Il genere washingtonia




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IL GENERE WASHINGTONIA di Sergio Quercellini

Questo genere comprende due specie di palme tra le più piantate ed utilizzate come elemento ornamentale nelle zone subtropicali e temperate a clima mediterraneo.In particolare sono molto diffuse negli Stati Uniti, nell’Europa meridionale e nel Medio Oriente. Si tratta di palme americane ed il genere deriva il proprio nome da George Washington, primo presidente degli Stati Uniti d’America. Sono palme con tronco robusto, solitario (non pollonante) e con foglie palmate. La facilità di coltivazione è tale che, per la grande diffusione di entrambe le specie, si sono venuti a creare degli ibridi interspecifici, totalmente fertili, che, almeno in Italia, sono diventati molto più numerosi delle specie pure e che, a lungo andare, rischiano di sostituirle.Nei vivai si trovano quasi esclusivamente ibridi.Ragionando non troppo per assurdo, fra un certo numero di anni quando le palme pure saranno morte, in Italia rimarranno soltanto gli ibridi che continueranno quindi a riprodursi come tali. A meno che persone di buona volontà non vadano alla ricerca di piante pure, isolate dall’altra specie del genere, ne raccolgano i semi e cerchino di perpetuarle in questo modo. La situazione è comunque diversa da regione a regione. A Roma, ad esempio, hanno preso il sopravvento gli ibridi a scapito soprattutto delle Washingtonia filifera che sono ridotte , in confronto , ad un numero piuttosto limitato mentre a Palermo il numero di queste ultime è ancora molto sostenuto.Questi ibridi si sono così rapidamente diffusi perché presentano due vantaggi:



  1. hanno ereditato dalla Washingtonia robusta il bel verde brillante delle foglie e quindi sono esteticamente piacevoli, somigliando molto a quest’ultima.

  2. Hanno ereditato dalla Washingtonia filifera la maggiore resistenza al freddo e,più in generale, la maggiore rusticità.

Sappiamo bene che in natura il più forte vince e sopravvive. Parlando degli ibridi ho cercato di sintetizzare lo stato di fatto. In realtà la situazione è molto più complicata perché il grado di ibridazione, a causa di successive reibridazioni, è estremamente variabile. Comunque, semplificando, consideriamo che nel genere sono comprese due specie e che in più ci sono gli ibridi. Devo per altro dire che ,negli Stati Uniti, questi ultimi sono considerati da taluno, a mio avviso del tutto erroneamente, come una terza specie.

Come ho già accennato, le foglie sono palmate e, quando si seccano, non cadono naturalmente ma pendono lungo il tronco. Se non sono rimosse, con il tempo formano un rivestimento caratteristico che può estendersi dalla cima fino quasi all’inizio del tronco. Nel mondo anglosassone questo rivestimento viene definito “sottana” (petticoat) e queste palme sono anche chiamate “Petticoat fan palms”. Solo nelle piante molto vecchie alcuni pezzi di questa “sottana” cadono.

La foglia è costapalmata, circolare, suddivisa in molti segmenti ciascuno dei quali supporta numerosi e lunghi filamenti. L’infiorescenza si sviluppa su tre e talvolta anche su quattro ordini , viene emessa tra le foglie e si sviluppa al di là della corona.

Il picciolo fogliare è provvisto di spine lungo i margini. Variano in grandezza e nel colore a seconda della specie.

Le ramificazioni dell’infiorescenza sono corte e numerose e portano un gran numero di piccoli fiori ermafroditi. Questi presentano sei stami e tre carpelle. Ogni frutto contiene un solo piccolo seme marrone scuro, tondeggiante. L’endosperma è omogeneo e la prima foglia è semplice lanceolata.

Le palme di questo genere sono caratteristiche delle zone desertiche e sono distribuite dalla California meridionale a parte dell’Arizona fino al Messico nord-occidentale.
Washingtonia filifera.

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Tronco grigiastro, robusto, cilindrico, fino a 15 m. o più e fino ad 1 m. di diametro. La chioma, soprattutto per i piccioli fogliari piuttosto lunghi, ha una forma aperta. I bordi di detti piccioli sono verdastri con spine molto piccole. La lamina fogliare manca della macchia bruneggiante alla base inferiore, all’attaccatura del picciolo, che invece è presente nella “robusta”. Il colore delle foglie è verde grigiastro e non verde brillante come nella “robusta”. Segmenti fogliari penduli con molti filamenti più numerosi nelle piante adulte che nella “robusta”.

Distribuita negli Stati Uniti (California meridionale e Arizona occidentale) e Messico ( Baja California settentrionale).

E’ una specie molto rustica e resistente al freddo. Cornett (1987) ha segnalato che sopravvive fino a -28°C. Non ha specificato tuttavia quali danni le palme abbiano riportato a questa temperatura.

Personalmente ho verificato una resistenza a -10°C senza che la pianta abbia riportato alcun danno.


Washingtonia robusta

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Tronco non cilindrico ma allargato alla base (a zampa di elefante) fino a 22 m. di altezza, più slanciato e sottile di quello della “filifera”.Inoltre il colore tende più al bruno rossiccio che al grigiastro. Le foglie, di un piacevole verde brillante, formano una chioma compatta. I bordi dei piccioli fogliari sono rosso bruni e dotati di forti spine anch’esse brune. Il colore rosso bruno è anche presente alla base del picciolo. I piccioli stessi sono comunque più corti di quelli della “filifera”. La lamina fogliare presenta una macchia bruneggiante alla base della superficie inferiore.Questa macchia è più definita nelle piante giovani. I segmenti fogliari sono più rigidi che nella “filifera” e presentano molti filamenti che diminuiscono nelle vecchie piante.

Distribuita in Messico (Baja California meridionale, Sonora).

Rispetto alla “filifera” è a crescita più rapida ma più sensibile al freddo. Tuttavia anch’essa ha superato, 40 km a nord di Roma, -10°C senza riportare danni.

Può essere utile, per riconoscere immediatamente le specie, una sintetica tabella comparativa:

Tronco Lamina fogliare Picciolo

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Washingtonia cilindrico e verde grigiastro bordi verdastri

filifera grigiastro e spine piccole

Washingtonia allargato alla base verde brillante bordi rosso bruni

robusta (a zampa d’elefante) e grosse spine rosso



brune


Direi comunque che l’elemento a prima vista più diversificativo è costituito dal picciolo fogliare. Se si osserva subito questo non si può sbagliare.


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