettivi nel numero di Febbraio 1999 di PsittaScene :
World Parrot Month - Un Mese Dedicato Ai Pappagalli

Per celebrare tutti i pappagalli, in natura e nelle nostre case.


Nel mese di Agosto 1999 noi.......
RICONOSCEREMO il bisogno urgente di proteggere e tutelare i pappagalli in natura, in particolare le 90 specie in pericolo di estinzione.
CELEBREREMO la compagnia che milioni di pappagalli fanno all’uomo in tutto il mondo.
INCORAGGEREMO tutti quelli che hanno a cuore la conservazione della fauna selvatica a considerare i pappagalli come dei logici ‘portavoce della natura’. La personalità e la bellezza di questi uccelli potranno aiutare a salvare le foreste tropicali e altri habitat per il bene della natura nel suo insieme, incluso l’uomo.
RACCOGLIEREMO DONAZIONI per la conservazione e il benessere dei pappagalli.
TRE IMPORTANTI INIZIATIVE DEL WORLD PARROT TRUST
All’avvicinarsi dell’appuntamento con i media ci siamo resi conto che sarebbe stato il momento giusto per lanciare tre iniziative del WPT. Innanzitutto il video di John Cleese sul ‘Pappagallo vivo’ che avrebbe attirato l’attenzione del grande pubblico sui pappagalli. Poi la presentazione della ‘Carolina Medal’ al Dr.Carl Jones responsabile del programma degli Psittacula echo a Mauritius per il lavoro svolto nella conservazione dei pappagalli. Infine il lancio del ‘Parrot Action Plan’ dell’IUCN, rielaborato dal WPT e finanziato quasi interamente da noi.
BUONA FORTUNA
In questa giornata speciale abbiamo anche avuto molta fortuna. Abbiamo ricevuto l’ospitalità e l’aiuto del Rainforest Cafè - Shaftesbury Avenue - Londra che ospita Are e Cacatua. Ci avevano già aiutati con consistenti donazioni provenienti dalla loro ‘Conservation crocodile pool’.
Julian Pettifer, presidente della Royal Society for the Protection of Birds, RSBP, ha accettato di consegnare la Carolina Medal a Carl Jones.
Infine ci è stata offerta l’assistenza del reparto di pubbliche relazioni del WWF per aiutarci ad ottenere il massimo dalla conferenza stampa.
Tutto ciò ha aumentato le possibilità di catturare l’interesse dei media, e il 5 Agosto fummo felici di vedere che erano presenti gli inviati di quasi tutta la stampa e delle emittenti televisive inglesi, inclusa la BBC.
89 SPECIE DI PAPPAGALLI SONO A RISCHIO DI ESTINZIONE
Su consiglio degli esperti di comunicazione del WWF abbiamo sottolineato che 89 specie di pappagalli sono state elencate a rischio di estinzione nel Parrot Action Plan, equivalenti al 27% di tutte specie di pappagalli, o al 10% di tutte le specie di uccelli.

Purtroppo i pappagalli sono la specie di uccelli più minacciata del nostro pianeta.


La stampa ha capito l’importanza di queste notizie, ed il 6 agosto sono state trasmesse interviste

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in radio e televisione. Sono stati pubblicati articoli sul Times, The Guardian,The Independent, The Express e The Daily Telegraph, sono usciti articoli anche in Canada,Australia e Brasile. Pubblichiamo qualche esempio a pag.5 e 6.


COME JOHN CLEESE E UN PAPPAGALLO MORTO HANNO AIUTATO TUTTI I PAPPAGALLI VIVI
I pappagalli sono buffi. Questa è l’idea che si sono fatti la maggior parte degli inglesi e molti americani ricordando lo lo sketch del ‘Pappagallo morto’ dei Monty Python che uscì alla fine degli anni ‘60 ed è stato trasmesso molte volte in televisione.
Questo stupendo esempio di comicità è talmente conosciuto da venire quasi sempre citato dai media quando si parla di pappagalli, con l’effetto però di vanificare ogni sforzo per parlarne seriamente. Dal 1989, quando fondammo il World Parrot Trust, abbiamo sempre avuto il desiderio di filmare un John Cleese pentito, che ammetteva che la famosa scena, per quanto ilare, non aiutava i pappagalli, e che avrebbe voluto dire al mondo quanto è importante tutelare i pappagalli in natura e mantenerli bene nelle nostre case.
Solo un sogno, Ma si è realizzato! Il figliastro di John Cleese faceva parte del gruppo di lavoro per gli Psittacula echo a Mauritius. Questo ci ha permesso di chiedere a John Cleese un aiuto per i pappagalli. John si impegna molto per la conservazione, ha sostenuto molti progetti per la protezione della fauna selvatica, l’ultimo dei quali era il reinserimento dei lemuri in Madagascar.
Così abbiamo preparato una sceneggiatura con John Cleese che incontra Groucho l’incredibile Amazzone di Steve Martin, preferendo questo meraviglioso pappagallo ‘vivo’ ad uno morto per lanciare un messaggio sull’importanza di aiutare i pappagalli a sopravvivere in natura ed a vivere bene nelle nostre case. John spiega anche che salvando le foreste dei pappagalli aiutiamo anche a salvare noi stessi.
In Marzo ci siamo incontrati al Santa Barbara Zoo in California per preparare questo video. Steve Martin arrivò dalla Florida con Groucho e la sua amica e addestratrice Missee. Lo staff dello zoo ci ha aiutato con molta generosità. Tutti quelli che hanno partecipato lo hanno fatto gratis e hanno provveduto di tasca loro alle spese di viaggio.
Decidemmo di usare questo video della durata di 5 minuti per lanciare il “World Parrot Month”, un mese dedicato ai pappagalli nell’Agosto del 1999, per cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla gravissima situazione in cui si trovano molte specie di pappagalli in natura. Vorremmo far capire a tutti che gli uccelli, e in particolare i pappagalli, sono il migliore indice per misurare la perdita della biodiversità, il rapido peggioramento della salute del nostro pianeta e la sua incapacità a sostenere l’aumento della popolazione umana. Cerchiamo anche di educare il pubblico ad un miglior mantenimento in cattività dei pappagalli. Molti di loro vivono meravigliosamente bene curati da persone intelligenti e sensibili, ma la maggior parte non sono così fortunati.
Come dice John nel nostro video:”Tutti i pappagalli hanno disperatamente bisogno del nostro aiuto. Aiuto da me, aiuto da voi. Cosa possiamo fare? Semplice: sostenere i progetti internazionali per la conservazione del World Parrot Trust”.
LA CAROLINA MEDAL
Sono passati due anni da quando abbiamo istituito il premio della Carolina Medal per

“I risultati migliori ottenuti nella conservazione dei pappagalli”. Abbiamo parlato di questo premio su PsittaScene del Febbraio 1997. In breve, decidemmo di dedicarlo alla memoria del parrocchetto della Carolina, Conuropsis carolinensis, l’ultima specie di pappagallo che si è estinta. L’ultimo sopravvissuto morì nello zoo di Cincinnati il 21 Febbraio del 1918, e l’ultimo avvistamento in natura risale al 1920. Scrivemmo:”La Carolina Medal dovrà ricordare sempre quanto sia precaria la situazione di un terzo delle specie di pappagalli in natura, e di milioni di pappagalli in cattività in tutto il mondo.”Non poteva esserci occasione migliore del “World

