L’invasione: una voce ci salverà




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Prefazione
L’invasione:una voce ci salverà”, è una storia ricca di avventure, colpi di scena e vicende rocambolesche.

Tengo a precisare, che è solo e solamente frutto della mia fantasia, quindi qualsiasi vicenda, episodio, personaggio e situazione, sono semplicemente inventate.

Niente di tutto quello che viene specificato, alle volte per esigenze di narrazione, è vero, ma da imputare a me e alla mia (insana penserete sicuramente!!) fervida immaginazione.

Il personaggio principale è ancora una volta Francesco Renga che questa volta vestirà i panni di eroe puro e semplice, impegnato nella lotta contro feroci alieni venuti sulla terra per colonizzarci...

Ma non voglio anticiparvi niente.

Ci tengo solo a precisare che al di là dell’avventura allo stato puro, questa storia ha come base principale l’amore.

L’amore verso la propria compagna, verso i figli, verso la famiglia, vero fulcro di tutto quanto.

Pur di riavere quello che il destino gli ha tolto, sarà capace di affrontare pericoli inimmaginabili, avventure al limite dell’umano sospinto principalmente, dall’amore incondizionato verso di loro....

Affiancato da un personaggio che a lui è stato molto vicino in passato e che il caso gli ha messo accanto nuovamente, Francesco sarà capace di andare fino all’inferno per amore.........

Avventura quindi, avventura e ancora avventura mozza fiato e senza limite; il tutto contornato naturalmente dalla splendida voce di Francesco .

Le sue canzoni avranno infatti una doppia valenza e ci salveranno oltre che l’anima, anche la vita....

Ma cominciate a leggerlo e vi accorgerete subito di quanto sorprendente sia questa storia.........

PROLOGO.

Un freddo micidiale aveva attanagliato il Nord da quasi una settimana, ma quel pomeriggio del 7 Novembre, sembrava essersi accanito in maniera selvaggia su tutta Italia.

Aprendo lo sportello della sua auto, si precipitò al caldo relativo, per lo meno riparato dal forte vento, dell’abitacolo.

Allargandosi un po’ la sciarpa dal collo, esclamò:-Cazzo che freddo!

Cercando di frenare il tremore delle sue mani, infilò le chiavi nel cruscotto e mise in moto.

La nebbia era già salita da un pezzo e accendendo i fendinebbia, si apprestò a ritornare a casa.

L’autostrada pullulava di pendolari che come lui stavano facendo ritorno alle proprie abitazioni.

Accese la radio.

La musica era la sua vita e nonostante avesse suonato e cantato per l’intera giornata in sala di incisione, aveva voglia di rilassarsi un po’ con essa.

Canticchiando dietro al pezzo degli anni sessanta trasmesso dalla stazione radio, si immise nella bretella autostradale.

Non vedeva l’ora di rientrare a casa.

Era stanco e voleva starsene un po’ sdraiato sul divano con la sua donna.

Prese il cellulare e componendo il numero di telefono di Ambra, attese in linea.

Ci volle un po’ prima che rispondesse, poi la voce squillante della ragazza esclamò:-Francè?

-No.... sono io.... non mi riconosci....

-Come no.... sei il solito maniaco sessuale che mi tormenta...

-Già... ti sono mancato? Avevi voglia di sentire un po’ di sconcezze?

-Perché no.... ma sbrigati, sta per rientrare mio marito...

-Allora devo fare in fretta o il cornuto potrebbe scoprirmi...

Ci fu un attimo di tregua, poi Ambra cominciò a ridere dall’altro capo del telefono esclamando:-Che scemo!! Ma quando cresci?

-Io? Mai!! Che stavi facendo?

-Ero col mio amante!

-Dai, sul serio!

-Ma io dicevo sul serio.... i bambini sono già a nanna e visto che mio marito non si è presentato a casa ad un orario decente....

-Lo so, mi dispiace.... volevo avvisarti, ma ci sono stati dei problemi in sala di registrazione.... mi dispiace.... Comunque sono in autostrada, una mezz’ora e sono tutto tuo....

-Allora ti aspetto....

Chiuse la comunicazione sorridendo tra se e se.

Aveva fatto veramente tardi quella sera, ma non per colpa del lavoro.

Si sentì in colpa per averle mentito.

La verità era che aveva incontrato un’amica e tra un drink e l’altro, aveva fatto l’una.

Non è che si fosse trattato solo di un incontro come dire “amichevole” e basta.

Moira, questo era il nome della ragazza in questione, lo aveva incontrato per caso dopo quasi un anno che non si erano più visti e lo aveva invitato a casa sua per bere un goccio.

Avevano bevuto molto seduti su quel divano a ricordare tempi andati e alla fine, un po’ per l’alcol e un po’ per la complicità che forse era rimasta, si era ritrovato sul suo corpo fin troppo lascivo, a baciarla sul collo.

Con la bocca premuta sulle sue labbra, aveva provato un’eccitazione nuova e si era lasciato andare.

