De brevitate vitae




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Seneca: De brevitate vitae
INTRODUZIONE

Il trattato “De brevitate vitae” è tutto costruito sul fatto che noi uomini tendiamo ad abbreviare la vita con le nostre inutili preoccupazioni. La vita di per sé non è breve.

È uno dei dialoghi più persuasivi dell’autore.

Lo scritto ha tratti dell’epicureismo di Orazio, soprattutto per quello che riguarda il ridurre la filosofia al buon senso. Il destinatario, a parte l’esplicitato Paolino, è tutto un popolo di ascoltatori non necessariamente colto. Infatti è percorso da tante sententiae e figure retoriche (metafore, similitudini, anafore, antitesi) che rendono facile ricordare i concetti più importanti.

Fra le pagine più felici di questo dialogo vi è certamente la lunga digressione contenuta nel decimo capitolo. Qui Seneca osserva quale grande conforto sia per l’uomo giusto riandare al passato per ricordare la vita spesa bene, accorgendosi che non è stata scandita dal tempo cronologico (chrònos), ma da eventi memorabili (kairòs).
RICORDARSI DI IMPARARE I PARADIGMI
DE BREVITATE VITAE 1,1 (la traduzione è letterale)

O Paolino, la maggior parte dei mortali si lamenta della cattiveria della natura, per il fatto che veniamo generati per una breve vita, per il fatto che questi spazi di tempo dati a noi scorrono così velocemente, così rapidamente che, eccettuati veramente pochi, la vita abbandona (tutti) gli altri nello stesso apparire della vita.

E di questo male comune non solo si lamenta la moltitudine o (et) il volgo ignorante – come molti credono – questo sentimento richiama le lamentele anche degli uomini illustri.

Da qui è (=deriva) quella esclamazione del maggiore dei medici che la vita è breve, (mentre) l’arte è lunga; da qui è (=deriva) la disputa (lis) dell’esigente Aristotele con la natura di (tutte) le cose – per nulla confacente a un uomo sapiente – che quella è stata così tanto benevola verso animali che possono vivere (educerent) 5 o 10 generazioni, all’uomo (invece) nato per molte cose e grandi, è dato un termine più basso..

Non abbiamo poco tempo, ma (ne) perdiamo molto. La vita è lunga abbastanza e (ci) è data generosamente per la realizzazione di cose grandissime, se fosse bene impiegata tutta; ma quando scorre per lo spreco e l’indifferenza, quando non viene spesa per nessuna cosa buona, alla fine (appunto) quando l’estrema necessità di incalza, non capiamo che quella va, non sentiamo che è passata.

È così non riceviamo una vita breve, ma (la) facciamo (=rendiamo), e non siamo poveri, ma spreconi di lei.

(Proprio) come grandi e regali ricchezze, quando sono giunte a un incapace padrone, in un momento vengono dissipate, invece, sebbene poche (modicae) se sono state affidate a un buon custode (=amministratore) crescono con l’uso (=il traffico, l’investimento), così la nostra vita si estende molto per chi la gestisce bene.

DE BREVITATE VITAE 7, 9-10

Ognuno consuma la sua vita e si affatica per il desiderio del futuro, per la noia dei (tempi) presenti. Ma colui che usa tutto il tempo (doppia negazione) per i suoi usi, che programma tutti i giorni come una vita, non desidera né teme il domani. Che cosa c’è infatti di nuovo piacere che (compl oggetto) alcuna ora (soggetto) possa portare? Tutte le cose (vicende) sono conosciute, tutte sono state assaporate a sazietà. Per il resto la fortunata sorte, come vorrà, disponga: la vita (vissuta) è già al sicuro. A essa si può aggiungere, detrarre niente, e aggiungere così come a uno ormai sazio e pieno un po’ di cibo, che non desidera e (tuttavia) prende.

E così non c’è motivo che tu ritenga (putes) che qualcuno abbia vissuto a lungo a motivo dei capelli bianchi o delle rughe: quello non ha vissuto a lungo, ma a lungo fu (è stato vivo).

(NON LETTERALE) Come puoi ritenere infatti che quello abbia navigato molto, quello che una cattiva tempesta sorprese nel porto sbattendolo qua e là e lo fece girare in tondo per i medesimi spazi in balìa di venti che soffiano da parti diverse?

Quello non ha navigato molto, ma molto è stato sbattuto.


DE BREVITATE VITAE 8, 1-3

Mi stupisco sempre (di solito mi stupisco) quando vedo alcuni chiedere (lett: chiedenti) tempo e quelli, a cui viene richiesto (lett: i quali sono richiesti), tanto accondiscendenti (lett: cedevolissimi); l’uno e l’altro (uterque) guardano al motivo (ciò) per il quale (a causa del quale) il tempo viene richiesto, nessuno dei due (neuter) alla sua essenza (guarda proprio questo … che): viene chiesto come niente, come niente lo si concede (viene concesso/dato).

Si gioca (luditur) con la cosa più preziosa di tutte; (il tempo/esso) invece li (eos) inganna, poiché è una cosa incorporea, perché non cade (venit) sotto gli occhi, e pertanto è considerato cosa di poco conto (vilissima), anzi non ha quasi nessun prezzo (lett: quasi nessun prezzo è di lui).

