I pm convocano il governo Ciampi Spiegate l’accordo Stato-mafia




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Palermo, 28 novembre 2010
 

Gentile Direttore,

leggo dall’articolo di Giovanni Bechis “I pm convocano il governo Ciampi - Spiegate l’accordo Stato-mafia”, apparso su Libero del 25 novembre u.s. (ma la notizia è riportata ampiamente su tutti i quotidiani nazionali), che la Procura di Palermo sta appurando se a fare la trattativa con la mafia fu il governo Ciampi con l’appoggio dell’ex Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro.

E’ stato già ascoltato l’ex Ministro della Giustizia Giovanni Conso che davanti alla Commissione antimafia presieduta da Giuseppe Pisanu, ha rilevato di avere disapplicato il 5 novembre 1993 il 41 bis a 140 mafiosi, detenuti nel carcere palermitano dell’Ucciardone. Ha sostenuto una prima volta di aver preso in solitudine questa decisione per provare ad assecondare una supposta svolta antistragista di Cosa Nostra (che non si comprende però come egli abbia appreso). Poi ha corretto il tiro dicendo di aver subito pressioni evidenti dal Ministero dell’Interno per una linea più morbida sul 41 bis. Avevano caldeggiato questa decisione sia il capo della polizia Vincenzo Parisi, che il Ministro dell’Interno Nicola Mancino.

Il fatto è inquietante. Chi è Giovanni Conso? E soprattutto quali alti incarichi ha rivestito all’ombra di Ciampi e Scalfaro?

Ha guidato il Csm, è stato Presidente della Corte Costituzionale, di cui è ancora presidente emerito. E’ stato il simbolo del governo del Presidente quando al Quirinale regnava Oscar Luigi Scalfaro, che lo impose a Giuliano Amato come ministro della Giustizia in sostituzione di Claudio Martelli e poi a Carlo Azeglio Ciampi nel governo di emergenza che sarebbe seguito.

Ogni 12 febbraio da 30 anni si reca al Csm per commemorare Vittorio Bachelet, presentandosi come un magistrato integerrimo, dai purissimi sentimenti di attaccamento allo Stato e alle sue Istituzioni.

Attenzione! In questi mesi abbiamo letto su quasi tutti i quotidiani che le procure di Palermo e Firenze (che indagano su stragi e attentati del 1992 - 1993) sulla base delle rivelazioni di pentiti come Gaspare Spatuzza e dai celebri papelli di Vito Ciancimino custoditi dal figlio Massimo, hanno ipotizzato che Silvio Berlusconi prima di trasformarsi in politico avesse stretto un patto di sangue con i vertici di Cosa Nostra. Utilizzando niente di meno che: Marcello Dell’Utri, un po’ di servizi più o meno deviati, e dirigenti dell’amministrazione come Nicolò Amato e il comandante del Ros, Mario Mori. Il patto avrebbe previsto, da una parte l’abbandono di Cosa Nostra della opzione stragista e dall’altra la concessione ai boss di un regime carcerario meno duro.

Conso fa saltare questo teorema e, con la grazia che gli è riconosciuta (un po’ meno la giustizia), ha distrutto in un colpo solo l’intera operazione politico-giudiziaria in corso.

Leggiamo dai verbali: l’ex guardasigilli di Ciampi dichiara: “Per quanto riguarda il sottoscritto e posso garantirlo sotto ogni forma di giuramento che non c’è mai stato il più lontano - da parte mia - barlume di trattativa. In via di principio non avrei mai trattato con nessuno di questi appartenenti a questa parte anti-Stato”. Però ha detto anche, e senza esitazioni: “Io, me ne assumo tutta la responsabilità”. E allora chi ha deciso di non prorogare quel 41-bis ai boss di Palermo? E perché poi? “Per vedere di frenare la minaccia di altre stragi…L’arresto di Totò Riina (avvenuto nel gennaio 1993) che era il capo indiscusso e di altri suoi accoliti, ha avuto un ruolo determinante nel cambiare un po’ le strategie della stessa mafia. Con il capo della mafia in carcere il potere è passato al suo vice, che aveva una visione diversa, molto economica. Aveva dichiarato, rivolgendosi ai suoi: “Io nell’assumere questo incarico direi che la mafia deve puntare sull’aspetto economico. La sua potenza va dimostrata non facendo stragi, ma utilizzando il suo fascino, il suo peso, sul piano economico. Invadendo appunto i settori economici. Quindi un cambiamento di strategia che allontanava dalle stragi… Io, in assoluta solitudine, avevo preso questa determinazione, magari rischiando…. Sperando in bene … E’ andata bene”.

Colui che afferma queste cose è lo stesso che ha ricoperto tutte quelle cariche?

E finisce tutto qui? No, non posso crederci, la mente lo rifiuta, ma allo stesso tempo lavora.

Mi torna in mente quel che accadde a me, guarda caso proprio in quell’epoca, nel 1993, quando, da semplice ufficiale dei Carabinieri ero divenuto Sottosegretario di Stato alle Finanze. E che accadde? Che nel mese di maggio (tre mesi dopo la cattura di Riina e 5 mesi prima della decisione di Conso) fui scaraventato fuori dal governo Ciampi, con la benedizione di Scalfaro che, riuscì ad emettere un provvedimento che non esiste nel nostro ordinamento, ma che fu coniato proprio per me.

