Giotto pittura: Fu IL massimo pittore del 1300




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101022_Placuzzi, GIOTTO e lo STILE GOTICO, Pagina di



GIOTTO

Pittura:




Fu il massimo pittore del 1300, nacque in una cittadella a nord di Firenze.

Fu allievo di Cimabue, che, secondo un racconto fantasioso, scoprì le abilità del giovane pittore vedendolo disegnare magistralmente su di una roccia una delle pecore che stava portando al pascolo. Nel 1290 si recò ad Assisi, dove partecipò alla decorazione della Basilica di San Francesco. Intorno al 1330 lavorò al servizio del re Roberto d’Angiò e nel 1334 al culmine della fama venne nominato responsabile del cantiere di Santa Maria del Fiore, a Firenze. Nella stessa città morì nel 1337.

Fu lodato per le sue doti artistiche da grandi personaggi della storia italiana, come Dante Alighieri, Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio.
Portò molte innovazioni nel suo ambito artistico:


  • Ritorno del naturalismo, quindi sono rappresentate soprattutto scene a tematica religiosa con un linguaggio reale

  • La bidimensionalità dello stile bizantino lascia posto al volume, la prospettiva intuitiva e l’effetto chiaro scuro (cioè la gradazione delle luci e delle ombre nella stesura dei colori), che contribuiscono ad amplificare e perfezionare il linguaggio naturalistico

  • Rigore compositivo, ovvero tutti gli elementi della composizione hanno un significato

… analizziamo alcune opere …


[Pag.301]
San Francesco che dona il mantello al povero cavaliere


L’esordio artistico di Giotto avviene nella Chiesa Superiore della Basilica di Assisi, quando, lavorando al fianco di Cimabue, affresca il ciclo ispirato alle Storie di San Francesco. Tale ciclo si compone di 28 affreschi rettangolari di grandi dimensioni che occupano la fascia inferiore delle pareti longitudinali della basilica. Ogni affresco è inoltre incorniciato da due colonne dipinte che sorreggono un architrave, con mensole affrescate in prospettiva e sotto l’immagine c’è un motivo a drappo, che imita un ricco tessuto: con questi elementi architettonici dipinti, Giotto rende l’idea di uno scenario più dilatato e l’osservatore ha l’impressione di guardare l’immagine attraverso un porticato aperto.

La scena rappresenta il santo che, prima di indossare un umile saio, dona il suo mantello ad un cavaliere povero.

Gli elementi presenti sono innanzitutto la prospettiva (che si percepisce nel paesaggio e nel volume dei corpi dei personaggi) e il chiaroscuro, tipici delle opere di Giotto.

Caratteristiche degne di particolare attenzione sono:



  • L’utilizzo di un paesaggio naturale come sfondo (mentre in precedenza i bizantini lo dipingevano d’oro e i popoli nordici lo decoravano di fiorellini e immagini irreali), che inquadra in questo caso un monastero e una città fortificata, che danno un’impressione di realismo perché sono composte da forme geometriche. Il cielo blu acceso è un’innovazione di Giotto che contribuisce ad accentuare il realismo dell’opera

  • Si noti la scelta di collocare un cavallo sullo stesso piano dei protagonisti e di ritrarlo in una posizione assolutamente naturale (sta brucando e questo porta a pensare ad una scena di quotidianità); sono infatti la semplicità e la naturalezza i principi che Giotto vuole esprimere attraverso questi espedienti.

  • L’attuazione di strategie finalizzate ad attirare l’attenzione dell’osservatore su un particolare soggetto, che spicca prima di ogni altro elemento; nel caso specifico il protagonista dell’affresco è San Francesco, verso il quale vertono le curve delle colline e lo sguardo stesso del cavaliere

[Pag.A46]


Compianto sul Cristo morto

Questo affresco fa parte del ciclo padovano ed è una delle opere più drammatiche e intense della produzione giottesca.

Anche in questo caso notiamo elementi presenti nell’affresco analizzato precedentemente, come la prospettiva intuitiva, l’effetto chiaro scuro, la centralità del soggetto principale (Cristo, a cui tutti i personaggi sono rivolti).

Gli elementi nuovi sono qui:


  • Il Phatos: Maria regge Cristo per le spalle e il suo volto è contratto in una smorfia di dolore; San Giovanni allarga le braccia in gesto di disperazione; Maria Maddalena, ai piedi di Gesù compie il gesto umile di lavargli i piedi con le sue lacrime ed asciugarli con i capelli.

