Disabilità le disabilità premessa




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Gruppo di Lavoro A.G.C. 18 – Disabilità


LE DISABILITÀ

PREMESSA

La disabilità rappresenta un insieme di problematiche, situazioni, dimensioni e persone che, a loro volta, presentano prospettive di studio, di analisi e di intervento eterogenee.

Dal punto di vista delle problematiche, è possibile distinguere diverse macrocategorie di disabilità: confinamento individuale (costrizione a letto, su una sedia non a rotelle o in casa), disabilità nelle funzioni (difficoltà nelle normali attività quotidiane: vestirsi, lavarsi, fare il bagno, ecc.), disabilità nel movimento (difficoltà negli spostamenti corporei: camminare, salire le scale, coricarsi, ecc.), disabilità sensoriali (difficoltà nell’udire, nella visione, nel parlare, ecc.).

Per ciò che concerne le situazioni, la disabilità va ad impattare nell’ambiente scolastico come in quello lavorativo, nell’uso dei mezzi di trasporto come nella fruizione di beni e servizi, nel vivere la città come nella pratica dello sport e del tempo libero e così via.

Le dimensioni che la disabilità investe riguardano, innanzi tutto, la sfera personale del soggetto disabile (senso di identità, autostima, sessualità), poi la famiglia (carico assistenziale), la comunità con i servizi e le strutture in essa presenti, la società, le scelte politiche.

Per quanto concerne, infine, le persone, la disabilità riguarda tutti gruppi umani, maschi e femmine: bambini, adolescenti, giovani, adulti, anziani.

La disabilità è dunque una realtà che racchiude in sé molte altre realtà (le disabilità) e ciò la connota – in termini di comprensione, studio, analisi e intervento – come oggetto complesso.

Di tali caratteristiche le politiche europee, nazionali, regionali e locali – a livello di rilevazione dei bisogni, di programmazione e di interventi – devono tenere necessariamente conto.



LE CIFRE SULLA DISABILITÀ IN ITALIA E IN CAMPANIA

Non è possibile, al momento attuale, disporre di cifre precise sulla disabilità.

La principale fonte di dati utilizzata per stimare il numero delle persone con disabilità presenti in Italia è l’ISTAT. L’istituto nazionale di statistica ha valutato, in preparazione del decennale "Censimento della Popolazione", la possibilità di inserire nello strumento-questionario quesiti volti a rilevare le persone con disabilità per poter così giungere finalmente ad un “Censimento delle persone con disabilità”. Tuttavia, una serie di valutazioni ha sconsigliato questa scelta: ad esempio, rilevare tutte le disabilità, soprattutto di tipo mentale, ingenera una certa reticenza da parte delle persone nell'esplicitare tale condizione; i quesiti sulla disabilità, inoltre, rientrano tra i cosiddetti "quesiti sensibili" ai quali le persone possono rifiutarsi di rispondere.

Abbandonata dunque l’ipotesi di un censimento dei disabili, la soluzione migliore per l’individuazione della popolazione disabile è l’unione di varie fonti informative. Le fonti attraverso le quali è possibile reperire dati sulla disabilità a livello nazionale e regionale sono numerose e diverse, relative ad anni di rilevazione diversi, non sempre aggiornati; soprattutto, manca un raccordo univoco tra di esse a tutti i livelli geografici considerati. Ciò non meraviglia se ritiene conto – come detto in premessa – della complessità del fenomeno e, soprattutto, della moltitudine di soggetti istituzionali in capo ai quali, tra le varie competenze, vi è anche quella di raccogliere dati relativi alle persone con disabilità.