In strada poi aveva pensato alla sua famiglia e si era sentito un verme.

Amava da morire la sua compagna; gli aveva dato due bambini bellissimi e per loro avrebbe dato la vita.

Prima di conoscere Ambra aveva avuto molte storie ma non si era mai legato veramente a nessuna di loro.

Forse perché aveva rinchiuso i suoi sentimenti dietro una specie di muro che si era costruito; per evitare di soffrire, si giustificava lui, ma molto probabilmente c’era anche una buona dose di comodità.

Niente legami uguale libertà; non si era però reso conto quanto in realtà fosse più imprigionato con quella filosofia di vita.

Poi era arrivata lei e niente era stato più lo stesso.

Aveva imparato ad amare, ad amare veramente con tutto se stesso e senza risparmiarsi mai.

Con l’arrivo della prima figlia, tutto era ulteriormente cambiato.

La gioia e la responsabilità, l’avevano mutato.

Niente avrebbe potuto prendere il posto della sua famiglia, niente....

Il contachilometri segnava i centosettanta.

Lanciato a quella velocità e rapito dai sensi di colpa, non fece caso, se non all’ultimo momento, di quello che stava avvenendo attorno a lui.

Scorse a malapena i fanalini di stop accesi delle diverse auto incolonnate davanti a se.

Inchiodò in maniera pazzesca esclamando:-Ma che cazzo....

L’auto sbandò paurosamente, costringendolo a contro-sterzare verso destra per non finire addosso alle altre macchine.

La sua macchina si fermò ad un millimetro dal paraurti dell’auto davanti.

C’erano decine di macchine poste una dietro l’altra, in una fitta fila a tre corsie ingabbiate come polli in una stia.

Cercò di capire il motivo dell’arresto.

Vista l’ora, un incolonnamento del genere, poteva essere giustificato solo da un grosso incidente.

Cercò di guardare oltre la fila se scorgeva fumo o un incendio, ma non c’era niente.

Inoltre non sentiva le sirene.

Se ci fosse stato un incidente, le sirene dei pompieri e delle ambulanze, si sarebbero fatti sentire fin da subito ed invece.

I clacson delle auto cominciarono ad impazzare.

Qualcuno scese dalla macchina e con gli occhi puntati verso il cielo, cominciò a camminare verso quel punto.

Lo superarono in diversi, scambiando fra di loro commenti e frasi di meraviglia.

Francesco si chinò in avanti sul volante cercando capire che cosa stessero guardando.

-Ma che diavolo è?

C’era come un riverbero nel cielo che stava illuminando tutto.

Cercò a tentoni la maniglia dello sportello e accostandosi la sciarpa attorno alla gola, scese in strada mescolandosi agli altri.

Una strana paura si prese gioco di lui.

Non sapeva neanche perché avere paura e di che cosa, ma raramente le sue sensazioni si erano sbagliate.

Pensò alla sua compagna sola in casa con due bambini piccoli e sospirò.

Il riverbero era diventato più luminoso.

Adesso pareva che avessero acceso un enorme faro violaceo nel cielo tra le nuvole.

Si incamminò verso quella luce assieme ad altre decine di uomini e donne che spaventati ma curiosi quanto lui, si chiedevano la provenienza di quel fenomeno.

Si fermò tra un’auto e l’altra accanto a due uomini.

Uno di questi, pulendosi gli occhiali sulla sciarpa, disse:-Ti dico che sono quelli dell’aeronautica che fanno esperimenti.... già l’altra volta a Milano, quando dissero di aver visto degli ufo, si scoprì che era un pallone aerostatico dell’aeronautica... di quelli usati per le rilevazioni meteo...

-Sarà- gli rispose l’altro - ma a me non sembra un pallone.... lo vedi l’alone che sta producendo dietro le nuvole? E’ troppo forte per essere un semplice pallone....

Francesco li ascoltava ingoiando a stento la saliva.

Passò oltre raggiungendo un altro gruppo di uomini anche loro molto turbati da quei flash violacei.

-Scusate.... sapete perché siamo fermi?

-Non lo vedi amico che c’è in cielo? Quelli sono alieni te lo dico io! Qui ci nascondono le cose per non farci spaventare, dicono loro, ma io non sono nato ieri...

-Non fargli caso è tutto suonato! Non te lo so dire.... ho l’auto ferma a trecento metri da qui...

Un uomo con passo piuttosto svelto, stava incamminandosi da tutt’altra parte esclamando:-Ci sono i militari poco più avanti che hanno bloccato tutto..... stanno passando in rassegna le auto....

Molti di loro imprecando ad alta voce cominciarono a defluire verso le proprie vetture.

Francesco indugiò ancora un po’ con gli occhi rivolti verso il cielo.

Vide allora arrivare diversi soldati che, in tuta mimetica verde, stavano facendo rientrare tutti in auto.

Si avvicinarono anche a lui e invitandolo ad indietreggiare, verso la sua auto, dissero:-Vi prego signori tornate alle vostre auto... è tutto a posto; fra pochi minuti la circolazione verrà riattivata....

