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2 aprile Cineteca Classic: Rainer Werner Fassbinder

2 aprile L’Italia si racconta

3 aprile Un Grillo nel cinema italiano

4 aprile Tra cinema e letteratura: omaggio a Goliarda Sapienza

5 aprile Prix Italia: effetto musica

6-14 aprile Vittorio De Sica regista

10 aprile Indipendente italiano: Caucaso - La linea del pericolo

14 aprile Il cinema (delle origini) è femmina: Pola Negri

16-19 aprile C’erano una volta gli sperimentali Rai

20 Animazione italiana: Aeternamente Leonardo Carrano

21-28 aprile Vittorio Storaro: scrivere con la luce

25 aprile Incontri con la cinematografia

30 aprile Licenza di graffiare. Il cinema di Pino Zac

30 aprile Miro Grisanti e la fulminea arte del trailer
lunedì 1

chiuso
martedì 2



Cineteca Classic: Rainer Werner Fassbinder

Sicuramente tra i registi più geniali, sorprendenti e prolifici del cosiddetto Nuovo cinema tedesco. Ha iniziato la sua attività nel gruppo dell’Action Theater per poi essere tra i fondatori dell’Antitheater. Dalla fondazione di questo collettivo sono nati anche i suoi primi film come regista. «Forte è nel cinema di Fassbinder l’influenza della nouvelle vague francese e del cinema classico americano: Jean-Luc Godard e Douglas Sirk. L’azione segue accentuati schemi melodrammatici, mediati tuttavia dalla consapevolezza e dall’esibizione dell’artificio e della teatralità della messa in scena. Protagonista è spesso un sottobosco di prostitute, mediocri delinquenti, immigrati […]. Nel periodo più recente l’ambientazione si è fatta di preferenza borghese, con più marcate incursioni in una sorta di colto kitsch» (Lorenzo Quaresima). «Autore eccessivamente prolifico, estremamente eclettico, Fassbinder nascondeva forse dietro la sua frenesia e il suo pessimismo il disprezzo e l’orrore che provava per la vita. Al contempo, intellettuale lucido e coerente artista “naturale” (e geniale), trova nelle proprie esperienze, nella vita associativa contemporanea e nella riflessione su un passato ancora recente, anche se non vissuto in prima persona, l’ispirazione per una poetica e uno stile molto personali che, partendo dal modernismo di J.-L. Godard e J.-M. Straub, recuperano il classicismo del cinema del passato (e i suoi generi), in una rielaborazione e in un sentire più adeguati al suo tempo» (Gianni Canova, a cura di, Enciclopedia del cinema, Garzanti, Milano, 2009).


ore 17.00

Un anno con 13 lune (In einem Jahr mit 13 Monden, 1978)

Regia: Rainer Werner Fassbinder; soggetto, sceneggiatura e fotografia: R.W. Fassbinder; musica: Gustav Mahler, Peer Raben, Nino Rota; montaggio: R.W. Fassbinder; interpreti: Volker Spengler, Ingrid Caven, Gottfried John, Elisabeth Tissenaar, Eva Mattes, Lilo Pempeit; origine: Germania Occidentale; produzione: Tango Film e Project Filmproduktion per la Filmverlag der Autoren; durata: 114’



«Gli ultimi 5 giorni prima del suicidio del transessuale Elvira/Erwin che rievoca il suo passato. Colpito dal suicidio, avvenuto nell'estate del ‘78, dell’amico/amante Armin Meier, Fassbinder lo girò in 25 giorni, curandone anche la fotografia. Meditazione sulla liceità del suicidio, è uno dei suoi film più sconsolati, personali e aspri contro la società. Da citare almeno la sequenza del mattatoio e quella in cui la protagonista è costretta a parodiare un film di Jerry Lewis. Il titolo si riferisce alla credenza che negli anni lunari con 13 lune (tra cui il 1978) le persone molto sensibili sono soggette a profonde depressioni» (Morandini).
ore 19.00

Querelle de Brest (Querelle, 1982)

Regia: Rainer Werner Fassbinder; soggetto: dal romanzo omonimo di J. Genêt; sceneggiatura: Burkhard Driest, Kurt Raab, R.W.Fassbinder; fotografia: Josef Vavra, Xaver Scharzenberger; scenografia: Rolf Zehetbauer; costumi: Barbara Baum, Monika Jacobs; musica: Peer Raben; montaggio: Juliane Lorenz, R.W. Fassbinder; interpreti: Brad Davis, Franco Nero, Jeanne Moreau, Laurent Malet, Hanno Pöschl, Günther Kaufmann; origine: Francia/Belgio/Germania; produzione: Planet Film Gmbh, Gaumont, Albatros Filmproduktion, Opera Film Production; durata: 106’