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Parrot Day” per assegnare questo premio .
Quando ci riunimmo per decidere a chi doveva andare, un nome spiccava sopra agli altri, quello di Carl Jones, per i suoi eccellenti risultati con il progetto di tutela dello Psittacula echo a Mauritius. In precedenza era riuscito ad aumentare la popolazione del falco di Mauritius da 4 esemplari a 400, e quella dei piccioni rosa da 30 a circa 300. Carl iniziò a lavorare con gli Echo nel 1987, si erano ridotti a 8/12 esemplari, solo 3 erano femmine. La popolazione ha ora raggiunto i 100 esemplari, dal 1990 abbiamo descritto su PsittaScene gli sviluppi di questo progetto. Alle pagine 8 e 9 troverete un affascinante articolo di Carl.
Il premio della Carolina Medal non sarà un evento annuale, ma verrà assegnato solo quando i consiglieri del WPT riterranno che ci sia un progetto veramente meritevole. Se qualcuno vuole segnalarci un individuo o un gruppo responsabili di “risultati straordinari nella conservazione dei pappagalli” vorremmo esserne informati in dettaglio e ricevere una candidatura formale al premio.
PARROT ACTION PLAN 1994 - 2004

Piano di azione per i pappagalli


Questo piano di azione fa parte di una serie pubblicata dall’IUCN, World Conservation Union, (il World Parrot Trust è un membro internazionale dell’IUCN).

Sono stati già pubblicati piani di azione su circa settanta categorie di animali in pericolo di estinzione, dalle balene alle lumache. Nei primi anni ‘90 il tentativo di compilare un piano di azione sui pappagalli fallì, principalmente a causa dei disaccordi tra gli studiosi del campo.


Nel 1995 Ron Hall, fondatore del programma della British Airways Assisting Conservation, propose di fare un altro tentativo per la stesura di questo piano di azione radunando a Londra i principali esperti del campo. La British Airways avrebbe fornito gratuitamente tutti i biglietti aerei necessari. Fummo in grado di organizzare questo incontro con la guida efficace di Joe Forshaw (autore di “Parrots of the World”), e dopo due giorni di discussioni i 15 partecipanti risolsero le controversie principali. Rimaneva solo da trovare gli autori: Noel Snyder (USA), PhilMcGowan (UK), James D.Gilardi (USA), Alejandro Grajal (Venezuela), per poi richiedere i rapporti sulle specie e sull’ambiente ai migliori esperti locali (troppi per elencarli qui, ma sono tutti citati nel Parrot Action Plan).
Il WPT ebbe l’incarico di seguire lo sviluppo dei lavori. Ritenevamo che ci sarebbero voluti dai 12 ai 18 mesi, ma in realtà ci vollero quattro anni. Il WPT ha anche stanziato la maggior parte dei finanziamenti, circa £15.000 (equivalenti a circa 45 milioni). Il 5 Agosto a Londra abbiamo distribuito una prima versione del Parrot Action Plan. La versione completa, di circa 200 pagine, verrà pubblicata nell’Ottobre 1999. Comprenderà: una introduzione ai pappagalli e alla struttura del piano di azione, i principi generali per la conservazione dei pappagalli, le specie minacciate nel mondo, situazioni regionali, lo status delle specie con l’identificazione dei progetti prioritari, la bibliografia e altro.
Il Parrot Action Plan non è un esercizio accademico. Diventerà la base e la fonte principale di informazioni per chiunque sia interessato nei pappagalli e nella loro conservazione. Il World Parrot Trust è orgoglioso di aver partecipato alla sua stesura e realizzazione ed è molto grato a tutti coloro che vi hanno collaborato.
Comunicato Stampa:

89 SPECIE DI PAPPAGALLI RISCHIANO L’ESTINZIONE

Inaugurato un Piano di Azione Globale per salvarli


Londra - Un piano di azione globale è stato lanciato dal World Parrot Trust e dal WWF per cercare di salvare dall’estinzione 89 specie di pappagalli. Il Parrot Action Plan del World Conservation Union valuta lo status delle specie più a rischio concludendo che un incredibile 27% delle 330 specie di pappagalli sono sull’orlo dell’estinzione, risultano la famiglia di uccelli più minacciata al mondo.

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Il Parrot Action Plan è il primo tentativo in assoluto per lanciare una strategia globale per la salvezza dei pappagalli. Le raccomandazioni sono di istituire dei gruppi di ricerca per ogni specie a rischio sottolineando che è necessario agire con urgenza per combattere le due principali minacce: la perdita degli habitat e il commercio degli esemplari di cattura. Più del 50% delle foreste nel mondo sono state distrutte e il commercio mondiale dei pappagalli di cattura contribuisce significativamente al giro di affari, stimato a 5 miliardi di dollari l’anno, del commercio mondiale di fauna selvatica. Per ogni esemplare che sopravvive alla cattura e al trasporto almeno quattro muoiono. 58 specie di pappagalli sono a rischio di estinzione a causa di questo commercio.


“La distruzione degli habitat e un’insaziabile richiesta commerciale minacciano l’estinzione rapida di questi magnifici uccelli” dice il Dr.Paul Toyne, direttore per la conservazione al WWF-UK. “Il Parrot Action Plan avrà un ruolo decisivo per l’istituzione di strategie per la salvezza della specie. Per essere realmente efficace, i governi dovranno agire con fermezza per proteggere gli habitat, promuovere la gestione indipendente delle aree protette della FSC, e far rispettare le regolamentazioni CITES che regolano il commercio della fauna selvatica.”
John Cleese, famoso per lo sketch dei Monty Python sul “Pappagallo morto”, ha sostenuto la campagna per salvare i pappagalli nel mondo:” Tutti i pappagalli hanno disperatamente bisogno del nostro aiuto. Aiuto da me, aiuto da voi. Cosa potete fare voi? Semplice: sostenere i progetti internazionali per la conservazione del World Parrot Trust.”
A causa della caccia e della distruzione degli habitat almeno 27 specie si sono già estinte, come l’Ara cubana, il Parrocchetto delle Seychelles e il Parrocchetto della Carolina negli Stati Uniti. 39 specie di pappagalli sono a rischio di estinzione in paesi dell’Asia e del Pacifico. In particolare in Indonesia, Australia e Nuova Zelanda. La ripresa degli incendi boschivi in Indonesia costituisce un ulteriore pericolo per i pappagalli di queste zone. Il famoso Kakapo della Nuova Zelanda è ormai estinto in natura, sopravvivono solo 54 esemplari in semi-libertà.
47 specie sono a rischio di estinzione nell’America Latina e nella regione Caraibica.

Il Brasile,la Colombia, il Messico, il Perù e l'Ecuador sono i paesi con il maggior numero di specie in via di estinzione. L’Ara di Spix è la specie più in pericolo in natura, un solo maschio sopravvive nel suo habitat naturale in Brasile. La specie è stata decimata dalle catture richieste dai collezionisti. L’Ara Giacinto è il pappagallo più grande e appariscente. Con circa 3.000 esemplari rimasti in natura è classificato ad alto rischio di estinzione ed è minacciato dal commercio illegale e dalla distruzione del suo habitat.