Francesco dirigendosi verso la propria macchina, chiese:-Che è successo?

-Niente di importante.... c’è stata un’evasione e siamo stati costretti a bloccare la zona per i rilievi necessari....

-Ma in quanti erano?

-La prego torni in macchina!

-Li avete ripresi?

-Torni in auto! Non mi costringa ad essere sgarbato....

-La prego... abito a pochi chilometri da qui....

-Si, tre di loro sono stati ripresi....

-Tre di loro? Quanti erano?

Il soldato, molto giovane e inesperto, ci pensò un po’ su, poi rispose con un filo di voce:-Cinque.... e ora basta! Torni all’auto!

Francesco non volle insistere oltre e ubbidiente come un bambino, si infilò nuovamente nella sua auto.

Quella situazione non gli piaceva neanche un po’.

La storia dell’evasione e dei militari, lo aveva inquietato.

Poco per volta vide le macchine riprendere a muoversi e mise in moto.

Dapprima la circolazione era lenta, poi prese ad aumentare di volta in volta.

Guardò l’orologio e vide che erano le quattro del mattino.

Gli sembrò strano che la compagna non lo avesse ancora chiamato.

Prese il cellulare e senza badare troppo alla strada, guardò il display: era spento.

Provò ad accenderlo più volte, ma il cellulare era come morto.

-Ma che cazzo è successo?

Un militare di fianco alla sua corsia, gli fece cenno di circolare alla svelta.

Francesco lasciò andare il cellulare sul sedile e si dedicò alla guida.

Li stavano facendo passare in una specie di strozzatura della strada.

Avevano transennato il resto delle corsie laterali e vi avevano montato sopra dei pannelli rigidi coperti da un telo verde scuro coprente.

Infilandosi fra le transenne incolonnato dietro ad altre auto, cercò di guardare oltre quei teli, ma era notte e non si vedeva niente.

C’era puzza di bruciato, come se avessero dato fuoco alla plastica.

Elicotteri militari si aggiravano in quella zona atterrando oltre le transenne.

Il flusso di auto fu fatto deviare verso un’altra bretella autostradale che girava attorno alla nuova circonvallazione sopraelevata.

Avrebbe dovuto fare un giro bestiale per tornare a casa ed imprecando tra i denti, mise la freccia e si infilò in una strada laterale che si ricongiungeva verso la super strada che portava a Botticino.

L’inquietudine di quello che aveva visto ( o meglio che non aveva visto) lo accompagnò per tutto il viaggio.

Arrivato ad un certo chilometraggio da lì, un bip fin troppo conosciuto, gli fece ricordare del cellulare.

Adesso funzionava di nuovo e vide le cinque chiamate senza risposta che gli erano arrivate nel frattempo.

Ormai era giunto a casa e pensò bene che richiamare adesso sarebbe stato solo inutile.

Parcheggiò lungo il marciapiede ed entrò nel cancello.

Aveva comperato quella casa tre anni prima quando Ambra era rimasta incinta.

Inciampò in un giocattolo della figlia e finendo quasi a terra, lo raccolse esclamando:-Jolanda!!

Entrò in casa.

Una casa silenziosa e buia.

Pensò a quanto dovesse essere arrabbiata la compagna.

Si tolse il giaccone e la sciarpa ed entrò in cucina.

Prese un sorso di birra e raggiunse il soggiorno.

Il sonno ormai gli era passato del tutto.

Togliendosi le scarpe, affondò nel divano allungando le gambe sul tavolo.

Prese in mano il telecomando e accese la televisione.

Cercò un canale regionale per scoprire quello che era successo realmente quella sera e col volume al minimo, restò a fissare le immagini del notiziario.

Stavano scorrendo i filmati amatoriali di un abitante di quella zona.

Dalla sua fattoria aveva ripreso per puro caso, le truppe di militari entrate da poco in azione.

Indossavano tutti una tuta bianca e portavano sul volto dei respiratori, di quelli indossati durante gli incendi.

Da lì in poi le riprese divennero meno nitide e confuse.

Dovevano averlo in qualche maniera ostacolato, perché la telecamera ebbe una specie di tracollo inquadrando le gambe di diversi soldati e infine si spense del tutto oscurata da una mano.

Nell’ultimo fermo immagine capovolto, il telecronista indugiò in maniera particolare.

Francesco chinanò la testa da un lato per cercare di orientarsi meglio.

Prese il telecomando aumentando un po’ il volume della tv giusto in tempo per sentire la giornalista dire:-... la inconfondibile sagoma di un disco volante...

-Disco volante? A Brescia?

Inginocchiato sul tappeto, osservava il cerchio rosso fatto da chi aveva montato il servizio, attorno alla sagoma scura che sbucava tra le dita del soldato che aveva tappato le riprese e non poté non trovarla strana.

Non sembrava il profilo di un aereo o di un altro mezzo conosciuto.

