Ex “ caeremoniale episcoporum” editio typica, 1984




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EX “ CAEREMONIALE EPISCOPORUM” EDITIO TYPICA, 1984


(traduzione a cura del Seminario Arcivescovile di Palermo)

LITURGIA DELLA PAROLA
137. Finita la Colletta, il lettore si porta all’ambone e, stando tutti seduti, legge la prima lettura, che tutti ascoltano. Alla fine della lettura si canta o si dice “Parola di Dio”, tutti acclamando.

138. Quindi il lettore ritorna al suo posto. Tutti meditano brevemente in silenzio ciò che hanno ascoltato. Quindi il Salmista o cantore o lo stesso lettore, canta il salmo secondo uno dei modi previsti.

139. Un’altro lettore legge all’ambone la seconda lettura, come sopra, tutti sedendo e ascoltando.

140. Segue l’Alleluia o un altro canto, secondo ciò che è richiesto dal tempo liturgico. Iniziato l’Alleluia tutti, eccetto il Vescovo, si alzano. Si avvicina il Turiferario e, porgendo la navicella uno dei diaconi, il Vescovo infonde e benedice l’incenso senza dire nulla. Il diacono che dovrà proclamare il Vangelo, profondamente inchinato davanti al Vescovo, chiede la benedizione a voce bassa dicendo: “Benedicimi, o Padre”. Il Vescovo lo benedice dicendo: “Il Signore sia nel tuo cuore…” Il diacono si segna con il segno della croce e risponde: “Amen”. Quindi il Vescovo, deposta la mitria, si alza. Il diacono si avvicina all’altare, con il turiferario con il turibolo fumigante e gli accoliti con i ceri accesi. Il diacono, fatto l’ inchino all’altare, con reverenza prende il Libro dei Vangeli e, omessa la reverenza all’altare, si reca all’ambone portando solennemente il libro, preceduto dal turiferario e dagli accoliti con i ceri.

141. Sull’ambone il diacono, a mani giunte, saluta il popolo. Alle parole “Dal Vangelo secondo …” segna il libro e quindi se stesso sulla fronte, la bocca e il petto, cosa che fanno tutti gli altri. Quindi il Vescovo riceve il pastorale. Il diacono incensa il libro e proclama il Vangelo, stando tutti in piedi e, normalmente, rivolti verso di lui. Finita la lettura del Vangelo, il diacono porta il libro da baciare al Vescovo, che dice a bassa voce: “La parola del Vangelo …”, oppure lo stesso diacono bacia il libro dicendo le stesse parole a bassa voce. Quindi il diacono e gli altri ministri ritornano al proprio posto. Il libro dei Vangeli è portato alla credenza o in altro luogo adatto.

142. Quindi, stando tutti seduti, il Vescovo, presi convenientemente la mitria e il pastorale, fa l’Omelia, sedendo alla cattedra, o in altro luogo più adatto, affinché sia visto e udito da tutti. Finita la quale, opportunamente, si può osservare un breve spazio di silenzio.

143. Completata l’Omelia, a meno che non sia da celebrare in questo momento un rito sacramentale o consacratorio o benedizionale secondo il Pontificale o Rituale Romano, il Vescovo depone la mitria e il pastorale, si alza e, stando tutti in piedi si canta o si dice il “Simbolo”, secondo le rubriche. Alle parole “E per opera dello Spirito Santo…” tutti si inchinano; nel giorno del Natale e nell'Annunciazione del Signore invece si genuflette.

144. Proclamato il Simbolo, il Vescovo stando alla cattedra, a mani giunte, invita con la monizione i fedeli alla Preghiera Universale. Quindi uno dei diaconi o il cantore, o il lettore, o un altro ministro, dall'ambone o da altro luogo conveniente, proferisce le intenzioni; il popolo partecipa con la sua parte. Alla fine il Vescovo, con le mani estese, conclude la preghiera con l’'orazione.






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