Ma ci sono anche buone notizie. Al lancio del Parrot Action Plan è stato assegnato il premio della Carolina Medal del World Parrot Trust al Dr.Carl Jones il cui lavoro è stato decisivo per aumentare le possibilità di salvezza dei Parrocchetti Echo. Nel 1987 a causa della distruzione dell’habitat sopravvivevano solo 8-11 esemplari in natura. In seguito ad un attento progetto di conservazione, in parte finanziato dal World Parrot Trust e dalla UK Parrot Society, la popolazione è aumentata a 109 esemplari in natura. Solo nell’ultimo anno 22 Parrocchetti Echo, allevati in cattività, sono stati reintrodotti in natura.
“Se riusciremo a salvare i pappagalli potremo riuscire a salvare l’uomo” ha dichiarato Mike Reynolds, direttore del World Parrot Trust. “Abbiamo bisogno delle foreste pluviali tanto quanto ne hanno bisogno i pappagalli. Sono il polmone del pianeta, essenziali per la salute dell’uomo. Queste foreste producono anche farmaci vitali molti dei quali sono ancora da scoprire.”
.....COME PROCEDEREMO ?

di Michael Reynolds


Indubbiamente il nostro “World Parrot Day” del 5 Agosto ha permesso di pubblicizzare con molta efficacia ad un pubblico internazionale le brutte notizie sulle 89 specie di pappagalli in grave rischio di estinzione. Il World Parrot Trust è molto grato al WWF per l’aiuto ricevuto nell’organizzare la conferenza stampa e per aver attirato l’interesse di molti giornalisti. Da soli non saremmo riusciti a far tanto. Bisogna anche sottolineare che un’organizzazione grande come il

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WWF non si associa con una qualsiasi piccola organizzazione. Oltre al WWF la gradita partecipazione di Julian Pettifer, presidente del RSPB per la consegna della Carolina Medal, è indicativa dei progressi fatti dal WPT da quando è stato fondato. Come possiamo riuscirci con le nostre risorse limitate, è un pò un mistero, ma il nostro ruolo nel far rinascere e completare il Parrot Action Plan ha senza dubbio aumentato la credibilità del WPT come una organizzazione seria per la conservazione.


Dobbiamo accettare il fatto che tutta la pubblicità sui pappagalli che abbiamo appena generato sfumerà velocemente, e l’esperienza ci dice che un’opportunità simile non ricapiterà tanto presto. Ci sarà qualche altra opportunità di far conoscere la situazione, la CNN per esempio ci ha richiesto una copia del video con John Cleese. Ma dovremo trovare il modo di tramutare questa pubblicità sui pappagalli in fondi per i pappagalli. Per il WPT questo significa nuovi soci e donazioni.
Parliamo di soldi. Potrà interessarvi sapere che le entrate combinate del WWF e del RSPB sono di circa mille volte superiori a quelle del WPT. Possiamo indicare come risolvere certi problemi, ma non possiamo fare molto di più. Abbiamo già calcolato che il giro di affari del commercio di pappagalli nel mondo supera i 5 miliardi di dollari. Abbiamo proposto a chi è in contatto con i pappagalli di contribuire per aiutare quelli in natura. A questo si aggiunge la situazione disperata dei pappagalli in cattività bisognosi di accoglienza, perchè non più voluti, anche loro dovrebbero ricevere un aiuto finanziario da chi ha contribuito a creare il problema.
Eppure posso contare sulle dita di una mano chi, nel commercio dei pappagalli, riconosce un debito verso chi li arricchisce, e contribuisce con donazioni al WPT o ad altre organizzazioni. Sarebbe ora che i commercianti accettassero la loro parte di responsabilità e contribuissero a finanziare i progetti di conservazione in natura e per il benessere in cattività.
Ci sono però anche molte persone che si sentono responsabili per tutti i pappagalli, non solo i loro, e il WPT è molto grato per il sostegno di tanti avicoltori e proprietari di pappagalli in tutto il mondo. C’è chi non ha pappagalli ma vuole aiutarci ad aiutare questi uccelli incredibili. Recentemente abbiamo ricevuto il primo lascito, e questo ci spinge a suggerire come potete aiutarci a realizzare i nostri obiettivi.
NUOVI ASSOCIATI
Chiunque legga PsittaScene potrebbe conoscere altre persone alle quali potrebbe interessare la nostra pubblicazione e partecipare al lavoro che facciamo per i pappagalli. Vi preghiamo di incoraggiarli ad iscriversi al più presto, dopotutto la quota di iscrizione equivale a una cena in pizzeria!
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Circa l’8% dei nostri associati sono soci a vita. Se ne avete la possibilità, un singolo pagamento di L.700.000 ci risparmia molto lavoro contabile nel corso degli anni e aiuterebbe il finanziamento dei nostri progetti in modo significativo.
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Il WPT in Inghilterra, Canada e negli Stati Uniti è registrato come organizzazione senza fine di lucro ed è autorizzato a ricevere lasciti. Per informazioni sulle sedi degli altri paesi, o sulle detrazioni dalle tasse vi preghiamo di contattare la nostra sede centrale.
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Stiamo attualmente finanziando progetti sul campo per la tutela di molte specie. In particolare per le Are di Lear, i Cacatua delle Palme, i Cacatua sulphurea, i Guaruba guarouba, l’Amazzone di St.Vincent, il Parrocchetto Echo, il Pappagallo del Capo e molti altri. Potete scegliere di sostenere un progetto che vi interessa in modo particolare inviandoci una donazione mensile o

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annuale.


PARLATE DEL WPT
Alcuni nostri associati parlano a riunioni di associazioni e Bird Club per nostro conto, procurandoci nuovi iscritti e donazioni. Fateci sapere se possiamo fornirvi diapositive o altro materiale che possa esservi di aiuto.
NUOVE IDEE
Fateci sapere se avete idee su altre attività che possiamo intraprendere per raccogliere fondi per i pappagalli.

PROGETTO DI RICERCA SULL’AGAPORNIS NIGRIGENIS - ZAMBIA

di Louise Warburton

Centro di ricerche per la conservazione dei pappagalli africani, University of Natal
Mi ha interessato sapere della settimana dedicata ai pappagalli e vi auguro che abbia un gran successo. Mi divertiva particolarmente sapere che John Cleese avrebbe dato il suo contributo (sono una sua grande fan), e ho pensato che forse vi sarebbe piaciuto sapere che il famoso “Pappagallo Morto” dei Monty Pyton ha un ruolo nella conservazione dei pappagalli.
Nel mio progetto di ricerca sullo status, l’ecologia e la conservazione dell’Agapornis nigrigenis in Zambia sto cercando di documentare le aree di distribuzione e gli spostamenti stagionali degli Agapornis tramite l’osservazione diretta e interrogando le popolazioni dei villaggi locali. Nelle zone frequentate dagli Agapornis nigrigenis si trovano altre due specie di pappagalli: il Poicephalus robustus suahelicus e il Poicephalus meyeri transvaalensis. I locali chiamano queste tre specie con lo stesso nome “Sichikwele”, associato al suono delle loro grida e perchè vengono considerati dannosi per l’agricoltura.
Quando interrogo i locali, per aiutarli a identificare le specie uso tre pelli prese in prestito dal Livingtsone Museum. Dopo i saluti iniziali, ed essermi seduta su uno sgabello vicino ad una capanna di fango, penso sempre ai Monty Python. Gran parte delle conversazioni avvengono con l’aiuto dei miei assistenti dello Zambia nelle lingue locali il Tonga o Lozi. Quando gli mostriamo la guida ornitologica e la scatola con le pelli le osservano con attenzione e divertimento.
Le pelli sono utili anche quando ne parliamo con i bambini delle scuole. Gli chiediamo se conoscono questi uccelli e se li catturano, e gli spieghiamo che l’Agapornis nigrigenis è un uccello molto speciale per lo Zambia. L’idea della conservazione e' completamente assente, ed è difficile promuovere la tutela di una specie che si nutre nelle coltivazioni di miglio e sorgo, così necessarie agli abitanti.
Senza dubbio la sopravvivenza dell’ A. nigrigenis è nelle mani della popolazione locale, e sia l’uomo che gli Agapornis dipendono dalle limitate risorse idriche. Gli uccelli vengono intrappolati per mangiarli, inclusi gli Agapornis e i Poicephalus. I bambini costruiscono trappole vicino alle pozze d’acqua,alle piante con semi maturi e sugli alberi dove si posano prima di andare a bere, a volte vengono usate le fionde. La priorità è di educare i bambini a proteggere gli Agapornis.
ASCOLTANDO GLI ECHO E CERCANDO DEI FANTASMI