Il marinaio Querelle (derivato da “macquerelle”, versione effeminata di “macquereau”, in italiano “magnaccia”) è dotato di un fascino irresistibile, che non lascia insensibile il tenente Seblon, suo superiore. Sceso nel porto di Brest, Querelle rivede in un famoso bistrot-bordello suo fratello, a cui ruba l’amante, Lysiane. In cerca di un’identità che va disperatamente inseguendo nell’esperienza di ogni nefandezza, è preso in un turbine tetro di fascino ed odio, amore ed infamia, che lo porta ad intessere pericolose tresche con il padrone del sordido locale, con un assassino… «Each Man kills the Thing He loves. Come un relitto scampato al naufragio della barca che lo portava, Querelle è arrivato sugli schermi europei pochi mesi dopo la morte dell’autore. Preceduto e seguito da clamori scandalistici a causa del tema e di alcune sequenze audaci, Querelle rischia purtroppo d’inchiodare il nome di Fassbinder a una fama di “autore maledetto” solo in parte vera. […] Girandolo, Fassbinder sosteneva che avrebbe dovuto essere un film “che si può leggere come un libro”. Si pensa allora subito alla grande trascrizione dalla letteratura, Effi Briest. Ma in Effi Briest c’era un testo perfettamente misurato e l’arte olimpicamente equilibrata di Fontane; con Querelle abbiamo invece a che fare con un romanzo-caleidoscopio, che sussulta verso la fine con una girandola di eventi e di pensieri. Fassbinder, per la stessa natura del romanzo, ha dovuto far quadrare le proprie ossessioni con quelle originali di Genêt» (Ferrario).
L’Italia si racconta

Il progetto dell’Anec Lazio, denominato L’Italia si racconta, nasce in collaborazione con Cinecittà Luce e prevede la diffusione e promozione di una ristretta selezione di documentari contemporanei, tra i più premiati agli ultimi festival, in esclusiva nelle sale associate del Lazio per sei appuntamenti, uno al mese, da marzo ad agosto. Dopo Anija - La nave di Roland Sejko, presentato a marzo, è la volta di Terramatta di Costanza Quatriglio. Prossimi appuntamenti al Cinema Trevi sono: il 7 maggio L’ultimo pastore di Marco Bonfanti e il 4 giugno Monicelli. La versione di Mario di Mario Canale, Felice Farina, Mario Gianni, Wilma Labate, Annarosa Morri. Gli ultimi due appuntamenti, non previsti al Cinema Trevi, sono: il 2 luglio Il corpo del duce di Fabrizio Laurenti e il 6 agosto Mussolini e Hitler. L’opera degli assassini di Jean-Christophe Rosé.


ore 21.00

Terramatta. Il Novecento italiano di Vincenzo Rabito analfabeta siciliano (2012)

Regia: Costanza Quatriglio; soggetto e sceneggiatura: Chiara Ottaviano e Costanza Quatriglio; fotografia: Sabrina Varani; musica: Paolo Buonvino; montaggio: Letizia Caudullo, voce narrante: Roberto Nobile; origine: Italia; produzione: Cliomedia Officina e Cinecittà Luce; durata: 74’



Una sinfonia di paesaggi di oggi e di ieri, filmati d’archivio e musiche elettroniche, terre vicine e lontane. Una lingua inventata, né italiano né dialetto, musicale ed espressiva come quella di un cantastorie. Nato nel 1899, l’analfabeta siciliano Vincenzo Rabito racconta il Novecento attraverso migliaia di fitte pagine dattiloscritte raccolte in quaderni legati con la corda. Dall’estrema povertà al boom economico, è un secolo di guerre e disgrazie, ma anche di riscatto e lavoro. Il punto di vista inedito è quello di un ultimo che, scrivendo la propria autobiografia, rilegge la storia d’Italia in una narrazione appassionata e travolgente che emoziona e commuove, obbligando a fare i conti con verità contraddittorie e scomode. Vincenzo Rabito, dopo una vita da analfabeta, ha inventato una lingua e lasciato un’autobiografia di oltre mille pagine. Le sue memorie sono state premiate nel 2000 a Pieve Santo Stefano nel concorso diaristico nazionale. Giulio Einaudi Editore le ha pubblicate con il titolo Terra matta facendone uno straordinario caso editoriale. «Nel realizzare Terramatta; ho accettato la sfida di mostrare ciò che non si vede, di filmare il fuori campo, l’invisibile, per rispettare, anzi esaltare, la potenza evocativa del testo. In questo modo ho cercato nell’oggi le tracce di ieri, filmando i luoghi come fossero abitati dal narratore. Muretti a secco e trazzere sono diventati mondi da rivestire di parole che, per il solo fatto di scorrere dentro flussi di proiezioni notturne, sembrano sbucare da una vecchia pellicola diventando esse stesse un ricordo. Terramatta è quindi un film in soggettiva, che assume il punto di vista di Vincenzo Rabito: lui andava a piedi ovunque e io ho filmato le strade pensando a come le solcava lui. Strade lunghe e polverose, vicoli dolci e silenziosi. Un incedere ostinato e solitario, proprio come il ticchettio della sua macchina da scrivere (Quatriglio).
mercoledì 3

