Corso di storia la svolta storica delle scoperte geografiche a




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LICEO SCIENTIFICO SANT’ANNA

CLASSE TERZA A

CORSO DI STORIA

LA SVOLTA STORICA DELLE SCOPERTE GEOGRAFICHE



A

1.

Tra la fine del XV secolo e i primi decenni del XVI si ebbe una vera e propria svolta della storia dei popoli sulla terra, segnata dall’inizio di una serie di spedizioni transmarittime europee, lungo le coste dell’Africa e attraverso l’Oceano Atlantico. Questa politica, guidata dalla Spagna e dal Portogallo, ma seguita presto dall’Inghilterra, dalla Francia e dall’Olanda, rappresentò un nuovo modo di concepire l’uomo europeo e una nuova visione della terra in relazione all’Europa.



2.

Come è noto, questa svolta fu poi denominata in maniera scientifica “epoca della grandi scoperte geografiche”, intendendo con questa espressione sottolineare la portata conoscitiva. Ma per la prima volta spagnoli, portoghesi, inglesi, olandesi e francesi si impossessavano di terre lontane e divise dall’Europa dall’oceano, cioè da tre, quattro mesi di navigazione (l’America) o ben di più (l’India, l’Indonesia, le Filippine).

3.

Come è noto ne derivarono secolari Imperi coloniali, che anche dopo la loro fine politica mutarono radicalmente il volto di un continente come quello americano. Infatti nelle terre scoperte avvenne un’impressionante emigrazione di popoli dall’Europa, che dettero vita soprattutto in America e in Australia (ma anche parzialmente in Asia e Africa) a forme di civiltà derivate dalla loro origine europea, anche se per altri versi caratterizzate da una loro assoluta originalità.



4.

Questa ambivalenza rispetto all’Europa, a un tempo di derivazione e di originalità, solo in minima parte dipese dall’incidenza delle culture indigene dei popoli che abitavano quelle terre prima degli europei. In generale, soprattutto nelle terre occupate dalle emigrazioni degli anglo-sassoni, tra europei e popolazione indigena si ebbe un rapporto di semplice sopraffazione.

5.

Per quel che interessa l’argomento in questione, due sono stati gli elementi di continuità tra il Nuovo Mondo (America e Australia) e l’origine europea dei popoli emigrati: la fede religiosa e la lingua. Oggi le lingue parlate in America sono lo spagnolo, il portoghese e l’inglese. Lingua e religione vogliono dire anche cultura.



6.

Tuttavia il carattere di originalità consiste in una serie di fattori storici molto importanti, specialmente nelle terre colonizzate da inglesi e olandesi (America del nord, Australia). Riassumendoli in un solo concetto, si potrebbe dire che i coloni cercavano di liberarsi dei vincoli, dei limiti, dei pericoli derivati dalla loro fede religiosa (es. i Puritani). Inoltre pretendevano di avere un’elezione divina e perciò di cominciare a vivere in una terra promessa. In casi opposti invece si trattava di rifugiati o di condannati. L’Australia fu a lungo una colonia penale inglese. In ogni modo avveniva uno strappo traumatico dall’Europa, un vero e proprio rifiuto.

7.

Per capire fino in fondo il significato della svolta storica derivata dalle “scoperte geografiche” (che, come ho detto, è un eufemismo scientifico), bisogna guardare alla moderna configurazione del mondo, alle guerre mondiali, al ruolo degli USA, alle Nazioni Unite ecc. Tra la fine del XV e il XVI secolo ebbe inizio un cambiamento mondiale di portata incommensurabile: l’europeizzazione del mondo. Oggi, nel XXI secolo, non lo percepiamo più così, perché nel frattempo è incominciato un processo in un certo senso inverso, al cui centro ci sono le due invasioni dell’Europa da parte degli USA, nel 1917 e nel 1943, e la (conseguente) fine del colonialismo.



B
8.

All’origine delle scoperte geografiche ci sono le conoscenze scientifiche del XV secolo (sfericità della terra, perfezionamento della bussola, cartografia avanzata), la caduta di Costantinopoli (1543), la crisi politico-militare di Venezia nel Mediterraneo, il messianismo della crociata contro l’Islam, lo sviluppo della tecnica navale portoghese.

9.