La conservazione dei pappagalli a Mauritius

di Carl Jones
E’ un privilegio ricevere la Carolina Medal in riconoscimento del nostro lavoro sul Parrocchetto Echo, ringrazio anche da parte del gruppo di ricerca a Mauritius. Ma non dobbiamo dimenticare che non avremmo potuto fare tanto senza l’aiuto del World Parrot Trust.
Il progetto di conservazione per il Parrocchetto Echo, Psittacula echo, è iniziato nel 1974, ma per

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mancanza di fondi non si è potuto fare molto fino al 1990 quando abbiamo avuto la fortuna di iniziare la collaborazione con il World Parrot Trust. Come molti altri incontri importanti, il nostro fu casuale. Partecipavo ad una conferenza sull’allevamento in cattività, e nella mia relazione parlai anche della situazione dei Parrocchetti Echo e della loro probabile estinzione. Questo non perchè non sapessimo come intervenire per tentare di salvarli, ma perchè non c’erano i soldi per far funzionare il progetto. Dopo la mia relazione Mike Reynolds venne a parlarmi offrendo l’aiuto del World Parrot Trust. Era l’offerta che cercavamo, per anni avevamo combattuto per tentare di salvare gli Echo con pochi fondi e poco sostegno morale. Mike e i suoi colleghi del World Parrot Trust ci aiutarono con la raccolta dei fondi, tra cui un’importante donazione della Parrot Society. Con questi soldi comprammo un fuoristrada. Da allora abbiamo fatto progressi, il World Parrot Trust ha contribuito con finanziamenti annuali e ha fornito l’aiuto professionale del Dr.Andrew Greenwood che ci assiste con i problemi veterinari e organizzativi. Negli ultimi anni abbiamo anche ricevuto l’aiuto di alcuni membri dello staff di Paradise Park che hanno contribuito con entusiasmo al lavoro di ricerca sul campo e all’allevamento dei piccoli in cattività.


ASCOLTANDO GLI ECHO
Abbiamo imparato molto dai Parrocchetti Echo, non solo come salvare questo bellissimo pappagallo ma anche le tecniche che possono essere utilizzate per molte altre specie rare e a rischio. Per esempio, alcune delle tecniche usate nel progetto Kakapo in Nuova Zelanda sono state adattate da quelle usate per i Parrocchetti Echo come noi abbiamo usato alcune delle loro idee per il nostro progetto. Le nostre esperienze a Mauritius sono state adattate ed applicate a progetti di conservazione alle Seychelles e alle Hawaii.
Uno dei motivi per i quali il progetto sugli Echo sta funzionando, è perchè sono state applicate tecniche derivate dall’avicoltura, cioè abbiamo portato in natura i metodi di allevamento in cattività. Come avicoltore, provo un grande piacere al pensiero che le capacità e le intuizioni sviluppate da quando, bambino tenevo degli uccelli in giardino, possono servire per salvare le specie in via di estinzione. L’avicoltura ha un grandissimo ruolo nella conservazione mondiale degli uccelli, non solo per allevarli in cattività ma perchè ha sviluppato metodologie che possono venire applicate in natura. Gli avicoltori regolano la produttività dei loro uccelli e ne controllano la mortalità con una buona gestione. Il fattore cruciale è imparare come applicare queste tecniche alle specie selvatiche.
Quando iniziammo il progetto sui Parrocchetti Echo prendemmo in considerazione tutti gli aspetti e cercammo di minimizzare tutti i problemi che potessero danneggiarli. E’ stata supplementata l’alimentazione, migliorata la condizione dei nidi, sono state prese misure per evitare gli attacchi dei predatori e sono state risanate aree di foresta endemica. Tutti questi interventi hanno dato ottimi risultati, in modo particolare il risanamento dei nidi e delle aree di foresta endemica. I pappagalli vivono e si riproducono all’interno o vicino alle zone risanate.
Negli anni’70 e ‘80 la riproduzione dei Parrocchetti Echo era molto bassa. Tra quelli che depositavano le uova, pochi riuscivano a far sopravvivere i piccoli. Nel 1987 sapevamo dell'esistenza di soli 8 esemplari selvatici, tra i quali solo due femmine. Molti ritenevano che la specie fosse condannata. Negli anni ‘90 è aumentata la riproduzione, in parte anche a causa del nostri sforzi, e la percentuale di sopravvivenza è molto più alta. Abbiamo tenuto sotto controllo i nidi, ai primi sintomi di un problema che potesse mettere a rischio il benessere del nido abbiamo rimosso le uova o i piccoli per allevarli in cattività, così abbiamo potuto salvare molti esemplari che altrimenti sarebbero morti. Questi esemplari sono rimasti in parte in cattività e in parte sono stati reinseriti in natura.
Abbiamo scoperto che la maggior parte delle coppie non alleva più di un piccolo alla volta, anche se sono state depositate e si sono schiuse tre uova. Se gli viene lasciata tutta la nidiata, i piccoli rischiano di morire, ma se rimuoviamo tutti i piccoli tranne uno, questo ha buone possibilità di sopravvivere. I piccoli rimossi, vengono dati in adozione a coppie con uova sterili oppure allevati in cattività per essere poi reintrodotti in natura. Nella stagione riproduttiva 1997-1998, su 11 coppie selvatiche di Parrocchetti Echo che si sono riprodotte 10 hanno allevato dei piccoli. La gestione del progetto e il reinserimento di 22 esemplari, in parte nati e cresciuti in cattività in parte

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prelevati dai nidi selvatici, hanno aumentato notevolmente la popolazione. Il numero dei Parrocchetti Echo in natura oggi è di circa 100 esemplari.