Gli uomini accettano assegni annui e donativi (congiaria) come cose di caro prezzo (carissime, AVVERBIO MIO PASTOREGNORE E'carc) e in essi ripongono (locant) la loro fatica, il loro lavoro e il loro impegno: nessuno considera il tempo: usano di quello come (fosse) gratuito in modo troppo smodato.

Ma guarda costoro (quando sono) ammalati, se il pericolo della morte incombe molto da vicino (più vicino), avvinghiati (toccando) alle ginocchia dei medici, se temono la pena capitale, per vivere (sono) pronti a sborsare (spendere) tutti i loro averi (omnia sua): c’è così tanta contraddizione di sentimenti in loro.

Che se (quosdi) si potesse in qualche modo mettere davanti (potesse venire messo) (sott: a ciascuno) il numero di anni passati (praeteritorum) di ognuno, così come di quelli futuri, in che modo trepiderebbero coloro (illi) i quali (ne) vedessero restare (composto di sum) pochi, come ne risparmierebbero!


DE BREVITATE VITAE 8, 5

Nessuno (ti) restituirà gli anni, nessuno ti renderà ancora a te stesso; (la vita) andrà per dove ha avuto principio (è iniziata), la vita non revocherà né arresterà il suo corso; non farà alcun rumore, non lascerà nessuna traccia della propria velocità: scorrerà silenziosa(mente); quella non si estenderà oltre né per comando di un re né per favore del popolo: correrà così come è stata mandata dal primo giorno, non cambierà mai traiettoria, mai si attarderà (rallenterà). Cosa accadrà? Tu sei occupato/impegnato, la vita si affretta: la morte intanto si avvicinerà, per la quale, volente o nolente, si deve avere tempo.

DE BREVITATE VITAE 10, 1; 4-6

Se (io) volessi dividere in parti e argomenti ciò che ho esposto (proposui), mi verrebbero incontro molte cose, attraverso le quali (per quae) io provi (=potrei provare, probem) che la vita degli occupati è brevissima. (…).


La vita viene divisa (dividitur) in tre tempi: ciò che fu, ciò che è, ciò che sarà. Di questi ciò che viviamo (agimus) è breve, quello che vivremo (o faremo acturi sumus) è dubbio, quello che abbiamo fatto/vissuto è certo.

Questo è infatti (quello) in cui la sorte perde il diritto (ius), per il fatto che (quod) non può essere ridotto all’arbitrio di nessuno.

Questo perdono gli occupati (soggetto); infatti a loro manca il tempo di guardare le cose passate [NB notare l’uso impersonale di vaco], e, se ci fosse tempo, il ricordo della cosa di cui pentirsi sarebbe spiacevole. (…)
Ma questa è la parte del nostro tempo sacra e consacrata, tutta superiore alle vicende umane, sottratta al di fuori del regno della sorte, la quale (complem oggetto) non turba la fame (inopia), o il timore, o l’incursione delle malattie; questa (parte) non può venire turbata, né venire rapita; il suo possesso è perpetuo e inalterabile.
I giorni solo a uno a uno e questi momento per momento sono presenti; ma tutti (quelli, quei giorni) del tempo passato quando avrai comandato saranno presenti, sopporteranno di essere osservati e trattenuti a tuo piacimento (ad arbitrium tuum), cosa che non hanno tempo (non vacat) di fare gli occupati. È (tipico) di una mente sicura e tranquilla ritornare a tutte le vicende della sua vita; gli animi degli occupati, come se fossero sotto un giogo, non possono piegarsi (muoversi flectere se) e ritornare a guardare.

(…)


Il tempo presente è brevissimo, tanto che a qualcuno (quibusdam) sembra nullo/inconsistente; infatti è sempre di corsa, scorre, precipita; smette di esistere prima di arrivare, e non sopporta attesa (moram) più che il mondo o le stelle, il movimento (agitatio) dei quali sempre in corso (inrequeta), non rimane mai (numquam manet) nello stesso solco (vestigio). Dunque solo il tempo presente riguarda (pertinet) gli occupati, questo/che (quod) è così breve che (ut) non può essere afferrato, e esso stesso si sottrae (scappa) a coloro che sono schiacciati in molte cose (occupazioni).
DE BREVITATE VITAE, 18, 1-2

E così, carissimo Paolino, allontanati/togliti dalla folla, e infine (tandem) ritorna nel porto più tranquillo spinto (iactatus) non a causa della durata (spatio) della vita.

Pensa a quanti flutti hai subito, quante tempeste in parte private hai sostenuto, e in parte pubbliche hai fatto convergere in te; la virtù è stata mostrata abbastanza attraverso prove/dimostrazioni (documenta) faticose e inquiete: esperimenta che cosa faccia (il tuo valore) in “otium”.

La parte maggiore della vita, certamente la migliore, sia pure stata data allo stato: (comunque) prenditi anche qualcosa del tuo tempo.



E non ti chiamo a una tranquillità pigra e inerte, affinchè tu non immerga nel sonno e nei piaceri cari al volgo ciò che in te c’è di carattere vivace: questo non è riposare; troverai cose più grandi di tutte (quelle) opere trattate finora valorosamente, che farai nascosto e sicuro.


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