Avvicinandosi al televisore, esclamò:-No, non può essere..... è una bufala...

Sorrise a stento cercando di darsi un contegno, ma quell’odore sentito, a ripensarci adesso, era talmente strano che...

Spegnendo la televisione e avviandosi verso la camera al piano superiore, si disse:-Caro il mio Renga, hai bisogno proprio di riposo se credi a questa stronzata degli alieni o finirai per vedere fatine colorate tra i fiori....

E con quelle parole a fior di labbra, si avviò verso una cosa che lo spaventava forse un po’ più degli ufo: Ambra!



CAPITOLO PRIMO.

Quando scese in cucina per la colazione, erano già le dieci passate.

Doveva avere una faccia gonfia e ancora assonnata perché Ambra gli lanciò uno sguardo sconsolato mentre finiva di ripulire Leonardo.

Il bambino si era sporcato tutto mangiando un biscotto e aveva appiccicato di briciole umide tutto il box.

Prendendolo in braccio e sollevandolo da lì, disse in tono sarcastico e leggermente stizzoso:-Vedi Leo, la notte leone e la mattina....!!

Lasciò la frase in sospeso non degnandolo di altre attenzioni.

Spostandosi i capelli indietro con una mano, esclamò:-Buongiorno anche a te amore!! E’ un piacere....

Si avvicinò alla macchinetta del caffé e ne prese una tazza.

Si sentiva spossato e stanco.

Quando era andato a letto, erano le sei del mattino ed aveva dormito si e no quattro ore.

Girando lo zucchero nella tazzina, restò a guardare la figlia seduta al tavolo del soggiorno a giocare con le bambole.

Le stava imboccando con precisione, sgridandole.

Pensò che aveva le stesse movenze della compagna; persino l’inflessione nella sua voce gliela ricordava.

Sorrise a quella vista ed appoggiando la tazzina nel lavabo, si avvicinò a lei.

La bimba gli sorrise e allungando un pentolino verso il padre, chiese:-Giochi con me?

-Ma certo!! Che devo fare?

-Io sono la mamma e tu sei il papà....

Assecondando i giochi infantili di Jolanda, Francesco si divertì a mescolare pentole su pentole e a imboccare bambolotti dai vestiti sgargianti.

Ambra entrando nella stanza, sparse una scia di profumo non indifferente, mentre posava Leo nel box.

Francesco la guardò attraversare il soggiorno con i tacchi alti e la gonna corta.

Era bella.

Con i lunghi capelli neri che le coprivano le spalle, si chinò sulla figlia e la baciò dicendole:-La mamma torna nel pomeriggio, fai la brava.... Manuela verrà fra una mezz’ora... ubbidiscile e mangia tutto capito?

-Si mamma...

La baciò sulla guancia lasciandole il segno rosso acceso delle sue labbra sopra.

Prese la giacca nera e la borsetta e si allontanò da lì.

Francesco la guardò defilarsi senza neanche degnarlo di uno sguardo.

Alzandosi in fretta dal divano, appoggiò i pentolini di Jolanda sul tavolo e la seguì.

Afferrandola per un braccio, chiese:-Ehi! Neanche mi saluti?

-Perché lo meriti forse?

Francesco distaccò lo sguardo dagli occhi fortemente truccati della compagna sussurrando:-Se è per ieri sera..... c’è stato un incidente in autostrada.... ne hanno parlato anche i telegiornali...

-Già, la storia degli ufo!! Ho letto il giornale via internet....

Lo disse in una maniera che poco gli piacque.

Diventando ad un tratto serio, ribatté:-Non è colpa mia..... ho lavorato fino a tardi...

-Hai lavorato fino alle undici.... ha chiamato Umberto stamattina e abbiamo un po’ parlato.... cosa credi che sia nata ieri?

Francesco si sentì morire e in un ultimo disperato tentativo di difendersi da quegli attacchi, disse:-Ho incontrato un amico, abbiamo bevuto una cosa insieme e poi sono rimasto imbottigliato in autostrada....

-Diciamo pure che hai incontrato una delle tue amichette e vi siete fatti una bella rimpatriata! Magari vi siete anche divertiti a contare le volte in cui ho cercato di chiamarti pensando chissà che.... che potesse esserti successo qualcosa o che so io.... Ma fammi il favore... almeno abbi la decenza di stare zitto!

E staccandosi bruscamente da lui, raggiunse la porta e uscì sbattendola.

Francesco si passò una mano sul viso divenuto pallido.

Sentì l’auto della ragazza partire a tutto gas ed allontanarsi dal viale.

Abbassò la testa ritornando in soggiorno.

Jolanda alzando gli occhi su di lui, disse:-Mamma è arrabbiata con te!

-Me ne sono accorto amore...

-Stamani piangeva...

Si sentì tremendamente in colpa per quello che le aveva fatto.

L’ultima cosa che voleva, era farla soffrire.

Carezzò la testa della bambina intenta a giocare con le sue cose.

Aspettò Manuela poi uscì anche lui.