I progetti portoghesi del re Enrico il Navigatore nella prima metà del 1400 riguardano l’esplorazione delle coste africane e la creazione di una scuola navale. Il re vuole sconfiggere i Turchi in Oriente e dà inizio a una serie di spedizioni costiere, che da Madera, le Azzorre, Capo Verde, la foce del fiume Congo arrivano al capo di Buona Speranza (B.Diaz, 1487) e all’India attraverso l’Oceano Indiano (Vasco de Gama, 1498). La via marittima delle Indie viene protetta nei luoghi portuali da un gran numero di fortezze costiere, che sono opere di difesa militare e insieme centri commerciali.



A Goa, nell’India occidentale, si crea un Impero portoghese. I portoghesi arrivarono anche primi nel Pacifico (Balboa, 1513), attraversano l’istmo di Panama.

Nel 1500 il navigatore portoghese P. Cabral raggiunse l’odierno Brasile, che cominciò a essere occupato una ventina di anni dopo.

10.

Ha inizio il traffico degli schiavi africani, mediante i mercanti arabi. Il traffico degli schiavi , che vengono deportati progressivamente in America, vedrà imporsi poi soprattutto gli inglesi, che finiranno coll’averne il monopolio (“asiento”). Undici milioni di africani si calcola sono stati trasferiti in America tra il XVI e il XIX secolo.



11.

Fra il 1492 e il 1504 Colombo intraprende cinque viaggi attraverso l’Atlantico, navigando sotto le bandiere di Isabella di Castilla. E’ noto che Colombo cercava di raggiungere le Indie navigando verso occidente. Egli compie la prima traversata oceanica andando verso l’ignoto con tre caravelle, prima d’allora nessuna nave si era spinta nel mare sconfinato. Sbarcò la prima volta nell’isola di Guanahani, che battezzò San Salvador, l’epiteto di Cristo.

12.

Il viaggio di Colombo aveva dei forti moventi religiosi, oltre allo scopo di trovare una via alternativa a quella tradizionale delle spezie e della seta, ora in mano ai Turchi, che facevano pagare un tributo. Egli voleva propiziare una crociata condotta dai re di Spagna, che come i re portoghesi avevano portato a termine la Riconquista (caduta di Granata, 1492). Cristoforo Colombo aveva una personalità eccezionale, spinta dalla fede profonda. Inoltre la Spagna era consapevole di avere un destino messianico, di essere all’inizio di una nuova era che l’avrebbe portata a primeggiare a lungo in Europa.



13.

Con le bandiere spagnole il portoghese Magellano in due anni, fra il 1519 e il 1521, compie la circumnavigazione della terra, raggiungendo le Molucche (le isole delle spezie fra Celebes e Nuova Guinea). Ucciso Magellano nelle Filippine, dopo due anni una sola nave, disastrata, arrivò in porto e dei 238 uomini partiti ne sopravvissero 18! Tra i superstiti vi era Antonio Pigafetta, vicentino, che lasciò una storia della spedizione.

14.

Nel 1597 il fiorentino G.Caboto raggiunge il continente nord-americano navigando per il re d’Inghilterra Enrico VII. Giovanni da Terrazzano a sua volta raggiunge il Nordamerica sotto la bandiera francese. Francis Drake verso il 1580, navigando per Elisabetta I d’Inghilterra, compie la seconda circumnavigazione della terra



15.

I conquistatores, nobili spagnoli (hidalgos) e avventurieri, spinti da zelo missionario e desiderio di gloria, fra il 1520 e il 1530 penetrano nel Messico e nell’America meridionale. H. Cortez conquista l’Impero azteco nel 1519-21. F.Pizarro sottomette l’Impero degli Inca e fonda Lima nel 1535 (verrà ucciso nel conflitto con un capo spagnolo rivale). Altri conquistadores spagnoli si spingono nella Colombia e nel Cile. Le occupazioni avvengono sotto la sovranità del re di Spagna (Carlo V).

16.


Le civiltà precolombiane d’America: vedi libro di testo ai capitoli assegnati.
C
16.

Queste spedizioni erano “giustificate” dal mandato di missione della Chiesa, che legittimava l’occupazione di nuove terre abitate da altri popoli con il proposito di convertire quei popoli al Cristianesimo. Magellano venne ucciso nell’intento di battezzare con la forza gli indigeni. E’ evidente che le ragioni di carattere religioso si mescolavano a quelle che noi chiameremmo economiche.

17.

Infatti le occupazioni delle nuove terre, almeno fin tanto che furono compiute da Spagnoli e Portoghesi, aprivano il problema della legittimazione. Nel 1493 il papa Alesando VI (Borgia) aveva tracciato la raya, la linea meridiana di divisione delle nuove terre fra spagnoli (a ovest) e portoghesi (a est). Il successivo Trattato di Tordesillas (1594) modificò la linea portandola a 370 miglia a ovest delle Azzorre.