Un Grillo nel cinema italiano

Così scriveva recentemente Roberto Curti sul mensile «Blow up» a proposito del rapporto, peraltro molto effimero, tra il celebre comico genovese e la Settima Arte: «Ripercorrendola con il senno di poi, la breve e non irresistibile carriera cinematografica di Beppe Grillo (tre film in sei anni, dal 1982 al 1988, tre flop più o meno cocenti al botteghino) può essere letta come la storia di un’impossibile alleanza. Da un lato il cinema italiano degli anni ’80, quello della decadenza degli autori e del pantano commerciale dove vanno a morire i generi, nelle sabbie mobili della commedia che tutto abbraccia e tira giù. Dall’altro un protagonista carismatico ma impossibile da imbrigliare in schemi e programmi predefiniti, che sul piccolo schermo inchioda masse oceaniche e al cinema raccatta le briciole». Forte del grandissimo successo televisivo (oltre 16 milioni e mezzo di ascolti) di Te la do io l’America!, Grillo si presenta al cinema ben distante dal predicatore catodico che il pubblico si aspettava. Questa strana e surreale favola ambientata nei freddi anni di piombo, Cercasi Gesù, diretta da un autore come Luigi Comencini, è molto simile come operazione di dimagrimento dall’enfasi comica all’interno di un contesto realistico e drammatico a quella compiuta da Ferreri con Benigni in Chiedo asilo. Due candidi alle prese con i mali del mondo. Nonostante le critiche tiepide, Grillo viene premiato con il Nastro d’argento e il David di Donatello come miglior attore esordiente. Lo Scemo di guerra (1985) di Dino Risi non è come facile immaginare il nostro Grillo, ma il comico d’Oltralpe Coluche, che con Risi era stato già protagonista dell’altrettanto sfortunato Dagobert. Una curiosità: agli inizi degli anni Ottanta Coluche si candidò alle elezioni d’Oltralpe. La sua candidatura, disse, voleva dimostrare l’incapacità cronica dei politici francesi. Tra i suoi slogan: «L’unico candidato che non ha bisogno di mentire» e «Prima di me la Francia era tagliata in due, dopo di me sarà piegata in quattro». Vi ricorda qualcuno? Topo Galileo (1988) di Felice Laudadio è, come scrive Curti, «il più gravido di letture a posteriori, forzature, dietrologie, spunti di riflessione e provocazione extrafilmici. La favoletta luddista del derattizzatore ingaggiato per risanare un ambiente contaminato contiene già in nuce il Grillo uomo della provvidenza chiamato a ripulire il paese dalla sporcizia della corruzione politica, del capopolo che si scaglia contro la “poca gente che decide per tutta l’umanità”, che lancia invettive ai politici (“non che con questo io voglia che i nostri ministri assaggino del plutonio, mi piacerebbe che qualcuno lo assaggiasse…”) e alla stampa (“io parlo coi topi, non sono abituato a parlare coi giornalisti”), che predica il ritorno alla natura e all’energia pulita».


ore 17.00

Cercasi Gesù (1982)

Regia: Luigi Comencini; soggetto: L. Comencini, Massimo Patrizi; sceneggiatura: L. Comencini, M. Patrizi, Antonio Ricci; fotografia: Renato Tafuri; scenografia: Ranieri Cochetti; costumi: Maria Grazia Pera; musica: Fiorenzo Carpi; montaggio: Antonio Siciliano; interpreti: Beppe Grillo, Maria Schneider, Fernando Rey, Alexandra Stewart, Ornella Pompei, Giuseppe Cederna; origine: Italia/Francia; produzione: Intercontinental Film Company, Société Nouvelle Cinévog; durata: 109’



