Definitivo del 9 marzo 2003




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Definitivo del 9 marzo 2003

Il principio di immunità nell’illecito civile fra coniugi e nell’illecito commesso dai genitori nei confronti dei figli: esperienze straniere e situazione italiana


di

Raffaele Torino



Sommario: 1. L’illecito civile nei rapporti tra familiari come originaria area di irresponsabilità – 2. Il principio di immunità nella responsabilità civile tra coniugi nei sistemi di common law – 2.1 La condizione giuridica della donna e la teoria della unity of spouses – 2.2 La interspousal immunity. Il ruolo conservatore delle corti di common law – 2.3 Il superamento della teoria dell’interspousal immunity – 2.3.1 L’esperienza inglese – 2.3.2 Il superamento dei public policy arguments negli Stati Uniti d’America – 3. Il principio di immunità nella responsabilità civile tra coniugi nell’esperienza di civil law – 3.1 L’esperienza tedesca – 3.2 L’esperienza francese – 3.3 L’esperienza italiana – 3.3.1 Risarcimento del danno fra coniugi e regime di comunione – 3.4 Rapporti fra le azioni derivanti dalla disciplina della crisi coniugale e le azioni di risarcimento danni derivanti da violazione dei diritti coniugali negli ordinamenti di civil law– 3.4.1 L’esperienza francese – 3.4.2 La situazione italiana. Violazione dei doveri coniugali e risarcimento del danno – 4. Il principio di immunità per gli atti illeciti compiuti dai genitori nei confronti dei figli – 4.1 L’esperienza di common law – 4.1.1 L’illecito commesso dai genitori nei confronti dei figli negli Stati Uniti d’America – 4.2 L’esperienza di civil law – 4.2.1 La situazione italiana. Gli atti posti in essere nell’esercizio dello ius corrigendi – 4.2.2 (segue) Danno esistenziale e danno biologico
Legislazione: artt. 143, 146, 151, 160, 179, 318, 330, 1916, 2043, 2740 c.c.; artt. 570, 571 c.p.; artt. 266, 1382, 1413 codice civile francese; artt. 823, 1359 codice civile tedesco
Bibliografia: Alpa / Bessone 1982 - Blackstone 1765 - Bona 2001 – Bonilini 1998 - Burke 1977 - Cendon 1990 – Candian 1980 – Carnelutti 1951 - Cian 1992 - Clark 1988 – Cofano 1952 - De Marzo 2001 - Finocchiaro 2002 - Fraccon 2001 - Guiton 1980a - Guiton 1980b - Halsbury’s Laws of England 1979 – Krause 1995 - Labrusse 1967 - Malaurie 1992 - Mazeron / Rubellin 1996 - McCurdy 1930 - Morozzo della Rocca 1988 - Paletto 1989 - Patti 1984 - Patti 1998 - Prosser 1971 - Prosser & Keeton 1984 - Restatement of the Law, Torts 1979 - Rescigno 1961 – Sebastio 2001 – Trimarchi 1970 – Villa 1997 - Wadlington / O’Brien 2001 - Zaccaria 2000

1. L’illecito civile nei rapporti tra familiari come originaria area di irresponsabilità

La responsabilità da illecito compiuto nei confronti di un proprio familiare è sempre stata collocata non lontana del centro di quell’isola (la famiglia) che – nelle parole metaforiche di un maestro del diritto civile italiano – è solo lambita dalle onde del mare del diritto. Per restare nella metafora, solo recentemente queste onde hanno iniziato a sommergere anche gli atti dannosi interfamiliari, richiamando i singoli componenti della famiglia alle responsabilità giuridiche derivanti dal compimento di atti illeciti avverso altri componenti della famiglia.

Così, mentre negli ordinamenti di common law si trovano decisioni giurisprudenziali che affrontano la questione della responsabilità (o della irresponsabilità) per illeciti compiuti nei confronti dei propri familiari, nei sistemi di civil law, il problema è semplicemente non esaminato perché non si va (o non si andava, come vedremo a breve) di fronte al giudice per ottenere un risarcimento del danno da un proprio familiare (Patti 1998, 3).

Storicamente è facile riscontrare una forte generale ritrosia a citare in giudizio un proprio familiare per atti illeciti. Tale tendenza si accompagna alla innegabile circostanza che – secondo il modello familiare che la collettività ha tradizionalmente accolto e sostenuto – un giudizio tra familiari, da un lato, comporta di necessità la violazione dell’equilibrio familiare (ammesso che l’atto illecito non lo abbia già irrimediabilmente distrutto) e, dall’altro lato, espone la famiglia nel suo complesso – specie in passato – a un generale giudizio di disvalore da parte della collettività sociale, la quale considerando la famiglia come un tutt’uno non accetta facilmente che all’interno della famiglia possano nascere contrasti così gravi da richiedere la tutela assicurata dalle regole in tema di illecito civile.

Dal canto loro, i giudici – più che mai espressione della collettività che li ha selezionati ed educati – hanno a lungo negato qualsiasi riconoscimento alle pretese dei familiari danneggiati da altri familiari, in sostanza disincentivando il già restio ricorso all’autorità giudiziaria di fronte ad atti dannosi interfamiliari.

Fino a pochi decenni or sono, sia nei paesi di common law, sia nei paesi di civil law vigeva dunque un sostanziale principio dell’irresponsabilità per gli atti compiuti all’interno dell’ambiente familiare (sebbene solo nei paesi di common law si può dire che abbia avuto riconoscimento un vero e proprio sistema di immunità; Morozzo della Rocca 1988, 605).

In entrambi i sistemi giuridici l’ingresso del privilegio dell’immunità nei rapporti tra familiari trae origine dalla natura dei rapporti giuridici ritenuti sussistenti fra i familiari (dal “modello di famiglia”), che o impedivano di considerare il familiare che aveva recato il danno come distinto dal familiare che aveva subito il danno o impedivano di considerare l’atto dannoso come illecito.
[Nell’affermazione della piena applicabilità delle regole dell’illecito civile anche nei rapporti tra familiari] particolare importanza deve essere attribuita alla transizione da un modello di famiglia organizzato gerarchicamente e caratterizzato dal dominio del pater familias a un modello di famiglia composto da “uguali”, in cui il marito e la moglie sono collocati su un piano paritario di “governanti” la famiglia e in cui essi esercitano un’autorità nei confronti dei figli con meno autoritarismo. Un’enfasi via via minore è conferita alla famiglia come struttura unitaria (spesso vista come avente una specifica funzione economica) mentre progressivamente la “individualità” dei singoli membri della famiglia è accentuata

(Patti 1998, 3, trad.)




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