  • La presenza di un personaggio che volta le spalle all’osservatore; nonostante la posizione, che impedisce di vedere il volto e mostra null’altro che la schiena curvata e il capo chino, Giotto è riuscito ad esprimere il suo stato d’animo. Questo indica che le sensazioni provate dall’uomo si possono esprimere anche con la postura del corpo. Da questo elemento deduciamo inoltre che i personaggi di Giotto sono sempre intenti all’azione e incuranti di eventuali spettatori, così che possono permettersi tranquillamente di voltare loro le spalle o non guardarli: in questo senso, coinvolgono ancora di più chi li osserva, perché lo fanno sentire parte dello scenario stesso

  • Il pittore non abbandona i valori simbolici: sopra la montagna inquadrata nello sfondo si scorge un albero secco a simboleggiare la morte, ma guardando attentamente si possono scorgere dei germogli freschi indicanti la vicina resurrezione.

Tutte queste innovazioni derivano direttamente dalla mentalità più aperta e ottimista dell’uomo pre - rinascimentale. Questa nuova prospettiva gli permette di analizzare con sguardo scientifico anche le forme d’arte come la pittura e di conseguenza ricercare le tecniche indispensabili a renderla vicina alla realtà.
[Pag.A46 – A47]
Il bacio di Giuda

Ci troviamo di fronte un evento drammatico: il tradimento.

Al centro della composizione Giuda bacia Gesù, avvolgendolo in un abbraccio che rende le due figure un unico e solido blocco. Attorno a loro si agita la folla, composta dalle guardie, che vogliono arrestare il Maestro e, dalla parte opposta, dagli Apostoli, che tentano di opporvisi.

In questa scena biblica vediamo:


  • La profondità non è espressa attraverso elementi architettonici, ma dalla disposizione delle lance, delle torce e dei bastoni distribuiti in modo tale che quelle in primo piano sono di dimensioni maggiori rispetto a quelle indietro. I colori delle vesti dei personaggi, alternativamente caldi e freddi, ci permettono di distinguere un uomo dall’altro

  • Anche in quest’immagine si noti un uomo di spalle, incappucciato, che cerca di trattenere Pietro, che in un impeto di rabbia, ferisce una delle guardie

  • Il carattere distintivo di Giuda è il colore giallo del suo mantello: questa tinta particolarmente accesa (che contribuisce a renderlo immediatamente visibile) è simbolo di tradimento e invidia; in altri casi Giuda è identificato da un sacchettino di monete che tiene in mano, a indicare il pagamento percepito in cambio del suo atto

[Pag.A45]
L’incontro alla Porta Aurea

La scena mostra l’incontro tra Gioacchino ed Anna, futuri genitori della Vergine Maria, che si incontrano sotto la Porta Aurea di Gerusalemme. Tra le donne emozionate per l’incontro dei due amanti, spicca in modo particolare quella coperta da un velo nero. È una figura misteriosa, della quale Giotto ci mostra solo metà del volto e due dita di una mano, tuttavia rappresenta il punto di cerniera tra le donne e i due protagonisti.

Osserviamo i nuovi elementi:



  • Una figura semi-tagliata fuori dalla scena, elemento naturalistico atto a proiettare lo spettatore in una dimensione estremamente realistica; altro elemento naturalistico è dato dalla figura che si copre il volto con il velo nero, gesto istintivo ed espressivo

  • La prospettiva è espressa attraverso le figure architettoniche come il ponticello e i torrioni sporgenti

[Pag.304]


Madonna di Ognissanti

Risalente al 1310, la Madonna di Ognissanti è custodita nella Galleria degli Uffizi a Firenze e prende il nome dall’omonima chiesa originaria. In quest’opera dalla tematica molto cara alla cultura gotica, Giotto unisce elementi dello stile bizantino a tecniche del suo stile:



  • La Gerarchia formale, per la quale la Madonna e Gesù hanno dimensioni maggiori rispetto agli angeli poiché hanno maggiore importanza (dal bizantino)

  • Sfondo in oro, trasmette simmetria e distribuzione (dal bizantino)

  • Prospettiva, visibile nel trono, nelle due finestre laterali aperte e nei gradini

Gli angeli offrono alla Madonna dei gigli (il giglio è legato ad una leggenda, secondo la quale questo fiore sia nato da una goccia del latte di Giunone che cadde a terra mentre la dea allattava suo figlio Ercole; è simbolo di purezza e in tal caso allude simbolicamente alla verginità di Maria).
[Pag.303 e A44]
Cappella degli Scrovegni

Giotto si dedica alla decorazione della cappella fra il 1303 e il 1305

Reginaldo Scrovegni era un usuraio che, raggiunta la vecchiaia, prende coscienza della bassezza del suo precedente mestiere e si pente dei torti inflitti ai suoi clienti. Per il pentimento e per la nascita di un profondo spirito religioso organizza e finanzia la costruzione della cappella. Tuttavia Grazie alla commissione di un’opera tanto costosa e per di più decorata da un pittore di tale fama, Scrovegni si propone anche di dare a tutta la città di Padova una prova tangibile della sua ricchezza e del suo potere. Questo ha come conseguenza un incremento del suo prestigio e quindi maggior credito presso banche e mercanti, che portano affari sempre più cospicui.