Anche se crediamo nella ripresa dei Parrocchetti Echo e speriamo che voleranno sempre sopra le foreste montane e le rupi di Mauritius, non dobbiamo dimenticarci che questa è l’ultima delle specie di psittacidi endemici sopravvissuta nelle isole Mascarene. Purtroppo siamo arrivati troppo tardi per molte altre specie.
ALLA RICERCA DI FANTASMI
Le foreste di Mauritius echeggiano della presenza di fantasmi: quelli degli animali e delle piante che si sono estinti nei 400 anni da quando l’uomo ha colonizzato le isole. Quando una specie muore può lasciare un vuoto ecologico, che se non viene risanato può avere effetti deleteri su altre specie. Gli alberi delle foreste potrebbero dipendere dai pipistrelli e dai pappagalli per disperdere i loro frutti, e a loro volta, i pappagalli, i pipistrelli e molte altre specie hanno bisogno dei frutti degli alberi. Oggi su Mauritius le foreste sono molto silenziose, e molti grandi alberi stanno morendo. Ma è possibile fare molto per rivitalizzare le foreste e riempire i vuoti......
Un tempo Mauritius e le altre isole Mascarene ospitavano circa dodici specie di pappagalli, gli storici stanno ancora discutendo su quali specie erano effettivamente presenti sulle isole. Se potessimo viaggiare indietro nel tempo troveremmo un’isola piena di uccelli e rettili, affollata di tartarughe giganti, grandi lucertole, il dodo, ralli terrestri, ed anche un grande pappagallo terrestre simile ad un Cacatua nero, più grande di qualsiasi pappagallo esista oggi. Era il Lophopsittacus maiuritionus che probabilmente viveva nelle foreste ricche di palme delle pianure, nutrendosi dei loro frutti. C’era anche un altro pappagallo più piccolo, con una cresta grigia, e questo era anche buono da mangiare. Sulle altre isole vivevano alcune specie di parrocchetti, su Rodrigues erano grigio-azzurri, altri vennero descritti con del rosso sulle spalle e sembra che una specie avesse la testa e la coda rosse. Su Rodrigues viveva anche un pappagallo verde più grande, e a Reunion (e forse anche a Mauritius) viveva il Mascarinus mascarinus dal corpo marrone-rossiccio, la testa lilla, la fronte nera ed il becco rosso acceso.
I ricercatori e gli storici stanno esaminando i primi resoconti e i fossili nel tentativo di identificare specie delle quali ci sono pochissime informazioni. Cosa ci diranno queste ricerche? Possiamo anche essere addolorati per la perdita di tante specie, ma cosa hanno a vedere con la conservazione delle specie ancora vive? Mentre la resurrezione delle specie estinte, nello stile di Jurassic Park, sarà molto lontana nel futuro e forse è solo fantascienza, vi sono altre possibilità per riempire i vuoti lasciati dalle specie estinte.
GLI ECHO POSSONO SOSTITUIRE LE SPECIE ESTINTE ?
Molti alberi da frutto su Mauritius producono grossi frutti carnosi con semi incredibilmente duri. Questi frutti sono di varie misure, sappiamo che ai pipistrelli e ai Parrocchetti Echo piacciono molto, spesso se li portano via per mangiare la polpa e scartare i semi. Così facendo disperdono i semi. Eppure attualmente molti frutti nelle foreste di Mauritius cadono al suolo senza germinare, il risultato è che le foreste stanno morendo a causa della rigenerazione limitata. Questo è un problema complesso, ma credo che se potessimo far rinascere le specie estinte, parti di foreste verrebbero rigenerate.
Se abbiamo dati sufficienti sulle specie estinte, non c’è motivo perchè non si possano reinserire altre specie che prendano il loro posto diventando ecologicamente equivalenti o analoghe. I Parrocchetti Echo potrebbero forse essere inseriti nelle foreste delle vicine isole di Reunion per sostituire i parrocchetti che le abitavano due secoli fa. Potrebbero anche essere analoghi ai parrocchetti estinti sulle Seychelles e Rodrigues. E un giorno potremmo introdurre una delle specie di Cacatua neri per prendere il posto del Lophopsittacus maiuritionus.
Anche se queste idee possono sembrare incredibili, verrà presto studiata la possibilità di sostituire la testuggine gigante di Mauritius, ormai estinta, con una specie molto simile dal punto di vista fisico ed ecologico. Speriamo di poterla reintrodurre nelle piccole isole intorno a Mauritius

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dove potranno avere un impatto importante per le piante di cui si nutrono e i semi che disperdono. Spero un giorno di poter vedere specie analoghe di pappagalli introdotte nelle foreste rigenerate di Mauritius.

Non è passato molto tempo da quando si discuteva sulle possibilità di rigenerare foreste e reintrodurre specie animali, ed ora lo stiamo facendo.
Si sa già abbastanza per essere in grado di salvare la maggior parte delle specie di pappagalli a rischio e ricostituire i loro habitat frammentati e danneggiati. Presto saremo in grado di ricostituire interi ecosistemi, sempre che avremo ancora a disposizione i ‘mattoni’. I ‘mattoni’ sono le specie e i pappagalli sono le pietre miliari di questi ecosistemi.
POSSIAMO ESSERE OTTIMISTI
Credo che il lavoro effettuato su Mauritius ci abbia dato buoni motivi per essere ottimisti. Con dei finanziamenti limitati ma con una visione chiara e il grande entusiasmo del gruppo di ricerca siamo stati in grado di ottenere questi risultati:
-Rendere l’habitat ancora intatto dei Parrocchetti Echo il primo parco naturale di Mauritius.
-Rigenerare aree di foreste nelle quali i Parrocchetti Echo si nutrono e si riproducono.
-Abbiamo imparato a gestire i parrocchetti selvatici per migliorare la loro riproduzione.
-Sono stati allevati Parrocchetti Echo in cattività. Ventidue esemplari sono stati reinseriti in natura nelle ultime tre stagioni.
-I Parrocchetti Echo sono stati reinseriti con successo in natura. Uno di loro, ‘Gabriela’, ha iniziato ad accoppiarsi e la stagione scorsa ha allevato un piccolo adottivo. Altri esemplari reinseriti stanno iniziando ad accoppiarsi e a riprodursi.
C’è ancora molto da fare, ma sono orgoglioso di quello che siamo riusciti ad ottenere e dobbiamo ringraziare tutti quelli che hanno reso possibile questo lavoro. Nessuno lavora isolato e non saremmo riusciti ad ottenere tanto senza l’aiuto delle organizzazioni che ci hanno sostenuto, il World Parrot Trust ed altre. Vorrei anche ringraziare tutto lo staff, alcuni di loro sono presenti qui oggi. Un ringraziamento speciale a Kirsty Swinnerton che ha lavorato su questo progetto per dodici stagioni. Ha partecipato alle prime ricerche sul campo, alla gestione dei parrocchetti in cattività,

all’allevamento dei piccoli e alla supervisione delle squadre di lavoro. Infine ringrazio i parrocchetti che ci hanno insegnato tanto.


I CACATUA E LE ARACHIDI A LAKELAND

di Stephen Garnett - fotografie di Steven Garnett

Queensland Parks and Wildlife Service, P.O.Box 2066 , Cairns, Queensland 4870
Le piante di arachidi crescono rigogliose nel ricco suolo vulcanico di Lakeland, e l’isolamento della Cape York Peninsula le protegge dalle troppe piante infestanti e dalle malattie. Anche se è un lavoro duro e richiede investimenti alti , se gestito bene rende molto. Ogni anno camion pieni di arachidi viaggiano verso il sud per trasformarle in burro, olio e aperitivi da pub.
Ma tutta questa abbondanza non è passata inosservata alla fauna selvatica locale. Probabilmente i Cacatua neri dalla coda rossa frequentano la zona da centinaia di anni per nutrirsi dei semi degli Eucalipti. Dopo essersi riprodotti nella stagione delle piogge, negli otto mesi di stagione secca gli adulti portano a socializzare i loro piccoli. Non si sa quando scoprirono le arachidi, probabilmente iniziarono a mangiare quelle rimaste dopo la raccolta. Poi capirono che erano migliori dopo essere state raccolte e mentre si seccavano al sole. Alla fine, un Cacatua particolarmente intelligente pensò di estirpare una pianta dal terreno, e scoprì il ricco bottino oleoso nascosto sotto terra. Gli altri impararono velocemente, e circa otto anni fa gli stormi venivano a rifocillarsi regolarmente, estirpando le piante metodicamente partendo dai confini

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delle piantagioni, oppure da zone con piante meno fitte. Tra un pasto e l’altro esercitavano il becco sui giganteschi irrigatori semovibili, provocando corti circuiti che facevano girare le ruote a velocità diverse, finché si piegavano e si contorcevano in un ammasso di ferraglia. Un agricoltore perse più di $50.000 l’anno a causa dei Cacatua, altri persero l’intero raccolto.