A fronte di tale scenario, comunque, i dati forniti dall’ISTAT rappresentano quelli più attendibili – anche se non sono i soli, come vedremo – attraverso cui è possibile desumere informazioni sulle disabilità.
Su dati ISTAT è stata stilata la relazione al Parlamento (anno 2004-2005) sullo stato di attuazione delle politiche sull’handicap (ai sensi della L. 104/92): Sulla scorta dei dati disponibili, il Ministero del Welfare riferisce che in Italia le persone con disabilità caratterizzate da una totale mancanza di autonomia per almeno una funzione essenziale della vita quotidiana (cura della persona, alimentazione, ecc.) sono 2 milioni 615mila, pari al 5% circa della popolazione di età superiore a 6 anni che vive in famiglia. Tuttavia, se si applica una definizione meno restrittiva di disabilità, e cioè se si considerano anche le persone che abbiano manifestato un’apprezzabile difficoltà nello svolgimento di una o più delle normali funzioni quotidiane, la stima sale a 6 milioni 980 mila persone, pari al 13% della popolazione sopra detta (circa 1 italiano su 8), un dato in linea con quello rilevato nei principali paesi industrializzati1. La quota delle donne, tra le persone con disabilità, è sensibilmente superiore rispetto a quella degli uomini: a livello nazionale tale quota ammonta al 65.9%.
Se si tiene conto dei dati forniti dalla banca dati disabili dell’INAIL2, si possono produrre ulteriori stime. Le differenze riscontrabili tra questi dati e quelli ISTAT menzionati in precedenza sono dovute al fatto che l’INAIL rileva solo una parte dell’universo disabili e cioè quella relativa a coloro che sono titolari di una rendita da essa erogata.

A livello nazionale, i disabili titolari di rendita INAIL al 31/12/2005 sono 913.787 di cui 784.793 maschi (86%) e 128.994 femmine (14%). Qui, tra le persone con disabilità, le quote per sesso sono ribaltate rispetto alla rilevazione ISTAT poiché, dal momento che i soggetti disabili percettori di rendite INAIL sono lavoratori o ex-lavoratori, il dato risente delle differenze occupazionali tra i due generi.



Nella tabella seguente sono riportati i tassi di disabilità per 1000 abitanti a livello nazionale e regionale:





TIPO DISABILITA'




Ripartizione geografica

Motoria

Psico

Sensoriale

Cardio

Respiratoria

Altre e

indeterminate

Totale

 

ITALIA

7.20

3.12

1.24

4.32

15.89

 

PIEMONTE

6.00

2.87

1.02

3.75

13.66

VALLE D'AOSTA

9.96

5.55

7.26

5.94

28.72

LOMBARDIA

5.41

2.46

0.53

3.65

12.07

LIGURIA

9.52

5.93

4.40

4.29

24.15

TRENTINO ALTO ADIGE

8.17

3.04

0.93

4.93

17.07

VENETO

6.38

3.73

0.66

4.29

15.07

FRIULI VENEZIA GIULIA

8.71

4.37

1.67

3.93

18.69

EMILIA ROMAGNA

10.57

3.87

0.78

5.99

21.23

TOSCANA

11.77

5.21

2.73

7.57

27.30

UMBRIA

16.55

11.95

1.22

9.78

39.52

MARCHE

12.83

7.66

3.22

6.48

30.20

LAZIO

5.20

1.64

0.71

3.12

10.69

ABRUZZO

9.64

3.79

4.49

5.76

23.71

MOLISE

12.18

1.91

0.45

4.91

19.47

CAMPANIA

5.11

1.52

0.34

3.18

10.17

PUGLIA

6.85

3.16

0.83

3.73

14.59

BASILICATA

7.78

2.12

0.55

3.89

14.36

CALABRIA

7.48

2.01

0.95

2.68

13.13

SICILIA

5.31

2.06

1.65

4.37

13.40

SARDEGNA

7.63

2.07

2.69

3.68

16.08

TASSI RIFERITI A 1000 ABITANTI

In regione Campania, i disabili censiti dall’INAIL ammontano a 58.585 unità di cui 48.585 sono uomini (83%) e 10.000 donne (17%).



La distribuzione per provincia è riportata nella tabella seguente:


PROVINCIA

TIPO DISABILITA' (tra parentesi, % dei maschi sul totale)

TOTALE

Motoria

Psico-
Sensoriale


Cardio-
Respiratoria


Altre e
indeterm.