18.

Infatti la Chiesa era ancora l’arbitro e il garante di quello che poi fu chiamato il diritto internazionale, ossia la legittimità nelle relazioni fra Stato e Stato. Nessuno poteva occupare altri territori già occupati e amministrati da altri, e come sappiamo in caso di conflitto vigeva il principio del justum bellum, cioè della justa causa, sempre sottoposto al giudizio della Chiesa. L’occupazione delle nuove terre pertanto era legittimata solo attraverso il mandato di convertire i popoli al Cristianesimo.

19.

Nel Trattati di Saragozza del 1526 fu tracciata una raya attraverso il Pacifico. Il Trattato di Câteau Cambrésis del 1559 disegnò le linee di amicizia (amity lines).



19.

Un universo intero separa le linee di divisione ispano-portoghesi, le rayas, alle linee d’amicizia franco-inglesi, le amity lines. Nel primo caso due prìncipi (Castiglia e Portogallo) riconoscono una medesima autorità spirituale, quella del papa, e vi è un ordo comune e un arbitrato comune che distingue principi e popoli cristiani da quelli non cristiani. Le zone di missione coincidono con quelle destinate alla navigazione e al commercio, e soprattutto il papa investiva i principi della missione di evangelizzare quelle terre, occupandole. Inoltre nella raya non si distingueva tra terra e mare e si resta ben all’interno della res publica christiana.

20.

Le premesse delle linee d’amicizia sono totalmente diverse: appartengono all’epoca delle guerre di religione (1559), che danno luogo ad armistizi limitati nello spazio, trattati non validi nelle terre del “nuovo mondo”. Così queste linee aprirono specialmente ai preevaters inglesi un campo libero per le incursioni predatorie e Luigi XIII (Richelieu) si allea ai pirati contro il re di Spagna. Le linee di amicizia passavano a sud per il Tropico del Cancro o per l’Equatore; a ovest nell’Atlantico per le Canarie o le Azzorre. Lì finiva l’Europa e cominciava il Nuovo Mondo, cessavano il diritto europeo e la limitazione della guerra, cedendo al diritto del più forte.



21.

Era uno spazio bellico tra le potenze europee, dove mancava ogni altro presupposto e autorità comuni. Esse si accordano solo sul riconoscimento di una libertà dove si afferma il libero e spietato uso della violenza. Se solo principi cristiani possono prenderne parte, l’assenza di un arbitrato comune rende valido il diritto del più forte. Tutto ciò che stava oltre la linea era fuori del diritto e della morale. Era un enorme sgravio della politica intraeuropea e ciò significava l’espressione beyond the line.

Ciò dava luogo a due tipi di spazio libero: la terra libera (dove il vecchio diritto non valeva) e il mare aperto, che Francesi, Inglesi e Olandesi considerarono un ambito di libertà incondizionata.

22.


Tutti i principi spirituali e morali ne furono sconvolti. Pascal notò che un “meridiano” aveva aperto un abisso tra la libertà (l’assenza di ogni diritto) e l’ordinamento civile. Hobbes elabora la dottrina di uno stato di natura (homo homini lupus) non diversamente da ciò che si configura nella libertà beyond the line. Lo stato di natura di Hobbes è sì una terra di nessuno, ma non un non-luogo.

23.


Con la linea dell’emisfero occidentale, il Nuovo Mondo si contrappose come un’entità autonoma all’ordinamento eurocentrico dello jus publicum europaeum, ponendolo in discussione fin nei suoi fondamenti. A partire dalla guerra d’indipendenza americana e col traferimento della teoria rousseauiana dello stato di natura nei Paesi ora emancipati dall’Inghilterra e dall’Europa, tali effetti si fecero sentire soprattutto nel XX secolo come scardinamento dello jus europaeum e con un nuovo, inedito concetto di guerra.

D

24.


Il problema della giustificazione del diritto di occupazione delle nuove terre, abitate da altri popoli, resta al centro della discussione in Spagna per tutto il 1500 e oltre.

25.


Le tesi del domenicano spagnolo Francisco de Vitoria sul problema della legittimità della conquista europea nel suo complesso, esposte nelle Relectiones de jure belli del 1539, hanno determinato la struttura del diritto internazionale dal secolo XVI al XX. Esse si inseriscono nel contesto di un dibattito scolastico-teologico nell’ambito della tarda scolastica spagnola nel tempo di Carlo V e di Filippo II, che si succedono sul trono di Spagna. Il Vitoria esamina sette titoli non idonei né legittimi, e sette legittimi.

