Ribes, la Rete Italiana di Banche del germoplasma per la conservazione Ex Situ della flora spontanea




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Informatore Botanico Italiano, 37(x) 2005

Atti 100° Congresso della Società Botanica Italiana (Roma)

RIBES, la Rete Italiana di Banche del germoplasma per la conservazione Ex Situ della flora spontanea


Gianni Bedini*, Graziano Rossi** e Costantino Bonomi***

* Dipartimento di Scienze Botaniche dell’Università di Pisa, Via L. Ghini 5, 56126 Pisa

** Dipartimento di Ecologia del Territorio dell’ Università, Via S. Epifanio 14, 27100 Pavia

*** Museo Tridentino di Scienze Naturali, via Calepina 14, 38100 Trento



Tredici anni dopo il varo della Convenzione per la diversità biologica (CBD), l’adesione dell’Italia ai principi in essa fissati, formalizzata con la Legge 124 del 14-2-1994, è ancora parzialmente incompiuta. A fronte di un impegno del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio (MATT), esplicitato da progetti, pubblicazioni e altre iniziative, anche d’intesa con società scientifiche come la S.B.I. (Blasi, 2003; Blasi et al., 2004), alcuni settori della conservazione soffrono della mancanza di un’incisiva azione programmata a livello nazionale.

Riguardo alla conservazione ex situ, oggetto dell’art. 9 della CBD, l’ultimo rapporto sull’attuazione della convenzione stessa (Ministero dell’Ambiente, 2001) mostra che la tutela della flora spontanea è condotta autonomamente da singoli Orti botanici, con specifico riferimento alla conservazione di singole specie quali, ad esempio, Zelkova sicula in Sicilia e Marsilea quadrifolia in Emilia-Romagna. Negli ultimi quattro anni, tuttavia, questo scenario ha subito un’ulteriore evoluzione. Nel 2002 Planta Europa (AA.VV., 2004) ha emanato l’European Plant Conservation Strategy (EPCS) e la CBD, con la Decisione VI/9, ha adottato la Global Strategy for Plant Conservation (GSPC); questi documenti invitano ad assicurare la conservazione ex situ del 60% delle specie a rischio e di avviare programmi di moltiplicazione e reintroduzione sul 10% di queste specie entro l’anno 2010 (GSPC, obiettivo 8); inoltre raccomandano di provvedere a conservare ex situ l’80% delle specie a rischio entro il 2010 (EPCS, obiettivo 2.5). Uno specifico obiettivo suggerisce inoltre la creazione di reti di coordinamento nazionali, regionali e internazionali per scambiare conoscenze e tecnologie, sviluppare sinergicamente azioni comuni per fissare delle priorità e evitare sprechi e duplicazioni (GSPC, obiettivo 16).

Per raggiungere questi obiettivi, a livello europeo sono sorte strutture nazionali di coordinamento: in Spagna si è recentemente costituita l’associazione REDBAG, che coordina la conservazione ex situ degli Orti botanici spagnoli; in Francia opera la rete governativa dei Conservatoires botaniques. A livello sovranazionale si registrano importanti iniziative comunitarie, come i progetti GEN-MEDOC (Interreg IIIB) per il Mediterraneo occidentale ed ENSCONET (VI Programma Quadro) per i paesi di tutta Europa.

In Italia, in assenza di un quadro normativo nazionale, alcune Regioni ed Enti territoriali hanno promosso la costituzione di centri per la conservazione ex situ della flora spontanea a livello locale: tra le altre ricordiamo il Piemonte (LR 22/83); la Lombardia (DGR VII/16038 16.1.2004); la provincia di Trento (delibera PAT 1159 24.5.2002); la Toscana (LR 56/2000 e delibera 1175 22.11.2004); la Provincia di Livorno (decisione 106 del 12.10.2004); la Provincia di Cagliari (LP n. 2037 16.05.1997); la Sicilia (POR Sicilia 2000-2006 Decisione C(2000) 2348 del 8.08.2000); la Provincia di Palermo (delibera 0207/24 27.2.1998). In seguito a tali misure, varie istituzioni pubbliche e private hanno allestito banche del germoplasma, beneficiando talora di significativi investimenti diretti alla installazione di strutture d’avanguardia.

Considerato tale fermento di iniziative su pressoché tutto il territorio nazionale e la mancanza di un raccordo istituzionale per il coordinamento nazionale della conservazione ex situ di piante spontanee, alcuni gruppi impegnati nel settore hanno concordato di proporre la costituzione di una rete nazionale di banche del germoplasma. La proposta è stata presentata nei giorni 1 e 2 Aprile 2004 a Trento, in occasione del convegno “Banche del Germoplasma: uno strumento per la conservazione. Verso una rete nazionale in prospettiva Europea” svoltosi presso il Museo Tridentino di Scienze Naturali (Bonomi et al., in pubbl.). Una ventina di istituzioni hanno aderito alla proposta, i cui dettagli operativi sono stati discussi in successivi incontri presso l’Orto botanico dell’Università di Roma “La Sapienza” (ottobre 2004) e la Regione Lombardia (dicembre 2004). Come primo passo, è stato approvato il testo di un protocollo d’intesa per dar vita a una rete italiana di banche del germoplasma per la conservazione ex situ della flora spontanea, denominata RIBES, che si occupi di coordinare i progetti che riguardano specie a rischio di estinzione e quelle utili per la rinaturalizzazione. Il protocollo è stato firmato a Pavia il 9 febbraio 2005 , durante la cerimonia di inaugurazione della Lombardy Seed Bank allestita presso l’Orto botanico universitario, in presenza di esponenti del MATT, delle Regioni Lombardia e Toscana, del Consorzio Parco Monte Barro e dell’Ateneo pavese.