Doveva trovare la maniera di rimediare a quel pasticcio.

Guidando con la testa altrove, si accorse in un secondo momento della presenza dei militari in zona.

Camionette di soldati si aggiravano per le strade mescolandosi al traffico cittadino.

Ad ogni incrocio, strada o piazza, c’erano almeno un paio di soldati in tenuta da guerriglia con le armi bene in vista.

Si fermò ad un chiosco a prendere un giornale.

Pagò l’edicolante e con il giornale regionale in mano, risalì in auto.

Non partì subito però.

Soffermandosi a leggere i titoli in grassetto del giornale, lesse:-“Sbarco di ufo nella provincia o ennesima bufala? Fatto sta che stamattina l’intera zona si è svegliata sotto il presidio militare. Impiegati circa ventimila uomini e mezzi per la caccia a due pericolosi evasi che ieri hanno seminato panico in autostrada....”.

Mise in moto e raggiunse lo studio radiofonico dove la moglie stava registrando un programma speciale di tre giorni su un festival musicale provinciale.

Prima di salire però comperò una rosa rossa e un pupazzetto di peluche.

Infilandosi negli studi, si soffermò alla scrivania della segretaria e prelevando una penna dal barattolo verde davanti a lei, chiese:-Permette?

La ragazza sorridendole con naturalezza, rispose:-Ma certo signor Renga... faccia pure!

Scrisse alcune righe su di un bigliettino bianco poi richiuse la penna e la infilò nuovamente nel barattolo davanti alla ragazza.

-Grazie mille e.... sono Francesco!

-Ma certo... Francesco...

Gli occhi di lei brillavano mentre l’uomo le strizzò un occhio e passò oltre raggiungendo con la sua inconfondibile camminata sculettante, la sala dove la moglie lavorava.

Dietro un’ampia vetrata, la vide ridere con alcuni colleghi mentre sorseggiava il suo caffé.

La trovò splendida.

Si disse che era l’uomo più fortunato della terra ad avere accanto una creatura così bella.

Qualcuno si accorse della sua presenza e bussando sulla spalla di Ambra, lo indicò.

La ragazza restò impacciata.

Arrossendo lievemente sulle gote lo guardò sorriderle da dietro il vetro con una rosa tra le mani e un piccolo orsacchiotto nell’altra che mosse davanti al vetro.

Lo trovò divino.

Aveva questa maniera disarmante di chiedere scusa, alla quale non sapeva di certo resistere.

Scusandosi con i compagni di lavoro, uscì fuori in corridoio.

-Che ci fai qui?

-Bhe! Non mi è piaciuto quello che ci siamo detti stamani e così.... scusa....

Gli allungò la rosa.

Ambra portandosi i capelli dietro ad un orecchio, prese il fiore fra le dita sussurrando:-E’ bellissima....

-Ah! C’è anche lui..... è così bisognoso di coccole che se non le dai subito un bacio, morirà....

Ambra stava leggendo il bigliettino con occhi lucidi.

“Al fiore più bello dell’universo, il fiore dal succo divino che nutre i miei pensieri e le mie azioni; il fiore senza il quale la luce del sole sembrerebbe solo ombra e il mio stesso cuore sarebbe arido e brullo come il pieno deserto....”

Lo guardò osservarla con dolcezza dietro la fitta coltre di riccioli.

Riponendo con mani tremanti il bigliettino nella busta, sussurrò:-Mi hai fatto male.... Francesco se la strinse contro asciugandole gli occhi con un dito.

-Non piangere ti prego.... non farlo.... non merito le tue lacrime... Sono solo uno stronzo...

Ricomponendosi velocemente, sussurrò:-Andiamo via da qui, tanto oggi non si combina niente.... non c’è linea, non si può trasmettere.... siamo stati in attesa fino ad ora ma ormai....

Prese giacca e borsetta e affacciandosi nella stanza di registrazione, disse in fretta:-Vado via! Ci vediamo domani!

Percorrendo di fianco al compagno i corridoi dello studio, disse:-Sembra che i tuoi ufo abbiano fatto un bel casino in provincia.... hai visto che spiegamento di forze?

-Si l’ho notato! Ma che si dice in zona?

-La versione ufficiale è che stanno cercando dei fuggiaschi.... a me sembra una gran bufala! E’ successo altre volte che ci fossero dei ricercati da queste parti, ma non ho mai visto niente del genere.... tutt’al più qualche posto di blocco...

-Lo credo anch’io.... Ieri sera quando ero incolonnato in autostrada, c’erano degli strani lampi viola in cielo e poi l’odore di bruciato, anzi meglio, di strinato che c’era nell’aria era tremendo....

Raggiunsero l’auto della ragazza nel garage sottostante.

Infilando la rosa in macchina e la borsetta, chiese:-Torni a casa?

-No .... devo fare un salto agli studi.... perché non vieni con me?

Ambra lo guardò per un secondo, poi annuì.

Richiuse la macchina e prendendo le sue cose, seguì il compagno verso la sua auto.