E perché avvenne tutto quel parapiglia?

Me lo domando da allora.

Forse perché, appena insediato, avevo proclamato che sarei andato pure in Australia per scoprire dove politici e corruttori avevano nascosto i soldi rubati allo Stato?

O perché ero in fondo in fondo un Carabiniere, anche se temporaneamente prestato alla politica?

Chi lo sa.

Certo che le mie, rilette ora, dovettero apparire parole troppo dure in un governo che, se è vero quel che si legge, stava già complottando per trattare con la mafia.

Logico allora, se così è stato, che la mia permanenza in quella compagine governativa non fosse ben vista! Allora potrebbe forse interessare ai P.M. che indagano, approfondire questi aspetti, magari spingendo l’occhio a vedere da chi fui sostenuto per quella nomina (Sono ovviamente a disposizione di chi degli inquirenti dovesse essere interessato).

Sta di fatto che, improvvisamente, mentre imperversava Tangentopoli, e le accuse rivolte ai politici erano di ben altro, e allarmante tenore, un bel giorno il Tribunale militare mi condanna a 8 mesi di reclusione per diffamazione militare (per aver detto che “il Comandante generale non poteva essere scelto dai segretari dei partiti”, come in effetti poi avveniva). E perché, ma soprattutto chiedo oggi, perché in quel preciso momento? Cosa fu, una casualità, una cattiveria, una persecuzione politica?

Non lo so; so però che la Corte di Cassazione, dopo anni di processi nei vari gradi (se ne svolsero ben 5), emise una sentenza di assoluzione con la quale veniva acclarato, in modo indiscutibile, non solo che non avevo commesso alcun reato (e quindi che ero stato indebitamente defenestrato dal governo), ma anche che quel che avevo detto altro non era che legittima critica politica.

Domando allora oggi, nuovamente, perché ci fu quella fretta, quando in quel contesto, scopro oggi, si facevano cose strane da chi rappresentava le Istituzioni, per farmi fuori?

Forse sarebbe davvero il caso di approfondirlo.

Ma vediamo, brevemente, che accadde in quel frangente.

Ciampi, sfruttando quella sentenza, mi invitò a dimettermi. Io rifiutai sdegnato dall’offesa, perché certamente non potevo tollerare di lasciare l’incarico per affermazioni che, al massimo (e neppure era così), avrebbero potuto costituire un reato d’opinione, e cioè di quelli che tanti deputati commettono ogni giorno.

Ciampi non è però soddisfatto del mio diniego, insiste, fino a che, mentre la polemica è al suo culmine, interviene Scalfaro, il Presidentissimo, che, dapprima mi invita con le buone, (mi dice espressamente devi ingoiare questo rospo (e su questo forse i pm di Palermo potrebbero trovare interessanti spunti di conoscenza per le loro indagini), poi, spazientito dalle mie obiezioni, firma quello che ha persino definito come un “atto dovuto”, e cioè il decreto di revoca dall’incarico (che è un atto inesistente nel nostro ordinamento)

Il problema era però superare l’impasse sotto il profilo tecnico, proprio perché stavano emettendo un atto che non esisteva.

La soluzione? Semplicemente geniale, e trovata, indovini da chi? Proprio da colui che oggi dice quelle cose che riportano i giornali.

Mi si dice infatti che fu proprio il Ministro della Giustizia Conso, a suggerire di sbattermi fuori con il pretesto che all’atto della mia nomina, nel momento in cui Ciampi aveva invitato i neo eletti che avevano procedimenti in corso a dichiararlo (espressamente riferendosi ai fatti di corruzione e concussione che vedeva moltissimi eminenti esponenti politici colpiti dagli effetti del fenomeno Tangentopoli). E così, prendendo la palla al balzo e interpretando quell’esortazione come rivolta a qualsiasi tipo di pendenza, la conseguenza era che, non avendo io dichiarato di essere assoggettato ad un procedimento penale, ero stato un uomo non leale e immeritevole quindi di permanere in un governo di galantuomini.

Così fu confezionato quel decreto di revoca dall’incarico a firma del Presidente della Repubblica (il primo nella storia repubblicana) e fui estromesso dal governo.

Accidenti, mi vien da pensare oggi, quanta paura fa la mafia!

Ma davvero è giusto andarla a cercare solo in Sicilia?

Mi ricordo le parole di Funari nel corso di una trasmissione televisiva: “Caro Colonnello, le hanno fatto una bella carognata!”

Perché lo disse? Sapeva forse qualcosa che si è portato con sé nella tomba?

È ormai in via di completamento un libro sulle vicende che mi videro protagonista che analizza anche quegli anni.

Se interessa a qualche P.M. che ha il desiderio di reperire altre informazioni che potrebbero essere utili per capire cosa è accaduto in quel 1993, imperando Scalfaro e Ciampi, sono a disposizione.

Anche Ciampi ha parlato, qualche mese fa, di un controllo della mafia ai suoi movimenti riferiti proprio a quegli anni?

Ci sarà altro di interessante da scoprire?

Io penso davvero di si.

Chi vuole indagare, indaghi..

Antonio Pappalardo






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