Gli agricoltori risposero con fucili a precisione e si sentì dire che usarono anche veleni illegali. Provarono a usare dei sistemi per spaventarli o rimanevano di guardia alle coltivazioni per tutto il giorno. Il lavoro agricolo veniva costantemente interrotto dagli irrigatori difettosi. Ma anche se i Cacatua cominciarono a essere più cauti, non smisero di mangiare le arachidi. Se si trovavano a portata di tiro, si spostavano verso un’altra coltivazione. La caccia non eliminò il problema, aiutò gli agricoltori a sentirsi solo meno frustrati.
Il Queensland Park and Wildlife Service veniva generalmente ritenuto responsabile per questi danni perchè non autorizzava l’uccisione di più di 30 esemplari. I Cacatua dalla coda rossa, non sono solo dei bellissimi uccelli, ma sono anche rari nel sud dell’Australia. Il Service consigliò dei metodi per spaventarli, e suggerì di destinargli una parte delle coltivazioni ma non autorizzò che venissero decimati, anche se sarebbe stato comunque improbabile riuscirci. Fino a quest’anno nè i nostri consigli nè la caccia condotta dagli agricoltori sono stati di molto aiuto. Nel 1999 però la situazione è cambiata, il Queensland Parks and Wildlife Service, grazie all’aiuto degli agricoltori locali e delle industrie che li finanziano, istituì la sua prima coltivazione di arachidi.
Questa coltivazione è stata resa possibile dalla generosità di un agricoltore locale, Martin Garate. Martin ere da tempo convinto che l’unico modo per riuscire a controllare i danni causati dai cacatua era di sacrificare un raccolto. Mise a disposizione 40 acri (circa 20 ettari) di terreno dove aveva coltivato arachidi che andarono perse a causa dei Cacatua. Con l’esempio generoso di Martin ricevemmo altri aiuti. La Peanut Company of Australia ci concesse un prezzo speciale sui semi di arachidi, e gli Interbitzens della Swiss Farms prepararono il terreno in tempo per le prime piogge. Un altro agricoltore, Graham Green, ci prestò la sua seminatrice e il giorno di Natale 1998 Martin ed un altro agricoltore, Andy Stemmler, seminarono una tonnellata di semi. I fratelli Hoskins li sostituirono per occuparsi delle piante, eliminarono le infestanti e spruzzarono migliaia di dollari di fungicida donato dalla Bayer Chemicals. Alla fine di Marzo le arachidi erano quasi pronte. Due settimane dopo Jon Nott, rappresentante locale di Birds Australia ed ex agricoltore di arachidi, andò a visitare la coltivazione. Era accompagnato da un cacciatore locale assunto per tenere lontani i Cacatua dalle coltivazioni commerciali, ma non ne aveva trovati da uccidere. Il motivo della loro assenza fu chiarito appena si avvicinarono alla coltivazione sperimentale. Appena raggiunsero la recinzione 500 Cacatua neri dalla coda rossa si alzarono in volo in un turbine rosso e nero, e si posarono sugli alberi vicini con l’aria colpevole e i becchi coperti di fango.
I Cacatua sono rimasti sulla coltivazione destinata a loro per tutta la stagione di crescita delle arachidi. E’ anche possibile che ne lasceranno una parte a Martin e che la sua generosità venga ripagata. Con un investimento relativamente basso, ma riunendo le forze e con molta buona volontà, gli agricoltori non solo hanno salvato migliaia di dollari di arachidi, ma sono anche riusciti a dedicarsi ad altri lavori agricoli. Sono morti pochissimi cacatua.
Gli agricoltori hanno ancora qualche dubbio sul progetto, in particolare temono che, a causa dell’aumento di cibo i Cacatua si riproducano in maggior numero. Ma questo è un problema che si dovrà affrontare in futuro. Per almeno i prossimi due anni i volontari di Birds Australia censiranno regolarmente i Cacatua, per controllare se il loro numero aumenta e se sarà necessario modificare la gestione. Nel frattempo gli agricoltori d’ora in poi, e in collaborazione con i gruppi di controllo della fauna selvatica, hanno un’alternativa efficace all’uccisione.
E’ IL COLPO FINALE PER I PAPPAGALLI DEL CAPO ?

di Mike Perrin, Colleen Downs, Craig Symes


Per prevenire l’estinzione di uno dei pappagalli più rari e belli del Sud Africa, il Pappagallo del Capo, è iniziato un programma di r produzione in cattività. Gli avicoltori, alcuni dei quali hanno contribuito al declino di questa specie tramite le catture e il commercio illegale, stanno ora offrendo il loro aiuto per la sopravvivenza di questa specie istituendo dei programmi di

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riproduzione. Questa è un’ottima notizia. Questi pappagalli, già decimati in natura, ora corrono un altro gravissimo rischio, quello di contrarre la malattia del becco e delle penne, PBFD, che ha già causato la morte della maggior parte degli esemplari in cattività. Questo malgrado fossero state prese tutte le precauzioni necessarie. Non c’è un vaccino, non c’è una cura, e per la diagnosi l’analisi è complicata. Per poter eliminare la malattia dagli esemplari tenuti in cattività, sono stati isolati gli esemplari malati, che vengono soppressi come ultima risorsa.


Recentemente si è aggiunto un altro grande problema: la cattura di esemplari selvatici da parte delle popolazioni rurali che si sono trasferite nelle immediate vicinanze delle foreste naturali. Queste comunità povere e malnutrite hanno chiesto una modifica delle regolamentazioni sulle foreste per poterne trarre dei guadagni. Due grandi stormi di Pappagalli del Capo che nidificano nelle vicinanze sono ora ad alto rischio. Esemplari feriti vengono venduti sui cigli delle strade, fortunatamente alcuni sono stati recuperati e curati dai veterinari. Purtroppo non possono essere reinseriti in natura, e non solo a causa delle lesioni subite, ma anche perchè sono infettati con il PBFD. Solo se verrà trovato un vaccino potranno essere destinati all’allevamento. Le ricerche svolte negli USA non hanno avuto successo, ma in Australia potrebbero averlo sviluppato.
Le ricerche sulla biologia dei Pappagalli del Capo hanno dimostrato che ha requisiti particolari per l’habitat e l’alimentazione. Per il cibo dipende tutto l’anno dalle foreste di di Podocarpus (P.falcatus, P.henkelii e P.latifolius) usa questa specie anche per nidificarvi nella stagione della riproduzione. Qualche decennio fa queste foreste vennero molto sfruttate, il Podocarpus è un legno bello e resistente. Purtroppo gli alberi non vennero ripiantati, e oggi il bestiame da pascolo impedisce la rigenerazione naturale. I recenti rimboschimenti effettuati con pini esotici, eucalipti e acacie, e l’espansione delle zone agricole hanno ulteriormente ridotto l’estensione delle foreste montane naturali. I pappagalli devono ora volare per lunghe distanze per trovare cibo a sufficienza e zone di pernottamento adatte, e questo può causare un’ulteriore calo della popolazione.