Per raggiungere i propri scopi RIBES ha elaborato un piano d’azione che ha come obiettivo generale il miglioramento della qualità e della sicurezza delle riserve di germoplasma di specie vegetali spontanee in Italia. Questo piano sarà attuato tramite l’istituzione di gruppi di lavoro dedicati a ben precisi ambiti d’azione quali ad esempio l’ acquisizione del germoplasma, il suo trattamento nelle banche, la gestione dei dati e le attività di formazione, diffusione e divulgazione.

I gruppi di lavoro, governati in modo partecipativo, definiranno le priorità di azione a livello nazionale, individueranno le possibili metodologie di lavoro, indicheranno i requisiti minimi per le strutture aderenti e suggeriranno le soluzioni migliori da mettere in atto compatibilmente con le disponibilità di risorse umane e materiali.

Fig. 1


La copertina del protocollo d’intesa
Ad esempio, tra le azioni previste a livello nazionale vi è la raccolta e la conservazione di semi delle specie inserite nella Direttiva 92/43 CEE “Habitat”, nella CITES, nelle Liste Rosse (Conti et al., 1992; 1997; Walter e Gillet, 1998), negli elenchi di Planta Europa, del MATT o della S.B.I. (Scoppola et al., 2003). La rete dovrà altresì collegarsi con i referenti per la conservazione in situ, con cui concordare strategie integrate in situ/ex situ secondo le indicazioni dell’art. 9 della CBD.

Si ricordano, in conclusione, i soggetti firmatari del protocollo d’intesa, elencati in ordine geografico da N a S e isole (in parentesi i nomi dei referenti):



1. Banca del Germoplasma delle Alpi orientali, Parchi e riserve naturali cuneesi (B. Gallino); 2. Lombardy Seed Bank, Parco Monte Barro (G. Rossi); 3. Trentino Seed Bank, Museo tridentino di scienze naturali (C. Bonomi); 4. Banca del germoplasma dell’Orto botanico di Padova, Università di Padova (G. Cassina); 5. Laboratorio per la conservazione della diversità vegetale ligure, Giardini Botanici Hanbury - Università di Genova (S. Giammarino); 6. Banca del germoplasma dell’Orto botanico di Pisa, Università di Pisa (G. Bedini); 7. Banche del germoplasma livornesi, Provincia di Livorno (A. Roselli); 8. Banca del germoplasma per la conservazione delle specie anfiadriatiche, Università politecnica delle Marche (E. Biondi); 9. Banca del germoplasma dell’Orto botanico di Viterbo, Università della Tuscia (A. Scoppola); 10. Banca del germoplasma dell’Appennino centrale, Parco nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga (I. Londrillo); 11. Banca del germoplasma della Majella, Parco nazionale della Majella (M. Di Cecco); 12. Banca del germoplasma del Molise (A. Stanisci); 13. Banca del germoplasma del CNR di Bari, Consiglio Nazionale delle Ricerche (D. Pignone); 14. Banca del germoplasma, CODRA Mediterranea s.r.l. (E. Lanzillotti); 15. Banca del germoplasma della Sardegna, Università di Cagliari (G. Bacchetta); 16. Banca del germoplasma dell’Orto botanico di Palermo, Università di Palermo (A. Scialabba); 17. Banca del germoplasma dell’Orto botanico di Catania, Università di Catania (P. Pavone); 18. Banca di germoplasma del Mediterraneo® ONLUS (I. Li Vigni). A questi soggetti vanno aggiunti l’Orto botanico di Roma, Università di Roma “La Sapienza” (L. Gratani) e il Centro per la biodiversità forestale, Corpo Forestale dello Stato (L. Gui), attualmente in attesa di aderire.
LETTERATURA CITATA

AA.VV., 2004 – La strategia europea per la conservazione delle piante Inform. Bot. Ital,. 36, Suppl. 1

Blasi C. (a cura di), 2003 – Conoscenze naturalistiche in Italia. MATT e S.B.I., Roma.

Blasi C., D’Antoni S., Dupré E., La Posta A., 2004 - Atti del Convegno “La conoscenza botanica e zoologica in Italia: dagli inventari al monitoraggio”. Quad. Cons. Natura, 18, Min. Ambiente - Ist. Naz. Fauna Selvatica.

Bonomi C., Rossi G., Bedini G. (a cura di), in pubbl. - Atti del convegno “Banche del Germoplasma: uno strumento per la conservazione. Verso una rete nazionale in prospettiva Europea”. Trento, 1-2 Aprile 2004 Studi Trent. Sci. Nat., Acta Biol. Suppl. 81 (2004)

Conti F., Manzi A., Pedrotti F., 1992 – Libro rosso delle piante d’Italia. Ministero dell’Ambiente, Ass. Ital. per il WWF e S.B.I., Roma

, 1997 – Liste rosse regionali delle piante d’Italia. WWF e S.B.I., Camerino.

Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, 2001 – National report to the Convention on biological diversity. Roma.

Scoppola A., Caporali C., Gallozzi M.R., Blasi C., 2003. Aggiornamento delle conoscenze floristiche a scala nazionale: commenti e primi risultati. Inform. Bot. Ital. 35(1): 178-197.

Walter K.S., Gillet H.J., (a cura di), 1998 - 1997 IUCN Red List of Threatened Plants. IUCN, Gland.




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