«Cosa accadrebbe oggi al cristiano che volesse vivere realmente come tale? Che finirebbe di nuovo in croce, sconfitto, se si giudicano le cose con gli occhi del mondo, vincitore, se le si giudicano con quelli dello spirito. Ce lo hanno già detto in molti, soprattutto in letteratura (si pensi a Dostoevskij), ce lo dice adesso il nostro Luigi Comencini: con una favola gentile attraverso la quale, pur seguendo vie semplici, tranquille e non di rado persino dimesse, riesce realmente a formulare, come aveva detto anche a me, “una ipotesi sul comportamento cristiano nella società contemporanea”» (Rondi). «Una delle prime idee del soggetto, infatti, che ho rielaborato più volte insieme a Massimo Patrizi, era L’Idiota di Dostoevskij, il principe Myskin che, come venendo dal nulla, approda con un candore assoluto nella società di Pietroburgo sconvolgendola con la sua sola presenza, con la sua testimonianza. Dopo, dell’Idiota, è rimasto solo il punto di partenza, quasi con le stesse battute di Dostoevskij. [...] Le situazioni che seguono, ovviamente, non sono più quelle dell’Idiota, ma il principio è molto simile: quello del cristiano vero che mette tutti in contraddizione con se stesso» (Comencini).
ore 19.00

Scemo di guerra (1985)

Regia: Dino Risi; soggetto: dal romanzo Il deserto della Libia di Mario Tobino; sceneggiatura: Age[nore Incrocci] & [Furio] Scarpelli, D. Risi; fotografia: Giorgio Di Battista; scenografia: Giuseppe Magano; costumi: Silvio Laurenzi, Livia Del Priore; musica: Guido e Maurizio De Angelis; montaggio: Alberto Gallitti; interpreti: Beppe Grillo, Coluche [Michele Colucci], Fabio Testi, Bernard Blier, Claudio Bisio, Franco Diogene; origine: Italia/Francia; produzione: International Dean Film, Renn Productions, Films A.2; durata: 109’



«Coerente con un fiuto che non l’ha mai tradito, seppur nella disparità dei risultati, Risi trova questa volta nel romanzo di Mario Tobino, Il deserto della Libia, il “suo” soggetto. Suo, per esempio, perché il protagonista, il sottotenente Lupi che fa da testimone e narratore della vicenda, è un ufficiale medico specializzando in psichiatria – proprio come il giovane Dino Risi durante la guerra – che trova nelle manifestazioni allucinate e deliranti del capitano Pilli, incontrato nell’unità sanitaria dove è stato destinato, un oggetto di osservazione affascinante oltre che inquietante» (D’Agostini).
ore 21.00

Topo Galileo (1988)

Regia: Francesco Laudadio; soggetto: Stefano Benni; sceneggiatura: S. Benni, Beppe Grillo; fotografia: Gianlorenzo Battaglia; scenografia: Luciano Puccini; costumi: Rossana Romanini; musica: Fabrizio De Andrè, Mauro Pagani; montaggio: Ugo De Rossi; interpreti: B. Grillo, Jerry Hall, Eros Pagni, Paolo Bonacelli, Athina Cenci, Mino Bellei; origine: Italia; produzione: Union P.N., Reteitalia; durata: 98’