AVELLINO

3.504 (71%)

671 (85%)

120 (92%)

1.846 (67%)

6.141 (72%)

BENEVENTO

2.876 (67%)

372 (87%)

39 (85%)

1.411 (68%)

4.698 (69%)

CASERTA

4.345 (82%)

1.180 (94%)

237 (95%)

2.497 (80%)

8.259 (83%)

NAPOLI

12.354 (89%)

4.875 (95%)

1.255 (93%)

7.908 (86%)

26.392 (89%)

SALERNO

6.377 (78%)

1.705 (91%)

334 (93%)

4.679 (75%)

13.095 (79%)

CAMPANIA

29.456 (81%)

8.803 (93%)

1.985 (93%)

18.341 (79%)

58.585 (83%)

Sempre su dati forniti dall’ISTAT, nella fattispecie l’indagine “Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari” realizzata nel 1999-2000, la Ageing Society (www.ageningsociety.com), un’agenzia interdisciplinare che studia i mutamenti della società, ha prodotto alcune interessanti elaborazioni, con particolare riferimento alle persone anziane, per quanto attiene soprattutto il ruolo delle famiglie. Le cifre sulla disabilità di queste elaborazioni sono più elevate rispetto a quelle viste finora.

Il numero dei disabili in Italia è di 7.214.000 persone: ai 6.980.000 soggetti disabili della relazione del Ministero del Welfare vista sopra vanno infatti aggiunti 234.000 unità ospiti di strutture residenziali socio-assistenziali.

Nella tabella seguente è riportata la distribuzione per regione della presenza di persone con disabilità:



Persone con disabilità distribuite per regione

Regione

Valori assoluti

(in migliaia)



Tasso per

100 persone

%

Donne

%

Uomini

Piemonte

194

4,5

67,8

32,2

Valle D'aosta

4

3,9

65,9

34,1

Lombardia

342

4,2

65,5

34,5

Prov Bolzano

13

3,8

51,3

48,7

Prov Trento

17

3,6

73,7

26,3

Veneto

168

4,1

65

35

Fruli Venezia Giulia

47

3,6

69,9

30,1

Liguria

73

3,6

67,7

32,3

Emilia Romagna

191

4,2

64,6

35,4

Toscana

184

4,6

70,1

29,9

Umbria

40

4,1

70,3

29,7

Marche

77

4,8

64,3

35,7

Lazio

205

4,4

61,9

38,1

Abruzzo

65

5

60,3

39,7

Molise

17

4,9

70,1

29,9

Campania

244

5,6

66,3

33,7

Puglia

205

6,2

67,3

32,7

Basilicata

31

5,6

63,6

36,4

Calabria

120

6,8

65

35

Sicilia

297

6,9

66,8

33,2

Sardegna

81

6

60,7

39,3

ITALIA

2.615

4,8

65,9

34,1

Applicando questi dati alla popolazione della Campania (5.782.244 – censimento ISTAT 2001), si calcola che i disabili campani ammontano a circa 320.000.



La Campania presenta, rispetto alla media nazionale, un maggiore frequenza dei disabili in famiglia, in linea con le altre regioni meridionali: ciò potrebbe essere dovuto anche all’effetto combinato di due fattori, uno di natura culturale e uno di natura strutturale. Il fattore culturale potrebbe essere rappresentato dalla maggiore propensione dei nuclei familiari residenti in Italia meridionale a tenere in famiglia le persone con disabilità. Il fattore strutturale è costituito dalla carenza dell’offerta di strutture residenziali dedicate, che favorirebbe il divario osservato rendendo inevitabile la permanenza in famiglia della persona disabile.

A parziale sostegno dell’esistenza di un effetto struttura collegato alla presenza di servizi residenziali, c’è la constatazione che nelle regioni del nord è più alta la frequenza di persone con disabilità istituzionalizzate; a tale evidenza si unisce la maggiore presenza di strutture residenziali.




LE PRIORITÀ SU CUI INTERVENIRE

Nel 2004 l’ISTAT ha condotto un’indagine sulle persone con disabilità che vivono in famiglia per rilevare sia il livello di integrazione sociale dei disabili nel loro contesto di vita (rete di relazioni, scuola, lavoro, tempo libero, ecc.) sia i fattori che ostacolano tale integrazione (limitazioni nella mobilità, mancanza di adeguati sostegni, ecc.).

La tabella che segue riporta alcuni interessanti dati, in valori assoluti e percentuali, delle persone disabili di età compresa tra i 4 e i 67 anni coinvolte nell’indagine: esse rappresentano gli oltre 1 milione e 600 mila disabili in età non anziana.


Nel campione, è prevalente la disabilità nell’area motoria (38,3%) seguita da problemi nella sfera mentale, anche associati a disabilità sensoriale e/o motoria (18,2%).

Tra i più giovani (4-34 anni), raddoppia la quota delle persone colpite da disabilità nella sfera mentale (34,3%).