Salirono a bordo e partirono verso Milano.

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Il buio era già sceso ovunque quando si rimisero in viaggio per tornare a casa.

Ambra era silenziosa.

Guardava il traffico lento della città scorrere come uno sciame di api luminose impazzite.

Francesco gettò un occhio verso di lei.

Allungando una mano verso il suo viso, le carezzò la guancia chiedendole:-Che hai?

Ci mise un po’ prima di rispondere.

Con gli occhi lucidi sussurrò:-Come si chiama?

-Si chiama chi?

-Quella con cui hai passato la notte....

-Andiamo Ambra.... non c’è nessuna donna...

La ragazza non rispose.

Se ne restò in silenzio a fissare fuori dal finestrino.

Gli occhi umidi trattenevano a stento le lacrime, lo si vedeva chiaramente.

Le carezzò la testa sentendosi profondamente in colpa per quella sofferenza.

Non l’aveva mai tradita......

In quel momento però sentì tutta la pesantezza di quel gesto.

Davanti a lei poteva giurare e spergiurare che non aveva fatto niente, ma dentro di se il senso di colpo, ci sarebbe stato sempre.

Fu Ambra stessa a chiudere lì il discorso.

Osservandolo con i suoi grandi occhi nocciola, sussurrò lapidaria:-Potrei farlo anch’io.... stacci attento perché poi fa male....

E i suoi occhi bruciavano mentre lo diceva...

Nessuno dei due osò più parlare e se ne restarono in assoluto mutismo fino all’autostrada.

Lì Francesco, indicando verso il campo ai lati della strada, disse:-E’ qui che è successo .... guarda lì...

Interi campi di trifoglio erano stati rasi al suolo da un qualcosa di caldo.

Quella sera era sicuro, che non c’erano stati incendi.

Per un fuoco di quelle dimensioni, il fumo sarebbe durato a lungo e si sarebbe visto anche da lontano.

Però il campo non esisteva più ed al suo posto c’era adesso un paesaggio brullo e desolato.

Pareva quasi un paesaggio lunare.

Ambra con il volto schiacciato contro il finestrino, osservava quei campi con un misto fra curiosità e inquietudine.

Un brivido freddo l’attraversò.

-Andiamo via dai.... voglio tornare a casa....

-Stai male...

-Un po’.... ho mal di testa e non sono di umore buono....

Spinse il piede sull’acceleratore e si diresse verso il centro della città.

Dovevano infatti recuperare la macchina della donna rimasta ferma sotto al garage dello studio radiofonico.

-Che ne dici di tornare con me? Domattina ti accompagno io e poi ritorni con la tua macchina...

-No, voglio prendere l’auto, mi serve....

Era arrabbiata con lui lo sapeva e non riusciva neanche darle torto.

Senza discutere l’accompagnò al garage.

Fermò di fianco ad essa e aspettando che scendesse dalla sua macchina, disse:-Ti aspetto...

-No, va... ti seguo con calma... la so la strada di casa....

-Non volevo dire questo... è che mi sembri un po’ stanca e...

Ma lei chiudendo seccamente lo sportello, cercò le chiavi nella borsetta e salita in auto, partì sgommando da lì.

Francesco sospirò mentre inseriva la prima e seguiva l’auto della compagna.

Ambra correva con la sua macchina quasi volesse mettere più spazio possibile fra lei e Francesco.

Le lacrime intanto, trattenute fino ad allora più per orgoglio che per altro, cominciarono a sgorgare dai suoi occhi copiosamente.

Di tanto in tanto le asciugava con una mano, mentre sfrecciava da un semaforo all’altro superando di gran lunga i limiti di velocità.

Francesco cominciò a faticare a starle dietro.

-Ma che fa.... è impazzita....

La perse definitivamente ad un semaforo che la compagna bruciò sul rosso e lui fu costretto ad inchiodare paurosamente.

Dovevano fare un tratto di autostrada prima dello svincolo per casa loro e infilandosi nella bretella autostradale, aumentò la velocità cercando di recuperare strada.

Ogni macchina che aveva davanti, veniva superata con costanza nella speranza di poterla recuperare.

Non gli andava che corresse così e soprattutto non gli andava di vederla così.

-Francesco sei uno stronzo di prima categoria..... - si ripeteva.

Su quell’autostrada stava volando.

Se lo avessero fermato adesso, gli avrebbero tolto sicuramente la patente.

Non fece neanche dieci chilometri, che una fila di auto incolonnate in tre file parallele, lo costrinse a fermarsi.

Anzi, a dire il vero, dovette inchiodare paurosamente finendo per l’abbrivio, a toccare col paraurti, il paraurti dell’auto davanti.

-Merda!

L’uomo, a bordo di una Fiat Punto nuova di zecca, abbassò il finestrino e infilando fuori la testa, gridò:-Ehi! Pezzo di imbecille! Ma chi ti ha dato la patente?



-Scusi.... andavo di fretta.... non ho visto....