«Sigrifido è un topolino-cavia che, sfuggito ai laboratori, si vendica rosicchiando una centrale nucleare, a cui causa una serie di catastrofici guasti. Il Generale due, Capo dei servizi di sicurezza, per eliminarlo, si rivolge a Giuseppe Galileo, il più grande derattizzatore del paese, il quale segue un suo particolare metodo per sedurre piano piano il topo. Purtroppo Galileo precipita nel cuore della centrale nucleare. Ne viene estratto radioattivo e quindi viene sottoposto a una serie di esperimenti. Egli, però, aiutato dalla Dottoressa Diciotto, riesce a fuggire e una volta fuori dà fuoco alla miccia dello scandalo. La centrale nucleare viene condannata e deve chiudere. Ma il feroce Colonnello Tredici rapisce la Dottoressa Diciotto e aspetta Gallileo per la resa dei conti...» (www.anica.it). «Terzo e più personale film di Beppe Grillo, che chiama con sé Stefano Benni come soggettista e sceneggiatore, De André e Pagani come musicisti e Francesco Laudadio come regista, reduce, come il suo protagonista, da ben due disastri. “Dopo un anno e mezzo di silenzio te lo do io il cinema!” dichiara la frase di lancio del film. “Non volevo più film d’autore con personaggi da interpretare, volevo essere Beppe Grillo”, aveva dichiarato prima dell’uscita di Topo Galileo, ben cosciente che questa era la sua ultima prova d’appello. “Ci sono produttori che se parli di me prima si toccano e poi dicono Grillo? Nun fa ‘na lira. Ma per fortuna c’è il pubblico. La gente mi ha perdonato i miei due film d’autore, anzi la gente è più furba ancora: ha fiutato l’inganno e anche se i film li propagandavano con la scritta ‘irresistibile comicità’ non ci è andata proprio, a vederli”. E ancora: “Se va male anche questo che mi sono fatto da solo, come e con chi volevo io, ottenendo perfino il controllo finale sulle immagini, bè, me ne torno a Nervi e cambio mestiere. Si vede che il cinema non è per me. Ma non può andare male”. E invece è un totale disastro, al punto che Grillo non girerà più nessun film. L’idea era quella di una satira intelligente sul nucleare e sulla società moderna, con un derattizzatore, “il migliore del mondo”, che non uccide i topi, “ma li imborghesisce”. […] Malgrado la presenza di Jerry Hall e di un buon cast teatrale il film sembra già vecchissimo e viene presto abbandonato dal pubblico che non ci cade per la terza volta. Non lo salva nemmeno il suo sceneggiatore Stefano Benni» (Marco Giusti).
giovedì 4

Tra cinema e letteratura: omaggio a Goliarda Sapienza

La fama di Goliarda Sapienza, misconosciuta in vita e condannata al silenzio dall’editoria italiana, oggi cresce in modo esponenziale in Italia e all’estero. La singolarità della sua vicenda di vita e la genialità della sua scrittura incantano chi la legge. Il suo capolavoro, L’arte della gioia, è oggi letto in Francia, Germania, Belgio, Spagna, Portogallo, Grecia, Olanda, Israele, Macedonia ed è in uscita in USA e Gran Bretagna nella collana Penguin Modern Classics, con questa presentazione: “The posthumous masterpiece that is now considered to be amongst the most distintive and important European voices of the twentieth century”. La Società Italiana delle Letterate e la Cineteca Nazionale intendono renderle omaggio ricordando la sua attività di scrittrice e il suo interesse e impegno nel campo della cinematografia che l’ha vista, di volta in volta, attrice, sceneggiatrice nonché insegnante presso il Centro Sperimentale di Cinematografia


ore 17.00

Lettera aperta a un giornale della sera (1970)

Regia: Francesco Maselli; soggetto e sceneggiatura: F. Maselli; fotografia: Gerardo Patrizi; scenografia: Gabriele D’Angelo; costumi: Lina Nerli Taviani; musica: Giovanna Marini; montaggio: Rolando Salvadori; interpreti: Nanni Loy, Mariella Palmich, Viero Faggioni, Graziella Galvani, Daniele Dublino, Laura De Marchi; origine: Italia; produzione: Vides Cinematografica, Italnoleggio; durata: 121’



«Lettera aperta a un giornale della sera (1970), un film sulla contraddizione – quella della “politica” vista esistenzialmente e della “esistenza” vista politicamente [...], appare, anche a distanza, uno dei più significativi, e sintomatici, documenti intellettuali di fine anni ’60: dove il tono fotografico delle immagini, la tecnica delle riprese, la qualità degli sfondi e dell’ambientazione, i ritmi del montaggio puntano, infatti, a delineare una vera e propria stilizzazione del malessere (morale, politico, ideologico); in un periodo chiave della nostra recente storia, restituendo per un attimo al cinema quel valore testimoniale che esso aveva avuto nelle stagioni immediatamente postbelliche. Nel film sette amici comunisti decidono, con una “lettera aperta ad un giornale della sera”, appunto, di non firmare più appelli per il Viet-Nam, e di partire volontari per quel fronte. Ma quella che voleva essere una semplice provocazione finisce per diventare una cosa seria, mettendo in crisi il gruppo, le sue intricate relazioni interne, il rapporto con il partito, l’“esistenza” e la “politica”, insomma. Fino a quando giunge da Hanoi un cortese, ma fermissimo rifiuto. E tutto, con le vecchie e nuove contraddizioni, riprende come prima» (Micciché).
ore 19.15