26.


Giudica illegittimi i titoli giuridici del papa e dell’imperatore atti a giustificare il dominio universale, e considera illegittime le giustificazioni del Sepùlveda, che presentava gli indigeni come selvaggi e barbari privandoli così di ogni diritto.

27.


Il Sepùlveda citava Aristotele (Politica, I,II, 13) per legittimare non la schiavitù (esclavitud), bensì la sottomissione (servidumbre) degli Indiani. L’argomentazione aristotelica offriva la base per attribuire una più alta qualità umana ai conquistadores. E’ singolare che anche il filosofo inglese F.Bacone, sulla base della cultura umanistica, considerasse gli Indiani come sotto-uomini in quanto cannibali. Per Bacone essi stanno al di fuori dell’umanità, hors l’humanité, e sono privi perciò di diritti.

28.


Tuttavia il secolo XVI era ancora troppo cristiano per concepire una spaccatura tra uomo e non-uomo. Per il giurista domenicano Vitoria, che dall’università di Salamanca esponeva all’Imperatore Carlo V, gli Indiani hanno un’anima immortale e perciò sono veri uomini. Cristiani e non cristiani sono sullo stesso piano. Né il papa ha potere temporale, né l’imperatore è signore del mondo, né alcun principe cristiano può disporre di popoli e territori non cristiani, poiché essi possiedono già un’autorità e un diritto alla proprietà sul loro territorio. Il diritto di conquista non nasce dall’esser cristiani né dalla scoperta in quanto tale.

29.


Tuttavia Vitoria sostiene la conquista spagnola come opera di cristianizzazione, justum bellum che fornisce il titolo internazionale all’occupazione e all’annessione del suolo americano, e in particolare per difendere gli indiani già convertiti. Vitoria è un teologo, non vuole essere un giurista. Il diritto di conquista e della justa causa belli si pone in una prospettiva teologico-morale. L’argomentazione della guerra giusta si fonda solo sull’incarico pontificio di missione che vincola i re di Spagna e Portogallo. Il quadro dunque è ancora quello dello jus gentium della res publica christiana medievale, non del diritto internazionale odierno che si basa sulla sovranità territoriale degli Stati.

30.


Nel quadro della res publica christiana la guerra fra principi cristiani era limitata e il papa poteva assegnare dei mandati di missione o di crociata, che fondavano la guerra giusta. Ebrei e Saraceni erano considerati hostes perpetui. Ogni guerra condotta contro la cristianità era eo ipso guerra ingiusta. La conquista spagnola dell’America segna il culmine e al contempo la fine di questo sistema. I domenicani e gli altri ordini spirituali (francescani, agostiniani, geronimiti, gesuiti) erano i custodi e insieme gli esecutori dell’incarico spirituale di missione da cui procedeva jure gentium il titolo legittimo alla conquista. Ciò li mise in tensione continua con i funzionari coloniali del governo e Carlo V dette ragione al Vitoria. Nel 1542-45 le Nuove Leggi di Carlo V stabiliscono che gli Indiani d’America sono liberi sudditi della Corona. Vengono istituite delle zone protette, le Reducciones.

31.


Le Riducciones sostituiscono l’istituzione delle Encomiendas.

32.


L'encomienda fu una istituzione giuridica e socio-economica mediante la quale un gruppo di individui doveva retribuirne altri, in lavoro, natura o altro mezzo, per lo sfruttamento di un bene o per una prestazione ricevuta. L' encomienda coloniale consisteva nell'affidare a degli encomenderos spagnoli determinati territori abitati con, "in dotazione", un gruppo di indigeni, che dovevano essere colonizzati e cristianizzati. L'encomienda fu quindi un'istituzione che permise di consolidare la colonizzazione dei nuovi territori, attraverso l'assoggettamento fisico, morale e religioso delle popolazioni precolombiane.

33.


Sebbene gli spagnoli accettassero il fatto che fossero esseri umani, pensavano che, come i bambini, gli indigeni non erano responsabili delle loro azioni e per tanto dovevano essere encomendati dagli encomenderos. Questa usanza servì anche come giustificazione alla sottomissione degli Indios. L'encomienda fu anche un modo per ricompensare tutti coloro che si erano distinti per i loro servizi e per favorire l'insediamento di popolazione spagnola nelle terre da poco scoperte e conquistate. Da una iniziale trasmissione del titolo di encomendero a carattere ereditario, si passò in seguito ad una investitura temporanea e non ereditaria.