-Ci sono dei limiti di velocità pezzo d’asino!

Scese dalla macchina e indicando il paraurti leggermente ammaccato, continuò rincarando la dose:-Guarda! Guarda qui.... l’ho ritirata dodici giorni fa!

Francesco aprendo lo sportello con un sospiro, scese dall’abitacolo.

Infilandosi la mano in tasca ed estraendo il taccuino degli assegni, esclamò:-Senta... non è la sera adatta...

L’uomo infuriandosi ancor di più, gridò:-Ma guarda qui! Hanno i soldi e si credono chissà chi! Non voglio i tuoi luridi soldi pezzo di imbecille, non voglio la tua carità.... Credi che non possa permettermi di farla riparare?

Francesco lasciando stare il portafogli, ribatté in tono abbastanza pacato:-Allora che devo fare.... Le ho già chiesto scusa, in fin dei conti è solo un graffio....

-Ehi! Aspetta un secondo... ma io ti conosco! Sei quel cantante, quello che ha vinto il festival di Sanremo.... si sei Renga!

-Si... sono io...

-Ma guarda un po’.... tamponato da Renga! Ma si, guardando meglio è solo un graffio....

Francesco si sentiva frastornato.

Con gli occhi guardava avanti a se oltre quella fila di auto, nella speranza di vedere l’auto della compagna.

Cominciava ad essere inquieto.

Alzò gli occhi al cielo e rivide gli stessi lampi violacei dell’altra sera.

Ma stavolta erano più forti e più vicini.

Una specie di vento si era alzato, trasportando verso di loro quell’odore di strinato molto penetrante.

Francesco si spostò da un lato nel tentativo di vedere meglio.

L’uomo stava continuando a parlare ininterrottamente, ma non lo stava a ascoltando per niente.

Era in pena per Ambra.

Sentiva a pelle che stava per succedere qualcosa.

Sorpassando l’uomo con un gesto veloce, esclamò:-Mi scusi...

-Ehi! Ma dove va?

Infilandosi tra un’auto e l’altra, cominciò ad avanzare in quel mare di lamiera.

Altre persone erano fuori dagli abitacoli e stavano osservando con curiosità e paura quei fenomeni così strani nel cielo.

Erano aumentati di intensità.

Accelerando il passo, scivolava tra una macchina e l’altra, tra un modello economico ed uno lussuoso, ripulendo il più delle volte le fiancate dei mezzi con il giubbotto di pelle nero.

Faceva freddo, un freddo intenso e penetrante.

I militari cominciarono a intravedersi all’orizzonte.

Uno sciame di persone si riversò tra le auto, spinti indietro dai soldati.

Francesco fu quasi investito da decine di uomini e donne che spingevano in tutt’altra direzione.

Facendosi largo fra loro, esclamò:-Scusate... scusate...

Vide di sfuggita i fanalini di coda dell’auto della sua compagna e si diresse caparbiamente verso di essa.

Ambra era dentro e stava fissando il cielo preoccupata.

Bussando contro il vetro della macchina, la vide schizzare letteralmente dal sedile per lo spavento.

Abbassò il vetro esclamando:-Vuoi vedermi morta?

-Ti ho trovata finalmente.... sei scappata via come una furia!

-Non mi andava di rientrare con te....

Francesco alzò gli occhi al cielo sussurrando:-Ti prego.... esci da lì.... i militari stanno arrivando e stanno mandando tutti via da qui...

-Quando arriveranno, saranno loro a dirmelo...

-Andiamo, non fare la bambina... esci di lì...

-No... va via ti prego! Ho bisogno di stare da sola!

I soldati sopraggiunsero in quel momento.

Spingendo Francesco indietro, gli intimarono:-Spostatevi indietro per favore, c’è stato un incidente...

-Un secondo, c’è la mia compagna....

-Indietro.... e lei per favore scenda!

Un altro militare aprì bruscamente lo sportello afferrando la ragazza spaventatissima per un braccio, la trascinò quasi fuori dalla macchina.

Francesco spintonando il militare davanti a se, gridò:-Ehi! Metta giù le mani dalla mia ragazza!

Il militare, un giovane dall’aria strafottente, esclamò:-Perché altrimenti che fai?

Completamente circondato dai quattro militari, Francesco si sentì in minoranza.

Ambra si intrufolò fra loro e prendendo Francesco per mano lo strattonò indietro, esclamando con voce alterata dall’emozione:-Vi prego... è tutto a posto... ora indietreggiamo....

Lo portò via prima che la cosa degenerasse.

Il soldato intanto, sputando a terra, esclamò a voce alta:-Ma si.... tanto ti ho riconosciuto chi sei.... sei quel cantante da quattro soldi che canta quelle menate da donnicciole... Dicono sia anche frocio!

Ambra strinse la mano del compagno continuando a camminare.

Francesco aveva una gran voglia di tornare indietro e sfasciare la faccia a quel bastardo, ma sentire il tremore della sua esile mano nella sua, gli diede la forza di non farlo.