L’opera fu dedicata a Santa Maria della Carità e all’epoca si chiamava dell’Annunziata dell’Arena, perché costruita nell’area dell’antico anfiteatro romano (Arena) e solennemente consacrata durante la festa dell’Annunciazione del Signore.

La struttura molto semplice è composta da un’unica navata con volte a botte. Le due pareti laterali sono affrescate con storie della vita di San Gioacchino, Sant’Anna, della Vergine e di Gesù. La volta è dipinta di un azzurro intenso, a rappresentare il cielo le cui stelle sono medaglioni circolari che raffigurano immagini di Gesù, Maria e vari Profeti. Poiché la cappella è stata interamente ideata da Giotto, architettura e pittura sono complementari e si fondono in modo armonioso.



Gli esempi dello stile GOTICO in Italia
Elementi caratteristici:

  • Attenzione verso la forma, l’estetica

  • Accentuato verticalismo delle proporzioni; a differenza del romanico, c’è uno spiccato elevamento verso il cielo

  • Arco a sesto acuto (o arco ogivale) formato da due archi di cerchio con centri diversi che si congiungono a punta

  • Volta a crociera ogivale, ovvero un insieme di archi ogivali messi uno dietro l’altro a formare un portico

  • Grandi vetrate colorate e pareti sottili (hanno la funzione di alleggerire la struttura e permettere l’innalzamento, che raggiunge infatti altezze record attraverso l’intuizione e l’esperienza degli architetti)

  • Guglie = elementi decorativi a forma di cono o piramide traforati e molto sviluppati in altezza

  • Rosone

Elementi preesistenti nell’architettura romanica e successivamente rivisitati (per raggiungere il desiderato elevamento verticale senza indebolire la stabilità della costruzione):



  • Pilastri luciformi = fusione tra pilastri e colonne

  • Pilastri a fascio = fascio di sottili colonnine

  • Archi rampanti = svolgono sul tetto le stesse funzioni del contrafforte

  • Contrafforti = specie di grossi pilastri addossati esternamente ai muri, messi in corrispondenza dei punti di appoggio delle volte, con lo scopo di irrobustire la costruzione e renderla più stabile

Cattedrale gotica di Chartres

(Anno 1224)


  • Le torri ai lati della facciata sono alte più di 100 metri

  • All’interno la luce filtra gradualmente fra i pilastri e attraverso le vetrate colorate, e si riflette dentro la chiesa dando l’illusione di uno spazio dilatato

In relazione al gotico facciamo riferimento a due generi architettonici: il castello e il palazzo comunale.


Castello:

Nasce come abitazione fortificata del feudatario, dei suoi servi e della scorta armata; è inizialmente finalizzato alla difesa del feudo.

Nel periodo romanico era caratterizzato da un grosso torrione, in termini specifici “mastio” o “donjon”, aveva pianta quadrata, situato su uno dei lati del muro di cinta in modo da dominare il territorio circostante.

Nel gotico si accentuano le caratteristiche difensive e abitative: il donjon perde importanza e gli edifici interni alle mura vengono raggruppati.

Le regioni maggiormente ricche di castelli sono Francia, Inghilterra e Germania.
Palazzo comunale:

Con l’avvento dei comuni e quindi dell’autonomia politica della città, si costruisce un nuovo tipo di palazzo che funge da sede del governo cittadino. I comuni facevano a gara per dotarsi di cinte murarie sempre più poderose per difendersi dagli attacchi esterni e dare prova concreta della potenza del proprio governo. Il concetto di elevamento verticale dello stile gotico è, in questo contesto, giustificato da un’esigenza pratica di adattare la crescita demografica riscontrata in quegli anni con la disponibilità di terreno edificabile: questo era assai limitato e quindi, per ritardare i lavori di allargamento della cinta muraria della città, gli edifici abitati furono innalzati attraverso nuove strutture architettoniche sempre più ingegnose, che risparmiavano spazio e denaro. Furono perciò costruite torri, sporti e altare. Nasce così il concetto di centro cittadino, cioè luogo solitamente compreso fra cattedrale e palazzo pubblico nel quale si concentra il massimo numero di abitanti e di attività mercantili, professionali e artigiane.

I Palazzi Comunali assumono nomi diversi a seconda della zona e della tipologia edilizia:

Arengo = caratterizzato di balcone per le arringhe / ballatoio

Broletto = campo cintato con cortile interno

E altri palazzi che prendono nome dalla natura del governo che vi è amministrato:

del podestà

del capitano del popolo

dei priori

della ragione o di giustizia


Avevano quasi la stessa importanza della cattedrale e conservano elementi di fortificazione:

- merli

- torre campanaria

- cortile con porticato interno


[pag. 291]

Esempi di palazzi comunali (già analizzati nella precedente lezione) sono:



  • duomo di Orvieto

  • duomo di Milano

  • palazzo comunale della signoria Firenze

  • palazzo comunale di Siena


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