Il totale in natura di questi pappagalli endemici del Sud Africa è di circa 500 esemplari. Il numero di quelli in età di riproduzione è molto più basso, nel totale sono inclusi molti giovani che potrebbero non raggiungere mai l’età adulta rimanendo vittime di predatori, malattie o catture.


Durante un recente censimento nazionale di questi pappagalli, furono osservati due esemplari con le penne apparentemente strappate, i sintomi del PBFD. Al momento fu causa di preoccupazione ma non di allarme. Però i nostri timori sono stati confermati negli ultimi giorni, su otto pappagalli catturati, tutti sono risultati positivi al PBFD. Questo potrebbe avere delle terribili conseguenze sia per i pappagalli in natura che per quelli in cattività. Tutti gli uccelli di cattura collocati in colonie di pappagalli africani o di altre specie in cattività, rischiano di trasmettere questo virus. Questo potrebbe causare la riduzione del commercio degli esemplari di cattura, e sarebbe positivo, ma potrebbe anche aumentare la mortalità degli esemplari in natura con risultati disastrosi. Non si sa se i pappagalli in natura posseggano difese naturali o se sono particolarmente sensibili a questa malattia. Dipende se il virus è naturalmente presente o se è stato introdotto.
Uno degli aspetti più preoccupanti è che se la specie diventa sempre più rara, diventa anche più ambita dai collezionisti, incrementando la richiesta e il prezzo. Questo potrebbe innescare una spirale che sarebbe difficile rompere. L’unica soluzione sembra essere quella di istituire un programma di recupero in cooperazione con conservazionisti, avicoltori ed ecologisti. Questo è l’obiettivo del Kwa Zulu-Natal Avicultural Forum, il Cape Parrot Working Group, il World Parrot Trust-Africa e il Research Centre for Parrot Conservation at the University of Natal.
L’unica certezza è che il futuro del Pappagallo del Capo non è mai stato così a rischio.
UN APPELLO

di Rosemary Low


Il Pappagallo del Capo del Sud Africa è una delle specie più a rischio di estinzione.

Ho avuto la fortuna di vederli in natura, di sentire i loro richiami allegri e di osservarli alle prime luci del mattino. So che sarebbe una tragedia e una perdita enorme se questo

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pappagallo si estinguesse. Un piccolo gruppo è stato studiato per anni con entusiasmo dai ricercatori del Research Centre for African Parrots che sono seriamente preoccupati per il futuro di questa specie. Con il loro lavoro sono stati raccolti elementi che possono essere utili per la conservazione e la sopravvivenza della specie. Il problema è che non hanno a disposizione i fondi per attuare i progetti sul campo, ormai terribilmente urgenti.
Vorrei lanciare un appello a tutti i nostri associati e a chiunque legga PsittaScene, perchè ci aiutino a raccogliere fondi da destinare alla specie del Sud Africa più a rischio di estinzione. Vi prego di non ignorare questo appello. Se ogni associato donasse £5 (L.15.000) si raccoglierebbe la somma di £ 10.000 ( L.30.000.000). E se ogni associato che ha mai posseduto o allevato dei Poicephalus donasse £10 (L.30.000) si raccoglierebbe una cifra notevolmente più alta. Se qualcuna delle tante organizzazioni o club ornitologici donassero una somma modesta, magari organizzando una lotteria o una vendita di uccelli, questi fondi potrebbero essere cruciali per la salvezza del pappagallo del Capo.
Se vorrete aiutarci vi preghiamo di inviare una donazione al World Parrot Trust o al Professor Mike Perrin, Research Centre for African Parrots, University of Natal, Private Bag XO1, Scotsville, Pietermaritzburg, 3209, South Africa

E-mail downs@zoogy.unp.ac.za
PROPOSTA PER IL PROGETTO DI CONSERVAZIONE

Ecologia e status del Pappagallo del Capo in Sud Africa

(Estratto dal Forest Biodiversity Programme and the African Parrot Research Group, School of Botany & Zoology, University of Natal, P/Bag X01, Scottsville, Pietermaritzburg, 3209, South Africa)
INTRODUZIONE

Il Pappagallo del Capo, Poicephalus robustus robustus, è stato recentemente descritto come una specie a se stante sulla base della taglia, del colore, la distribuzione e dei requisiti di habitat. E’ classificato come raro e vulnerabile.


RISULTATI OTTENUTI

E’ stata completata la ricerca sul campo prevista dal progetto iniziale, *la presentazione della tesi postuma di J.O.Wirminghaus è nello stadio finale. I risultati comprendono:


a) Status della specie.

Sono emerse differenze morfologiche tra le tre razze del Pappagallo del Capo a seguito degli studi effettuati sui campioni conservati nei musei nazionali e internazionali. E’ stato proposto che il P.robustus robustus venga classificato come specie separata.


b) Usando il South African Bird Atlas Project sono stati registrati i dati sulla distribuzione del Pappagallo del Capo e analizzati ulteriormente per stabilire le principali migrazioni e le concentrazioni. I dati storici rivelano una diminuzione dell'habitat naturale dei Pappagalli del Capo.
c) Si è evidenziata l’importanza degli alberi di Podocarpus, in particolare dei P.falcatus per l’accoppiamento, il cibo e i rapporti sociali della specie. Tra tutte le specie arboree i Podocarpus sono quelli nettamente preferiti dai Pappagalli del Capo. Si nutrono dei noccioli dei loro frutti scartando l’epicarpo. La disponibilità mensile dei frutti delle varie specie arboree si è rivelata imprevedibile, alcune specie fruttificano per lunghi periodi. Nei mesi di Novembre-Dicembre vi è normalmente una carenza di frutti. Le osservazioni sugli schemi dei movimenti e sui siti di nutrizione hanno rivelato comportamenti migratori tra le diverse foreste provocati da esigenze alimentari. I Pappagalli del Capo sono diurni: sono particolarmente attivi e si nutrono principalmente nelle prime e nelle ultime ore di luce. Il resto del tempo lo passano sugli alberi, si chiamano, si curano le penne, si riposano, e ogni tanto mangiano.
d) L’approvvigionamento idrico è molto importante, particolarmente negli aridi mesi invernali quando l’acqua si trova con difficoltà.