Intanto i commenti dei soldati andarono ancora avanti.

Qualcuno di loro intonò le parole di Angelo, suo successo Sanremese, altri ancora lo derisero apertamente apostrofandolo con mille nomi differenti e tutti offensivi.

Ambra lo sentì fremere.

Carezzandogli la mano con la sua, sussurrò:-Lasciali perdere.... sono solo dei palloni gonfiati....

Si incamminarono dietro lo sciamare di persone che ubbidienti stavano indietreggiando.

Il vento era alzato.

Adesso infuriava in maniera terribile spintonandoli con rabbia e forza spaventosi.

I capelli gli sferzavano il viso violentemente.

Ambra faticava a tenerli a bada.

Voltandosi indietro e reggendoli con una mano, chiese:-Che sta succedendo?

-Ne so quanto te... ma non mi piace per niente... lo senti questo rumore?

-Si, sembrerebbe un motore....

-Ma non è un elicottero.... non ci sono elicotteri!

-Francesco ho paura....

-Sta tranquilla.... nessuno ti farà del male....

Stare con lui, le dava sicurezza.

Strinse con più forza la sua mano.

Prima quando aveva preso le sue difese con quegli stupidi bambocci, si era sentita lusingata, protetta.

Era una delle caratteristiche che l’avevano fatta innamorare di lui fin da subito.

Oltre alla sua dolcezza, premura, simpatia coinvolgente, c’era il senso di protezione che provava in sua presenza.

Lei, tanto indipendente, tanto forte, con lui accanto ritornava una ragazzina.

Adorava sentirsi coccolata e tra le sue braccia, lo era sempre.

Francesco la spinse verso il bordo del guardrail dicendole:-Vieni scavalchiamo..... non mi piace qui....

Scavalcò agilmente finendo nel campo a bordo strada.

Allungando le mani verso la compagna, la prese tra le braccia e l’aiutò ad issarsi oltre il guardrail.

Ambra, sistemandosi la corta gonna sulle esili gambe, continuava a fissare quei bagliori oltre le nuvole di fumo.

Erano molto più intensi di prima e sembravano essere strettamente collegati ai vortici di vento che imperversavano ora in quella zona.

Adesso anche i militari avevano abbassato la guardia e spintonandosi uno con l’altro, cominciarono a scavalcare anche loro e cercare rifugio ovunque.

-Presto correte.... presto!!

Qualcuno cominciò a gridare.

Francesco riparandosi gli occhi con una mano, afferrò il polso della compagna e strattonandola dietro di se, esclamò:-Corri Ambra.... corri!

Si voltò dall’altra parte e senza mollare la ragazza, iniziò una terribile corsa in quel campo da poco arato.

Correre in quei solchi terrosi e smossi, non era per niente semplice e Ambra con i tacchi alti faticava non poco.

-Francesco aspetta.... non ce la faccio...

-Togli le scarpe dai!

Ambra si soffermò un secondo a sfilarsi le scarpe e riprese a correre trascinata letteralmente dall’uomo.

Francesco di tanto in tanto, gettava un occhio indietro per controllare quello che stava succedendo.

Sentiva a pelle l’energia elettrostatica solleticargli i peli del corpo.

Alzò gli occhi al cielo e rallentando impercettibilmente, sussurrò:-Dio mio....

Vide direttamente dal cielo condensarsi una specie di raggio violaceo e dopo alcuni secondi, scrosciare direttamente sulle auto ferme in colonna.

L’esplosione fu tremenda.

Lo spostamento d’aria fu terribile.

Francesco ed Ambra furono scaraventati a terra a diversi metri da lì.

La ragazza urlò.

Francesco invece non ebbe neanche il tempo di rendersi conto di quello che era successo, che si ritrovò sbattuto contro lo steccato infrangendolo con la schiena.

Lamentandosi apertamente, si voltò dall’altra parte.

Ambra stesa accanto a lui pareva svenuta.

Si trascinò verso lei sui gomiti.

-Ambra.... Ambra... rispondimi...

Le carezzò la testa spostandole i capelli dal volto.

L’esplosione si stava espandendo e ben presto la fiammata li avrebbe raggiunti.

Issandosi a fatica in piedi, la prese fra le braccia e la trasportò lontano da lì.

Si voltò un secondo e vide l’energia condensarsi di nuovo in cielo; fra poco ci sarebbe stata un’altra esplosione e lo sapeva.

Con la ragazza stretta contro, si diresse il più lontano possibile da lì.

Sapeva che non ce l’avrebbe mai fatta e guardandosi in giro, scorse un trattore lasciato incustodito nel campo.

Corse fino a lì e poggiando la ragazza a terra, la infilò a fatica sotto le enormi ruote del mezzo e coprendole il corpo col suo corpo, restò immobile sussurrando:-Dio aiutami! Dio aiutami...

Ci fu uno scoppio più forte del precedente e poi una terribile fiammata avvolse ogni cosa.

Francesco si strinse contro la sua compagna, poi più niente.


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