Inno: composizione poetica, in genere abbinata alla musica, di forma strofica e di argomento elevato




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L’inno di Mameli.

Chiara Pieve
“Inno:composizione poetica, in genere abbinata alla musica, di forma strofica e di argomento elevato.” Questa è la più comune definizione della parola inno che possiamo trovare su un qualsiasi vocabolario. Dall’antichità infatti,questo tipo di componimento venne usato in ambito religioso,mitologico e successivamente patriottico.

In realtà,al giorno d’oggi,almeno per quel che riguarda la nostra nazione, l’inno sembra aver perso quella sua funzione di raccoglimento e di unione che aveva in passato.

Spesso il nostro inno viene molto criticato, in quanto viene paragonato ad una “marcetta”; probabilmente non tutti sanno che quel ritmo cadenzato è dovuto non alla sua originale stesura,ma ad esigenze puramente cerimoniali,giunte successivamente.

L’inno di Mameli, noto anche come “Il canto degli Italiani”,deve le sue origini alla città di Genova; sia il testo,sia la partitura musicale sono stati infatti composti da due artisti del capoluogo ligure.

Il testo venne scritto nell’autunno del 1847 dal giovane patriota Goffredo Mameli e venne poco dopo messo in musica da Michele Novaro.

Il grande successo che ha avuto questo,rispetto alle migliaia di canti patriottici sorti in quel periodo, è da ricercarsi nell’immediatezza dei versi e nella melodia orecchiabile e coinvolgente.

Parole come: “Raccolgaci un'unica Bandiera, una speme:Di fonderci insieme già l'ora suonò.” erano capaci di infiammare gli animi senza che fossero necessarie grandi doti interpretative.

In una popolo come quello italiano che era sempre stato diviso a causa delle potenze dominatrici e delle differenze linguistiche e culturali a cui ciò aveva portato (“ Noi siamo da secoli Calpesti, derisi, Perché non siam popolo, Perché siam divisi.”) questo inno servì a diffondere gli ideali patriottici che preludevano al celebre 1848.

Questa composizione,nonostante il successo che riscontrò nel popolo, incontrò varie ostilità da parte delle autorità, allorché quando cominciò a diffondersi, l’Austria era sempre formalmente alleata,mentre l’ultima parte del nostro inno attacca duramente il popolo austriaco. Inoltre evidenti erano gli attacchi antimonarchici e l’ispirazione repubblicana.

Durante il “Ventennio” l’Inno di Mameli venne marginalizzato a favore dei canti più prettamente fascisti. Nonostante ciò dal Febbraio 1944 “Fratelli d’Italia” venne utilizzato come inno della neonata Repubblica Sociale Italiana.

Solo il 12 Ottobre del 1946 venne riconosciuto come Inno nazionale della Repubblica Italiana,pur non essendo ciò specificato in alcuna parte della Carta Costituzionale; intenzione o dimenticanza alla quale si è cercato negli ultimi anni di porre rimedio.

Un’altra critica che sovente viene mossa contro l’Inno nazionale è quella di avere un testo troppo retorico e eccessivamente riferito ad eventi storici risalenti al periodo della composizione.

In realtà,ci accorgiamo che in quanto ad attualità, qualità musicale e parole il nostro inno non sfigura in un confronto con quelli delle altri nazioni.

In aggiunta a questo, per quanto riguarda la mediocrità della sinfonia,di cui spesso è stato accusato Novaro,spesso ciò è da ricercare nella performance dei musicisti e non nella stessa partitura.



Si rileva infatti come nell’esecuzione svolta dall’orchestra sinfonica l’inno acquisti una maggiore carica emotiva rispetto allo stesso eseguito (come più spesso avviene) dalla banda.

Infine,nonostante le numerose proposte avanzate durante gli anni novanta, nessuno ha mai avuto il coraggio,probabilmente per mancanza di alternative valide, di apportare delle modifiche al criticato quanto amato Inno Italiano.


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