Quasi la metà delle persone con disabilità (48,4%) dichiara che le risorse economiche di cui dispone sono scarse o assolutamente insufficienti, contro una percentuale del 38,5% per la popolazione non disabile residente in Italia della stessa fascia di età. Lo svantaggio è ancora più elevato tra le persone con un alto livello di gravità della disabilità (56,3% contro il 45,2% delle persone con il livello di gravità più basso).

Il contesto familiare e il rapporto con parenti e amici (rete di supporto sociale) hanno grande rilievo per l’integrazione di coloro che, come le persone colpite da disabilità, hanno particolare bisogno, non solo di aiuti concreti, ma anche di sostegno psicologico e di rapporti interpersonali soddisfacenti.

Come mostra la tabella successiva, il 91,5% delle persone con disabilità vive in famiglie in cui almeno una persona non è disabile, il 6,2% vive da solo e il 2,3% vive solamente con altri soggetti disabili.


Quasi il 9% vive, dunque, senza il potenziale supporto di conviventi non disabili. Un’altra situazione particolarmente critica, per il carico presumibilmente più elevato sulla famiglia, si riscontra quando persone non disabili vivono con più di una persona con disabilità (9,2% dei casi).

Per ciò che attiene alla sfera dell’autonomia e dell’indipendenza, si osserva una tendenza tra le persone con disabilità a rimanere nella famiglia di origine più spesso di quanto accada nel complesso della popolazione. Vive ancora in famiglia come figlio il 26,9% delle persone di 35-49 anni contro il 7,3% tra la popolazione della stessa fascia di età. Tra le persone con disabilità nella sfera mentale la percentuale di chi rimane in famiglia come figlio è molto più alta (50,6% a fronte del 22,1% del totale delle persone con disabilità).

Si evidenzia una criticità per il 21,3% delle persone con disabilità che dichiara di non poter contare, in caso di necessità, sull’aiuto di parenti non conviventi, amici, vicini o altre persone.

Circa il 13% delle persone riferisce che, negli ultimi tre mesi, avrebbe avuto bisogno di aiuti (quali accudimento, assistenza alla persona, compagnia, accompagnamento, aiuto nello studio, ecc.) di cui non ha usufruito.

Questi ultimi dati evidenziano in maniera forte il problema del cosiddetto “dopo di noi”, ossia del destino delle persone con disabilità una volta venuti a mancare la presenza e/o il supporto della famiglia.


CONCLUSIONI

Sulla scorta dei dati presentati e di quanto descritto nella premessa, molti sono gli ambiti su cui i policies maker europei, nazionali e locali possono e devono programmare interventi per ciò che riguarda la disabilità.

Una delle difficoltà maggiori è senza dubbio quella di reperire dati e/o indicatori validi ed efficaci in tal senso, anche a causa delle diversità di ruoli, funzioni e competenze degli organi amministrativi coinvolti. Un’altra, è rappresentata dallo sforzo di realizzare politiche di mainstreaming che pongano la disabilità come realtà trasversale e convergente in più settori: dall’istruzione ai trasporti, dall’arredo urbano alla formazione, dal mondo del lavoro a quello dell’edilizia, ecc. ecc.
A fronte di quanto detto, è opportuno elencare alcuni punti che rivestono un ruolo strategico per l’inclusione sociale delle persone con disabilità:

1. Scuola e università

2. Lavoro e telelavoro

3. Tempo libero, attività culturali, viaggi

4. Partecipazione sociale e politica

5. Mobilità e accessibilità ambientale

6. Definizione chiara delle competenze e delle azioni istituzionali in materia di politiche sociali e disabilità

7. Riforma dei servizi sociali

8. Prestazioni e servizi alla famiglia e alla persona

9. Conciliazione tra il carico assistenziale delle famiglie e i tempi lavorativi e ricreativi

10. Strutture semiresidenziali e residenziali all’avanguardia

11. Progetti e servizi permanenti per la vita indipendente e per “il dopo di noi”

12. Sistema informativo e statistico sulla disabilità


1 ISTAT – Le condizioni di salute della popolazione. Indagine Multiscopo sulle famiglie “Condizioni di salute e ricorso

ai servizi sanitari”. Anni 1999-2000, ISTAT, Roma, 2001.



2 http://bancadatidisabili.inail.it





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