34.


Dopo non molto tempo gli encomenderos cominciarono ad abusare dei loro encomendados, facendoli lavorare in modo disumano. Essendo data assoluta libertà di governo a questi encomenderos, gli abusi di potere erano all'ordine del giorno e le condizioni di vita degli autoctoni pessime. I tributi (che potevano essere metalli o beni di genere alimentare come mais, pesce, carne) erano raccolti dal capo della comunità coloniale locale. L'encomendero rimaneva costantemente in contatto con la sua encomienda, ma il suo luogo di residenza era la città, luogo fondamentale nel sistema coloniale spagnolo.

35.


Le Reducciones erano villaggi autonomi retti soprattutto dai Gesuiti. Il fine che si prefiggevano era di civilizzare ed evangelizzare, era anche prevista la fondazione di collegi e conventi. Lo scopo delle Missioni fu quello di creare una società con i benefici e le caratteristiche della cosi detta società cristiana europea, però priva dei vizi e degli aspetti negativi.

Già dall'inizio della colonizzazione spagnola in America entrò in vigore il sistema delle riduzioni, in seguito all'istruzione emanata dal Re di Spagna nel 1503, in cui si ordinava che gli indiani nomadi fossero raccolti in villaggi per ridurli così alla civiltà, ad un sistema di vita stabile e al cristianesimo.

36

Ovunque gli spagnoli incontrarono La Riforma protestante, non riconoscendo più l’autorità del Papato, fece sparire i teologi dalla trattazione del diritto internazionale e quindi venne meno la potestas spiritualis medievale. I nuovi giuristi perciò procedettero alla secolarizzazione delle loro argomentazioni teologico-morali, costruendo una filosofia “naturale” e un diritto “naturale” fondati sulla ragione universale dell’uomo. Fecero questo, impiegando concetti del diritto romano, in un’ibrida fusione tra dottrine ancora di origine medievale sulla guerra giusta e concetti di diritto civile profani, come quello di occupatio, applicato alle conquiste territoriali nel Nuovo Mondo.



37.

Ciò significa che l’argomento della conquista viene sottratto ad ogni influenza teologica.

Questo fatto è gravido di significato, perché vuol anche dire che viene soppressa la limitazione della guerra, che faceva parte della concezione teologica medievale dell’ordine europeo.

Il punto decisivo fu la risposta data dai nuovi teorici del diritto, di ispirazione protestante, al problema della conquista territoriale di un nuovo mondo.

38.

Tale risposta ora teneva conto del carattere, inedito, della disputa intereuropea fra singoli Stati, relativa al territorio extra-europeo. Fu tale carattere di disputa fra Stati a determinare il ricorso al concetto di occupatio, che apparteneva al diritto civile romano. Ora la occupatio presupponeva che i territori d’oltreoceano fossero liberamente occupabili, e cioè dal punto di vista del diritto fossero ben distinti dai territori europei. Ciò voleva dire che il Nuovo Mondo era aperto all’occupazione da parte soltanto degli europei.



Solo alla fine del secolo XIX, in pieno colonialismo, l’istituto dell’occupazione effettiva stabilirà, sulla base del positivismo, l’incorporazione dei territori d’oltremare nel territorio di uno Stato, mettendo fine alla distinzione fondamentale tra territori europei e territori extra-europei..

39.


In realtà, la vera giustificazione della conquista di territori extra-europei adesso consisteva nella scoperta, cioè l’atto di scoprire un territorio fino ad allora sconosciuto ai sovrani europei. Qui si parla di “scoperta” non come semplice fatto accaduto, ma come titolo giuridico che si lega a una circostanza storica determinata. Tale circostanza supponeva la superiorità dello scopritore, rispetto a chi viene così “scoperto”: superiorità che consisteva nella coscienza culturale di chi comprende nel proprio sapere la realtà scoperta.

40.


E’ significativo che i giuristi del XVII e XVIII secolo portano l’attenzione esclusivamente sulla lotta fra gli Stati europei per la conquista di quei territori. I titoli dei sovrani iberici, Spagna e Portogallo, erano venuti meno perché procedevano dal conferimento pontificio degli “incarichi di missione”, e ora al posto dei vecchi titoli di missione e di propaganda della fede restavano quali unici titoli quelli di scoperta e di occupazione. Bisogna sottolineare che l’occupazione di territori nord-americani da parte degli Inglesi e dei Francesi avviene solo all’inizio del 1600.


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