1 Giornata dell’Economia del Mare, Yacht Med Fest, Gaeta, 1 maggio 2015 intervento Mare e legalità Donatella Visconti, Presidente Sui Generis Network




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1 Giornata dell’Economia del Mare, Yacht Med Fest,

Gaeta, 1 maggio 2015

intervento - Mare e legalità

Donatella Visconti, Presidente Sui Generis Network
Secondo l’ultimo rapporto di Legambiente, Mare Monstrum 2014, le capitanerie di porto nel corso del 2013 hanno accertato una media 40 infrazioni al giorno tra mare e costa. Si contano complessivamente 14.500 violazioni accertate per un totale di oltre 16.500 persone denunciate.
Campania, Sicilia e Puglia sono, nell’ordine, le regioni con il maggior numero di infrazioni accertate. Anche in rapporto ai km di costa la Campania conferma il suo primato registrando la media di 5 infrazioni per ogni km di costa.
Circa la metà di questi crimini (il 42%) riguarda la pesca di frodo che minaccia la biodiversità marina. A riguardo, è un fatto di assoluto rilievo la posizione presa dall’Unione Europea in merito all’abolizione della pesca con le reti derivanti lasciate alla deriva sulla superficie del mare per catturare le specie di pesci che si trovano nella parte superiore della colonna d’acqua. Tale pratica, come sottolineato da Maria Damanaki, Commissaria europea per gli Affari marittimi e la pesca: distrugge gli habitat marini, mette in pericolo la fauna marina e minaccia di compromettere la pesca sostenibile.
Un altro 40% di illeciti è equamente diviso tra lo scarico abusivo di rifiuti e le violazioni al codice della navigazione, mentre la restante percentuale (circa il 18%) spetta ai reati edilizi lungo le coste.
Il rapporto 2014 di Legambiente è in linea con i precedenti e segnala per il quarto anno consecutivo un ulteriore aumento dei reati. Rispetto all’anno precedente è notevole la crescita dei crimini connessi all’inquinamento dei fondali marini (+674 infrazioni accertate) mentre è paradossale il dato legato all’abusivismo edilizio: nonostante si sia registrato un significativo calo dei reati commessi (-12%) si è verificato un aumento del volume d’affari. Il fatturato generato nel 2013 dal cemento illegale sulle coste italiane è stimabile sui 266 milioni di euro, cifra che rappresenta più della metà del totale delle sanzioni penali comminate nel 2013 al business del mare illegale.
Sicilia, Puglia e Campania sono nuovamente le regioni in cui sono stati accertati il maggior numero di reati legati a costruzioni abusive lungo la costa. Insieme a Calabria e Sardegna detengono oltre il 70% degli illeciti totali.
Scrive Legambiente nel suo dossier: “lungo i 1.484 km di costa siciliana ci sono migliaia di immobili fuorilegge. L’ingordigia di chi vuole il suo pezzo privato di spiaggia non ha risparmiato nemmeno le isole minori, dalle Eolie a Lampedusa, dove il mattone selvaggio ha fatto danni pesantissimi, compromettendo la bellezza e la libera fruizione dei luoghi. Per questo vanno incentivate e promosse le demolizioni perché i luoghi deturpati dall’abusivismo tornino ad essere liberi.
Destano allarme i dati legati all’abusivismo edilizio: secondo l’indagine effettuata dall’istituto CRESME (Centro Ricerche Economiche Sociali di Mercato per l’Edilizia e il Territorio) fra il 2003, ultimo anno in cui è stato possibile presentare la domanda di condono edilizio, e il 2011 sono state censite 258 mila abitazioni non autorizzate per un volume d’affari che supera i 18 miliardi di euro. La stessa inchiesta segnala poi che solo nel 2013 sono stati commessi nel nostro territorio altri 26 mila nuovi abusi.
Ancor più fosco è il quadro tratteggiato dall’inchiesta di Legambiente presentata il 18 dicembre 2012 sul confronto tra ordinanze di demolizione emanate e quelle realmente effettuate. La città con il maggior numero di abusi risulta essere Napoli in cui, tuttavia, a fronte delle 16.837 ordinanze solo 710 ne sono state eseguite. Dalle amministrazioni di Reggio Calabria e Palermo non emergono dati più confortanti: delle rispettive 2.989 e 1.943 ordinanze emesse, nessuna è stata eseguita.
Tali dati “quantificano” la crescente sfiducia dell’opinione pubblica nei confronti delle pubbliche amministrazioni. Secondo quanto rilevato dall’ANAC (Autorità Nazionale Anti Corruzione): attualmente l’immagine dell’Italia è quella di un paese ad elevato grado di corruzione sia nella percezione dei cittadini che di imprese e analisti. Nel 1995 essa mostra un trend decrescente a seguito della inchieste giudiziarie di quegli anni per poi ripresentarsi in una forma ancora più invasiva nell’ultimo ventennio.
Nel rapporto sul primo anno di attuazione della legge n.190/2012 (la “legge Anticorruzione”) la stessa ANAC scrive: appare particolarmente problematica la constatazione che il livello politico, attore fondamentale nelle politiche di prevenzione e contrasto alla corruzione, non abbia mostrato, ai diversi livelli, particolare determinazione e impegno. Significativo al riguardo è il fatto che, nonostante i reiterati solleciti dell’Autorità, al 28 novembre 2013 non tutti i ministeri abbiano nominato il Responsabile della Prevenzione della Corruzione (RPC) e che ritardi analoghi siano presenti a livello di enti nazionali e territoriali.
A sostegno di quanto affermato giungono anche i dati del Global Corruption Barometer che mostrano quanto la corruzione sia diffusa nel nostro Paese. I cittadini intervistati ritengono ci sia stato un ulteriore peggioramento negli ultimi due anni e indicano tra le istituzioni più corrotte i partiti politici (69%), il Parlamento (44%), la pubblica amministrazione (29%) e il sistema sanitario (24%).
Il 77% si dichiara inoltre disposto a partecipare attivamente alla lotta alla corruzione sostenendo le organizzazioni e le associazioni che lavorano in questo settore, mentre il 62% ha fiducia nella capacità dei cittadini di fare la differenza in tema di contrasto alla corruzione evidenziando l’importanza del fattore culturale.
È proprio questa l’Italia che intende intercettare Sui Generis. Un’Italia che vuole ritrovare quello spirito di unità e coesione e che trova nell’istruzione e nella formazione le fondamenta essenziali per poter costruire il futuro delle nuove generazioni. La legalità è il linguaggio della comunità e per questo deve essere insegnata a scuola: tra le nostre proposte vi è infatti quella di reintrodurre nei programmi didattici l’educazione civica e il diritto pubblico.
Al contempo Sui Generis intende anche formare gli adulti, mettendo al servizio delle istituzioni la sua banca civica del tempo. Un router solidale che possa collegare il Paese in una rete di connessioni tra imprese e istituzioni per l’arricchimento dell’informazione dei cittadini.


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