Incontro moderato da Silvia Neonato con Caterina d’Amico, Laura Fortini, Pina Mandolfo, Citto Maselli


Nel corso dell’incontro saranno proiettati i documentari:

L’antigattopardo. Catania racconta Goliarda Sapienza di Alessandro Aiello e Giuseppe Di Maio (2012, 42’)

Catania è la città natale di Goliarda Sapienza ed è proprio in questa città che, nell’intento di rendere onore a questa scrittrice per troppi anni dimenticata dalla editoria nazionale, la Società italiana delle letterate ha voluto realizzare, nel settembre 2012, un viaggio sentimentale e letterario sui luoghi che conservano le memorie di questa originalissima scrittrice e nei quali sono ambientati alcuni dei suoi romanzi. Raccogliendo a caldo le energie sprigionatesi da questo evento molto particolare, ideato e organizzato da Pina Mandolfo e al quale hanno partecipato studiose e lettrici da tutta Italia, L’Antigattopardo, Catania racconta Goliarda Sapienza ne documenta i vari momenti, raccontando altresì le ragioni di un fenomeno letterario in espansione e ricercando, attraverso interviste e immagini di repertorio, i motivi della rimozione di una vita e di una scrittura straordinariamente innovative e rivoluzionari.
a seguire

Frammenti di Sapienza di Paolo Franchi (1995, 21’)

Goliarda apre la sua casa (viveva in maniera molto semplice, le fu rifiutato il vitalizio della legge Bacchelli) e la sua vita travolgendo tutto e tutti con la sua vitalità: insegna agli allievi di recitazione spronandoli a tirare fuori l’anima, lascia appesa sulla porta di casa un’ironica (giustamente goliardica) lettera per potenziali ladri, preavvertendoli che in casa non c’è più nulla di valore dopo due precedenti furti, si presenta in discoteca con tanto di cappello, pronta sempre a stupire. La vita, l’arte intrecciati indissolubilmente, fra una foto con dedica di Luchino Visconti e una telefonata con Maselli, l’ennesima provocazione: «Qui giace Goliarda Sapienza torturata, ribelle, violentata da tutti». Dedica iniziale di Attilio Bertolucci: «A Goliarda con la stima per scrittrice autentica, e l’affetto di sempre dell’amico Attilio Bertolucci».
venerdì 5

Prix Italia: effetto musica

Da questo mese inizia una collaborazione tra Cineteca Nazionale e Prix Italia, il più antico e prestigioso concorso internazionale per programmi radio, tv e web che festeggia quest’anno i 65 anni dalla nascita, avvenuta nel 1948, quando le radio europee hanno voluto con questo Premio favorire il dialogo e la reciproca conoscenza tra i popoli. E questa è ancora oggi la missione del Prix Italia. Dal 2009 si è svolto ininterrottamente a Torino dove, dal 21 al 26 settembre 2013, avrà luogo anche la 65ª edizione che vedrà la partecipazione di 50 paesi da tutto il mondo. Nei suoi 65 anni di vita il Prix Italia ha raccolto un archivio straordinario, unico al mondo: quello dei migliori programmi radiotelevisivi realizzati nei cinque continenti, 65 anni di società e di storia.

Il primo appuntamento al Cinema Trevi è dedicato alla musica con alcune significative opere presentate nelle precedenti edizioni del Prix Italia: Effetto Mozart, uno speciale dedicato all’opera Così fan tutte di Mozart portata in scena nel 2004 all’Opera House del Cairo con la regia di Giorgio Strehler (Prix Italia 2005); Cinquecento, concerto per voce solista, tastiera e orchestra di Gustav Kuhn e Lucio Dalla nel Salone del Cinquecento all’interno del Palazzo Vecchio di Firenze (Prix Italia 1998); due opere di Verdi dirette da Zubin Mehta e prodotte da Andrea Andermann.: La Traviata a Paris, regia di Giuseppe Patroni Griffi e fotografia di Vittorio Storaro (Prix Italia 2001), e Rigoletto a Mantova con Placido Domingo, regia di Marco Bellocchio e fotografia di Vittorio Storaro (Prix Italia 2011). Queste ultime due opere sono state

Ospiti della serata, insieme con il Conservatore della Cineteca Nazionale Emiliano Morreale, il Segretario Generale del Prix Italia Giovanna Milella e il produttore Andrea Andermann, che ha ideato e prodotto la serie di film televisivi girati in diretta nei luoghi in cui sono ambientate le opere liriche.


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