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e) Nei due siti studiati nelle ultime tre estati, la conta dei piccoli nati e portati a maturità ha rivelato un successo riproduttivo molto basso. In questi siti, sono stati utilizzati solamente tre nidi nella stagione 1993/94 e due nidi nella stagione 1996/96,

un nido precedentemente usato venne distrutto dal maltempo. Tutti i nidi (per un totale di 11), tranne uno, si trovavano nei tronchi secchi di Podocarpus. Questi alberi morti sono rari nei siti studiati, e sono da ritenersi molto importanti.
f) Le stime sul numero di esemplari rivelano che la popolazione di questa specie ha subito un calo drammatico in tutta l’estensione del suo habitat, raramente si osservano grandi stormi. Attualmente la stima approssimativa totale è di meno di 1000 esemplari di Pappagalli del Capo, un numero troppo esiguo (Downs & Symes, 1998).
Proposte

La conservazione dei Pappagalli del Capo dipende dalla conservazione del loro habitat forestale, in particolare degli alberi di Podocarphus. Il declino della popolazione dei Pappagalli del Capo è stato causato dalla perdita dell’habitat, le aree forestali sono diminuite. La situazione è stata peggiorata dall’abbattimento degli alberi di Podocarpus avvenuto nel secolo scorso e nella prima metà di questo. Per contrastare queste minacce alla conservazione del Pappagallo del Capo sarà necessario prendere dei provvedimenti che includono:


a) La cessazione dell’abbattimento commerciale degli alberi di Podocarpus nelle foreste Afromontane.
b) L’introduzione di siti per la nidificazione.
c) Il rimboschimento di specie necessarie all’alimentazione.
Questa specie molto mobile richiede un monitoraggio a lungo termine, la raccolta di dati sulle fonti di cibo, sulla riproduzione, sul numero degli esemplari e sugli effetti delle misure prese per la sua conservazione.
PROPOSTA DI RICERCA 1999-20005

1) Proseguimento del monitoraggio mensile della popolazione dei Pappagalli del Capo a Weza e Hlabeni.


2) Proseguimento della fornitura di cassette nido per verificare se la mancanza di nidi naturali costituisce un fattore limitante.
3) Disponibilità di tronchi adatti nelle foreste Afromontane. Determinando, in particolare, il loro numero, l’alterazione nel tempo, ed il loro potenziale come siti di nidificazione.
4) Il monitoraggio dei programmi di riproduzione in cattività e l’istituzione di un database sui Pappagalli del Capo.
5) Pubblicizzare il ‘Cape Parrot Birding Day’ nell’Aprile di ogni anno, al quale collaborano appassionati, proprietari terrieri ed altre persone.
6) Collaborazione con organizzazioni internazionali per la conservazione.
PSITTANEWS
Sangihe, Indonesia
Sul Bulletin N.29 (Maggio 1999) dell’Oriental Bird Club è apparsa la fotografia di un Loriculus catamene, una specie a rischio. Probabilmente è la prima fotografia di questa specie che sia stata pubblicata. Questo pappagallo venne osservato spesso dalle spedizioni di ricerca della University of York nelle isole Sangihe e Talaud (situate tra Halmahera e le Filippine). Vennero osservati in piccoli stormi che volavano veloci sopra l’unica grande area di foresta primaria

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sopravvissuta su Sangihe. Situata nella parte meridionale dell’isola, ha una superficie di 500 ettari, ma il suo futuro è minacciato dalla conversione a terreno agricolo. Negli anni ‘80 si temeva che questo pappagallo fosse estinto. La spedizione dell’University of York (Action Sampiri 1995-1997) ha dimostrato il contrario.


Il Loriculus catamene non è illustrato in Parrots of the World, perchè al tempo della pubblicazione veniva comunemente considerato come una sottospecie del Loriculus amabilis. Viene descritto come una sottospecie distinta, ma non vengono specificate le differenze morfologiche, cioè la mancanza del colore rosso sulla fronte.
Distrutto l’habitat di un’isola in Tailandia
Se tenete agli habitat, anche se non ospitano pappagalli, potete dar voce alla vostra protesta per quello che è successo all’isola di Phi Phi Leh in Tailandia. E’ stata il set dell’ultimo film di Leonardo Di Caprio, ‘The Beach’. Il Royal Forestry Department tailandese sono stati convinti a violare le loro stesse regolamentazioni in cambio di un congruo compenso della 20th Century Fox che ha dato al governo al somma di 4 milioni di Baht (circa L.200 milioni). La vegetazione naturale di Maya Beach è stata sradicata per far posto ad un campo di football. Altre piante naturali sono state sostituite con 100 palme da cocco non native della zona, per rendere l’isola più simile alla versione Hollywodiana di un paradiso tropicale. Gli ecologisti temevano che la distruzione della flora naturale avrebbe causato gravi problemi di erosione. Avevano ragione. La spiaggia è già stata erosa, e si teme che con l’arrivo dei monsoni sparirà del tutto.
Importante per l’economia locale, Phi Phi Leh sarebbe in teoria un parco naturale. Gli ecologisti tailandesi chiedono al pubblico di tutto il mondo di boicottare il film quando uscirà. Su Internet circola una petizione contro la 20th Century Fox. Se vorrete protestare potete scrivere al produttore del film: Andrew MacDonald, Producer, The Beach, c/o Carol Sewell, 10201 W.Pico Blvd, Building 89, Room 224,

Los Angeles, California 90035, USA.


Canada
Il decimo Canadian Parrot Symposium avrà luogo il 20 e 21 Novembre a Toronto all’Airport Hilton Hotel. Questo congresso offrirà la rara opportunità di sentire Paul Butler parlare. E’ conosciuto per suoi originali metodi educativi sulla conservazione, applicati per la prima volta sull’isola di St.Lucia per l’Amazona versicolor. Questi tecniche vengono usate ora in tutto il mondo. Paul ha vinto il prestigioso United Nations Environment Programme’s “Global 500 Award” per il suo lavoro a St.Lucia. E’ anche un relatore coinvolgente, ha vinto per due volte il premio come miglior relatore alla Loro Parque Convention. Attualmente sta conducendo in America Latina una campagna educativa sulla conservazione.
Richiesta di informazioni sulla nutrizione dei pappagalli
Agnieszka Kleczkowska frequenta il quinto anno di studi all’Università Agricola di Varsavia, Polonia. Sta preparando una tesi sull’alimentazione dei pappagalli, sull’origine degli alimenti e gli additivi. Richiede informazioni sull’alimentazione dei pappagalli in generale e in particolare su quella degli Psittaculirostris. Le sarebbe particolarmente utile ricevere articoli pubblicati da ricercatori. Può esser contattata all’indirizzo: Ul Arniki 14, 04-903, Warsawa-Miedzeszyn, Polonia.

E-mail: office@kock.pf


Nuova maglietta del WPT
Questa è la nuovissima maglietta del Guaruba guarouba disegnata da Cyd Riley della Firefly T-shirts. Cyd ha donato generosamente questo suo bellissimo disegno al WPT, tutti i profitti ricavati dalla vendita delle magliette andranno al fondo di sopravvivenza dei Guaruba guarouba. Le magliette possono essere ordinate dai nostri uffici negli USA o Inghilterra. Il prezzzo è di $22 più $4 per la spedizione (USA) o £15
Каталог: publications
publications -> Праграма тыдня беларускай мовы 21 лютага 2011 г., панядзелак, 1245 – 1415
publications -> Draft Annex to ispm 28: 2007 High temperature forced air treatment for Bactrocera melanotus and B. xanthodes on Carica papaya
publications -> Draft Annex to ispm 28: 2007 Vapour heat treatment for Bactrocera dorsalis on Carica papaya var. Solo
publications -> Presowing treatments of papaya seeds as influenced by some chemicals and irradiation on germination, growth, flowering, sex expression and fruit quality bakry, kh. A. E. and Faten H. M. Ismaeil
publications -> Site Attributes – Darling Mills Creek
publications -> Site Attributes – Hunts Creek and Lake Parramatta
publications -> Michigan department of natural resources wildlife division
publications -> Examples of application of the systems approach in nappo countries For presentation at the 22nd Technical Consultation of Regional Plant Protection, August 2010 Contents


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